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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

14
Novembre
2019

Decreto ingiuntivo: da quale momento la mediazione è obbligatoria?

Solo dopo l'eventuale sospensione del decreto opposto o la concessione della provvisoria esecutorietà (Tribunale Trento, sentenza 12 agosto 2019)

In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, la mediazione è obbligatoria solo dopo l'eventuale sospensione del decreto o la concessione della provvisoria esecutorietà.  E' quanto ha stabilito il Tribunale di Trento con la sentenza 12 agosto 2019. Su ricorso di un istituto bancario, veniva emesso un decreto ingiuntivo nei confronti di una Società cliente la quale, con atto di citazione, si opponeva al decreto ingiuntivo notificatogli, con il quale era stato ingiunto il pagamento immediato dell'importo di Euro 812.754,39, oltre agli interessi moratori al tasso convenzionale dell'8.50% ed alle spese del procedimento monitorio.

A fondamento dell’opposizione parte attrice (ovvero il debitore ingiunto) deduceva, per quanto qui rileva, il mancato esperimento della mediazione, quale condizione di procedibilità della relativa azione monitoria; in particolare – si sostiene con l’opposizione a decreto ingiuntivo – l’azione monitoria sarebbe stata iniziata da parte dell'istituto di credito senza l'esperimento della stessa, dovendo di contro essere preciso onere del creditore attivarsi in tal senso, onde evitare l'improcedibilità della domanda proposta con il ricorso per decreto ingiuntivo e la conseguente revoca del titolo opposto. Veniva pertanto chiesta che fosse accertata e dichiarata la mancata proposizione della procedura di mediazione e, per l'effetto, dichiarata improcedibile la domanda del creditore (azionata con il ricorso monitorio), con conseguente revoca del titolo monitorio. Si costituiva, con comparsa di costituzione e risposta, la banca convenuta la quale, per quanto qui d’interesse:

chiedeva il rigetto della opposizione proposta da parte degli opponenti;

chiedeva, in via preliminare, la concessione della provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo opposto;

deduceva l'infondatezza delle doglianze svolte da parte opponente con riferimento alla obbligatorietà della fase di mediazione nel procedimento per decreto ingiuntivo.

La causa, in esito alla concessione dei termini ex art. 183 comma VI c.p.c., veniva istruita a mezzo di consulenza tecnica di ufficio, per essere rinviata all'udienza di precisazione delle conclusioni. LA DECISIONE DEL GIUDICE: Con la sentenza in commento, il Tribunale, in merito al mancato esperimento della procedura di mediazione nell'ambito del procedimento monitorio, rileva che l’eccezione di asserita improcedibilità della domanda monitoria è infondata.

Il Giudice osserva al riguardo che l’art. 5 comma IV del D.Lgs. n. 28 del 2010 prevede che il ricorso per decreto ingiuntivo e l'eventuale giudizio di opposizione sono sottratti all’obbligo del previo esperimento del procedimento di mediazione fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecutorietà del titolo monitorio.

Dunque, afferma la pronuncia in commento, solamente dopo la eventuale sospensione del decreto ingiuntivo opposto o la concessione della provvisoria esecutorietà del medesimo, si può parlare di obbligatorietà della mediazione della causa.

L’eccezione di improcedibilità dedotta dal debitore ingiunto oppostosi all’ingiunzione per mancato esperimento del procedimento di mediazione da parte del creditore opposto viene, pertanto, rigettata.

Nel caso di specie, poi, la mediazione sarebbe risultata comunque già esperita, sebbene con esito negativo, con conseguente infondatezza dell’eccezione di improcedibilità in questione.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Novembre 14 2019
  
05
Novembre
2019

Il Vero, Mediatore “professionista” (Unica Professione che non potrà mai essere Sostituita da Algoritmi), sa cavarsela sempre in una Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

