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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

05
Ottobre
2021

La mediazione è Molto conveniente anche nel caso di antieconomicità del giudizio e di convenienza fiscale.

Tribunale di Verona – Giudice Estensore Dott. Attilio Burti - ordinanza del 18.03.2021.

SINTESI: Il caso de quo riguarda un’opposizione a decreto ingiuntivo promossa da un acquirente che ha eccepito di avere ricevuto un quantitativo di merce inferiore rispetto a quello indicato in fattura.
Dopo la prima udienza, il Giudice ha ritenuto documentalmente fondata tale eccezione e, quindi, ha accolto la richiesta di concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto sulla minor somma non contestata dall’opponente.
Circa l’effettiva spettanza al venditore dell’ulteriore importo richiesto da quest’ultimo, il Tribunale ha poi ritenuto antieconomico il proseguo del giudizio, tenuto conto della probabile soccombenza reciproca delle parti e della possibile integrale compensazione delle spese di lite.

Per tali ragioni, tenuto altresì conto che il procedimento era ancora in una fase iniziale e che le spese legali erano, quindi, ancora contenute, nonché della convenienza fiscale dovuta all’esenzione dall’imposta di registro per le conciliazioni di valore inferiore ad € 50.000,00, il Giudice ha ritenuto conveniente per le parti conciliare la vertenza e, pertanto, ha onerato la parte attrice in senso sostanziale di introdurre il tentativo obbligatorio di mediazione ex art. 5, comma secondo, D. Lgs. n. 28/2010.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Ottobre 05 2021
  
29
Settembre
2021

L’accordo raggiunto in mediazione dopo l’instaurazione del giudizio comporta la cessazione della materia del contendere e la condanna al pagamento delle spese legali della parte che ha dato causa al processo o lo abbia prolungato nel tempo.

Tribunale di Torino – Giudice Estensore Dott. Andrea De Magistris – sentenza del 26.04.2021

SINTESI: Interessante pronuncia relativa a un procedimento per convalida di sfratto, ove il conduttore ha proposto opposizione e il Giudice ha, quindi, mutato il rito e assegnato termine per esperire il procedimento di mediazione che aveva poi esito positivo.  
Dopo alcuni rinvii volti a verificare il corretto adempimento dell'accordo raggiunto in sede di mediazione, il conduttore eccepiva la cessazione della materia del contendere, a seguito dell’accordo ottenuto in sede di mediazione.
Il Tribunale ha rilevato che fosse agli atti l’accordo conciliativo tra le parti e che il conduttore aveva adempiuto pienamente alle condizioni pattuite.
Inoltre, l’Autorità giudiziaria ha precisato che la mediazione rappresenta una modalità di risoluzione delle controversie alternativa e complementare rispetto al modello giurisdizionale, che incide sui diritti sostanziali e processuali delle parti, precludendo la valutazione delle domande formulate dalle stesse nel giudizio; in altri termini, il raggiungimento dell’accordo comporta, sul piano processuale, l’implicita rinuncia alle domande formulate in giudizio, con conseguente necessità di dichiarare cessata la materia del contendere.
Relativamente alle spese di lite, il Giudice ha ritenuto inapplicabile il principio della cd. "soccombenza virtuale” poiché l'accordo tra le parti è intervenuto in un momento successivo all' instaurazione del giudizio ma prima di espletare l'istruttoria, non risultando, quindi, possibile stabilire quale parte sarebbe risultata soccombente in assenza di accordo.  
Il Tribunale ha, quindi, ritenuto opportuno fare riferimento al differente criterio della causalità secondo il quale le spese vanno poste a carico della parte che ha dato causa al processo o alla sua prosecuzione, ai sensi e per gli effetti di cui all' art. 91 c.p.c., e dunque, nel caso de quo, alla parte convenuta.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 29 2021
  
28
Settembre
2021

Rifiutarsi di aderire ad una disputa in mediazione può comportare una sanzione pecuniaria immediata.

Tribunale di Perugia, provvedimento del 04.05.2021.

SINTESI: Il Giudice ha rilevato il rifiuto della parte convenuta di discutere la vertenza in sede di mediazione, nonostante si trattasse di una vertenza soggetta a mediazione obbligatoria.

