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O.M.C.I.

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

23
Settembre
2017

Da Studiare Bene: Ordinanza Tribunale di Reggio Emilia;

Per “mediazione disposta dal Giudice” o obbligatoria si intende che il tentativo di mediazione sia effettivamente avviato e che le parti – anziché limitarsi ad incontrarsi e informarsi, non aderendo poi alla proposta del mediatore di procedere – adempiano effettivamente all’ordine del giudice partecipando alla vera e propria procedura di mediazione.

Testo integrale:

TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO EMILIA
II SEZIONE CIVILE

Il Giudice dott. Simona Boiardi,
a scioglimento di riserva, ha pronunciato la seguente

ordinanza

ritenuto che l’eccezione preliminare di incompetenza territoriale può essere decisa unitamente al merito;
ritenuto che non ricorrano i presupposti per disporre la riunione, richiesta da parte opponente, con il giudizio pendente innanzi al Tribunale di Verona tenuto conto che la riunione tra cause connesse, ex art.274 cpc, è prevista solo con riferimento a procedimenti che pendono innanzi al medesimo Tribunale mentre nel caso in esame si tratta di procedimenti pendenti innanzi a Tribunale differenti, di opposizione avverso diversi decreti ingiuntivi (con conseguente competenza funzionale dei rispettivi giudici del monitorio);
rilevato che le fideiussioni azionate non prevedono l’impegno del garante all’effettuazione del pagamento “anche in caso di opposizione del debitore” mentre si prevede espressamene la corresponsione degli interessi moratori nella stessa misura e alle sesse condizioni previste a carico del debitore e ciò fa ritenere, sia pure, prima facie, nell’ambito di una deliberazione sommaria propria di questa fase, che trattasi di garanzia fideiussoria con conseguente non applicazione della speciale disciplina previsa nel Codice del Consumo;
ritenuto (…);
visto l’art.5 comma II dlgs.28/2010 dispone l’esperimento della mediazione e assegna termine alle parti di quindici giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per depositare la domanda di mediazione dinanzi a un organismo scelto dalle parti, avuto riguardo ai criteri dell’art. 4 I comma del d.lgs. 28/2010, salva la facoltà delle parti di scegliere concordemente un organismo avente sede in un luogo diverso da quello indicato nell’art.4 citato;

P.Q.M.

- rigetta l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto;

FISSA

udienza per il giorno 6 novembre 2017 ore 11.30 per verificare l’esito della procedura di mediazione;

precisa

che per “mediazione disposta dal Giudice” si intende che il tentativo di mediazione sia effettivamente avviato e che le parti – anziché limitarsi ad incontrarsi e informarsi, non aderendo poi alla proposta del mediatore di procedere – adempiano effettivamente all’ordine del giudice partecipando alla vera e propria procedura di mediazione, salva l’esistenza di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità;
Reggio Emilia, 26.4.2017
Il Giudice
Dott. Simona Boiardi

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Ultimo aggiornamento Sabato, Settembre 23 2017
  
15
Settembre
2017

Mediazione Civile Obbligatoria: Cos’è e Come Funziona?

La mediazione civile è una procedura extragiudiziaria ad esito volontario, dove le parti e i loro avvocati si incontrano con un terzo soggetto neutrale ed imparziale (il mediatore), il cui compito è di aiutarli a raggiungere una soluzione concordata alla controversia.

A differenza di un normale causa giuridica, nella mediazione civile definita come mediazione obbligatoria per le Materie ove è prevista obbligatoria dalla Legge (vedere D.Lgs 28/10 s.m.i.) o da Clausole Contrattuali, Demandata dal Giudice (Quando è il Giudice che la Demanda) o Volontaria, (Quando sono le parti a decidere Volontariamente di eseguire una Mediazione). La mediazione Civile e commerciale è  divenuta a tempo indeterminato con la L. 96/17 art.11 Ter.). L’esito non viene imposto dal giudice o dall’arbitro, ma sono le parti ad averne il pieno controllo fino alla fine. In qualunque momento, infatti, esse trovino un accordo, la mediazione sarà risolta definitivamente.

Un’altra caratteristica fondamentale della mediazione civile consiste nella riservatezza dell’intero procedimento, in quanto nulla di quanto detto da una parte al mediatore (se questa così desidera) potrà essere rivelato all’altra parte (Infatti al Mediatore e alle sedi si applicano gli artt. 103-200 C.P. come da art. 10 d. Lgs 28/10 agg. alla Legge 96/17 Art.11.ter).

La mediazione civile o commerciale consente elevati risparmi, sia in senso strettamente economico, sia in senso temporale: una procedura di mediazione civile può essere avviata il giorno seguente alla richiesta e concludersi già in giornata. Anche in questo caso, il paragone con un processo civile è inevitabile e tutti sanno per quanti anni esso si possa protrarre nel tempo.

L'attività può essere eseguita solo da Organismi iscritti all'albo del Ministero della Giustizia https://mediazione.giustizia.it/

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Ultimo aggiornamento Martedì, Settembre 19 2017
  
13
Settembre
2017

Importantissima sentenza di Cassazione da studiare bene: Obbligo della banca di consegna di contratto bancario e documentazione del rapporto di conto corrente. Sentenza della Cassazione Civile , sez.I, del 11 Maggio 2017, N.11554.Presidente Aldo Dolmetta

Strumento utile anche per la mediazione.

Finalmente una conferma ad un dato normativo, spesso dimenticato.
Il correntista ha il diritto di chiedere alla banca la documentazione  relativa al rapporto di conto corrente . Questo diritto e' sancito dall'art. 119 comma 4 del vigente TUB, ed esso  e' valido anche in corso di causa  e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo.
L'art. 119  4° comma del testo unico bancario (d.lgs 385/1993) riconosce al cliente o a colui  che gli succede a qualunque titolo o che ne subentra nell'amministrazione e ha diritto di avere, a proprie spese entro 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa alle singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. (Abbiamo rilevato dal Codice sulla Trasparenza che il costo dei documenti richiesti non deve superare il mero costo del materiale utilizzato per le stampe o strumenti simili, e non come spesso succede  chiedere l'importo assurdo di dieci euro a stampa , che ovviamente fungeva da deterrente alla richiesta)
Trattasi di un diritto autonomo del correntista e la banca ha il dovere di fornire la documentazione richiesta , nel rispetto dell'obbligo di buona fede, correttezza e solidarietà. 
Il cliente,  ha il diritto di di ricevere anche copia dei contratti sottoscritti.La banca ed il correntista  hanno il dovere  generale di comportamento secondo correttezza.
La norma richiama il TUB con l'art. 119 per via della sua importanza come strumento di  tutela  del cliente e spesso viene utilzzata dalla banca in modo fuorviante in pendenza di giudizio.
Non e' raro infatti che in corso di causa , la consulenza tecnica  non viene ammessa perche' ritenuta esplorativa, oppure se ammessa il consulente nominato non riesce a fare alcun indagine perche i documenti depositati dal correntista non sono sufficienti ad un analisi il approfondita. Numerose sentenze del Tribunale e della Corte d'Appello di Milano si sono espresse rigettando le domande dei correntisti di accertamento negativo del debito, solo perche' la richiesta, e' avvenuta dopo la notifica dell'atto di citazione , vale a dire in corso di causa. Questa Sentenza clamorosa della Cassazione riporta in essere , il vero significato del diritto alla trasparenza e informazione bancaria.C'e' stata fino ad oggi la convinzione  che l'art. 119 dava la  al correntista la facoltà di esercitare la richiesta  per  ottenere la documentazione  necessaria alla  relazione bancaria, solo prima che il giudizio venisse incardinato.; dall'altro, e comunque , che una richiesta giudiziale di esibizione documentale, seppur proveniente dal correntista , non viene ad integrare gli estremi di una richiesta di documentazione promossa ex art. 119 TUB. Eppure la legge riconosce un diritto che non e' soggetto a restrizioni dove l'intemediario avrebbe dovere di fornire idonei supporti documentali ai propri correntisti . Un dovere di protezione idoneo a durare oltre la durata del rapporto fino ai dieci anni a seguire dal compimento delle operazioni in discussione.Questa sentenza ribalta quella della Corte di Bologna , secondo cui l'esercizio di questo potere di accesso/ richiesta fosse limitato alla fare pre- giudizio. La Cassazione afferma che una simile ricostruzione non risulta solo in contrasto con il tenore del testo di legge,  che peraltro si manifesta equivoco. Questo strumento di protezione del cliente stava assumendo invece  una valenza penalizzante .
L'avvocato Lauro , attore ,  di questa causa,ha manifestato ovviamente   la sua soddisfazione  asserendo che finalmente  la Corte di Cassazione ha posto fine a quell'orintamento, ostinatamente sostenuto da alcuni giudici di merito , che dava per pacifico un rapporto di contrasto tra la norma extraprocessuale di cui all'art. 119 TUB e quella procedurale di cui all'art. 210 cpc che addirittura poneva inspiegabilmente , la prima quale condizione necessaria per poter accedere alla seconda nonostante le citate previsioni normative operino su due piani completamente diversi senza mai tra l'altro prevedere tale "assurda" condicio sine qua non" . Ricordiamo che  l'art. 119 del TUB attribuisce al correntista la facoltà di di richiedere alla banca " copia  delle singole operazioni degli ultimi dieci anni e pertanto l'art. 210 cpc  non ha alcuna pertinenza a riguardo che , invece , consente al giudice su istanza di parte di ordinare all'atro l'esibizione della documentazione necessaria al processo.senza alcun limite temporale.  E' finalmente cosi  ripristinata  la giustizia e la parità delle parti in sede processuale !!!!! Dal Nostro punto di vista di mediatore  ( non avvocato) specializzati in materia bancaria, riteniamo che questa sentenza sia di  grande rilevanza anche per l'iter della mediazione. Un mediatore esperto puo' e deve  fare ricorso a tutto cio che puo' aiutarlo ad indurre le parti a desistere dal proseguo giudiziale  e una perizia di parte particolareggiata  supportata da tutti i documenti bancari potrebbe esser di fondamentale importanza per una definizione in mediazione della vertenza. Questa sentenza ha fatto esultare l'avvocato ma deve  far esultare anche noi mediatori perche' ci fornisce un ulteriore e validissimo strumento per operare nell'ambito della mediazione.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 13 2017
  