OMCI RICERCA NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO: Se vuoi diventare anche tu mediatore omci, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa. Possibilmente Avvocati iscritti all albo, Giuristi, Laureati in Giurisprudenza, avvocati stabiliti, Avvocati, Economisti, Geometri iscritti all albo, Sociologi, Psicologi, Esperti nella comunicazione e tutti coloro che hanno una Laurea almeno Triennale e/o che siano iscritti ad un albo. Tutti si domanderanno: perché con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è, potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che ha portato a nascere OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? Partendo da una citazione di San Francesco perché è da quella citazione che è stato fondato l’organismo OMCI: Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, RIPETO ANCORA: QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti!
IL BUON MEDIATORE CON UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare dà anche una grande soddisfazione, ma non è da tutti, infatti come ogni professione non è detto che tutti pur volendo riescano poi a essere buoni mediatori, in questo caso potete essere bravi Tecnici, Bravi oratori, ma non Mediatori ed il motivo è semplice: non siamo tutti uguali. Quindi non tutti siamo adatti ad un determinato lavoro-missione quale è la mediazione.
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita.
L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall' intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare e fare ciò che dice il codice etico, ma in modo Particolare il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti. Il Mediatore è sempre aggiornato in quanto ogni biennio deve eseguire un corso di Aggiornamento di 18 ore e 20 Tirocini assistiti Permanenti, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi lo sa bene.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà. Per questo siamo sempre alla Ricerca di nuovi Mediatori, Motivati; se ti Rivedi non esitare a contattarci su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 05 2019
  
12
Ottobre
2019

SI RICORDA CHE SOLO GLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE ISCRITTI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E DI CONSEGUENZA I MEDIATORI ISCRITTI AD UN ORGANISMO SONO ABILITATI AD ESEGUIRE MEDIAZIONI;

Attenti a chi invia e- mail promettendovi di farvi fare Mediazioni, Consulenze a pagamento ecc, per Tutte le Materie che riguardano la Mediazione civile e commerciale scoprendo poi che non hanno Titolo in quanto non sono iscritti a nessun organismo o si fanno passare per Agenzie o liberi professionisti ma non sono iscritti all’albo Mediatori o Organismi di Mediazione. Lo diciamo perché addirittura a noi arrivano e mail con nomi di Presunti organismi o di Mediatori assolutamente non abilitati dal Ministero. Infatti solo gli Organismi iscritti al Ministero con tanto di numero R.O.M. possono eseguire Istanze Regolari e solo i Mediatori iscritti all’albo attraverso l’iscrizione ad almeno un Organismo iscritto al Ministero possono agire, tutti gli altri sono solo Irregolari e / o organismi in alcuni casi Cancellati che continuano ad operare senza essere Regolari, Questi Vanno segnalati al Ministero della Giustizia che prenderà i dovuti Provvedimenti; inoltre le consulenze in un organismo non vanno assolutamente pagate. Solo una volta depositata un’istanza se ci va una CTU sarà addebitata alle parti. Prima di tutto se volete vedere se un organismo è iscritto Regolarmente al Ministero, Verificatelo sul sito. https://mediazione.giustizia.it e lo stesso per il Mediatore. Anche questo infatti lo potete verificare sullo stesso sito e / o sul sito dell’organismo regolarmente Iscritto. Tutti gli altri sono irregolari e tutte le Promesse non avranno alcun Valore Legale. La realtà è che i costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi.                       La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie/contrattuali), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi!Per info: www.omci.org e per verificare se un Organismo è Legale controllate su https://mediazione.giustizia.it e fate lo stesso per il Mediatore.

La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione;

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Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 12 2019
  
10
Ottobre
2019

Usucapione del coerede: va dimostrato il possesso ad excludendum;

Usucapione del coerede: va dimostrato il possesso ad excludendum;

La Cassazione (sentenza n. 22444/2019 del 21 Febbraio - 9 Settembre 2019) ha escluso la sussistenza di un rapporto di natura obbligatoria tra coerede e beni oggetto di comunione ereditaria.

Non è sufficiente un mero atto di interversione del possesso ma occorre dimostrare una relazione tra il coerede ed il bene, tale da escludere un’analoga possibilità di godimento da parte di altri eredi.

