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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

14
Maggio
2022

Addio al gratuito patrocinio se non si comunica la variazione di reddito;

Una pronuncia errata quella della Cassazione che lede il diritto di difesa ed il diritto al compenso dell'avvocato;

Sta facendo discutere, l'ordinanza di questi giorni della Cassazione (n. 9727/2022 sotto allegata), perché dimentica la "ratio" dell'istituto e perché non conforme alla previsione normativa.

Afferma sostanzialmente la Corte di Cassazione che "l'omessa comunicazione, anche parziale, delle variazioni reddituali comporta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dalla circostanza che tali variazioni risultino poi non determinative del superamento del limite reddituale comportante l'ammissione". La motivazione è errata e per nulla convincente. La Suprema Corte, giunge infatti a tale decisione considerando in modo errato il presupposto normativo, affermando: "è centrale, d'altronde, il testo dell'art. 112 del d.P.R. n. 115 del 2002, che prevede, alle lett. a) e b), due concorrenti ipotesi di revoca - l'una associata al fatto dell'interessato che, nei termini previsti dall'art. 79, comma 1, lett. d), non provveda a comunicare le eventuali variazioni dei limiti di reddito; e l'altra viceversa correlata al fatto che a seguito della comunicazione prevista dall'articolo 79, comma 1, lettera d), le condizioni di reddito risultino variate in misura tale da escludere l'ammissione". Quindi il cittadino ogni anno "deve", a parere della Corte, comunicare il proprio reddito, poiché per "ratio", sempre a parere della Corte "deve" garantire "dopo l'ammissione interessato al beneficio, l'assolvimento di minimali oneri di cooperazione nei confronti dello Stato". Tale decisione, tuttavia, non tiene conto dell'effettivo dato normativo. Proprio la citata norma - articolo 112 D.P.R. n. 115 del 2002 - afferma chiaramente che "Il magistrato, con decreto motivato, revoca l'ammissione: a) se, nei termini previsti dall'articolo 79, comma 1, lettera d), l'interessato non provvede a comunicare le eventuali variazioni dei limiti di reddito; b) se, a seguito della comunicazione prevista dall'articolo 79, comma 1, lettera d), le condizioni di reddito risultano variate in misura tale da escludere l'ammissione". Poiché, soprattutto in diritto, le parole hanno un peso, il senso logico della citata norma è: se ci sono variazioni vengono comunicate; la mancata comunicazione vuol dire che non ci sono variazioni sostanziali e di conseguenza valgono quelle fatte in precedenz. Il paradosso dell'ordinanza:

Ma un'altra significativa considerazione è, che le norme devono essere interpretate e coordinate tra di loro, non ammettendo interpretazioni di comodo. In effetti, seguendo il ragionamento (errato) dell'ordinanza, si arriva al paradosso: se vengono comunicati dati non veritieri e non vengono superati i limiti, non vi è revoca; invece, se non vengono comunicate le variazioni, vi è la revoca. È evidente la contraddizione e la mancanza di logica giuridica in tale ordinanza, la quale si scontra proprio con la sentenza delle S.U. dalla stessa richiamata, ove statuisce che: "la falsità o l'incompletezza della dichiarazione sostitutiva di certificazione prevista dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 79, comma 1, lett. c) qualora i redditi effettivi non superino il limite di legge, non comporta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato". In pratica aderendo all'errata ordinanza, l'avvocato dopo aver lavorato per anni (senza ricevere un Euro) al momento della liquidazione del compenso professionale si vede rigettare la richiesta. La ratio dell'istituto non è quella di cooperare con lo Stato, bensì la salvaguardia dell'effettività e concretezza del diritto di difesa anche del non abbiente. Al limite, la "mancata cooperazione con lo Stato" potrebbe essere fatta valere a posteriori, in quanto il meccanismo di cui al DPR n. 115/2002 consiste in una anticipazione, da parte dello Stato, della somma liquidata dal giudice al difensore, somma che lo Stato stesso è tenuto a recuperare nei confronti dell'assistito. Più che una interpretazione lineare con quanto previsto dagli articoli 24, 111 Cost. e 6 CEDU, sembra trattarsi di un tentativo maldestro di far prevalere i conti e l'interesse pubblico a scapito del non abbiente, ledendo anche la professionalità del difensore.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Maggio 15 2022
  
