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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

08
Giugno
2022

CORTESEMENTE:

INFORMATIVA URGENTE: QUANDO PAGATE UN INDENNITà CORTESEMENTE SCRIVETE IL N° DI FATTURA O IL N° ISTANZA CON LA SCRITTA ISTANTE O CONVENUTO,  ALTRIMENTI DIVIENE IMPOSSIBILE REGISRARE, STESSA COSA PER IL MODELLO ISTANZA. CORTESEMENTE NON SCRIVETE Più A BIRO MA COL PC, LO STESSO PER L'ADESIONE, SONO TUTTI FATTI APPOSTA PER ESSERE SCRITTI A PC IN TUTTI I SUI CAMPI, ALTRIMENTI NOI NON CAPIAMO NULLA DI QUELLO CHE C'è SCRITTO E COSI RISCHIAMO DI REGISTRARE DATI IN MODO ERRATO O NON POTERE ESEGUIRE FATTURE IN QUANTO CON LE FATTURE DIGITALI NON LE ESEGUE CORRETTAMENTE IN QUANTO DA SEMPRE ERRORE. E' DA Più DI UN ANNO CHE è COSI, MA VEDO CHE ANCORA ALCUNI NON LO FANNO, COME DICE LA NORMATIVA ARRIVERà IL MOMENTO IN CUI SE NON è TUTTO SCRITTO BENE E SENZA DATI E I PAGAMENTI NON VENGONO ESEGUITI IN TEMPO, INVIEREMO LA FATTURA DIRETTAMENTE. FARE UNA MEDIAZIONE PER NOI è UN DOVERE, MA è NOSTRO DIRITTO ANCHE RICEVERE I PAGAMENTI COME SCRITTO DA REGOLAMENTO DI PROCEDURA. E SE é IL MEDIATORE A DIRVI DI FARE IN MODO DIFFERENTE, NON ASCOLTATELO! VALE LA LEGGE E IL REGOLAMENTO DI PROCEDURA. E ANCORA PER I MEDIATORI, ATTENTI A METTERE ISTANZE QUANDO FA COMODO A VOI, PERCHè SIETE TANTI E In SEGRETERIA CI RITROVIAMO MAGARI UNA SETTIMANA A FARE POCO ED UN' ALTRA AD IMPAZZIRE, CHIEDETE PRIMA, GRAZIE! PS: SI RICORDA PER QUANTI ANCORA NON LO SANNO, CHE IL VERBALE DI MEDIAZIONE FIRMATO DA TUTTE LE PARTI ED IL MEDIATORE CHE VERIFICA L' UATRENTICITà DELLE PARTI è EQUIPOLLENTE AD UNA SENTENZA DI PRIMO GRADO, QUINDI RICORRIBLE IN CORTE DI APPELLO!

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Ultimo aggiornamento Domenica, Giugno 12 2022
  
06
Giugno
2022

Geografia uffici giudiziari: nuovi tagli dei tribunali in arrivo;

Nuovi criteri e principi per la riorganizzazione geografica degli uffici giudiziari, assumono rilievo le caratteristiche del territorio, l'efficienza della rete viaria, la densità abitativa e la presenza di istituti penitenziari. Iniziato l'esame in Commissione Giustizia della Camera della proposta di legge n. 2839 (sotto allegata) presentata il 22 dicembre del 2020 da diversi deputati tra cui Scutellà e Bossio. La proposta delega il Governo a riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari. Sulla questione, lo ricordiamo, si era già intervenuti nel 2012 quando il Governo aveva ridotto il numero degli uffici giudiziari più piccoli per favorire l'accentramento della giustizia nelle sedi di maggiori dimensioni. Con questa proposta ci si pone l'obiettivo di aumentare i criteri di selezione riferiti alle sedi giudiziarie e rivedere quelli già esistenti per realizzare un nuovo assetto degli uffici, nel rispetto anche delle necessità e delle caratteristiche dei vari territori. Uno dei criteri più importanti che si vuole rispettare è quello della "misurazione chilometrica della distanza" tra ufficio accorpante e ufficio accorpato, senza trascurare la percorribilità del tragitto, ossia i servizi disponibili per il collegamento pubblico.