Questo è quanto stabilito dalla Cassazione Civile, Sez. II, con la sentenza 21 febbraio - 9 settembre 2019, n. 22444; I coeredi sono compossessori e non meri detentori dei beni ereditari. Ne consegue che, al fine di accertare l’avvenuto acquisto per usucapione di detti beni da parte di uno dei coeredi, questi dovrà provare un possesso esclusivo, tale cioè da precludere agli altri coeredi la possibilità di analogo godimento dei beni oggetto di interesse. Lo ha affermato la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza in commento, escludendo la sussistenza di un rapporto di natura obbligatoria tra coerede e beni oggetto di comunione ereditaria. A ciò consegue che ai fini dell’usucapione di detti beni non serve dar prova di un atto di interversione del possesso ma occorre piuttosto dimostrare un possesso ad excludendum. Il giudizio trae origine da una successione apertasi nel lontano 1946 e dalla domanda con cui, molti anni dopo, alcuni dei coeredi agivano in giudizio nei confronti degli altri, domandando lo scioglimento della comunione ereditaria. I coeredi convenuti si costituivano in giudizio e proponevano domanda riconvenzionale, chiedendo che venisse accertato l’avvenuto usucapione, da parte del loro dante causa (a sua volta erede dell’originario de cuius), su un immobile facente parte del compendio ereditario. Con sentenza non definitiva il Tribunale di Napoli rigettava la domanda di usucapione, ritenendo non vi fosse prova di un atto di interversione del possesso da parte del coerede dante causa. Quest’ultimo, con un atto del 1988, aveva infatti richiesto, anche a nome degli altri comproprietari, un contributo per la ristrutturazione dell’immobile oggetto della domanda riconvenzionale, riconoscendo in tal modo  - a detta del Tribunale - l’altrui comproprietà del bene. La sentenza di primo grado veniva appellata dai coeredi soccombenti ma la Corte d’Appello di Napoli respingeva il gravame. Dall’istruttoria era emerso infatti che già al momento dell’apertura della successione il dante causa dei ricorrenti occupava l’immobile assieme alla madre e che, anche quando vi aveva successivamente abitato con la propria famiglia, vi era stato comunque il consenso degli altri coeredi. Era stato poi accertato che questi aveva gestito la proprietà dell’immobile oggetto di riconvenzionale (ma anche di altri beni successivamente ricompresi nel compendio ereditario) per conto dei fratelli. Questi ultimi avevano tra l’altro pagato le imposte sul bene, indicandolo come oggetto di comproprietà nella dichiarazione di successione ed includendolo anche in un successivo progetto di divisione della comunione ereditaria: atto, quest’ultimo, nel quale la Corte territoriale aveva ravvisato una rinuncia tacita all’usucapione. Una serie di elementi probatori e circostanze, dunque, che a detta della Corte d’Appello denotavano  l’assenza di un possesso esclusivo dell’immobile da parte del dante causa dei ricorrenti, precludendo pertanto il perfezionarsi dell’usucapione. I coeredi soccombenti proponevano ricorso per la cassazione della sentenza d’appello, rilevando in particolare come la Corte di merito li avesse erroneamente qualificati compossessori e non detentori dei beni ereditari e che un atto di interversione del possesso sarebbe stato necessario solo in caso di godimento separato di parte dei beni. La Cassazione condivide la valutazione della Corte d’Appello, ritenendo corretto qualificare i coeredi come compossessori e non detentori del bene ereditario, non essendo stato provato il possesso esclusivo da parte del loro dante causa. Prescindendo dal caso in esame, gli Ermellini osservano che i coeredi non possono qualificarsi detentori dei beni ereditari, difettando un rapporto di natura obbligatoria tra questi e i beni oggetto della comunione ereditaria. Ne consegue che, ai fini dell’usucapione di beni ereditari, a nulla serve dar prova di un atto di interversione del possesso, dovendosi piuttosto provare un possesso ad excludendum, vale a dire una situazione in cui il rapporto materiale tra il coerede e i beni ereditari è tale da escludere gli altri coeredi dalla possibilità di instaurare con essi un rapporto analogo. Tornando all’analisi del caso in questione la Corte reputa quindi irrilevante che il riferito dante causa avesse utilizzato e amministrato il bene ereditario, mentre gli altri coeredi si erano astenuti da analoghe attività: vale infatti la presunzione, pur suscettibile di prova contraria, che questi abbia agito anche in nome e per conto degli altri eredi (in tal senso si vedano Cassazione civile sez. II, 16/01/2019, n. 966; Cass. 04/05/2018, n. 10734; Cass. 25/03/2009, n. 7221). Le circostanze accertate nel giudizio di merito, insindacabili in sede di legittimità, hanno inoltre confermato che il godimento dei beni ereditari era avvenuto non uti dominus ma con il consenso degli altri coeredi, che gli avevano delegato la gestione e l’amministrazione dei numerosi immobili confluiti poi nel compendio ereditario. Ad analoghe conclusioni conduce l’analisi dei documenti e delle richieste di prova trascritte in ricorso, anch’essi inidonei, secondo la Cassazione, a dar prova dell’esistenza di un possesso esclusivo. In base a tali considerazioni la Corte ha quindi rigettato il ricorso, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento di un ulteriore importo, a titolo di contributo unificato e pari a quello dovuto per il ricorso principale, così come previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. n. 115 del 2002.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Ottobre 10 2019
  
28
Settembre
2019

Niente dissenso dalle liti quando l’amministratore agisce in autonomia;

Il dissenso dalle liti (art. 1132 del codice civile) non è consentito nei giudizi in cui l’amministratore ha autonoma legittimazione processuale

Non si può dissentire dalle liti condominiali nelle cause in cui l’amministratore agisce autonomamente senza l’autorizzazione dell’assemblea. È quanto ha affermato il tribunale di Roma (sezione V), con sentenza n. 12803/2019.