Secondo l’Autorità Giudiziaria il comportamento della parte convenuta corrisponde, di fatto, alla mancata partecipazione al procedimento di mediazione, poiché impedisce che si realizzi lo scopo dell’istituto.
Per tale ragione, ai sensi dell’art. 8 comma 5 del D.L. n. 28/2010, il Tribunale di Perugia ha immediatamente condannato il convenuto al pagamento dell'importo pari al contributo unificato versato per il giudizio da versare in favore della Cassa delle Ammende, riservandosi di valutare poi la condotta dalla parte convenuta anche in virtù dell’art. 116 c.p.c. e, quindi, desumendone quindi argomenti di prova nel giudizio, e dell’art. 96 c.p.c. e, quindi, applicando la sanzione del risarcimento del danno per responsabilità aggravata.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Settembre 28 2021
  
24
Settembre
2021

New Pubbliche Amministrazioni;

Con  l'entrata in vigore della Mediazione Civile e Commerciale obbligatoria o demandata dal Giudice anche alle pubbliche Amministrazione Con la Riforma della Giustizia Civile e Commerciale Cartabia, Vi informiamo, che il nostro Ente Formativo è pronto ad eseguire corsi da 18 ore come mediatore civile e commerciale art. 16, comma 2 lettera G, D.M. 180/10 s.m.i. (non professionista in quanto ci vanno 50 ore), ma in grado di esercitare Lui la Mediazione con attestato Finale da Mediatore Base. Per info Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Settembre 25 2021
  
22
Settembre
2021

E’ sempre compito dell’amministratore chiedere il rinvio del primo incontro, se non è in possesso dell’autorizzazione assembleare.

Tribunale Venezia – Giudice Estensore Dott.ssa Giulia Paolini - sentenza n. 1416 del 07.07.2021

SINTESI: Il caso in esame riguarda l’impugnazione di una delibera condominiale.
La procedura di mediazione aveva avuto esito negativo poiché l’amministratore condominiale non era in possesso della delibera condominiale che ne autorizzava la partecipazione e non aveva richiesto il rinvio del primo incontro di mediazione.
A tal riguardo, il legale del Condominio aveva eccepito che la mancata partecipazione alla procedura di mediazione da parte del Condominio sarebbe stata ascrivibile all’Organismo, che non avrebbe posto in essere quanto statuito dagli artt. 8 del D. Lgs. n. 28/2010 e. 71 quater disp. att. c.c., secondo i quali è legittimato a partecipare alla mediazione l'amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all'art. 1135, secondo comma, c.c., ma nel caso in cui i termini di comparizione davanti al mediatore non consentano di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone la proroga della prima comparizione.
Sul punto, il Tribunale di Venezia si è espresso, rilevando la bontà di quanto eccepito dal Condominio, ma sottolineando nel contempo che era onere di quest’ultimo chiedere la proroga del primo incontro di mediazione, tanto è vero che è proprio l’art. 71 quater, comma 4, disp. att. c.c., a citare espressamente “Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione”.
Dalla documentazione prodotta in giudizio dal Condominio, emergeva che l'Organismo di mediazione lo aveva invitato ad aderire alla procedura, chiedendo all’amministratore condominiale di voler convocare l'assemblea con urgenza e di fornire riscontro nel più breve tempo possibile. Il Condominio rimaneva inertee l’Organismo fissava il primo incontro a distanza di oltre un mese dalla missiva.
Per tale ragione, il Tribunale ha ritenuto che ricadesse in capo al Condominio l'onere di attivarsi per ottenere la proroga, mentre invece quest'ultimo non ha fatto pervenire alcuna risposta all'Organismo di mediazione, né tantomeno alcuna nota giustificativa.
Atteso quanto sopra esposto, l’Autorità Giudiziaria, ha dichiarato cessata la materia del contendere (poiché nelle more del giudizio, il Condominio aveva depositato il verbale di assemblea condominiale che annullava la delibera impugnata), ma ha condannato in ogni caso il Condominio sia a corrispondere alla controparte delle spese legali, sia a versare all'Erario una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, stante l'ingiustificata mancata partecipazione al procedimento di mediazione cui era stato regolarmente invitato e, quindi, in virtù dell'art. 8, comma 4 bis, D. L.vo n. 28/2010.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 22 2021
  
20
Settembre
2021

Nell’opposizione a decreto ingiuntivo, se nessuna delle due parti avvia la procedura di mediazione, la domanda viene dichiarata improcedibile per mancato espletamento del procedimento di mediazione e il decreto ingiuntivo viene revocato.

Cassazione Civile, Sez. VI, Ordinanza n. 8015 del 22.03.2021.