Passando all'analisi della proposta di legge, essa si compone di un solo articolo, contenente l'elenco dei criteri e dei principi a cui il Governo dovrà attenersi nel dare attuazione alla delega per la riorganizzazione geografica degli uffici giudiziari:

  • specificità territoriale del bacino di utenza e caratteristiche geomorfologiche del territorio;
  • estensione, distanza e tempo di percorrenza tra il tribunale accorpato e quello accorpante, considerando la carenza di collegamenti stradali e ferroviari, la situazione infrastrutturale e la vetustà della rete viaria;
  • via preferenziale ai comuni ad alta densità abitativa per ospitare gli uffici giudiziari;
  • presenza di istituti penitenziari di alta sicurezza e numero di detenuti ospitati;
  • riattivazione delle sezioni nei contesti provinciali più estesi in cui è maggiore l'emergenza criminale.

La proposta di legge, proprio in considerazione dell'aspetto territoriale della distribuzione degli uffici giudiziari prevede che i decreti attuativi della delega debbano essere assunti su proposta del Ministro della Giustizia, previa intesa in Conferenza unificata e previo parere del Consiglio di Stato, che deve essere reso entro 45 giorni dalla trasmissione degli schemi. Decorso questo termine il Governo può procedere comunque. Gli schemi vengono quindi trasmessi a Camera e Senato per l'acquisizione dei pareri delle Commissioni competenti, da rendere entro 30 giorni dalla trasmissione. Decorso questo termine senza parere i decreti possono comunque essere adottati. Sulla proposta di legge non sono mancate ovviamente le critiche dell'avvocatura, che deve fare i conti continuamente con cambiamenti, spesso negativi, del sistema giustizia.

Fonte: (www.StudioCataldi.it)


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Ultimo aggiornamento Lunedì, Giugno 06 2022
  
02
Giugno
2022

Ultimi corsi disponibili da 50 ore, poi varieranno in più secondo la Riforma della Giustizia Civile;

Ricordiamo solo per chi vuole capire qualcosa seriamente di Mediazione che siamo ancora disponibili a farvi il corso ad un prezzo modico, perchè una volta che sarà attiva la riformia cartabia oltre a cambiare molto, varieranno anche i costi e di parecchio si immagina già. Non esitate quindi chi vuole fare il corso scriva a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; non oltre Luglio, poi si vedrà! Se poi ci fosse una ragazza o ragazzo di Cavour o limitrofi, potrebbe anche fare i 20 tirocini assistiti un po’ qui in presidenza dove imparerebbe tutto, documentazione ed altro e in parte in sale Mediazioni limitrofe a Cavour. Inoltre, per chi non è mediatore ma vuole capire qualcosa mediazione, eseguiamo corsi introduttivi base, da 18 ore a Sindaci, Funzionari che si presentano in mediazione, le Materie saranno quelle per l'aggiornamento Mediatori, anche se fatte in modo molto più Leggero e senza bisogno di trasmetterlo al ministero della Giustizia.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Giugno 08 2022
  
28
Maggio
2022

L’assenza ingiustificata di una parte in mediazione deve essere valutata come elemento di prova ai sensi dell’art. 116 c.p.c.