La vicenda

La vicenda portata all’attenzione del giudice capitolino nasce dall’impugnazione di una delibera da parte di alcuni condòmini, i quali ne chiedevano l’annullamento o la dichiarazione di nullità, nella parte in cui addebitava loro somme per spese legali relative ad una causa intentata da un altro condomino nei confronti del condominio nonostante il loro dissenso dalla lite nei termini di cui all’art. 1132 c.c.

Per il tribunale di Roma, tuttavia, il motivo è infondato.

Quando è valido il dissenso dalle liti

L’azione promossa dall’altro condòmino (per la quale erano state addebitate le spese), afferma il giudice romano, è un’impugnazione di delibera assembleare, “per cui all’amministratore compete il potere di costituirsi in giudizio senza necessità di autorizzazione dell’assemblea (cfr. cass 1451/2014).

Inoltre, come recentemente osservato dalla Cassazione con sentenza n. 7095/2017 ha ricordato il Tribunale, nel confermare in toto questo principio, nei giudizi aventi ad oggetto l’impugnazione di delibere assembleari, “al singolo condòmino che, eventualmente, dissenta dalla costituzione in giudizio, non è consentito separare la propria responsabilità da quella degli altri condòmini in ordine alle conseguenze della lite, ai sensi dell’art. 1132 c.c., ma solo ricorrere all’assemblea avverso i provvedimenti dell’amministratore, ex art. 1133 c.c., ovvero al giudice contro il successivo deliberato dell’assemblea stessa”.

Invero, il presupposto di attribuzione al singolo partecipante del diritto di dissenso è “la sussistenza di una delibera dell’assemblea di promuovere la lite o resistere in giudizio; in tanto, cioè, sussiste la facoltà individuale di estraniarsi dalla responsabilità per soccombenza, in quanto si verta in ambito di controversie non rientranti nella sfera di autonoma attribuzione della legittimazione processuale dell’amministratore”.

Per cui la domanda va rigettata con condanna a pagare le spese di lite.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Settembre 28 2019
  
25
Settembre
2019

Il Vero, Mediatore “professionista” (Unica Professione che non potrà mai essere Sostituita da Algoritmi), sa cavarsela sempre in una Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

OMCI RICERCA NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO: Se vuoi diventare anche tu mediatore omci, basta scrivere all'indirizzo e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , si Richiede oltre ai requisiti Legislativi, Forte Motivazione, Capacità di Lavorare in Gruppo, ed il Pieno Rispetto della Normativa. Possibilmente Avvocati iscritti all albo, Giuristi, Laureati in Giurisprudenza, avvocati comunitari stabiliti, Economisti, Geometri iscritti all albo, Sociologi, Psicologi, Esperti nella comunicazione e tutti coloro che hanno una Laurea almeno Triennale e/o che siano iscritti ad un albo.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 25 2019
  
20
Settembre
2019

Comodato: immobile va restituito se ex del figlio compra nuova casa;

Va restituito alla comodante l’immobile concesso per le esigenze abitative della famiglia, se la comodataria acquista una nuova abitazione con il nuovo compagno. E’ quanto chiarito dalla Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, nell’ordinanza 29 agosto 2019, n. 21785.