13
Maggio
2022

La notifica di comparizione, deve essere inviata alla parte personalmente e non al procuratore costituito, compliato in tutte le sue parti;

Giudice di Pace di Roma del 23.11.2021 n. 24928, giudice Anna Condò

SINTESI: Il Giudice di Pace di Roma con una sentenza articolata ha trattato un tema “spinoso” vale a dire a chi va fatta la comunicazione dell’istanza di mediazione quanto è delegata o c’è un giudizio in corso. È prassi in molti organismi sia per velocizzare che per risparmiare spese inviare la pec al legale. Tuttavia un orientamento giurisprudenziale a cui fa capo questa sentenza, al contrario, afferma che la notifica al procuratore costituito non è prevista dal Dlg.vo 28/2010.
L'istanza di avvio della mediazione deve essere portata a conoscenza della controparte. Non è invece possibile inviare la stessa al solo procuratore costituito in giudizio, come avviene, al contrario, per la notifica degli atti processuali. TUTTO QUESTO X FARE CAPIRE CHE LA MEDIAZIONE è IN MANO ALLE PARTI, NON ALL'AVVOCATO CONSULENTE DIFENSORE CHE AVREBBE IL COMPITO DI FACILITARE LA CONCILIAZIONE, SE COSI NON FOSSE SI SAREBBE GIà IN TRIBUNALE! QUINDI DECIDETE VOI NON L'AVVOCATO!!!
In un caso del genere, quindi, la procedura di mediazione non può considerarsi utilmente avviata e il giudizio deve essere dichiarato improcedibile.
La sentenza si ispira al precedente del Tribunale di Palermo (sentenza n. 3003 del 5 settembre 2019), secondo il quale è da accogliere l'eccezione di improcedibilità della domanda sollevata dal convenuto che abbia lamentato lo scorretto avvio della procedura, proprio perché la domanda di mediazione era stata notificata soltanto al difensore costituito e non anche alla parte personalmente.
Nella stessa ottica si veda Tribunale di Cremona – Giudice Estensore Dott.ssa Tiziana Lucini Paioni - sentenza del 01.07.2021. Qualora all’esito del primo incontro di programmazione la mediazione si concludesse con esito negativo – o le parti non intervengano alla seduta di mediazione disertando l’appuntamento - il mediatore riporterà su verbale, come indicato dalle varie sentenze ed ordinanze, i nomi e i recapiti delle parti contumaci o che non intendano proseguire e dei loro assistiti e i motivi chehanno indotto a disertare l’incontro, se conosciuti, Inoltre, come richiesto dai giudici, il mediatore sarà tenuto ad effettuare la proposta richiesta dall’istante secondo quanto previsto dall’art. 11 del D.lgs. 28/2010 e s.m.i., informando le parti delle conseguenze previste dall’art. 13 del medesimo decreto.
Dal secondo incontro in poi o se le parti intendono continuare il procedimento di mediazione, si applicheranno le indennità visibili sull’istanza di mediazione e sul Regolamento Omci.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Maggio 13 2022
  
12
Maggio
2022

Condominio: disdire il contratto di assicurazione rientra tra i poteri dell'amministratore;

Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma solo sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni. Un condominio Milanese citava in giudizio innanzi al Tribunale la propria compagnia assicurativa. Si opponeva al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano a favore della stessa per il pagamento del premio relativo alla polizza. Nel maggio 2013 le parti stipulavano una polizza con previsione di tacito rinnovo al termine del periodo di validità contrattualmente stabilito (durata annuale). Nel giugno 2018 l'amministratore del Condominio inviava disdetta per la scadenza del contratto al maggio 2019. Nonostante tale disdetta nelle successive date del 29/10/2019 e 27/02/2020 venivano inviati solleciti di pagamento per il premio non pagato. Comunicazioni riscontrate dal Condominio sulla base della asserita disdetta dal contratto avvenuta nel giugno 2018. Quale unico motivo di opposizione il Condominio sostiene di aver inviato, nei tempi e secondo le modalità previste una raccomandata contenente la disdetta dal contratto alla sua naturale scadenza. La compagnia assicurativa contesta sia la tempestività della disdetta, attesa l'assenza di prova in ordine alla sua effettiva consegna, che la legittimazione ad agire dell'amministratore del Condominio ritenendo che il suddetto abbia agito in difetto di espressa delibera assembleare. Per i giudici, l'opposizione è fondata e merita accoglimento. Quanto alla prima contestazione relativa alla mancata ricezione della disdetta si rileva che l'art. 8 del contratto rubricato "Diritto di recesso" prevede che il Contraente e la Società "(…) possano recedere dal contratto con preavviso di 30 giorni, dandone comunicazione scritta all'altra Parte mediante lettera raccomandata. Dall'accordo tra le parti emerge che la modalità di recesso eletta sia stata "mediante lettera raccomandata". Intendendosi dunque, in assenza di ulteriore specificazione, la raccomandata semplice. Irrilevante è dunque la contestazione di parte opposta circa la necessità di una raccomandata con avviso di ricevimento o ricevuta di ritorno in quanto non prevista contrattualmente. Secondo la giurisprudenza la produzione in giudizio di un telegramma, o di una lettera raccomandata, anche in mancanza dell'avviso di ricevimento, costituisce prova certa della spedizione, attestata dall'ufficio postale attraverso la relativa ricevuta. Dalla quale consegue la presunzione dell'arrivo dell'atto al destinatario o della sua conoscenza, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della suddetta spedizione e sull'ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, onde spetta al destinatario l'onere di dimostrare di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di acquisire la conoscenza dell'atto, come nel caso di irregolarità compiutesi nel procedimento di recapito. Nel caso in esame, il condominio ha prodotto la ricevuta di invio della raccomandata datata 18/06/2018 nonché l'avviso di ricevimento datato 20/06/2018 contenente il numero della raccomandata, il timbro del vettore e la firma dell'incaricato alla distribuzione. Tali documentazioni costituiscono elementi di prova dai quali consegue la presunzione di conoscenza dell'arrivo della raccomandata semplice (senza avviso di ricevimento) da parte dell'assicurazione. Il Tribunale di Milano, con Sentenza n. 3950/2022 pubblicata il 06/05/2022, accoglie l'opposizione del Condominio, revoca il decreto ingiuntivo e condanna la compagnia assicurativa a pagare le spese legali. Evidenzia che la disdetta al contratto di assicurazione è atto certamente rientrante nei poteri dell'amministratore. Non incide sulla validità o anticipata risoluzione del rapporto, ma soltanto sulla necessità che il contratto non venga tacitamente rinnovato alle medesime condizioni.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 12 2022
  
11
Maggio
2022

Rapporto Censis sull'Avvocatura 2022 di Cassa Forense: il 32,8% degli avvocati sta prendendo in considerazione l’idea di abbandonare la professione;

Il reddito medio annuo di un avvocato ha subito una riduzione di 6 punti percentuali, collocandosi su una soglia di poco inferiore ai 38.000 euro.

Secondo quanto emerge dal Rapporto 2022 di Cassa Forense, sono tempi duri, soprattutto per gli avvocati donne. La distanza fra il reddito medio di una donna avvocato e quella di un collega uomo è tale che occorre sommare il reddito di due donne per raggiungere quasi il livello medio percepito da un uomo: 23.576 euro contro i quasi 51mila.
Cala il numero degli avvocati italiani, con un saldo finale fra iscrizioni e cancellazioni che per la prima volta risulta negativo per 1.604 unità. Il 28,4% dei rispondenti ha definito molto critica la situazione, con scarsità di lavoro e caratterizzata da un generale senso di incertezza.
In questo quadro triste va tuttavia rilevato che l’avvocatura ravvisa nelle modalità alternative di risoluzione delle controversie (cd ADR) un’opportunità di crescita della professione.
Il 45,3% del campione afferma che, nel corso dell’ultimo anno, ha utilizzato gli strumenti dell’Alternative Dispute Resolution così come emerge. La mediazione (92,5% dei casi) è lo strumento preferito, seguita dalla negoziazione assistita in ambito non familiare (51,0%) e dalla negoziazione assistita alle famiglie (29,2%). Gli avvocati 25,2% li considera strumenti efficaci per ridurre i tempi dei processi mentre il 35,4% li considera un un costo ulteriore.
La domanda di procedure di giustizia alternativa viene considerata in crescita. In particolare le aziende vi ricorrono non solo nel tradizionale settore giuslavoristico ma anche per affrontare casi di contenziosi in materia contrattualistica, finanziaria, per il recupero di crediti insoluti o richieste di risarcimento danni.