SINTESI:  Il caso in esame riguarda un’opposizione a decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Vasto in favore dell’Istituto di Credito.
Il Giudice di prime cure si era pronunciato sulla provvisoria esecuzione e successivamente aveva concesso il termine per l’attivazione della procedura di mediazione.
Nessuna delle due parti provvedeva ad avviare la mediazione e, pertanto, il Tribunale dichiarava improcedibile l'opposizione, sottolineando che tale onera incombeva sugli ingiunti opponenti e che costoro non lo avevano assolto.
Questi ultimi proponevano appello, rilevando di essere stati erroneamente individuati come soggetti onerati della procedura di mediazione, ma la Corte di secondo grado confermava la decisione del primo giudice, ribadendo che l'onere incombeva proprio agli opponenti.
Questi ultimi sono, pertanto, ricorsi in Cassazione, rilevando che, ai sensi della L. 28/2010, l'onere di iniziare la procedura sorge solo dopo la pronuncia sulla provvisoria esecuzione e, pertanto, è interesse di chi agisce in giudizio (attore sostanziale) quello di avviare la procedura.
In merito, la Corte di Cassazione ha rilevato quanto segue:

  • nessuna delle due parti ha provveduto ad attivare la procedura di mediazione e, pertanto, è stata correttamente pronunciata l'improcedibilità;
  • dopo la proposizione del ricorso, è stata pubblicata il provvedimento n. 19596 del 2020 a Sezioni Unite della Suprema Corte, secondo la quale è onere dell’opposto attivarsi per promuovere la mediazione spetta all'opposto, con la conseguenza che il decreto ingiuntivo è revocato (al contrario, se l’onere fosse gravato sull’opponente, l'ingiunzione sarebbe divenuta irrevocabile);
  • la pronuncia di improcedibilità conseguente al mancato avvio della procedura di mediazione non rende la decisione della corte difforme dal diritto e dunque non rileva ai fini dell'accoglimento del ricorso.

Atteso quanto sopra esposto, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo conforme a diritto la decisione di dichiarare improcedibile, non potendo decidere altrimenti in caso di inerzia di entrambe le parti nell'attivazione della procedura di mediazione.
Infine, la Corte di Cassazione ha, però, disposto la correzione della motivazione della decisione impugnata nel senso che l'onere di attivare la mediazione compete all'opposto anziché, come ritenuto dai giudici di merito, all'opponente, con la conseguenza che alla pronuncia di improcedibilità consegue la revoca del decreto ingiuntivo.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 20 2021
  
10
Settembre
2021

Approvati dalla Commissione Giustizia i principi delega per il rafforzamento della mediazione e l’aumento degli incentivi fiscali;

Nell’ambito della tanto attesa riforma della giustizia civile, la Commissione giustizia del Senato nelle sedute dell’8 e del 9 settembre 2021, recependo i lavori della Commissione Luiso e diversi emendamenti del Governo dei senatori, ha approvato l’articolo 2 denominato “Strumenti di risoluzione alternativa della controversie”. Tutti i principi delega sono volti al rafforzamento del ricorso alla mediazione con un notevole aumento degli incentivi fiscali a favore delle parti e degli avvocati.

Un emendamento del governo alla riforma del processo civile approvato dalla Commissione Giustizia del Senato insieme ad altre misure che mirano a favorire i riti alternativi
stabilisce che la legge delega debba "riordinare e semplificare la disciplina degli incentivi fiscali delle procedure stragiudiziali di risoluzione delle controversie", come mediazione, negoziazione assistita e arbitrato, prevedendo tra le altre cose "l'incremento della misura dell'esenzione dall'imposta di registro, il riconoscimento di un credito d'imposta commisurato al compenso dell'avvocato che assiste la parte nella procedura di mediazione, nei limiti previsti dai parametri professionali; l'ulteriore riconoscimento di un credito d'imposta commisurato al contributo unificato versato dalle parti nel giudizio che risulti estinto a seguito della conclusione dell'accordo di mediazione; l'estensione del patrocinio a spese dello Stato alle procedure di mediazione e di negoziazione assistita; la previsione di un credito di imposta in favore degli organismi di mediazione commisurato all'indennità non esigibile dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; la riforma delle spese di avvio della procedura di mediazione e delle indennità spettanti agli organismi di mediazione".
La Commissione Giustizia del Senato ha concluso l'esame e le votazioni degli emendamenti alla riforma del processo civile, la più importante delle riforma della giustizia per ciò che attiene alle condizioni poste dalla Ue per avere i fondi del Pnrr.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Settembre 12 2021
  