La vicenda da cui trae origine la pronuncia in commento, riguarda una donna la quale aveva proposto ricorso ex art. 447 bis c.p.c. affinché il tribunale adìto disponesse il rilascio dell’immobile, che in precedenza, la medesima aveva dato in comodato gratuito senza alcun termine di durata, al figlio ed alla convivente more uxorio di quest’ultimo, per soddisfare le esigenze abitative di tale famiglia di fatto. L’azione giudiziaria era stata promossa in quanto la coppia si era separata e la ex nuora aveva acquistato un'altra casa in comproprietà col nuovo compagno, detenendo l'immobile ricevuto in comodato, solo di notte. Il giudice di prime cure aveva rigettato la domanda, ritenendo insussistenti i presupposti per il rilascio dell'appartamento ad nutum, sostenendo che non era venuta meno la destinazione dell'abitazione a casa familiare e non era stato provato l'urgente ed imprevedibile bisogno della comodante. Avverso tale pronuncia, quest’ultima ha proposto appello. Ribaltando la sentenza, la corte territoriale ha ritenuto che, in mancanza di un termine del comodato, esso va ricondotto al momento in cui la coppia raggiunga una condizione economica adeguata a provvedere all'abitazione familiare in modo autonomo; in tale istante sorge il diritto del comodante alla restituzione ad nutum ex art. 1810 c.c.. Inoltre, nel caso in esame, la comodataria aveva acquistato un altro immobile con il nuovo compagno, continuando a detenere quello dato in comodato solo di notte, per cui era venuta meno la destinazione dell’appartamento a soddisfare le esigenze abitative della famiglia. Pertanto, la corte di merito aveva accolto l’appello, statuendo che la comodante avesse diritto alla restituzione dell'appartamento, senza alcun onere di giustificazione ai sensi dell'art. 1809 c.c., comma 2. La parte soccombente ha impugnato tale sentenza per cassazione, sostenendo, tra i motivi proposti, che non vi fosse una valida prova dei fatti a sostegno della decisione contestata, ovvero che fosse stata convenuta la cessazione del comodato al raggiungimento di una condizione economica adeguata e sufficiente per provvedere in modo autonomo all'abitazione familiare e che la medesima avesse acquistato una nuova casa con un altro compagno, dove aveva trasferito l'abitazione propria e della figlia, occupando solo di notte l'appartamento della comodante.

Esaminando il gravame, la Suprema Corte ha evidenziato che il comodato avente finalità di tutela delle esigenze abitative familiari è stato equiparato al comodato a tempo indeterminato, purché vengano tutelate le superiori esigenze della famiglia, anche di fatto. Detto indirizzo giurisprudenziale è stato riconsiderato nel caso di disgregazione dell'originario nucleo familiare e qualora la parte comodataria ne crei uno nuovo; orbene, in tutte le ipotesi in cui venga meno la destinazione dell’immobile concesso in comodato ad abitazione familiare, esso potrà essere risolto ad nutum. Nella fattispecie in esame, la comodataria aveva creato un nuovo nucleo familiare con un’altra persona, con la quale aveva anche acquistato un nuovo immobile, ove svolgeva la propria vita familiare unitamente alla figlia, detenendo la vecchia casa soltanto di notte, per meri fini strumentali, cioè per evitarne la restituzione alla comodante. Tale condotta determina il venir meno la reale destinazione della casa concessa per esigenze familiari, per cui si verifica la cessazione del comodato. A ciò si aggiunga che, i fatti dedotti dalla comodante, relativi alla cessazione del comodato, non sono stati contestati dalla comodataria in sede di merito, ma sono stati dimostrati sia con la testimonianza dell’ex suocera sia con la produzione delle ricevute negative dei consumi della casa data in comodato, di fatto non abitata; pertanto, la Cassazione ha ritenuto correttamente statuito dall'impugnata sentenza, che il comodato era cessato per il venir meno della destinazione dell'immobile alle esigenze familiari ai sensi dell'art. 1809 c.c. Alla luce delle suesposte argomentazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e condannato la ricorrente a pagare, in favore della resistente, le spese del giudizio di cassazione.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Settembre 20 2019
  
18
Settembre
2019

La Mediazione civile e commerciale sarà sempre più usata nel futuro;