https://www.cfnews.it/info-cassa/il-rapporto-censis-2022-e-i-numeri-dell-avvocatura/

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Maggio 11 2022
  
09
Maggio
2022

Cina, intelligenza artificiale e amministrazione della giustizia;

Sviluppo tecnologico con Robot ingegnieri, infermieri, ecc. , Algoritmi e amministrazione della giustizia in Cina, una breve ricostruzione a partire dal caso dei c.d. ''giudici-robot''.

Ha recentemente destato un certo clamore la notizia del presunto utilizzo, in Cina, di quello che è stato definito “giudice-robot”, un software che sembrerebbe in grado di svolgere la funzione del magistrato. La notizia ha destato un certo clamore ed è stata riportata da numerose testate giornalistiche, in alcuni casi paventando l’avvento di un futuro orwelliano. Al di là dei toni sensazionalistici, il caso, che senz’altro pone significative riflessioni, merita, seppur per sommi capi, una più accurata analisi, ricostruzione e contestualizzazione, che rappresenta l’obiettivo del presente articolo. Il caso del “giudice-robot”:

Nel dicembre 2021, numerose testate giornalistiche in vari Paesi hanno riportato la notizia dell’utilizzo, nella procura di Shangai Pudong, di un software in grado di analizzare migliaia di pronunce giudiziarie per offrire una soluzione al caso da risolvere ad esso sottoposto. Il software in questione è stato elaborato dai ricercatori della Chinese Accademy of Science, ed è in grado di attingere da un archivio di circa 17mila casi, risalenti al periodo tra il 2015 e il 2020, analizzandoli allo scopo di giungere ad una propria conclusione. Secondo quanto dichiarato dal professor Shi Yong, direttore del laboratorio di big data and knowledge management della Chinese Academy of Sciences, e dai suoi colleghi in un paper pubblicato sulla rivista peer-reviewed Management Review: “In una certa misura, il sistema è in grado di sostituire il procuratore”. Secondo Shi Yong e i suoi colleghi, il software sarebbe inoltre in grado di fornire una soluzione con un’accuratezza pari al 97%. L’utilizzo del software è però limitato, essendo stato calibrato solo su otto dei crimini più comuni, ovvero frode con carta di credito, scommesse clandestine, guida pericolosa, violenza intenzionale, intralcio all’attività pubblica, furto e frode generica. Inoltre, il software non sembrerebbe essere stato concepito per emette sentenze “in autonomia”, ma come supporto all’attività decisoria del giudice, alleggerendone il carico di lavoro nel contesto di una procura come quella di Shangai Pudong che deve gestire un altissimo numero di controversie. Ma questo è solo l'inizio, dove si arriverà con algortmi e robot!!!!


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Ultimo aggiornamento Lunedì, Maggio 09 2022
  
05
Maggio
2022

La Corte di Cassazione pone fine al principio di effettività della mediazione così come elaborato dalla giurisprudenza di Firenze;

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza (ud. 9 febbraio 2022) 26 aprile 2022, n. 13029

SINTESI: L’ordinanza in commento ha preso una netta posizione contro la giurisprudenza di merito secondo la quale, affinché possa dirsi validamente ed efficacemente esperito il tentativo di mediazione obbligatoria, il primo incontro di mediazione, specialmente per la mediazione delegata, dovrebbe essere un incontro effettivo dove le parti si presentano personalmente e acconsentono a proseguire oltre nella mediazione.

La Corte di Appello di Firenze in una vicenda avente ad oggetto la materia ereditaria aveva dichiarato improcedibile l'appello «a causa del rifiuto di questa di dare inizio alla procedura di mediazione ordinata dalla Corte di appello ai sensi dell'art. 5 comma 2 bis del d.lgs. 28 del 2010».
La mediazione era stata avviata, ma l'appellante «era comparsa non personalmente, ma a mezzo di rappresentante, dichiarando insieme al proprio legale, di non acconsentire all'inizio della procedura».