Tribunale di Modena – Giudice Estensore Dott.ssa Evelina Ticchi, sentenza n. 323 del 21.02.2022.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza in materia di comodato, nella quale parte attrice chiedeva il rilascio immediato dell'immobile e la condanna al risarcimento dei danni per occupazione senza titolo, mentre la parte convenuta non si costituiva in giudizio e, nonostante la regolare convocazione, non era neppure comparsa all’incontro di mediazione che, pertanto, si era concluso con verbale negativo.
Il Tribunale ha così rilevato che l’assenza in mediazione senza alcun giustificato motivo deve essere valutata ex art. 116 c.p.c. come richiamato dall' art. 8 d.lgs. 28/2010, quale argomento di prova.
Per tarli ragioni, il Giudice ha condannato parte convenuta al rilascio immediato dell’immobile, nonché al risarcimento dei danni ed alla rifusione delle spese di lite.PS: SI RICORDA CHE LE SPESE DI AVVIO VANNO PAGATE SUBITO PER L'ISTANTE E NON APPENA RICEVE LA NOTIFICA DI COMPARIZIONE X IL CONVENUTO, INVIANDO IL DOCUMENTO ADESIONE COMPILATO A PC CON LA PARTE CHE DEVE PAGARE, SE LA MEDIAZIONE CONTINUA LE PARTI COME DA REGOLAMENTO DEVO PAGARE IL GIORNO SUCCESSIVO AL 1° INCONTRO ONDE EVITARE INTASAMETI NEI PAGAMENTI CON CAUSALE CHE SIA BEN COMPRENSIBILE, SPECIE PER CAPIRE X CHI PAGA!

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Giugno 02 2022
  
27
Maggio
2022

Il giudice ritiene improcedibile una domanda di accertamento di usucapione in quanto la parte attrice non presenzia in mediazione ed è sprovvista di procura notarile;

Tribunale di Roma, Quinta Sezione Civile, sentenza n. 18.05.2022, giudice Antonella Zanchetta;

SINTESI: La controversia ha ad oggetto la domanda depositata da X per l'accertamento dell’usucapione di un locale cantina nei confronti di un condominio. Il contraddittorio veniva integrato con i condomini dello stabile. I convenuti eccepivano il mancato esperimento della mediazione e il giudice accoglieva tale eccezione.
Il giudice si richiama alla giurisprudenza che richiede la presenza personale della parte attrice per tutta la durata del procedimento.
Il giudice ritiene inoltre necessaria la procura notarile non ritenendo valida la mera procura generale alle liti o quella speciale autenticata dal procuratore, essendo necessario che l’atto sia redatto innanzi il notaio
. Peraltro nel caso di specie la procura speciale non veniva prodotta in giudizio.
Il giudice condanna X al pagamento di 7500 Euro al condominio e 3200 Euro all’altro convenuto a titolo di rifusione di spese di lite.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Maggio 27 2022
  
23
Maggio
2022

L’accordo di mediazione, che dispone anche in merito alle spese legali, comporta l’estinzione del giudizio ex art.306 c.p.c;

Tribunale di Massa – Giudice Estensore Dott. Massimo Ginesi - ordinanza 26.04.2022.

SINTESI: Il caso de quo riguarda una vertenza giudiziale che si è conclusa con un accordo di mediazione che ha regolamentato anche la questione relativa alle spese di causa.
In merito il Tribunale ha rilevato quanto segue:

la mediazione è una modalità di risoluzione delle controversie alternativa e complementare rispetto al giudizio; la mediazione incide sui diritti sostanziali e processuali delle parti e ha natura deflattiva del contenzioso; l’adesione all’accordo, anche sull’aspetto delle spese legali, determina l’implicita rinuncia alle domande giudiziali; la risoluzione della controversia in mediazione non permette di valutare le domande giudiziali; l’accordo sottoscritto dalle parti e dai legali è un titolo esecutivo che può essere azionato ex art. 12, comma 1, del D. Lgs. 28/2010; deve essere pronunciata la cessazione della materia del contendere per rinuncia agli atti del giudizio ex art 306 c.p.c.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Maggio 23 2022
  
20
Maggio
2022

L’amministratore di condominio in mediazione;

Prime osservazioni sui possibili riflessi della legge delega n. 206 del 26 novembre 2021 in materia di mediazione delle liti condominiali.