Nei rapporti commerciali e finanziari internazionali l’arbitrato è stato finora il principale metodo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, grazie alle oltre 150 nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione di New York (1958) ed alla esecutività da quest’ultima riconosciuta ai lodi. Tuttavia nell’ultimo decennio sta crescendo l’uso della mediazione, il cui costo in genere ammonta al 5% dei costi medi di un arbitrato e può concludersi in due-tre mesi. La mediazione è inoltre il metodo migliore per preservare i rapporti commerciali, ma finora gli accordi eventualmente raggiunti difficilmente sono stati esecutivi.          Per coniugare i vantaggi dell’arbitrato con quelli della mediazione si è ricorsi da tempo ad inserire nei contratti clausole compromissorie complesse (arb-med, med-arb, concurrent arbitration-mediation e dal 2014, a Singapore, arb-med-arb), che, tuttavia, comportano procedimenti un po’ farraginosi (Matteucci Giovanni, “Maritime international commercial mediation caluses”). Per disporre di uno strumento più agile, a seguito di iniziativa degli Stati Uniti e dell’impegno posto sull’argomento a Singapore ed Hong-Kong, Uncitral Working Group II tra giugno e luglio 2018 ha approvato uno schema di convenzione ed uno di legge-tipo relativi alla esecutività degli accordi raggiunti con la mediazione internazionale. Delibera che verrà ratificata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite entro il 2018 e sottoscritta nell’estate del 2019 nel Sud-est asiatico con il nome di Singapore Mediation Convention. Da quel momento anche la mediazione commerciale e finanziaria internazionale “avrà denti!!! Inoltre saranno portate in Mediazioni tutte le Materie concernenti diritti Disponibili. Dal 2019 con la Nuova Mediazione obbligatoria come da condizione di procedibilità o come da clausola contrattutalexompromissorria, Mediazione demandata e/o Volontaria e le altre A.D.R. es; Negoziazione assistita obbligatoria, non sarà più ammesso non presentarsi, se dovesse accadere la parte che non si è presentata sarà immediatamente condannata a prescindere dalla Ragione o Torto. La Mediazione e le A.D.R.diverranno cosi per le Materie Civili l’unico strumento per avere Giustizia, conformandosi cosi a tutti gli altri Paesi dell’ unione Europea. La mediazione dovrà rispettare i 3 mesi, (tutte le pratiche assemblee di condominio, perizie, eventuali appuntamenti con notai dovranno essere quindi eseguiti, prima di portare ad un organismo di Mediazione), l’istanza. In Italia il Mediatore non è un libero professionista ma per operare dovrà essere iscritto ad un organismo di Mediazione in rapporto Giuridico economico adeguato, conseguentemente dovrà attenersi alla Legge, Decreti attuativi, ai regolamenti, codice etico,etc,  esattamente come già previsto dal D. Lgs 28/10 etc. Una volta iscritto all’organismo, sarà cura di questo ultimo, farlo abilitare iscrivendolo all’albo mediatori del ministero della Giustizia anche per rimanere in Formazione continua,  attraverso la nostra Piattaforma www.omci.org , essendo Omci anche un Organismo di Formazione, ove vengono scritte in tempo reale tutte le nuove Sentenze, Circolari, decreti ecc. ed essere  iscritti all’ organismo e di conseguenza all’albo del ministero della Giustizia, ivi compresa l’assicurazione annuale stipulata dall’organismo per tutti coloro che fanno parte dello stesso, a carico di OMCI. "Per le Parti si ricorda che le Indennità, Vanno Pagate il giorno successivo all ultimo incontro eseguito".

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 19 2019
  
13
Settembre
2019

ALCUNI BUONI MOTIVI PER PRESENTARSI IN MEDIAZIONE!

La mediazione è il metodo migliore ed obbligatorio, in assoluto per risolvere controversie di natura commerciale e civile, senza continuare una Vita (Unica), basata sull’odio reciproco, egoismo, egocentrismo, ma al contrario combattendo l’odio, l’egoismo, con Amore, Pazienza, altruismo. Tutti fattori che non solo fanno di un uomo un essere Civile, ma lo riportano e con questo tutta la società ad essere più solidale, senza rancore a favore della propria salute e degli altri. In un Mondo basato ormai sul mero egoismo, tradimenti reciproci, guerre infinite, crisi politiche e sociali è essenziale ritrovare con un po’ di umiltà Solidarietà tra tutti noi Uomini, a prescindere dalla classe di appartenenza, solo la coesione e l’unità sociale, dà sicurezza e pace interiore e nel mondo: 1)Per la rapidità, infatti entro 3 mesi tutto deve essere risolto trovando la soluzione migliore possibile per entrambe le parti; questo non succede in un tribunale, dove la pena può cambiare nei vari giudizi, lasciando cosi aperte tensioni, ansie, sicurezze economiche ecc, ed una volta finito il procedimento non si può mai essere certi di avere il dovuto: si pensi ad uno sfratto o ipoteca giudiziale, siete sicuri che con uno sfratto dopo cambierà qualcosa nella situazione economica odierna o se fate fare un ipoteca, siete veramente certi che vi sarà dato qualcosa? No di certo! Con la mediazione invece, potrete trattare in base al contesto del momento l’opportunità migliore per entrambi ed essere cosi sicuri di avere il dovuto, anche se con tempi più elevati ma avrete qualcosa; 2) I costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi; 3) La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; 4) La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; 5)In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole contrattuali /compromissorie inserite sul nostro sito www.omci.org a destra inserendo sui contratti semplicemente questo: Per ogni reclamo o controversia civile o commerciale sarà competente l’ Organismo di mediazione civile OMCI iscritto al R.O.M. del ministero della Giustizia al N° 251, www.omci.org ;), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi. "Si Ricorda che in Mediazione Le Indennità Vanno Pagate il giorno successivo all Ultimo incontro Eseguito". Per info: www.omci.org La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione; OMCI inoltre Cerca Mediatori da inserire nel proprio organico, se interessati contattare Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 19 2019
  