Tale orientamento favorevole all’effettivo svolgimento della mediazione non trova riscontro nella lettera della legge come la Suprema Corte. Ribadisce la Corte che la condizione di procedibilità è realizzata al termine del primo incontro davanti  al mediatore qualora una o entrambe le parti richieste dal mediatore dopo essere state adeguatamente informate sulla mediazione, comunichino la propria indisponibilità a procedere oltre.
La sentenza viene pertanto cassata con rinvio alla Corte di Appello in diversa composizione.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 05 2022
  
25
Aprile
2022

L’amministratore condominiale che non comunica al Condominio la pendenza di una procedura di mediazione non adempie al proprio mandato e può essere condannato a risponderne personalmente.

Tribunale di Palermo, Giudice Est. Dott. Fabrizio Zagarella - sentenza del 17.03.2022.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una vertenza relativa all’impugnazione di una delibera assembleare.
All’incontro di mediazione non partecipava l’Amministratore del Condominio, nonostante fosse stato debitamente convocato nel rispetto delle regole tecniche.
Tale assenza non derivava da una determinazione in tal senso dei condomini, ma da una scelta personale assunta dall’Amministratore.

In merito, il Tribunale di Palermo ha rilevato quanto segue:

  • l’impugnazione della delibera è stata tempestivamente avanzata mediante il deposito dell’istanza di mediazione conciliativa presso un organismo di mediazione abilitato;
  • tale istanza ha sospeso il termine decadenziale di cui all’art.1137 c.c.;
  • all’incontro di mediazione il Condominio non ha partecipato e ciò, per scelte assunte personalmente dall’Amministratore, anziché per una determinazione dei condomini;
  • l’Amministratore condominiale non aveva riferito ai condomini di avere ricevuto l’invito a partecipare all’incontro di mediazione;
  • pertanto, i condomini non erano a conoscenza della mediazione e neppure del successivo giudizio;
  • emerge la responsabilità del solo amministratore del Condominio che ha taciuto, nonostante i propri obblighi, le informazioni dovute all’assemblea dei condomini con riferimento, alla pendenza della vertenza proposta con l’istanza di mediazione a lui comunicata e della causa di impugnativa della delibera assembleare che atteneva ad attività che esorbitavano dalle attribuzioni dell’amministratore;
  • l’amministratore condominiale ha eluso i propri doveri di informazione dei condomini;
  • infatti, l’art. 1131 comma 3 c.c. stabilisce espressamente: “Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini”;
  • il Condominio convenuto non può essere condannato al pagamento di alcuna sanzione ex art. 8 D.lgs n.28/2010 poiché è stato deliberatamente tenuto all’oscuro dall’illecito comportamento dell’Amministratore che, invece, deve risponderne in altra sede ed in persona propria;
  • pertanto, tutte le domande formulate dalla parte attrice vanno respinte poiché dirette contro il Condominio, mentre avrebbero dovute essere rivolte contro l’amministratore in persona propria ovvero determinare altre scelte giudiziarie in sede di volontaria giurisdizione.
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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 25 2022
  
24
Aprile
2022

In presenza di una clausola contrattuale che rende obbligatoria la mediazione la domanda giudiziale è improcedibile;