1) Quadro normativo: obiettivi della legge delega

La riforma del processo civile prevista dalla recente legge-delega 26 novembre 2021 n. 206 prevede un unico articolo costituito da ben 44 commi, a loro volta ripartiti in diversi sotto commi. Al fine di rendere effettiva la riforma, il Governo sarà tenuto ad adottare uno o più decreti legislativi attuativi (recanti il riassetto formale e sostanziale del processo civile), che dovranno essere emanati entro un anno dalla sua entrata in vigore.
In linea generale, la legge sopra menzionata enuncia una serie di importanti principi e criteri direttivi tesi alla semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo civile, nel rispetto della garanzia del contraddittorio.
Sennonché, tra i principali scopi cui tende la nuova normativa, rientra, a pieno titolo, anche quello di incentivare maggiormente il ricorso alle procedure stragiudiziali di risoluzione alternativa delle controversie, con particolare attenzione alla mediazione civile e commerciale.
In particolare, basti pensare che al fine di sostenere il rimedio deflattivo del contenzioso appena citato la legge in commento prevede (all’art. 1, IV c., lett. a), persino, il riordino e la semplificazione della disciplina degli incentivi fiscali concernenti tale istituto.

2) L’autonomia dell’amministratore in mediazione

Con il presente contributo sarà offerta una prima disamina delle novità introdotte dalla legge delega n. 206, nell’ambito della mediazione avente ad oggetto le controversie condominiali.
Segnatamente, osserveremo come il legislatore abbia finalmente dettato opportune linee guida dirette a colmare radicate lacune che, di fatto, andavano a frenare oltremodo la mediazione delle liti sorte in ambito condominiale.
Ai fini che qui interessano, occorre muovere, anzitutto, dal disposto normativo di cui all’art. 71 quater, III co., disp. att. c.c., a tenore del quale l’amministratore è legittimato a partecipare alla procedura di mediazione “previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all’art. 1136, secondo comma, c.c.”.
Orbene, la prima criticità cui la nuova legge – delega intende porre rimedio è rappresentata dal fatto che l’amministratore, per avviare il tentativo di conciliazione, sia tenuto a richiedere l’autorizzazione dall’assemblea dei condomini.
Accade sovente, infatti, che i tempi di convocazione di detto organo decisionale costringano l’amministratore a rinviare il primo incontro di mediazione; va da sé come siffatto rinvio, oltre a dilatare la complessiva durata del procedimento mediativo e, quindi, ridurre sensibilmente il tempo utile per addivenire ad un accordo, esponga le parti al concreto rischio di non riuscire a concludere la procedura conciliativa entro il (breve) termine di tre mesi.
A ciò deve aggiungersi l’ulteriore criticità che risiede, anch’essa, nel preventivo obbligo di interpellare i condomini, i quali - come frequentemente accade – potrebbero assumere un atteggiamento “ostruzionistico” nei confronti di un singolo condomino o di terzi, così precludendo (o quanto meno ritardando) l’avvio di un fattivo dialogo tra i contendenti.
Ebbene, per far fronte alle problematiche sopra descritte, la nuova normativa ha accordato in favore dell’amministratore una maggiore autonomia anche nell’ambito della procedura di mediazione: segnatamente, l’art. 1, comma 4, lett. h: stabilisce testualmente che: “l'amministratore del condominio è legittimato ad attivare un procedimento di mediazione, ad aderirvi e a parteciparvi…”.
Pertanto, viene ora riconosciuto all’amministratore la facoltà di dare impulso alla procedura di mediazione.
Che, a ben vedere, una maggiore autonomia dell’amministratore di condominio era già prevista in ambito giudiziale con riferimento ai casi di cui all’art. 1131 c.c. (norma che fa espresso rinvio alle specifiche attribuzioni stabilite dall’art. 1130 c.c.) rispetto ai quali, come si sa, l’amministratore può agire in giudizio senza il preventivo assenso dell’assemblea. Si pensi, a titolo esemplificativo, al disposto di cui all’art. 63, primo comma, disp. att. c.c., secondo il quale l’amministratore può richiedere un’ingiunzione di pagamento nei confronti del condòmino moroso senza bisogno di essere previamente autorizzato dall’assemblea dei condomini.
Nel prossimo futuro, analoga autonomia sarà dunque prevista anche con riferimento all’avvio della mediazione.
Anzi, pare che la legge delega n. 206 abbia quasi tratto spunto dalle norme del codice civile da ultimo menzionate, con la conseguenza che l’amministratore, tanto nella fase monitoria quanto nella conseguente (eventuale) procedura di mediazione, sarà ex lege dotato di un ampio potere di iniziativa.
È chiaro, tuttavia, come un consistente incremento dei suindicati poteri finisca per generare, proporzionatamente, nuovi obblighi in capo all’amministratore medesimo, il quale sarà ritenuto direttamente responsabile nei confronti dei condòmini nelle ipotesi di mancato avvio della mediazione (omissione che potrebbe, addirittura, determinare una declaratoria di improcedibilità della domanda), oppure, ancora, nel caso di omessa partecipazione senza giustificato motivo.