09
Settembre
2019

Nullità del titolo può impedire l’usucapione;

La vendita immobiliare in forma verbale dà luogo a detenzione qualificata, salvo prova di interversione del possesso (Cass. civ., ordinanza n. 21726/2019 del 27/08/2019)

In caso di contratto di compravendita immobiliare nullo per difetto di forma, cui le parti abbiano tuttavia dato esecuzione, l’accertamento di un possesso utile ai fini dell’usucapione può conseguire unicamente al verificarsi di un atto di interversione. Non rilevano a tal fine comportamenti (quali il trasferimento della residenza o l’attivazione di utenze ad opera degli “acquirenti”) potenzialmente identificabili anche con una mera detenzione qualificata. Questo è quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 21726 (scarica il testo in calce), depositata lo scorso 27 agosto, si è pronunciata sulla questione sottesa alla richiesta di restituzione di un immobile, ceduto mediante un contratto di compravendita concluso verbalmente e al quale le parti avevano poi dato esecuzione, senza però mai stipularlo in via formale.

Sintesi: Nel marzo 2005 una società edile aveva agiva in giudizio nei confronti di due coniugi per ottenerne la condanna al rilascio di un appartamento che asseriva occupassero senza titolo. I convenuti si costituivano in giudizio eccependo di aver acquistato l’appartamento dalla società attrice, cui avevano peraltro pagato il prezzo e dalla quale erano stati immessi nel possesso del bene con consegna delle relative chiavi. In via riconvenzionale invocavano l’accertamento dell’intervenuto acquisto del bene in proprio favore per usucapione. Con sentenza del 2011 il Tribunale di Bari, sezione distaccata di Bitonto, respingeva la domanda principale ed accoglieva invece la riconvenzionale proposta dai convenuti, dichiarandone l’intervenuto acquisto per usucapione della proprietà dell’appartamento oggetto di causa e condannando la società attrice al pagamento delle spese del giudizio. A seguito dell’appello proposto dalla società, la pronuncia di primo grado veniva confermata anche dalla Corte d’Appello di Bari, che in base ad una serie di circostanze (consegna delle chiavi ai coniugi, intestazione delle utenze a loro nome) riteneva desumibile che questi avessero instaurato una signoria di fatto sull’immobile, tale da configurare l’animus possidendi e dunque un possesso utile ai fini dell’usucapione. Contro la decisione resa in appello la società edile proponeva ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi. In primo luogo contestava l’erronea ricostruzione del rapporto intercorso tra le parti: dal momento che era stata accertata l’immissione dei coniugi nella disponibilità dell’immobile in base ad un rapporto di locazione, ciò avrebbe dovuto integrare detenzione e non possesso, dunque una relazione di fatto con il bene inidonea a consentire il maturare dell’usucapione. La Corte barese avrebbe inoltre omesso di considerare che tale immissione nell’immobile era avvenuta (per stessa ammissione dei contro ricorrenti) a seguito del pagamento del prezzo di acquisto pattuito verbalmente tra le parti. Il rapporto di fatto con la cosa sarebbe quindi derivato da un atto non contrastante con la volontà del proprietario, precludendo pertanto il maturare, in favore dei coniugi, della presunzione di possesso prevista dall’art. 1141 c.c. ed utile ai fini dell’usucapione. Tale presunzione era stata invece erroneamente riconosciuta in favore dei controricorrenti, senza tener conto che la loro relazione di fatto con la cosa era nata come detenzione e come tale era perdurata, in difetto di qualsiasi atto di interversione utile a mutarla in possesso. La società evidenziava infine il carattere contraddittorio della motivazione resa dalla Corte di merito, che dopo aver affermato l’esistenza di una detenzione titolata in capo ai controricorrenti (in base all’asserito rapporto locativo) concludeva ritenendo tale rapporto utile ai fini dell’usucapione. Prima esaminare la fattispecie sottesa al giudizio la Suprema Corte evidenzia come non vi sia contraddittorietà nella motivazione resa dalla Corte d’Appello, trattandosi di statuizioni riferite a domande differenti. La