18
Agosto
2017

DA STUDIARE BENE: Mediazione obbligatoria diventa stabile con la manovra correttiva;

Il 23 giugno 2017 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la conversione in legge della c.d. manovrina.

Si tratta del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96, recante Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Tra i vari interventi ivi previsti vi è anche una disposizione in tema di mediazione: l’art. 11-ter.

L’art. 11-ter modifica l’art. 5, comma 1-bisd.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 il quale detta, come noto, la disciplina della c.d. mediazione obbligatoria ante causamex lege: ipotesi in cui, in estrema sintesi, le parti di una controversia civile o commerciale sono obbligate, prima di rivolgersi al giudice, ad esperire (a pena di improcedibilità della domanda) il procedimento di mediazione; ciò per le controversie vertenti nelle materie elencate dall’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010.

La principale novità introdotta al riguardo dall’art. 11-ter, d.l. 50/2017, conv., con mod., nella l. 96/2017, consiste nello stabilizzare nell’ordinamento l’efficacia della disciplina della mediazione obbligatoria la quale, prima della c.d. manovrina 2017, aveva invece natura transitoria e sperimentale.

Viene quindi eliminato il carattere temporaneo dell’istituto.

Evoluzione normativa

Nel dettaglio appare utile ricordare quanto segue.

La versione originaria del d.lgs. 28/2010 già in effetti prevedeva, all’art. 5, comma 1, la natura strutturale, e non temporanea, della mediazione c.d. obbligatoria.

Nel 2012, però, con la sentenza n. 272 del 6 dicembre, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale disciplina per violazione degli artt. 76 e 77 Cost.: in estrema sintesi, la Corte Costituzionale ha affermato che l’obbligatorietà della mediazione (o meglio, la sanzione dell’improcedibilità della domanda giudiziale connessa al mancato previo esperimento del procedimento di mediazione) non poteva essere prevista con lo strumento del decreto legislativo (il d.lgs. n. 28/2010), in mancanza di esplicita indicazione in tal senso nella relativa legge delega (la l. 69/2009).

Ne consegue, ad ogni modo, che la relativa disciplina era stata espunta dal d.lgs. n. 28 del 2010.

Nel 2013, l’obbligatorietà della mediazione è stata poi reintrodotta, con alcune modifiche rispetto all’originaria disciplina, ad opera del c.d. decreto del fare, decretp legge 21 giugno 2013, n° 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”, conv., con mod., nella legge 9 Agosto 2013, n° 98, Ciò con l’introduzione, nel d.lgs. 28/2010, del nuovo art 5, comma 1-bis il quale, per quanto qui rileva, prevedeva – prima della novella del 2017 – che l’obbligatorietà della mediazione doveva avere natura transitoria e sperimentale; era infatti previsto che:

  • detta disciplina doveva avere efficacia per soli quattro anni;
  • al termine di due anni dall’entrata in vigore del c.d. decreto del fare cui si è fatto cenno, il Ministero della giustizia era chiamato ad attivare il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione.

Il d.l. 50/2017, così come convertito nella l. 96/2017, ha invece espunto dette disposizioni dall’art. 5, comma 1-bis. Da ciò discende che la disciplina della c.d. mediazione obbligatoria diviene strutturale, e non più a termine.

Può quindi osservarsi che, in seguito alla c.d. manovrina, da un lato, secondo esplicitate intenzioni del Legislatore del 2017, la c.d. mediazione obbligatoria è ritornata ad avere carattere strutturale come prevedeva originariamente il d.lgs. 28 del 2010, dall’altro che l’attuale disciplina di tale ipotesi di mediazione non è quella prevista dal legislatore delegato del 2010, bensì quella scaturente delle modifiche apportate al riguardo, in particolare, dal c.d. decreto del fare (d.l. 69/2013, conv. con mod. in l. 98/2013).

Mediazione e crescita economica del Paese

L’art. 11-ter, d.l. 50/2010, conv., con mod., nella l. 96/2017, è stato aggiunto in sede di conversione in legge n. 96 del richiamato d.l. 50.

Come noto, il d.l. 50/2017 cit. è volto, in estrema sintesi a porre in essere misure a favore della crescita economica del Paese. Se da un lato, quindi, l’art. 11-ter, che stabilizza nell’ordinamento l’efficacia della disciplina della mediazione obbligatoria, potrebbe apparire norma non del tutto in linea con l’oggetto del provvedimento normativo in questione, sotto altra visione prospettica va ricordato come l’istituto della mediazione sia direttamente connesso all’obiettivo della riduzione dell’alto livello del contenzioso civile: gli strumenti extragiudiziali di risoluzione delle controversie, difatti, producono un deflazionamento del carico di lavoro gravante sugli Uffici giudiziari e, quindi, contribuiscono ad abbreviare la durata dei procedimenti civili, con evidenti ricadute positive dal punto di vista economico-competitivo dell’intero Sistema Paese.

In questo contesto emerge il collegamento tra mediazione, e, in particolare, mediazione c.d. obbligatoria, e crescita economica del Paese.

Ad ogni modo, gli stessi atti parlamentari ricordano che, “come si può apprezzare dai dati statistici forniti dalla Direzione generale di statistica del Ministero della Giustizia, nel 2016 sono state avviate 183.977 mediazioni

(196.247 nel 2015, 179.587 nel 2014); la percentuale di successo della mediazione obbligatoria è pari al 23% dei casi (21,2% nel 2015, 21,4% nel 2014)” . A ciò può aggiungersi come la maggioranza dei procedimenti di mediazione sia di natura obbligatoria ex art. 5, comma 1-bis d.lgs. 28/2010 (circa l’80%, dato 2015).

Va osservato, quanto alla collocazione sistematica della novella in parola, come la stabilizzazione della disciplina della mediazione obbligatoria prevista dall’art. 11-ter cit. sia stata fatta rientrare, forse un po’ frettolosamente, all’interno del Capo II del d.l. 50/2017 in parola, capo rubricato “Disposizioni in materia di giustizia tributaria”.

Da ultimo, è appena il caso di rilevare come la disciplina della mediazione c.d. obbligatoria di cui all’art. 5, comma 1-bis ben potrebbe necessitare di essere aggiornata alla recente l. 17 marzo 2017 n. 24 sulla nuova responsabilità sanitaria: l’art. 8, l. 24/2017, in estrema sintesi, prevede, come tentativo obbligatorio di conciliazione, lo svolgimento del procedimento di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ovvero, in alternativa, il procedimento di mediazione; ne consegue che l’esperimento del procedimento di mediazione, a rigore, non è più obbligatorio in senso stretto in tale materia, potendo la condizione di procedibilità essere soddisfatta tramite lo svolgimento della procedura di cui art. 696-bis c.p.c. (così come previsto dalla novella del 2017). Potrebbe quindi apparire opportuno che l’art. 5, comma 1-bis in parola richiami esplicitamente la nuova l. 24/2017 (come lo stesso comma 1-bis peraltro già fa con riferimento al d.lgs. 179/2007 ed al d.lgs. 385/1993).