3) L’accordo di conciliazione e la proposta del mediatore

Ed ancora, l’art. 1, comma 4, lett. h dispone altresì che: “…l'accordo di conciliazione riportato nel verbale o la proposta del mediatore sono sottoposti all'approvazione dell'assemblea condominiale che delibera con le maggioranze previste dall'articolo 1136 del codice civile e che, in caso di mancata approvazione, la conciliazione si intende non conclusa o la proposta del mediatore non approvata.
Orbene, proseguendo con l’analisi comparativa dei surrichiamati disposti normativi emerge, altresì, che la legge delega n. 206, oltre a menzionare la proposta (del mediatore), quale lemma già previsto nell’ambito dell’art. 71 quater disp. att. c.c., fa anche riferimento ad un accordo che potrà essere raggiunto tra amministratore e la controparte (condòmino o terzo), prima che il mediatore - in caso appunto di mancato accordo - formuli una propria proposta conciliativa.
Ebbene, si ritiene che l’introduzione di questo “doppio binario” debba essere ricondotto nella scelta del legislatore di attribuire maggiore autonomia all’amministratore, con la conseguenza che quest’ultimo non potrà più prendere parte alla mediazione in modo “passivo”, ossia limitandosi a riferire ai condomini quanto proposto dall’altra parte, bensì avrà il potere (e il dovere) di esperire un concreto tentativo di risoluzione della lite, profondendo l’impegno necessario al raggiungimento di un accordo.
Ne consegue, dunque, che tale intesa di massima, ove venisse raggiunta dall’amministratore in sede di mediazione, sarebbe poi rimessa al vaglio dell’assemblea dei condomini non già quale “mera proposta” formulata dalla controparte, ma come vera e propria ipotesi di conciliazione già ritenuta (dall’amministratore) degna di approvazione.
Ben si comprende, quindi, come il nuovo potere di avviare in autonomia la procedura di mediazione non andrà a compromettere, né tantomeno a ridimensionare, il ruolo che è proprio dell’assemblea dei condomini, quale “organo” deliberante dotato dei maggiori poteri decisionali, chiamato ad approvare o rigettare l’accordo di massima, secondo le maggioranze previste dall’articolo 1336, secondo comma, c.c., a mente del quale: “Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio”.
Proprio con riferimento al quorum costitutivo richiesto per l’approvazione dell’accordo raggiunto in mediazione, occorre rilevare che secondo taluni giuristi il fatto che la nuova norma richiami per intero l’art. 1136 c.c. (senza fare specifico riferimento al secondo comma), consentirà all’assemblea di deliberare con il più agevole quorum stabilito dal terzo comma, dell’art. 1136, c.c. il quale stabilisce che: “La deliberazione è valida se approvata dalla maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell'edificio”.
Ove poi l’assemblea dei condomini non dovesse approvare, secondo le suindicate modalità, l’intesa raggiunta dall’amministratore, l’accordo dovrà considerarsi come non concluso.
Qualora invece le parti (amministratore e condomino/terzo) non riuscissero ad addivenire ad un’intesa, neppure di massima, sarà compito del mediatore formulare una proposta conciliativa, la quale dovrà, in ogni caso, essere rimessa al potere decisionale dell’assemblea.