09
Settembre
2021

Il Tribunale di Bologna chiarisce la portata dell’art. 5 comma 1 bis D. Lgs 28/2010, ai fini dell’assolvimento della condizione di procedibilità;

Tribunale. Bologna, n.1833/2021 del 28.07.2021

ALTRA ESEMPLARE PRONUNCIA DEI GIUDICI PER CHI NON SI PRESENTA IN MEDIAZIONE O NON CONTINUA LA STESSA, I GIUDICI SONO STUFI GIUSTAMENTE;

Sintesi: Con una recentissima pronuncia il Tribunale di Bologna aggiunge un importante tassello nell’ondivaga interpretazione dell’art. 5 co. 1 bis del D. Lgs. 28/2010 e lo fa inserendosi nella corrente giurisprudenziale che via via si sta affermando come prioritaria, sostenendo senza mezzi termini la necessità dell’effettivo avvio della mediazione, perché la condizione di procedibilità possa dirsi soddisfatta.
La fattispecie esaminata dal Giudice bolognese concerne l’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il mancato incasso del residuo capitale di € 27.338,32, oltre interessi e spese liquidate, nei confronti di un soggetto cui aveva concesso un finanziamento.
Nell’atto di citazione, tra i vari motivi di opposizione, l’opponente eccepiva il mancato esperimento del tentativo di mediazione obbligatoria.
Il contraddittorio si radicava correttamente con la costituzione della banca, che svolgeva delle vigorose difese nel merito, contrastando le tesi avversarie.
Il giudice, concessa la provvisoria esecuzione del decreto, fissava dunque i termini per l’esperimento del procedimento di mediazione, che si concludeva negativamente.
Alla ripresa del processo la parte opponente contestava la ritualità del procedimento di mediazione, invocando conseguentemente la revoca del decreto opposto, per due ordini di motivi:

  1. perché la mediazione era stata avviata da essa opponente e non già dall’opposta, in contrasto con il principio sancito dalle Sezioni Unite;
  2. per la mancata partecipazione personale della parte, che si era fatta sostituire dal proprio difensore.