Conseguenze pratiche

Tutto ciò considerato, alla luce dell’attuale disciplina della mediazione di cui al novellato d.lgs. 28/2010, rimangono operative tutte le quattro ipotesi di mediazione:

  • mediazione facoltativa (o volontaria);
  • mediazione c.d. obbligatoria (ex lege o ante causam);
  • mediazione delegata (o demandata);
  • mediazione concordata (o consensuale).

Quanto alla mediazione c.d. obbligatoria si ricorda che il richiamato art. 5, comma 1-bis prevede che chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia vertente in una materia ivi elencata “è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione (…). L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

regole dettate per la mediazione obbligatoria oggi vigente:

a) l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza;

b) nel procedimento di mediazione è prevista l’assistenza obbligatoria dell’avvocato;

c) di conseguenza, ex art. 12, comma 1, d.lgs. 28/2010 l’eventuale accordo conciliativo, sottoscritto quindi oltre che dalle parti, anche dagli avvocati, costituisce titolo esecutivo e “gli avvocati attestano e certificano la conformità dell'accordo alle norme imperative e all'ordine pubblico”;

d)     sussiste inoltre, per tali materie, l’obbligo di informativa dell’avvocato nei confronti del cliente come disciplinato dall’art. 3, comma 4 d.lgs. 28/2010: all'atto del conferimento dell'incarico, l'avvocato, oltre all’informativa sulla possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione (con relative agevolazioni fiscali), “informa altresì l'assistito dei casi in cui l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

e) qualora il giudice rilevi che il procedimento di mediazione è iniziato, ma non si è concluso, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'art. 6 (tre mesi); allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione;

f) in tema di mancata partecipazione della parte al procedimento di mediazione, il giudice (art. 8, comma 4-bis):

  • dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'art. 116, comma 2, c.p.c. (il quale prevede che: “il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo”);
  • condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’art. 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio;

g) in tema di spese connesse al procedimento di mediazione (art. 17):

  • all'organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato (a tale fine la norma dispone espressamente che “la parte è tenuta a depositare presso l'organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l'organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato”);

Ulteriori novità introdotte in tema di mediazione della c.d. manovrina del 2017

Il nuovo intervento normativo, inoltre, prevede che a decorrere dall’anno 2018, il Ministro della giustizia riferisca annualmente alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’applicazione delle disposizioni del riformato art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010.

  • Il Dicastero della giustizia, quindi, sarà tenuto a riferire al Parlamento sugli effetti prodotti ogni anno dall’applicazione della mediazione c.d. obbligatoria.
  • Viene di contro eliminata la norma che chiamava, al termine di due anni dall’entrata in vigore del c.d. decreto del fare del 2013, il Ministero della giustizia ad attivare il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione.

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Agosto 31 2017
  
12
Agosto
2017

DA STUDIARE BENE: L’assenza ingiustificata in Mediazione concorre all’aumento delle spese di lite oltre che alla condanna, anche, come in questo caso, di un notaio ;

Tribunale di Roma, sentenza 26.6.2017

L’art.8 co.IV° bis prima parte del decr. lgsl. 28/2010 relativamente alla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione prevede che il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile.
Se la parte debitamente invitata alla mediazione demandata resta assente senza giustificato motivo, il giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., può ritenere che la condotta concorra alla valutazione del materiale probatorio già acquisito.
Anche le spese che seguono la soccombenza sono aumentate per la ingiustificata adesione al procedimento di mediazione.

Testo integrale:

In NOME del POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE di ROMA SEZIONE Sez.XIII°
REPUBBLICA ITALIANA

Il Giudice dott. cons. Massimo Moriconi
nella causa tra

A.P.

e

Dott. N.
ha emesso e pubblicato, ai sensi dell’art.281 sexies cpc, alla pubblica udienza del 26.6.2017 dando lettura del dispositivo e della presente motivazione, facente parte integrale del verbale di udienza, la seguente