4) Osservazioni conclusive
Alla luce di quanto innanzi, ciò che appare sin da subito evidente è che il legislatore, tramite la legge delega in commento, abbia voluto nuovamente valorizzare le ADR e, in particolare, l’istituto della mediazione, prevedendo specifici e mirati correttivi tesi ad aumentarne l’efficacia deflattiva.
La piena fiducia riposta dal legislatore nella procedura mediativa si evince anche sotto il profilo dell’inquadramento sistematico – normativo.  Ed invero i criteri direttivi enunciati dalla legge delega in materia di mediazione occupano, le “prime posizioni” nell’ambito dell’unico articolo da essa introdotto; ciò quasi a voler riservare una maggiore attenzione in favore della mediazione civile e commerciale giustificata, non a caso, dai più recenti dati  empirico – statistici, che dimostrano come tale strumento rappresenti il più efficiente rimedio di gestione dei conflitti sorti negli edifici condominiali, poiché in grado di preservare  - nella maggior parte dei casi- i rapporti che intercorrono tra i soggetti che animano queste micro – società.  
Questi importanti risultati raggiunti dalla procedura disciplinata dal D. Lgs. n. 28/2010 possono certamente ricondursi alla sua elevata flessibilità, intesa quale capacità di individuare, con il fondamentale ausilio del mediatore – professionista, un ampio novero di soluzioni in grado di soddisfare gli interessi e le esigenze delle parti coinvolte.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Maggio 20 2022
  
14
Maggio
2022

Addio al gratuito patrocinio se non si comunica la variazione di reddito;

Una pronuncia errata quella della Cassazione che lede il diritto di difesa ed il diritto al compenso dell'avvocato;

Sta facendo discutere, l'ordinanza di questi giorni della Cassazione (n. 9727/2022 sotto allegata), perché dimentica la "ratio" dell'istituto e perché non conforme alla previsione normativa.

Afferma sostanzialmente la Corte di Cassazione che "l'omessa comunicazione, anche parziale, delle variazioni reddituali comporta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dalla circostanza che tali variazioni risultino poi non determinative del superamento del limite reddituale comportante l'ammissione". La motivazione è errata e per nulla convincente. La Suprema Corte, giunge infatti a tale decisione considerando in modo errato il presupposto normativo, affermando: "è centrale, d'altronde, il testo dell'art. 112 del d.P.R. n. 115 del 2002, che prevede, alle lett. a) e b), due concorrenti ipotesi di revoca - l'una associata al fatto dell'interessato che, nei termini previsti dall'art. 79, comma 1, lett. d), non provveda a comunicare le eventuali variazioni dei limiti di reddito; e l'altra viceversa correlata al fatto che a seguito della comunicazione prevista dall'articolo 79, comma 1, lettera d), le condizioni di reddito risultino variate in misura tale da escludere l'ammissione". Quindi il cittadino ogni anno "deve", a parere della Corte, comunicare il proprio reddito, poiché per "ratio", sempre a parere della Corte "deve" garantire "dopo l'ammissione interessato al beneficio, l'assolvimento di minimali oneri di cooperazione nei confronti dello Stato". Tale decisione, tuttavia, non tiene conto dell'effettivo dato normativo. Proprio la citata norma - articolo 112 D.P.R. n. 115 del 2002 - afferma chiaramente che "Il magistrato, con decreto motivato, revoca l'ammissione: a) se, nei termini previsti dall'articolo 79, comma 1, lettera d), l'interessato non provvede a comunicare le eventuali variazioni dei limiti di reddito; b) se, a seguito della comunicazione prevista dall'articolo 79, comma 1, lettera d), le condizioni di reddito risultano variate in misura tale da escludere l'ammissione". Poiché, soprattutto in diritto, le parole hanno un peso, il senso logico della citata norma è: se ci sono variazioni vengono comunicate; la mancata comunicazione vuol dire che non ci sono variazioni sostanziali e di conseguenza valgono quelle fatte in precedenz. Il paradosso dell'ordinanza:

Ma un'altra significativa considerazione è, che le norme devono essere interpretate e coordinate tra di loro, non ammettendo interpretazioni di comodo. In effetti, seguendo il ragionamento (errato) dell'ordinanza, si arriva al paradosso: se vengono comunicati dati non veritieri e non vengono superati i limiti, non vi è revoca; invece, se non vengono comunicate le variazioni, vi è la revoca. È evidente la contraddizione e la mancanza di logica giuridica in tale ordinanza, la quale si scontra proprio con la sentenza delle S.U. dalla stessa richiamata, ove statuisce che: "la falsità o l'incompletezza della dichiarazione sostitutiva di certificazione prevista dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 79, comma 1, lett. c) qualora i redditi effettivi non superino il limite di legge, non comporta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato". In pratica aderendo all'errata ordinanza, l'avvocato dopo aver lavorato per anni (senza ricevere un Euro) al momento della liquidazione del compenso professionale si vede rigettare la richiesta. La ratio dell'istituto non è quella di cooperare con lo Stato, bensì la salvaguardia dell'effettività e concretezza del diritto di difesa anche del non abbiente. Al limite, la "mancata cooperazione con lo Stato" potrebbe essere fatta valere a posteriori, in quanto il meccanismo di cui al DPR n. 115/2002 consiste in una anticipazione, da parte dello Stato, della somma liquidata dal giudice al difensore, somma che lo Stato stesso è tenuto a recuperare nei confronti dell'assistito. Più che una interpretazione lineare con quanto previsto dagli articoli 24, 111 Cost. e 6 CEDU, sembra trattarsi di un tentativo maldestro di far prevalere i conti e l'interesse pubblico a scapito del non abbiente, ledendo anche la professionalità del difensore.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Maggio 15 2022
  
13
Maggio
2022

La notifica di comparizione, deve essere inviata alla parte personalmente e non al procuratore costituito, compliato in tutte le sue parti;

Giudice di Pace di Roma del 23.11.2021 n. 24928, giudice Anna Condò

SINTESI: Il Giudice di Pace di Roma con una sentenza articolata ha trattato un tema “spinoso” vale a dire a chi va fatta la comunicazione dell’istanza di mediazione quanto è delegata o c’è un giudizio in corso. È prassi in molti organismi sia per velocizzare che per risparmiare spese inviare la pec al legale. Tuttavia un orientamento giurisprudenziale a cui fa capo questa sentenza, al contrario, afferma che la notifica al procuratore costituito non è prevista dal Dlg.vo 28/2010.
L'istanza di avvio della mediazione deve essere portata a conoscenza della controparte. Non è invece possibile inviare la stessa al solo procuratore costituito in giudizio, come avviene, al contrario, per la notifica degli atti processuali. TUTTO QUESTO X FARE CAPIRE CHE LA MEDIAZIONE è IN MANO ALLE PARTI, NON ALL'AVVOCATO CONSULENTE DIFENSORE CHE AVREBBE IL COMPITO DI FACILITARE LA CONCILIAZIONE, SE COSI NON FOSSE SI SAREBBE GIà IN TRIBUNALE! QUINDI DECIDETE VOI NON L'AVVOCATO!!!
In un caso del genere, quindi, la procedura di mediazione non può considerarsi utilmente avviata e il giudizio deve essere dichiarato improcedibile.
La sentenza si ispira al precedente del Tribunale di Palermo (sentenza n. 3003 del 5 settembre 2019), secondo il quale è da accogliere l'eccezione di improcedibilità della domanda sollevata dal convenuto che abbia lamentato lo scorretto avvio della procedura, proprio perché la domanda di mediazione era stata notificata soltanto al difensore costituito e non anche alla parte personalmente.
Nella stessa ottica si veda Tribunale di Cremona – Giudice Estensore Dott.ssa Tiziana Lucini Paioni - sentenza del 01.07.2021. Qualora all’esito del primo incontro di programmazione la mediazione si concludesse con esito negativo – o le parti non intervengano alla seduta di mediazione disertando l’appuntamento - il mediatore riporterà su verbale, come indicato dalle varie sentenze ed ordinanze, i nomi e i recapiti delle parti contumaci o che non intendano proseguire e dei loro assistiti e i motivi chehanno indotto a disertare l’incontro, se conosciuti, Inoltre, come richiesto dai giudici, il mediatore sarà tenuto ad effettuare la proposta richiesta dall’istante secondo quanto previsto dall’art. 11 del D.lgs. 28/2010 e s.m.i., informando le parti delle conseguenze previste dall’art. 13 del medesimo decreto.
Dal secondo incontro in poi o se le parti intendono continuare il procedimento di mediazione, si applicheranno le indennità visibili sull’istanza di mediazione e sul Regolamento Omci.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Maggio 13 2022
  