Il Giudice riservava la decisione all’esito della causa, che veniva compiutamente istruita, anche con l’esperimento di una CTU.
La sentenza pronunziata a definizione della causa riveste particolare interesse per il rilievo pratico di entrambi i profili di doglianza sollevati dall’opponente e per le conseguenze giuridiche che dalla loro soluzione scaturiscono.
Il Tribunale di Bologna, infatti, dapprima chiarisce che la nota sentenza delle SS.UU. n. 19596 del 18.9.2020, che onera l’opposto dell’avvio del procedimento di mediazione, sanzionandone l’inerzia con la revoca del decreto ingiuntivo, trova applicazione esclusivamente nel caso in cui la mediazione non venga avviata (o venga avviata tardivamente rispetto ai termini concessi) e non già qualora venga comunque instaurata, ancorché dalla parte non in tal senso gravata.
Il principio enucleato dalle SS.UU., dunque, soccorre nel caso in cui, a fronte del mancato avvio della mediazione, il Giudice debba individuare il responsabile sul quale far ricadere la conseguenza dell’improcedibilità che, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, nell’incertezza regnante prima della pronunzia del 2019, comportava, a seconda dell’orientamento del Giudice, o la conferma del decreto ingiuntivo e il rigetto dell’opposizione, ovvero la revoca del decreto ingiuntivo, come poi definitivamente stabilito con l’individuazione dell’opposto quale parte onerata.
Il principio non trova applicazione, al contrario, nel caso in cui la mediazione venga avviata, anche se ad opera dell’opponente.
La seconda questione preliminare sollevata dall’opponente, relativa all’irritualità della partecipazione del difensore in luogo della parte è stata risolta dal Tribunale bolognese sulla scia dell’ormai noto arresto Cass. n. 18068/2019: esaminata la procura notarile rilasciata dalla parte al difensore e rilevatane la portata sostanziale, ha infatti affermato che quest’ultimo fosse correttamente dotato di ogni potere per condurre la mediazione ed eventualmente concludere l’accordo e, pertanto, in grado di sostituire efficacemente la propria assistita.
Al contrario, e in questo sta la valenza della sentenza in esame, poiché dal verbale di mediazione emergeva che il difensore della parte opposta aveva rifiutato di avviare la mediazione e di superare così il primo incontro informativo per entrare nel vivo del procedimento, il Giudice Bolognese ha ritenuto non soddisfatta la condizione di procedibilità, chiarendo che per “primo incontro”, ai sensi dell’art. 5, co. 1 bis del D. Lgs. 28/2010 deve intendersi non già quello preposto dal legislatore a soli fini informativi, bensì il primo incontro di mediazione vera e propria, che, pertanto, deve necessariamente venire avviata.
E’ dunque indispensabile che le parti si adoperino davvero, con serietà e partecipazione e con l’aiuto del mediatore, per giungere ad una soluzione conciliativa della lite, affrontando concretamente il merito della lite.
Solo nel caso in cui l’accordo non venga raggiunto nonostante l’esperimento di un serio e reale tentativo di mediazione, la condizione di procedibilità può considerarsi positivamente avverata.
Conseguenza diretta della avventata decisione della parte opposta di non impegnarsi nella mediazione è stata la declaratoria di improcedibilità della domanda e la revoca del decreto ingiuntivo.
Stante l’esistenza di orientamenti difformi, sono state compensate le spese.
Il pregio della sentenza in commento è la chiarezza, sino ad oggi invero mancata, con la quale si afferma che il D. Lgs. 28/2010, nelle materie per le quali la mediazione è prevista quale condizione di procedibilità, richiede l’effettivo esperimento della mediazione e non già la mera partecipazione al primo incontro informativo.
Sono infatti note numerose sentenze (molte di esse citate nella parte motiva) che si sono espresse nel medesimo senso, ma tutte hanno ad oggetto mediazioni delegate dal giudice, ai sensi dell’art. 5, co. 2 D. Lgs. 28/2010.
Pur dovendosi rilevare come il legislatore non abbia inteso differenziare in alcun modo la mediazione c.d. obbligatoriada quella demandata dal giudice, sì che le due ipotesi possono essere del tutto sovrapposte, soprattutto in quanto la sanzione che consegue dal mancato esperimento di entrambe è l’improcedibilità della domanda, resta il fatto che le sentenze che comminano detta sanzione, come si è accennato, riguardano tutte mediazioni delegate dal giudice, in primo grado o in appello, il che rende particolarmente interessante la sentenza in commento.
E’ d’uopo sottolineare che il risultato cui perviene il Giudice bolognese trova chiaro fondamento nella lettera del decreto 28/2010, poiché come già efficacemente osservato dal Tribunale di Firenze nell’ordinanza in data 17 marzo 2014: “... le procedure di mediazione ex art. 5, comma 1-bis (ex lege) e comma 2 (su disposizione del giudice) del d.lgs. 28/10 (e succ. mod.), sono da ritenersi ambedue di esperimento obbligatorio, essendo addirittura previste a pena di improcedibilità dell’azione; che difatti, per espressa volontà del legislatore, il mediatore nel primo incontro chiede alle parti di esprimersi sulla “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, vale a dire sulla eventuale sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della medesima e non sulla volontà delle parti, dal momento che in tale ultimo caso si tratterebbe, nella sostanza, non di mediazione obbligatoria bensì facoltativa e rimessa alla mera volontà delle parti medesime con evidente, conseguente e sostanziale interpretatio abrogans del complessivo dettato normativo e assoluta dispersione della sua finalità esplicitamente deflattiva”.
Non solo.
L’art. 5, comma 5 bis, afferma che la condizione di procedibilità si ha per assolta nel caso di “primo incontro concluso senza l’accordo”. La lettera della legge induce dunque a ritenere che per “primo incontro” si intenda il primo incontro successivo all’avvio della mediazione, giacché non avrebbe senso parlare di “mancato accordo” con riferimento all’incontro informativo, la cui funzione non è quella di ricercare l’accordo, ma di informare le parti e raccogliere la loro volontà in merito all’instaurazione della mediazione vera e propria. L’auspicio è dunque che, grazie a pronunce come questa, la mediazione cominci a riscuotere il rispetto e la positiva considerazione che merita, quale eccezionale strumento a disposizione delle parti per risolvere serenamente e velocemente una lite (ed evitare, come nel caso di specie, due anni di causa, un imponente lavoro da parte dei difensori, del Tribunale e del CTU, ingenti spese per le parti e un esito a dir poco disastroso).