SENTENZA

letti gli atti e le istanze delle parti,
osserva:
-1- I fatti - La responsabilità professionale del notaio C.C.
La negligenza del notaio C.C. nell'espletamento dell'incarico ricevuto è certa e grave (e sostanzialmente, ammessa).
Proprio per tale ragione, che rendeva inutile e puramente defatigatorio il percorso giudiziale fino alla sentenza, il giudice, all'esito di un approfondito studio della causa, con ordinanza del 16.6.2016, disponeva la mediazione demandata della lite, disponendo espressamente la notifica dell'ordinanza alla parte contumace.
I fatti in sintesi come descritti dall'attore e risultanti documentalmente:
omissis
In tale contesto la responsabilità del notaio è manifesta ed indiscutibile, essendosi il medesimo colpevolmente sottratto all'obbligo di diligenza che gli incombeva e che sarebbe stato facile soddisfare ponendo in essere ordinarie attività propedeutiche al-la stipula di un atto pubblico di alienazione di un immobile (visura ipocatastale presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari)
2-
Il fallimento della possibilità di un accordo quale conseguenza della mancata rituale partecipazione del notaio C. all'esperimento di mediazione disposto dal giudice
Invero, sotto quest'ultimo profilo, va evidenziato che al procedimento di mediazione, benché regolarmente (sempre) convocato, compariva e partecipava solo l'attore assistito dal suo avvocato mentre il convenuto era assente sia al primo incontro sia al secondo, richiesto dall'attore al solo fine di favorire la presenza del notaio ed avviare una trattativa.
Ancora assente al secondo incontro, l'attore richiedeva un terzo incontro, sempre allo scopo di pervenire ad un accordo.
A tale terzo incontro, il notaio non era presente (cfr. verbale del 17.10.2016 e ss. dell'organismo compulsato) se non a mezzo dell'avvocato che si dichiarava anche procuratore speciale (non esiste alcuna procura speciale ed in ogni caso la presenza personale è necessaria) del notaio
L'art.8 primo comma del decr.lgsl.28/10 è molto chiaro al riguardo:
Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato.
Quindi la presenza personale della parte è predicata dalla legge come indefettibile.
Ed il giudice ha costantemente avvertito, anche nell'ordinanza del 16.6.2016, che ai sensi e per l'effetto del secondo comma dell'art.5 decr.lgsl.28/'10 come modificato dal D.L.69/'13 è richiesta l'effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente (Per le persone giuridiche, pubbliche o private, "di persona" va riferito al soggetto - incaricato da chi è titolare del diritto oggetto della controversia - che ne abbia, ai fini che qui interessa); e che la mancata partecipazione (ovvero l'irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere, secondo una sempre più diffusa interpretazione giurisprudenziale, alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa.
Ex multis: sentenza Tribunale di Roma n.3724/2016 del 22.2.2016
-3- La circostanza che l'avvocato del convenuto abbia dichiarato che il notaio non intendeva aderire al procedimento di mediazione confligge con il principio della necessaria effettività del procedimento di mediazione, così come predicato dalla giurisprudenza.
Con l'ordinanza del 16.6.2016 il Giudice disponeva un percorso di mediazione demandata ai sensi del comma secondo dell'art.5 decr.lgs.28/2010 come modificato dal d.l.69/2013, che veniva regolarmente avviato dall'attore.
Non essendo state comunicate (e neppure esposte dall'avvocato) motivazioni per la non partecipazione (personale) si deve ritenere che nel caso di specie non sussiste un giustificato motivo per la mancata partecipazione del notaio, che tale non è la presenza di un avvocato che si dichiara procuratore speciale.
Quand'anche si ritenesse rituale la partecipazione mediante procuratore speciale (il che è da escludere stante la ontologica necessità della partecipazione personale, nell'accezione di cui alla nota n. 2), egualmente va dichiarato che il convenuto si è reso inadempiente, ingiustificatamente, alla prescrizione della ordinanza del giudice che disponeva la mediazione demandata.
-3.1- La natura dell'incontro di mediazione di cui all'art 8 co. quinto della legge
Un'interpretazione che dell'art.5 della legge ) potrebbe indurre in equivoco opinando che ove le parti, o una di esse, neghino, a domanda del mediatore, che sussista la possi-bilità di iniziare la procedura di mediazione, il procedimento di mediazione sia correttamente concluso e la condizione di procedibilità della domanda giudiziale realizzata.
L'erroneità di tale opzione interpretativa è agevolmente dimostrabile.
Ed invero, che il procedimento di mediazione sia da ritenersi concluso allorché le parti dichiarino (come in questo caso ha fatto il procuratore del contenuto) di non volerlo e-sperire è esatto; che tale condotta delle parti sia corretta, sicuramente non lo è.
Sarebbe a dire, assecondando l'aporia, che da una parte la legge prescrive che per introdurre (o proseguire) la causa occorre che venga esperito il procedimento di mediazione (che consiste nelle attività ben descritte nella lettera a. dell'art.1 della legge, nonché negli artt. 8 commi 2-4 ed nell'art.11 della legge) e dall'altra che anche se le parti (ed in particolare il proponente la domanda di mediazione) dichiarano di non voler effettuare la mediazione (alla quale quindi non si è proceduto) ..la mediazione si considera svolta e la procedibilità attinta...
Un perfetto ossimoro.
Aderendo a tale accezione e tenendo bene a mente il significato della parola "mediazione" si dovrebbe ammettere che le parti abbiano il diritto potestativo di decidere di non svolgere la mediazione (finanche quando il giudice lo abbia ordinato!), ottenendo però il medesimo vantaggioso risultato (procedibilità, assenza di sanzioni per la mancata partecipazione) che se la mediazione fosse stata esperita davvero.
Conclusione questa del tutto azzardata ed irrazionale, perché significa predicare come avvenuta una cosa quando indiscutibilmente essa non lo è.
E non solo.
Immaginare che le parti in mediazione demandata (qual'è quella che ci occupa) possano ricevere le informazioni che il mediatore gli somministra nel corso del "primo incontro" (il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione) come un quid novi che dischiuda loro, solo in quel momento, le prospettive della mediazione e del suo significato, è cosa aberrante e confliggente, specialmente nella demandata, con la realtà, posto che le parti sono state già preventivamente informate di che trattasi. Una prima volta al momento del conferimento del mandato all'avvocato (cfr. art. 4 della legge, norma particolarmente puntigliosa al riguardo; che contiene anche una clausola di salvaguardia contro l'informativa mancata, con l'intervento suppletivo del giudice) ed una seconda, all'atto della doverosa informativa dell'avvocato al cliente del contenuto dell'ordinanza di mediazione demandata con il connesso dialogo che precede la presentazione della parte e dell'avvocato all'incontro.
Ed ancora.
Il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedi-mento di mediazione.
A fronte di tale impegno del magistrato, che presuppone lo studio degli atti, la valutazione di opportunità, e l'individuazione del momento migliore per la mediazione, e che si sostanzia infine nella redazione di un provvedimento che può anche contenere - come l'esperienza sempre più spesso attesta- utili spunti ed indicazioni per la discussione ed il confronto fra le parti con il mediatore, il non pòssumus delle parti (o di una di esse) si qualifica come ingiustificata e pregiudiziale renitenza ad un ordine legittimamente dato dal giudice ed espressione di un volontario quanto ingiustificabile rifiuto a priori di sperimentare realmente con lealtà e senza riserve mentali un percorso conciliativo.
-4- L'interpretazione costituzionalmente orientata delle norme di cui agli artt. artt.8 co.I° e 2 bis dell'art. 5 del decr.lgsl.28/2010
Quale che sia stato l'intento (non dei più chiari e lineari) del legislatore, è necessario apprestare per le norme in commento un'interpretazione in linea con la Carta Costituzionale.
. .. .omissis (giurisprudenza nota)....
Anche in base a tale parametro l'interpretazione letterale non supera lo scrutinio di costituzionalità, essendo di tutta evidenza che solo in presenza di ragioni ostative forma-li/procedurali (si pensi ad esempio ad un convocato in mediazione caduto vittima di un grave incidente, per il quale è in corso la procedura per la nomina di un amministratore di sostegno; ad un convocato deceduto nelle more della presentazione all'incontro al quale si presenti uno degli eredi per dichiararlo, etc etc.) può ammettersi che sussista l'impossibilità ad iniziare la procedura di mediazione e quindi la ragionevolezza del considerare validamente concluso il procedimento di mediazione (con l'inveramento della condizione di procedibilità e l'assenza di sanzioni).
Per inciso, è notorio a chiunque abbia anche una sommaria pratica di mediazione, che dietro alla dichiarazione di impossibilità ad iniziare la mediazione ci sono pressoché sempre divergenze nel merito delle questioni che costituiscono la materia del contendere.
Dal che l'inevitabile sillogismo che una vera impossibilità ad iniziare la mediazione non esiste (quasi) mai.
Per completezza, è opportuno interrogarsi se così interpretata la norma, non si incorra nel rischio (opposto) di prefigurare una sorta di mediazione forzata che l'intervento normativo con le modifiche al testo originario del decr. lgsl.28/2010 di cui alla novella del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (artt.8 co. I° terzo periodo in poi e 2 bis dell'art. 5) intendeva scongiurare
Occorre intendersi sul significato della parola "mediazione".
Dal punto di vista sostanziale, va da sé che le parti che partecipano all'incontro di mediazione sono del tutto libere di accordarsi o meno.
E pertanto nell'accezione di accordo, conciliazione et similia, la mediazione non è mai obbligata.
Né dal mancato raggiungimento dell'accordo in mediazione può derivare alle parti o a taluna di esse pregiudizio di sorta, di alcun genere.
Dal punto di vista procedurale, alla domanda se vi sia un obbligo a carico delle parti di partecipazione alla mediazione (intesa questa volta non come accordo, ma come procedura nel significato di cui alla nota 2) la risposta è invece senz'altro affermativa; come rivela in modo icastico tutto il sistema sanzionatorio previsto dalla legge (improcedibilità per la mancata proposizione della domanda, conseguenze negative previste dall'art. 8 della legge; possibile applicazione dell'art.96 co. III come riconosciuto dalla giurisprudenza, cfr. ex multis sentenza del Tribunale di Roma n.25218 del 17.12.2015 RG 59487/11)
Tale interpretazione - che ragionevolmente contempla l'eventuale situazione di inesigibilità della prosecuzione oltre il primo incontro informativo - è perfettamente in linea con la logica, il buon senso e la Costituzione.
Invero salvaguarda le parti dalla necessità dello svolgimento della mediazione (con i costi relativi) nei casi nei quali oggettive ragioni "pregiudiziali" non lo rendano possibile, nell'accezione supra illustrata; viceversa imponendolo, tutte le volte che la discussione possa concentrarsi sul merito e sul contenuto del conflitto, senza che possa fare da usbergo al soggetto renitente l'opinione di aver ragione e quindi di ritenere inutile dialogare con l'altra parte (per quanto all'evidenza viziata dal punto di vista logico, vera e propria aporia, è questa la più diffusa giustificazione che viene offerta da chi non intende aderire e partecipare alla mediazione: è di tutta evidenza l'illogicità e la pochezza dell'argomento: il presupposto normativo e assiologico dell'istituto mediazione è per l'appunto che vi sia una lite (che mediante l'ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di non condividere l'opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
-5- Le parti ( o taluna di esse) si fermano ingiustificatamente all'incontro informativo: conseguenze
La verbalizzazione delle ragioni della impossibilità di procedere alla media-zione.
In mancanza di qualsiasi dichiarazione, che le parti possono richiedere di verbalizzare liberando in tal modo il mediatore dall'obbligo di riservatezza, sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato.
Invero la regola di base espressa dal decreto legislativo 28/2010 è l'obbligatorio svolgi-mento del procedimento di mediazione di cui agli artt. 5 commi 1 bis e 2 (come attesta inequivocabilmente il sistema sanzionatorio previsto dalla legge stessa per la mancata partecipazione, oltre che, a fortiori, per la mancata introduzione della domanda di mediazione)
Ne consegue che il rifiuto di procedere e partecipare alla mediazione costituisce la violazione della regola.
E, come per ogni violazione, in qualsiasi sistema (penale e non), è la parte che invoca una giustificazione a doverla quanto meno allegare.
Le conseguenze di tale rifiuto - ingiustificato- di procedere e di partecipare alla media-zione sono, se espresso dall'istante/attore, sovrapponibili alla mancanza tout court della (introduzione della domanda di) mediazione.
Sarebbe infatti un'aporia ritenere soddisfatto il precetto della legge in materia di mediazione obbligatoria e demandata, ritenendo che sia sufficiente al fine di integrare la condizione di procedibilità la semplice formale introduzione della domanda.
Il legislatore persegue l'obiettivo dell'accordo e della pacificazione e una domanda di mediazione che rimanga monca, senza alcun seguito, non serve a tale scopo.
Con quanto ne consegue (improcedibilità della domanda ai sensi dell'art. 5 co. II° decr.lgsl.28/10 per la parte istante, attore nella causa)
Non può infatti essere oggetto di dubbio - giova ribadire quanto supra ampiamente di-mostrato - che il mero incontro informativo (che, per come configurato dalla legge, nulla ha a che vedere con lo specifico merito della controversia insorta fra le parti), non può, specialmente nella mediazione demandata, neppure con i più acrobatici sforzi dia-lettici, essere parificato allo svolgimento dell'esperimento della mediazione
La quale, come ricordato, consiste nell'attività, comunque denominata, svolta da un ter-zo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa (art. 1 del decr.lgs.28/10).
Nel caso di specie il deficit di diligenza del convenuto (contumace ma ben a conoscenza dell'ordinanza di mediazione demandata) è particolarmente evidente.
Va ricordato infatti che nell'ordinanza del 16.6.2017 il Giudice aveva evidenziato in neretto e sottolineato la necessità di effettiva partecipazione al procedimento di media-zione della parte personalmente e che è richiesta l'effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente
Per contro il notaio convenuto,
Ø nonostante il chiaro provvedimento del Giudice NON ha inteso partecipare personalmente;
Ø ha impedito mediante il suo procuratore intervenuto (solo) al terzo incontro che il mediatore potesse svolgere il suo lavoro.
-6- Le conseguenze dell'ingiustificata mancata adesione del convenuto contumace al procedimento di mediazione.
L’art.8 co.IV° bis prima parte del decr. lgsl. 28/2010 relativamente alla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione prevede che il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell'articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile.
..omissis (giurisprudenza nota)....
Alla luce di quanto precede, si ritiene che l'assenza di giustificati motivi per la mancata partecipazione personale del dott. C.C. alla mediazione demandata dal giudice, in forza del combinato disposto degli artt. 8 co.IV° bis del decr. lgsl. 28/2010 e art. 116 c.p.c., concorra alla valutazione del materiale probatorio già acquisito, nel senso di ritenere raggiunta la prova della omissione, colposa, da parte del notaio dell'effettuazione dei necessari (ed invero) elementari accertamenti (ipocatastali), in particolare quelli diretti ad accertare la titolarità del bene in capo all'alienante, nonché dell'esistenza e dell'ammontare dei danni, richiesti, in modo sobrio ed appropriato, nella misura corrispondente al prezzo pagato per l'appartamento int. 5 ed il box n.5 , €.75.000,00 oltre al corrispettivo versato al notaio pari ad €.2.700,00, oltre interessi e rivalutazione secondo i calcoli usuali.
-7- Le spese della soccombenza, aumentate per la ingiustificata adesione al procedimento di mediazione
Le spese (che vengono regolate secondo le previsioni – orientative per il giudice che tiene conto di ogni utile circostanza per adeguare nel modo migliore la liquidazione al caso concreto, ed in questo caso non può non tenersi conto del fallimento della mediazione causato dalla ingiustificata partecipazione del notaio - della l.24.3.2012 n.27 e del D.M. Ministero Giustizia 10.3.2014 n.55) seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo
La sentenza è per legge esecutiva.