12
Maggio
2022

Condominio: disdire il contratto di assicurazione rientra tra i poteri dell'amministratore;

Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma solo sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni. Un condominio Milanese citava in giudizio innanzi al Tribunale la propria compagnia assicurativa. Si opponeva al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano a favore della stessa per il pagamento del premio relativo alla polizza. Nel maggio 2013 le parti stipulavano una polizza con previsione di tacito rinnovo al termine del periodo di validità contrattualmente stabilito (durata annuale). Nel giugno 2018 l'amministratore del Condominio inviava disdetta per la scadenza del contratto al maggio 2019. Nonostante tale disdetta nelle successive date del 29/10/2019 e 27/02/2020 venivano inviati solleciti di pagamento per il premio non pagato. Comunicazioni riscontrate dal Condominio sulla base della asserita disdetta dal contratto avvenuta nel giugno 2018. Quale unico motivo di opposizione il Condominio sostiene di aver inviato, nei tempi e secondo le modalità previste una raccomandata contenente la disdetta dal contratto alla sua naturale scadenza. La compagnia assicurativa contesta sia la tempestività della disdetta, attesa l'assenza di prova in ordine alla sua effettiva consegna, che la legittimazione ad agire dell'amministratore del Condominio ritenendo che il suddetto abbia agito in difetto di espressa delibera assembleare. Per i giudici, l'opposizione è fondata e merita accoglimento. Quanto alla prima contestazione relativa alla mancata ricezione della disdetta si rileva che l'art. 8 del contratto rubricato "Diritto di recesso" prevede che il Contraente e la Società "(…) possano recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni, dandone comunicazione scritta all'altra Parte mediante lettera raccomandata. Dall'accordo tra le parti emerge che la modalità di recesso eletta sia stata "mediante lettera raccomandata". Intendendosi dunque, in assenza di ulteriore specificazione, la raccomandata semplice. Irrilevante è dunque la contestazione di parte opposta circa la necessità di una raccomandata con avviso di ricevimento o ricevuta di ritorno in quanto non prevista contrattualmente. Secondo la giurisprudenza la produzione in giudizio di un telegramma, o di una lettera raccomandata, anche in mancanza dell'avviso di ricevimento, costituisce prova certa della spedizione, attestata dall'ufficio postale attraverso la relativa ricevuta. Dalla quale consegue la presunzione dell'arrivo dell'atto al destinatario o della sua conoscenza, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della suddetta spedizione e sull'ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, onde spetta al destinatario l'onere di dimostrare di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di acquisire la conoscenza dell'atto, come nel caso di irregolarità compiutesi nel procedimento di recapito. Nel caso in esame, il condominio ha prodotto la ricevuta di invio della raccomandata datata 18/06/2018 nonché l'avviso di ricevimento datato 20/06/2018 contenente il numero della raccomandata, il timbro del vettore e la firma dell'incaricato alla distribuzione. Tali documentazioni costituiscono elementi di prova dai quali consegue la presunzione di conoscenza dell'arrivo della raccomandata semplice (senza avviso di ricevimento) da parte dell'assicurazione. Il Tribunale di Milano, con Sentenza n. 3950/2022 pubblicata il 06/05/2022, accoglie l'opposizione del Condominio, revoca il decreto ingiuntivo e condanna la compagnia assicurativa a pagare le spese legali. Evidenzia che la disdetta al contratto di assicurazione è atto certamente rientrante nei poteri dell'amministratore. Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma soltanto sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 12 2022
  

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