Corte di merito si è infatti limitata ad affermare la natura titolata del rapporto instauratosi tra i controricorrenti ed il bene solo in relazione al rigetto della domanda principale e unicamente allo scopo di evidenziare che la relazione con la res era fondata su una relazione giuridica esistente tra le parti, non potendo quindi dirsi priva di titolo. Per contro, la ricostruzione del rapporto con la cosa in termini di possesso, utile ai fini dell’usucapione, è stata proposta unicamente in relazione alla domanda riconvenzionale dei convenuti, finalizzata appunto ad un accertamento in tal senso. Passando a esaminare il merito della questione la Corte evidenzia come si sia in presenza di un contratto di compravendita immobiliare nullo per difetto di forma. Per stessa ammissione dei coniugi questi avevano infatti conseguito la materiale disponibilità dell’alloggio in esecuzione di un contratto di compravendita concluso verbalmente tra le parti, cui le stesse avevano poi di fatto dato esecuzione ma che non avevano mai formalizzato, decretandone così la nullità. E’ infatti pacifico, osserva la Corte, che l’accordo verbale non possa in alcun modo sopperire al requisito della forma scritta prescritto a pena di nullità per la compravendita immobiliare. La Corte ritiene poi utile richiamare il principio affermato dalle Sezioni Unite in tema di promessa di vendita con effetti anticipati, secondo cui quando le parti convengono che un bene immobile sia consegnato prima della stipula del rogito definitivo di compravendita non si assiste ad una anticipazione degli effetti traslativi del contratto ma la disponibilità del bene da parte dell’acquirente si fonda su un contratto di comodato, funzionalmente collegato alla compravendita e produttivo di meri effetti obbligatori. Ne consegue che, pur immesso anticipatamente nella disponibilità del bene, il soggetto non ne è possessore ma detentore qualificato, situazione, quest’ultima, inidonea ai fini dell’usucapione, salvo che intervenga un atto di interversione utile a far maturare in suo favore il decorso temporale utile ai fini dell’usucapione (in tal senso Cass. SS.UU., sent. n. 7930 del 27.03.2008, Rv. 602815; Cass., Sez. II, Sent. n. 5211 del 16.03.2016, Rv. 639209). E’ quindi necessario valutare se tale conclusione si imponga anche in caso di usucapione fondata su un titolo affetto da nullità. La risposta della Corte è positiva e muove dalla giurisprudenza in materia di donazione nulla, secondo cui anche quest’ultima è titolo idoneo ai fini dell’usucapione abbreviata, purché debitamente trascritta. Ciò a ribadire il principio per cui, affinché la relazione di fatto tra un soggetto ed il bene possa configurarsi come possesso e non mera detenzione occorre un atto ulteriore, idoneo ad esternare la volontà di costui di comportarsi come unico proprietario del bene, che in caso di usucapione decennale abbreviata è appunto rappresentato dalla trascrizione nei registri immobiliari, espressamente menzionata all’art. 1159 c.c. Gli Ermellini osservano pertanto che la Corte d’Appello non ha affrontato adeguatamente il tema inerente la natura del rapporto instauratosi in capo ai coniugi, limitandosi per contro a far discendere un possesso utile ai fini dell’usucapione da circostanze quali l’intestazione delle utenze a loro nome ed il trasferimento della residenza in quel luogo da oltre vent’anni, che tuttavia potrebbero integrare anche una mera detenzione qualificata, non essendo stata accertata l’esistenza di un atto di interversione utile a mutarla in possesso ai fini richiesti. Sulla base di tali premesse, la Suprema Corte, in parziale accoglimento dei motivi di ricorso, rinvia la causa alla Corte d’Appello di Bari affinché proceda a valutare nuovamente il rapporto concretamente esistente tra le parti al fine di determinare se, pur in presenza della evidente causa di nullità del contratto di compravendita tra loro intercorso, possa configurarsi un possesso utile ad usucapionem e l’eventuale acquisto del diritto di proprietà a tal titolo in capo ai controricorrenti.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 09 2019
  

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