P.Q.M.

definitivamente pronunziando, ogni contraria domanda eccezione e deduzione respinta, così provvede:
• CONDANNA C.C., di cui dichiara l'inadempienza contrattuale, al pagamento, a titolo di risarcimento dei danni, in favore di A.P. della complessiva somma di €.113.000,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
• CONDANNA C.C., al pagamento delle spese di causa che liquida in favore di A. P. in €.20.000,00 per compensi, €. 800,00 per spese, oltre IVA CAP e spese generali;
• SENTENZA esecutiva.
Roma lì 26.6.2017
Il Giudice
dott. cons. Massimo Moriconi

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Agosto 31 2017
  
11
Agosto
2017

DA STUDIARE BENE: MEDIAZIONE DEMANDATA O VOLONTARIA - Controversie di lavoro, il foro dell'azienda decade dopo sei mesi;

Tribunale di Bari – Sezione Lavoro – Sentenza del 6 aprile 2017 n. 2066;

Le controversie previste dall'articolo 409 sono in primo grado di competenza del tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro.
Competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto (2) ovvero si trova l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto (3).
Tale competenza permane dopo il trasferimento dell'azienda o la cessazione di essa o della sua dipendenza, purché la domanda sia proposta entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione.
Competente per territorio per le controversie previste dal numero 3) dell'articolo 409  è il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto numero 3) dell'articolo 409(4).
Competente per territorio per le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è il giudice nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto o era addetto al momento della cessazione del rapporto (5).
Nelle controversie nelle quali è parte una Amministrazione dello Stato non si applicano le disposizioni dell'articolo 6 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.
Qualora non trovino applicazione le disposizioni dei commi precedenti, si applicano quelle dell'articolo 18 (6).
Sono nulle le clausole derogative della competenza per territorio.

Note

(1) La norma attribuisce al giudice monocratico la competenza in materia di controversie di lavoro in quanto il legislatore ha ritenuto che un organo individuale potesse soddisfare le esigenze di agilità e rapidità di giudizio che caratterizzanti il rito del lavoro.

(2) In tema di competenza territoriale, l'opinione dottrinale prevalente ritiene che la norma contempli tre fori speciali esclusivi, alternativamente concorrenti tra loro. Il primo è quello in cui è sorto il rapporto di lavoro, il secondo è quello in cui si trova l'azienda e il terzo è quello della dipendenza dove il lavoratore è addetto, dove la nozione di "dipendenza" deve essere interpretata in modo conforme al principio di eguaglianza ai sensi dell'art. 3 Cost.
Infine, si precisa che il difetto di competenza deve essere eccepito esclusivamente nella memoria difensiva o può essere rilevato d'ufficio non oltre l'udienza di discussione.

(3) Più precisamente il foro del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro deve essere individuato in base all'art. 1326 del c.c.,  ovvero il luogo in cui si è perfezionato il contratto con la conoscenza da parte del proponente dell'accettazione della proposta. Tale criterio è l'unico operante una volta decorso il termine dei sei mesi dalla cessazione o dal trasferimento dell'azienda. Il foro dell'azienda è quello del luogo in cui si accentrano i poteri di amministrazione e direzione dell'impresa. Infine, quello della dipendenza coincide con il luogo in cui è ubicata una struttura organizzativa di ordine economico o funzionale, costituita da un complesso di beni decentrati avente una propria individualità tecnica anche se di modesta entità, la quale sia collegata in via strutturale con la sede centrale.

(4) Il comma in analisi indica il foro competente relativo ai rapporti di lavoro caratterizzati da parasubordinazione, il quale ha carattere esclusivo. Questo foro, ispirato ad esigenze di tutela del lavoratore parasubordinato, viene individuato con il domicilio in cui si svolge o viene svolta l'attività del lavoratore.

(5) Il foro relativo alle controversie dei dipendenti pubblici è un foro speciale e ha carattere esclusivo e non concorrente.

(6) Il rinvio all'art. 18 del c.p.c. contenuto nel settimo comma della norma in analisi, attribuisce al foro generale delle persone fisiche e di quelle giuridiche (anche se l'art. 19 del c.p.c. non risulta espressamente richiamato) carattere sussidiario rispetto ai fori indicati nella norma.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Agosto 31 2017
  
10
Agosto
2017

DA STUDIARE BENE: La Volontà di comporre la lite: deve essere coerente con le strategie difensive;

Con il trascorrere del tempo, le ordinanze ex art. 5 co 2, si arricchiscono di contenuti nel segno dell’essenza della mediazione. Nel caso specifico parliamo del Tribunale di Napoli, il quale, con l’ordinanza dello scorso 30 giugno, nel rigettare una provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo, reputa opportuna la soluzione mediatoria anche alla luce della pregressa volontà delle parti di voler comporre bonariamente la lite ha ritenuto opportuno inviare le parti in mediazione.

Il tratto più interessante del provvedimento, oltre ad aver enucleato la ratio legislativa della mediazione demandata, riguarda la possibilità, per il tramite dell’invito rivolto al mediatore affinché si adoperi in tal senso, di ampliare il tavolo negoziale (nel caso di specie tra le parti risultano più posizioni debitorie/creditorie pendenti) senza restringere il tentativo di mediazione solo al petitum della controversia. Inoltre auspica che le parti investano un ODM competente territorialmente, facendo salva la facoltà delle parti congiuntamente di ovviare a tale prescrizione normativa (inutilmente processuale secondo il redattore).