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Settembre 09 2021
  
06
Settembre
2021

L’inadempimento di obbligazioni contrattuali connesso all’emergenza Covid-19 è materia soggetta alla mediazione obbligatoria, a pena di improcedibilità della domanda giudiziale, e può essere risolta con l’applicazione del principio di buona fede;

Tribunale di Lecce, Giudice Dott. Italo Mirko De Pasquale, ordinanza del 24.06.2021

Sintesi: Le controversie aventi a oggetto l’inadempimento di un’obbligazione contrattuale connesso all’emergenza epidemiologica da coronavirus sono assoggettate al procedimento di mediazione obbligatoria ex D. L. n. 6/2020, come modificato dal D. L. 28/2020, a pena di improcedibilità della domanda giudiziale
Il caso di specie riguarda proprio il mancato ottemperamento dell’obbligo di corresponsione dei canoni di locazione nel periodo di emergenza sanitaria e di chiusura di molte attività a seguito delle disposizioni ministeriali. 
La conduttrice promuoveva un giudizio ordinario e nel contempo un ricorso d’urgenza, al fine di ottenere la riduzione e/o la sospensione dei canoni di locazione contrattualmente pattuiti, in considerazione della crisi economica e della chiusura dell’attività causata dalla pandemia da Covid 19.
La locatrice resistente eccepiva la violazione dei canoni di buona fede e pretendeva l’adempimento dell’obbligazione. 
In sede di mediazione, la locatrice rifiutava di addivenire ad una soluzione bonaria della vertenza.
Per tale ragione, il giudizio proseguiva e il Giudice rilevava quanto segue: 
- il presupposto delle locazioni commerciale era l’utilizzo dell’immobile per l’effettivo svolgimento di attività produttiva;
- il contratto non contemplava alcuna clausola di rinegoziazione;
- i contratti a lungo termine devono essere rispettati ed applicati dai contraenti finché rimangono intatte le condizioni ed i presupposti di cui essi hanno tenuto conto al momento della stipula del negozio;
- qualora, invece, si verifichi una sopravvenienza tale per cui una parte riceverebbe uno svantaggio dal protrarsi della esecuzione del contratto alle stesse condizioni pattuite inizialmente, deve essere garantita la possibilità di rinegoziazione contrattuale, in base al dovere generale di buona fede oggettiva (o correttezza) nella fase esecutiva del contratto art. 1375 c.c.;
la buona fede può integrare le condizioni contrattuali nei casi in cui si verifichino dei fattori sopravvenuti ed imprevedibili non presi in considerazione dalle parti al momento della stipulazione del rapporto, che sospingano lo squilibrio negoziale oltre l’alea normale del contratto;
la pandemia da Covid 19 costituisce tale sopravvenienza.
Atteso quanto sopra esposto, il Giudice del Tribunale di Lecce ha disposto la riduzione del canone di locazione secondo percentuali differenziate nei diversi semestri e secondo la gravità della crisi economica e le disposizioni di chiusura delle attività in essere.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 06 2021
  
01
Settembre
2021

Licenziamenti giustificato motivo oggettivo: nuovo modello per la conciliazione;

Sblocco dei licenziamenti: nuovo modulo INL per il tentativo obbligatorio di conciliazione in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Con la nota n. 5186/2021 (sotto allegata) l'Ispettorato nazionale del Lavoro ha fornito importanti chiarimenti sulla normativa emergenziale che ha disposto il blocco dei licenziamenti.

La nota contiene però anche un'utilissima tabella riepilogativa che, dopo aver riportato il riferimento normativo, i soggetti beneficiari degli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa emergenziale, il tipo, la durata e la scadenza dell'ammortizzatore stesso, riporta nell'ultima casella la data di scadenza del divieto di licenziamento. Emerge di conseguenza anche da data a decorrere dalla quale i datori di lavoro possono riattivare le procedure di licenziamento dei propri dipendenti, che per alcuni è già partita dal 1° luglio 2021, mentre per altri partirà il 1° novembre 2021 o il 1° gennaio 2022.

Il nuovo modulo per la conciliazione

Il periodo di emergenza Covid e la normativa emergenziale che ha previsto il blocco dei licenziamenti, ha prodotto come conseguenza anche l'adozione di un nuovo modello, ossia del modulo INL 20/bis necessario per avviare la procedura di conciliazione (in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo), così come contemplata e disciplinata dall'art. 7 della Legge n. 604/1966 che contiene le norme sui licenziamenti individuali e l'art 410 c.p.c come modificato dalla legge n. 183/2010. Fonte: (www.StudioCataldi.it)

 



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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 01 2021
  

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