Il provvedimento si conclude con l’auspicio di un raggiungimento di un accordo delle parti, ed un vero e proprio avvertimento all’opponente di adottare una strategia difensiva differente per quanto concerne una parte del credito azionato nei suoi confronti, il messaggio e chiaro: se non ti adegui, il pericolo della temerarietà della lite è dietro l’angolo. Insomma è un provvedimento che induce gli avvocati a non dare solo una lettura in senso stretto degli atti giudiziari, ma di adottare la lente dell’effettiva tutela dei propri clienti.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Agosto 31 2017
  
01
Agosto
2017

Riforma giudici di pace in Gazzetta: dal 15 agosto in vigore;

Ecco le novità e il testo del decreto che completa la riforma organica della magistratura onoraria

Più competenze per i giudici di pace e incarichi a tempo. Sono le principali novità della riforma della magistratura onoraria che, nonostante le proteste e le richieste della categoria, è approdata ieri in Gazzetta Ufficiale, per entrare in vigore dal prossimo 15 agosto.

Il decreto legislativo n. 116/2017 che ha ricevuto il via libera nel mese di luglio, introduce, nello specifico: uno statuto unico della magistratura onoraria, "applicabile ai giudici di pace, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari, inserendo i primi due nell'ufficio del giudice di pace, a sua volta sottoposto ad un radicale ripensamento", delinea la nuova struttura organizzativa dell'ufficio del processo e amplia notevolmente le competenze civili dei giudici onorari, completando così la riforma avviata nei mesi scorsi e dettando una disciplina transitoria per i giudici già in servizio e i procedimenti già assegnati

Le novità in breve:

Giudici di pace: incarichi "a tempo"

La riforma delinea, come spiegato da Palazzo Chigi a margine dell'approvazione del decreto pubblicato ora in G.U., "una disciplina omogenea relativamente alle modalità di conferimento dell'incarico" nonché alla durata temporanea limitata, una volta a regime, "a non più di due quadrienni e da svolgersi in modo da assicurare la piena compatibilità con lo svolgimento di altre attività". Viene introdotta inoltre la necessità di conferma dopo il primo quadriennio.

Ampliamento delle competenze del giudice di pace

Nel capo X del decreto, dedicato interamente all'ampliamento delle competenze dell'ufficio del giudice di pace, vengono modulate le funzioni dei giudici onorari con l'attribuzione "sia di compiti di supporto all'attività dei magistrati professionali, sia di funzioni propriamente giudiziarie".

Nello specifico si prevede che i magistrati onorari "esercitino, presso l'ufficio del giudice di pace, la giurisdizione in materia civile e penale e la funzione conciliativa in materia civile, nel rispetto delle disposizioni dei codici di procedura civile e penale e delle leggi speciali".

Ai giudici di pace saranno delegate nuove competenze in materia civile, che si aggiungono a quelle già rientranti nella loro giurisdizione o ne ampliano il valore.

Nello specifico, si tratta delle seguenti cause:

- beni mobili di valore non superiore a 30mila euro

- pagamento a qualsiasi titolo di somme di denaro di importo sino a 50mila euro

- risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli o natanti di valore non superiore a 50mila euro

- condominio

- pignoramenti mobiliari

- usucapione di beni immobili e di diritti reali immobiliari di valore non superiore a 30mila euro

- riordinamento della proprietà rurale di valore non superiore a 30mila euro

- accessione (valore non superiore a 30mila euro)

- superficie (valore non superiore a 30mila euro)

- materie di cui al libro terzo, titolo II, capo II, sezioni VI e VII, del codice civile, salve alcune eccezioni

- stillicidio e acque

- occupazione e invenzione

- specificazione, unione e commistione

- enfiteusi

- esercizio delle servitù prediali

- impugnazione del regolamento e delle deliberazioni di cui agli articoli 1107 e 1109 c.c.

- diritti e obblighi del possessore nella restituzione della cosa

- espropriazione forzata di cose mobili

Riforma giudici pace: decorrenza

L'aumento delle competenze, in ogni caso, si avrà a decorrere dal 31 ottobre 2021, "cioè da quando i nuovi giudici onorari immessi secondo le disposizioni del presente decreto avranno terminato la fase formativa, comprendente il tirocinio e il primo biennio all'interno dell'ufficio per il processo".

Il decreto contiene, altresì, uno "specifico regime transitorio per i magistrati onorari in servizio alla data della riforma e per i procedimenti civili e penali assegnati e assegnabili ai giudici onorari di pace in servizio alla data di entrata in vigore del decreto".

Infine, i magistrati in servizio che ne facciano domanda potranno essere confermati nell'incarico (alla scadenza del primo quadriennio) per altri tre successivi quadrienni (e per un periodo massimo di quattro). L'incarico, in ogni caso, cesserà al compimento del sessantottesimo anno di età.

L'ufficio per il processo

I giudici onorari di pace sono assegnati, inoltre, all'ufficio per il processo, struttura organizzativa costituita presso il tribunale del circondario dove ha sede l'ufficio del gdp cui sono assegnati.

Analogamente, in ogni procura della Repubblica presso i tribunali ordinari, viene istituito "l'ufficio di collaborazione del procuratore della Repubblica, che si avvale, secondo le determinazioni organizzative del Procuratore della Repubblica, dei vice procuratori onorari, del personale di segreteria, di coloro che svolgono lo stage o la formazione professionale presso gli uffici giudiziari".

Il coordinamento e la vigilanza delle attività saranno affidati al procuratore della Repubblica.

In caso di assegnazione, tale organo non può pronunciare provvedimenti definitori, ad eccezione dei seguenti:

- provvedimenti che definiscono procedimenti di volontaria giurisdizione (anche se di competenza del giudice tutelare)

- provvedimenti possessori

- provvedimenti che definiscono procedimenti in materia di previdenza e assistenza obbligatorie

- provvedimenti che definiscono procedimenti di impugnazione o di opposizione avverso provvedimenti amministrativi

- provvedimenti che definiscono cause relative a beni mobili di valore non superiore a 50mila euro

- provvedimenti che definiscono cause relative al pagamento a qualsiasi titolo di somme di denaro non eccedenti i 50mila euro

- provvedimenti che definiscono cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli e dei natanti di valore non eccedente i 100mila euro

- provvedimenti di assegnazione di crediti che definiscono procedimenti di espropriazione presso terzi, se il credito pignorato non eccede i 50mila euro.

QUESTO DECRETO è importantissimo per la Mediazione perchè in base agli importi si saprà se le mediazioni saranno inviate dal giudice togato o di pace e lo stesso per le Mediazioni obbligatorie, sarà in base agli importi che si saprà se a condannare la parte contumace o che si presenta in Mala fede sarà il Giudice Togato o quello Onorario.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Agosto 02 2017
  
28
Luglio
2017

Mediazione e termine di avvio ordinatorio;

Corte di appello di Milano, sez. I Civile, sentenza 24 maggio – 7 giugno 2017, n. 2515;

1. In data 03.03.2015 il sig. C. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 7869/2014 emesso dal tribunale di Monza per la somma di € 115.433,18 in favore di ITALFONDIARIO S.p.a. quale procuratore di Intesa Sanpaolo spa. Nell’opporsione al decreto ingiuntivo C. deduceva la falsità della propria sottoscrizione sulla fideiussione , costituente il titolo in base al quale gli era stato i9ngiunto il decreto ingiuntivo. Il giudice , alla prima udienza del 16.7.2015 , rilevava che la controversia rientrava tra quelle per cui è stata reso obbligatorio il tentativo di mediazione e assegnava i termini di legge per avviare detto procedimento. L’opponente avviava tardivamente il procedimento di mediazione telematica che dava esito negativo all’incontro del 16.12.2015.
2. In data 21.01.2016, il Tribunale di Monza con sentenza contestuale n. 156/2016 del 21.1.2016 respingeva l’opposizione dichiarandola improcedibile per mancato esperimento del tentativo di mediazione nel termine assegnato e confermava il decreto ingiuntivo.
3. Avverso la suddetta decisione il 27 giugno 2016 il Sig. C. svolgeva appello con atto di citazione notificato regolarmente alla controparte, deducendo l’erroneità della sentenza nella parte in cui ha ritenuto che il termine di 15 giorni indicato dal giudice per la presentazione della domanda di mediazione fosse inutilmente spirato senza richiesta di proroga. Assumeva l’appellante che il termine di legge non fosse da ritenersi perentorio e che il successivo esperimento del tentativo di mediazione fosse idoneo a precludere qualsiasi censura di improcedibilità o inammissibilità dell’atto di citazione in opposizione. Nel merito l’appellante insisteva per l’espletamento della CTU grafologica a seguito del disconoscimento della sottoscrizione apposta sulla polizza fideiussoria prodotta da controparte a fondamento del proprio credito, cui era immediatamente stata annessa la richiesta di verificazione da parte della convenuta opposta.
4. Alla prima udienza del 28 giugno 2016 la Corte disponeva la CTU richiesta.
5. Esperita la CTU grafologica nel corso del giudizio di appello, la controversia giungeva nella fase decisionale per l’udienza del 28 febbraio 2017 , sulle conclusioni sopra indicate.

Motivi della decisione

6. Le questioni su cui la Corte è chiamata a pronunciarsi sono le seguenti:
Questione uno: sulla improcedibilità della controversia per tardivo esperimento del procedimento di mediazione
Questione due: sulla sussistenza dell’obbligo fideiussorio del Sig. C.
Sulla prima questione
7. Il giudice di prime cure ha rilevato come il mancato rispetto del termine di quindici giorni, fissato per l’instaurazione del procedimento di mediazione da parte dell’opponente, su cui grava il relativo onere, comporta l’improcedibilità dell’opposizione, con la conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto (richiamando Cass. 24629/2015). In specie, la procedura conciliativa avrebbe dovuto essere attivata entro il 31.07.2015. Quindi, rilevato che il deposito della relativa istanza da parte del sig. C. era stata inoltrata solo in data 18.11.2015, il giudice di prime cure ha dichiarato improcedibile l’opposizione.
8. L’appellante C. deduce come il deposito tardivo della domanda di mediazione (avvenuto il 18.11.2015) non potrebbe essere assimilato al mancato deposito della istanza, oltre tutto per un tentativo di mediazione che ha dato esito negativo. Difatti, nonostante l’ istanza di mediazione fosse stata depositata tardivamente, il procedimento di mediazione si è comunque svolto, integrando così la condizione di procedibilità richiesta dalla legge.
Opinione della Corte
9. Ritiene questa Corte che, nel caso in esame, la sentenza n. 24629/2015 della Corte di cassazione che, con riguardo all’esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, ha distribuito gli oneri tra le parti, e in particolare ha gravato di detto onere il debitore opponente, non rilevi nel caso concreto, ove si discute in merito al preteso mancato rispetto da parte del debitore opponente del termine di 15 giorni indicato dal giudice quale termine per attivare detto procedimento. Difatti in tale circostanza il procedimento di mediazione è stato sì attivato dall’opponente (e dunque da una parte processuale), ma con ritardo rispetto al termine assegnato dal giudice in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. Questa Corte dunque è chiamata a decidere se il mancato rispetto del termine di 15 giorni assegnato dal giudice per avviare il tentativo di mediazione, alla stregua della legge sulla mediazione processuale, possa ritenersi equivalente al mancato tentativo di mediazione nei casi in cui esso sia previsto come obbligatorio, situazione- quest’ultima- che certamente determina l’improcedibilità del giudizio ordinario.
10. Rispetto a tale evenienza, la Corte rileva come il termine assegnato dal giudice corrisponda a quello di quindici giorni indicato dalla legge nell’art. 5 del d.lgs 28/2010 senza alcuna indicazione del carattere perentorio del medesimo. Quindi, considerando che il tentativo di mediazione è stato comunque esperito (con esito negativo), il giudice avrebbe dovuto rilevare che la condizione di procedibilità dell’azione giudiziale si era in ogni caso avverata, sebbene con ritardo rispetto al termine (ordinatorio) inizialmente assegnato. Ed infatti, il termine di quindici giorni non appare corrispondere a un termine processuale cui applicare il disposto di cui all’art. 154 c.p.c.. Lo spirare di tale termine, invero, non avrebbe neanche dovuto condurre il giudice a ritenere necessaria una richiesta di proroga del termine, una volta fosse inutilmente spirato, circostanza che avrebbe avuto come effetto (questo sì paradossale) di allungare ulteriormente i termini di espletamento del tentativo di mediazione. Difatti il procedimento di mediazione costituisce una parentesi (giustappunto un’alternativa) del procedimento ordinario; e non può ritenersi come un’appendice di quest’ultimo, certamente sottoposto a più rigorose regole endoprocessuali.
11. Invero, nessuna norma della legge in esame attribuisce allo spirare di quel termine un effetto preclusivo dell’attività di mediazione come, viceversa, affermato dal primo giudice. Lo stesso principio di effettività dei diritti, immanente al diritto di accesso alla giustizia cui si conforma la legge sulla mediazione, imporrebbe di non considerare come penalizzanti termini che la legge non definisce come perentori, e che chiaramente si devono definire come regolatori degli interessi in gioco. Nella normativa in esame, invero, l’unico termine perentorio stabilito dalla legge (v. art. 6, comma 1, d.lgs. n.28 del 4.3.2010, come modificato dalla L. n. 98 del 9.8.2913), è riferito al termine di sospensione di tre mesi del giudizio che il giudice non potrebbe superare per consentire l’espletamento del tentativo di mediazione, sia esso obbligatorio che demandato dal giudice ( v. art. 6 “ 1. il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi. 2. Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del sesto o del settimo periodo del comma 1-bis dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5, non è soggetto a sospensione feriale”). Sempre secondo la legge, l’ esperimento del tentativo di mediazione vale come condizione di procedibilità dell’azione, la quale a sua volta non è sottoposta ad alcun termine se non a quello ordinario previsto eventualmente dalla legge (v. prescrizione o decadenza processuale prevista in caso di opposizione a decreto ingiuntivo). Pertanto sarebbe del tutto incoerente ritenere che un termine riferito al particolare e alternativo procedimento di mediazione possa incidere così pesantemente sui diritti processuali delle parti.
12. Il caso portato all’esame della Corte, invero, non involge neanche la questione inerente al superamento, da parte del giudice, del termine di tre mesi di sospensione previsto ex lege come perentorio per espletare il tentativo di mediazione, ma solo quello attinente al tardivo esperimento del tentativo di mediazione entro il termine di quindici giorni che lo stesso giudice di prime cure ha indicato essere sì un termine ordinatorio, ma non prorogabile in assenza di istanza di parte rivolta al giudice. Del resto, a questa Corte non consta che il procedimento di mediazione si sia concluso oltre il termine di sospensione indicato dal giudice, e quindi con eventuale eccessiva dilazione del diritto di agire (fatto di cui nessuna parte si è lamentata).
13. In conclusione, si deve assumere che nel procedimento de quo, nonostante il tentativo di conciliazione sia stato espletato, il giudizio ordinario di opposizione al decreto ingiuntivo sia stato erroneamente dichiarato improcedibile, da parte del giudice di primo grado, sul rilievo dello spirare di un termine per l’attivazione del procedimento di mediazione che non è previsto dalla legge come processuale, posto che il procedimento di mediazione non è assimilabile al procedimento ordinario e costituisce uno strumento di risoluzione delle liti alternativo al procedimento ordinario e giurisdizionale. Sicché, la mancata osservanza di un termine finalizzato a regolare un procedimento alternativo a quello giurisdizionale, non potrebbe certamente avere effetti processuali regolati da norme riferibili solo al procedimento ordinario e, tanto meno, essere interpretata alla stregua di un mancato avveramento di una condizione di procedibilità dell’azione, con definitiva compressione del diritto d’azione costituzionalmente protetto.
14. Un’interpretazione di diverso senso, difatti, aprirebbe un vulnus nella stessa legge di mediazione di derivazione comunitaria che, se nella versione nazionale scelta dal legislatore interno ha previsto come obbligatorio il tentativo di mediazione nella fase preliminare di alcuni contenziosi civili, come imprescindibile condizione di procedibilità, rimane pur sempre una disciplina orientata a incentivare soluzioni delle controversie pacifiche e alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire, il quale non potrebbe essere impedito frapponendo ulteriori ostacoli temporali o decadenze processuali incompatibili con il principio del giusto processo e con il diritto di libero accesso alla giustizia, di matrice costituzionale e convenzionale (v. art. 24 Cost. e art. 6 Convenzione del diritti dell’Uomo ).
15. Per tale motivo, la Corte ritiene che nel caso specifico non possa operare la causa di improcedibilità ravvisata d’ufficio dal giudice, rendendosi necessario riformare in questo punto la sentenza impugnata. Conseguentemente, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in esame, essendo stato inutilmente esperito il tentativo di mediazione previsto come obbligatorio dalla legge, deve essere considerato procedibile.
16. Sotto il profilo degli effetti di tale dichiarazione di procedibilità dell’azione resa in sede di appello, per un giudizio che non si è svolto nel primo grado perché erroneamente dichiarato improcedibile, valgono i principi comuni che regolano il processo d’appello, non potendo la controversia regredire alla fase di primo grado (mancandone i presupposti di legge indicati tassativamente nell’art. 354 cpc quali cause di rimessione del giudizio al primo giudice).
Pertanto, la questione sottoposta all’esame della Corte deve essere considerata nel merito in questa fase di appello.
17. Per questo motivo la Corte ha ritenuto di dovere ammettere ed espletare la CTU grafologica richiesta dalla parte opposta mediante istanza di verificazione, della quale si terrà conto ai fini della decisione.
Sulla seconda questione
18. L’opponente, prendendo atto che, all’esito della CTU disposta da questa Corte, la sottoscrizione della scrittura (fideiussione) si è rivelata autentica, ha dedotto che l’erronea decisione del Giudice di prime cure per i motivi procedurali sopra espressi, ha di fatto impedito che l’istruttoria si potesse espletare nel primo grado di giudizio, avendo il Giudice invitato le parti alla precisazione delle conclusioni per l’udienza del 21.1.2016, udienza nella quale è stata pronunciata la sentenza contestuale oggetto del presente appello. Se il procedimento di opposizione avesse avuto un corso regolare, continua l’appellante, l’accertamento della verifica della firma sarebbe stato compiuto in primo grado, con il risparmio di un intero grado di giudizio (e cioè quello di appello), resosi necessario. Inoltre, se è vero che la parte opponente è incorsa nell’errore di non riconoscere da subito la propria sottoscrizione, è altrettanto vero che l’opposto avrebbe concorso, con il proprio atteggiamento processuale, a indurre in errore l’opponente. In sostanza, se l’opposto avesse esibito l’originale della fideiussione al momento del ricorso per decreto ingiuntivo, già certamente nella disponibilità del ricorrente ( fatto che avrebbe dovuto costituire condizione necessaria ai fini della concessione e dell’emissione del decreto), l’opponente non sarebbe stato indotto a proporre opposizione, non essendo nelle condizioni di verificare la propria firma autografa in base ad una semplice fotocopia.
19. La banca appellata, quanto al merito, si riportava alle conclusioni svolte dal CTU.
Opinione della Corte
20. Per quanto attiene al merito della controversia, questa Corte rileva che la CTU espletata nel procedimento di appello per i motivi sopra espressi ha permesso di accertare che la sottoscrizione, disconosciuta dall’opponente con l’atto di opposizione, fosse autentica e quindi riferibile all’opponente.
21. In merito, l’opponente non può lamentarsi della tardività della produzione dell’originale della fideiussione a motivo del superficiale disconoscimento effettuato all’atto della produzione della copia fotostatica della fideiussione in sede di opposizione al decreto ingiuntivo, posto che, da un lato, non ha dimostrato che la produzione della sola copia fotostatica (del tutto ammissibile nella fase monitoria) gli abbia impedito il riconoscimento della propria sottoscrizione, dall’altro, la successiva produzione dell’originale avrebbe dovuto indurlo a mutare atteggiamento e difesa processuale, senza insistere sulle questioni processuali preliminari sopra decise e poste a fondamento dell’appello.
22. La CTU grafologica espletata in tale fase ha permesso di accertare la veridicità della firma apposta dal fideiussore. Nel merito quindi si è rivelata sostanzialmente infondata l’opposizione svolta dal C. e del tutto fondata la domanda di adempimento dell’obbligazione di pagamento svolta dalla banca, sin dalla prima fase monitoria, nei confronti del Sig. C., con ogni conseguenza in ordine alle spese di giudizio, da calcolarsi sulla base della nota spese prodotta e delle tabelle in uso. Con la conseguenza che l’appello, incentrato sull’errore processuale commesso dal primo giudice, si è rivelato sostanzialmente infondato nella parte riguardante la questione di merito, con ulteriore dispendio di energie e spese anche a carico della parte appellata.
Sulle spese
23. Attesa la sostanziale soccombenza dell’opponente appellante, le spese del giudizio di primo grado, liquidate in € 4000,00, oltre spese forfettarie , Iva e CPA , e quelle di tale fase di giudizio, liquidate in € 5.000,00 , oltre spese forfettarie, spese di CTU separatamente liquidate, oneri per Iva e CPA , sono poste a carico dell’appellante in favore della parte appellata, convenuta opposta.

P.Q.M.

La Corte d’appello di Milano, definitivamente pronunciando sull’appello proposto:
I. In riforma della sentenza n. 156/2016 del tribunale di Monza, dichiara procedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo;
II. Nel merito, respinge l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da L. C. nei confronti di ITALFONDIARIO spa, confermando integralmente il decreto ingiuntivo opposto;
III. Condanna L. C. al pagamento delle spese del primo grado di giudizio liquidate in € 4000,00, oltre spese forfettarie , Iva e CPA , e di quelle della fase di appello, liquidate in € 5.000,00, oltre spese forfettarie, spese di CTU separatamente liquidate, e oneri per Iva e CPA, in favore della parte appellata ITALFONDIARIO spa.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Luglio 28 2017
  
10
Luglio
2017

11/05/2017 Mediazione: sì alla procura speciale per farsi rappresentare

Tribunale, Verona, sez. III civile, ordinanza 11/05/2017 n° 1626

La pronuncia in commento (Tribunale di Verona, ordinanza 11 maggio 2017, n. 1626) afferma il principio per cui la parte può conferire procura speciale ad altro soggetto, compreso il suo difensore, per farsi rappresentare nel procedimento di Mediazione.

In particolare, il Giudice ritiene non condivisibile l’orientamento giurisprudenziale, invero prevalente, che, ai fini dell’assolvimento della condizione di procedibilità prevista dall’art. 5, comma 1 bis d.lgs. 28/2010 assume come indispensabile la partecipazione delle parti personalmente (assistite dai difensori) e non solo quella dei loro difensori (sul punto in esame, ex multis, Trib. Firenze 19.3.2014; Trib. Pavia 9.3.2015; Trib. Vasto 9.3.2015; Trib. Ro ma 19.2.2015; Trib. Roma 14.12.2015).

Ciò per le seguenti ragioni:

  • l’indirizzo criticato si fonda sul dato normativo letterale secondo cui l’art. 8, comma 1, d.lgs. 28/2010; in contrario deve però osservarsi che né questa norma, né altre del d.lgs. 28/2010, prescrivono la presenza obbligatoria della parte alla procedura;
  • nessuna disposizione vieta alla parte di delegare alla partecipazione alla procedura il proprio difensore;
  • di conseguenza il fondamento normativo della possibilità di attribuire al difensore una procura a conciliare ben può essere rinvenuto del disposto dell’art. 83 c.p.c.;
  • giudiziale, anche qualora fosse l’attore a partecipare alla mediazione tramite il suo difensore”.
  • la valorizzazione della peculiare funzione del primo incontro quale momento non solo informativo ma anche facilitativo della conciliazione non è da sola sufficiente a giustificare una deroga alla norma di carattere generale di cui allart. 83 c.p.c.;
  • l’indirizzo criticato determinerebbe infatti una disparità di trattamento tra la parte che ha interesse alla realizzazione della condizione di procedibilità e le sue controparti, perché sola la prima è esposta alla grave sanzione processuale ipotizzata;
  • detto indirizzo favorirebbe – osserva la pronuncia in parola – addirittura l’atteggiamento dilatorio della parte convenuta poiché questa potrebbe “continuare, per un periodo di tempo indefinito (…) a farsi rappresentare in mediazione dal proprio difensore, impedendo la realizzazione del presupposto processuale e con essa l’accesso alla giustizia dell’attore”: pertanto, “anche a voler ritenere che il legislatore abbia previsto come obbligatoria la presenza personale della parte al procedimento di mediazione, va escluso che l’inosservanza di tale prescrizione possa determinare l’improcedibilità della domanda

Ciò posto, la pronuncia in commento analizza, con riferimento al caso di specie, il contenuto che la procura a farsi rappresentare in mediazione deve avere, la quale deve attribuire un specifico potere di partecipare al procedimento di mediazione in capo al rappresentante.

In particolare, nel caso in analisi:

  • l’attore è stato rappresentato nel procedimento di mediazione non dal suo difensore ma da un avvocato da questi delegato;
  • nel mandato alle liti la parte aveva conferito al proprio difensore il potere di rappresentarla davanti al giudice nell’udienza di cui all’art. 183 c.p.c. e di conciliare e transigere la controversia.

Pertanto, conclude il Giudice, nessuno specifico potere di partecipare al procedimento di mediazione è stato nella specie attribuito al proprio difensore e, tantomeno, quello di delegarlo a terzi.

Di conseguenza, la condizione di procedibilità non può ritenersi nella specie realizzata.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Agosto 31 2017
  

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