Tribunale di Milano, Sez. 11, 07.02.2022, sentenza n. 1008, giudice Attardo

SINTESI: Il caso ha ad oggetto contratti di appalto per servizi informatici in cui la società X srl ha ottenuto il decreto ingiuntivo nei confronti della società Y srl, per corrispettivi attinenti a servizi resi nell’ambito di tali contratti.
L'ingiunta ha proposto opposizione, chiedendo, in primo luogo, la declaratoria di improcedibilità della azione monitoria avversaria, avendo l'opposta omesso di attivare il procedimento di mediazione, a cui le parti si sono obbligate in virtù della clausola 8.4 delle condizioni generali di contratto, predisposte dalla convenuta ed accettate dalla attrice.
L'eccezione di improcedibilità della opponente è fondata e viene accolta dal giudice.
Le parti si sono pattiziamente obbligate ad esperire una procedura di mediazione, convenzionalmente regolata, prima di una qualsiasi azione giudiziale, in caso di controversia dai contratti di cui è causa.
Tale clausola ha il seguente tenore:
"Le Parti convengono di sottoporre tutte le controversie derivanti dal contratto, o comunque collegate, ivi comprese quelle relative alla sua validità, efficacia, interpretazione esecuzione e risoluzione, al tentativo di mediazione previsto dal servizio di conciliazione della Camera di Commercio di Milano, conformemente al relativo Regolamento, che le parti dichiarano di conoscere e accettare interamente. In caso di fallimento di tale tentativo di mediazione, foro esclusivamente competente a conoscere le controversie sulla esecuzione, interpretazione e/o validità del Contratto è quello di Milano, se la controparte non è qualificabile come consumatore."
Tale clausola deve interpretarsi come avente valore cogente per ciascuna delle parti, così  come ogni altra clausola contrattuale, ai sensi dell'art. 1372 c.c..
Il giudice richiama Trib. Roma n. 20690/2017 che ritiene "nella disponibilità delle parti medesime la subordinazione della lite alla previa sottoposizione del rapporto controverso ad un terzo".
Simile clausola pattizia non costituisce un limite illecito al diritto di ciascuna parte, costituzionalmente sancito dall'art. 24 Cost., di agire in giudizio per far valere i propri diritti, non avendo le parti escluso il diritto ad adire l'autorità giudiziaria, ma essendosi imposte di esercitare il diritto ad agire in giudizio solo dopo l'esperimento del tentativo di mediazione, come dalle parti regolata.
Tale clausola, ai sensi dell'art. 1367 c.c., deve essere interpretata in modo che abbia effetto, piuttosto che nel senso in cui non ne abbia alcuno.
Le spese di lite seguono la soccombenza.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 24 2022
  
19
Aprile
2022

Mediazione obbligatoria da ripetere se l'istante non si presenta;

Sintesi: La condizione di procedibilità della mediazione obbligatoria non può considerarsi realizzata se il soggetto gravato dall'onere di avviarla poi non si presenta al primo incontro, la mediazione obbligatoria va pertanto rinnovata.
Mediazione da rifare se l'istanza poi non si presenta.

Mediazione obbligatoria da rifare se l'opponente a decreto ingiuntivo attiva la mediazione, ma poi non si presenta al primo incontro davanti al mediatore. Questa la decisione del Tribunale di Taranto del 17 marzo 2022.

Locazione, decreto ingiuntivo e mediazione obbligatoria

La vicenda prende le mosse da un rito locatizio, con relativo decreto ingiuntivo per la richiesta dei canoni, per il quale la legge prevede l'esperimento preventivo della mediazione obbligatoria di cui al Dlgs. n. 28/2010, come condizione di procedibilità. Onere che grava sull'opponente, che però, nel caso di specie, nonostante la lunga attesa da parte dell'opposto, non si presenta al primo incontro con il mediatore.

Rinnovazione della mediazione obbligatoria

Il Tribunale, alla luce di quanto appena detto, ritiene che il procedimento di mediazione non può dirsi concluso perché non può considerarsi soddisfatta la condizione di procedibilità.

Ricorda che le SU della Cassazione n. 19596/2020 hanno stabilito inoltre che "In caso di mancata attivazione di tale procedura, alla pronuncia di improcedibilità dell'opposizione consegue la revoca del decreto ingiuntivo."

Il Tribunale dispone quindi la rinnovazione della mediazione, concedendo il termine di 15 giorni dalla comunicazione di detta ordinanza per attivare la procedura obbligatoria.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Aprile 19 2022
  
10
Aprile
2022

SI RICORDA CHE SOLO GLI ORGANISMI ED ENTI FORMATIVI DI MEDIAZIONE ISCRITTI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA E DI CONSEGUENZA I MEDIATORI ISCRITTI e FORMATORI AD UN ORGANISMO ED ENTE FORMATIVO, SONO ABILITATI AD ESEGUIRE MEDIAZIONI e FORMAZIONI;

Attenti a chi invia e- mail promettendovi di farvi fare Mediazioni e Formazioni, Consulenze a pagamento ecc, per Tutte le Materie che riguardano la Mediazione civile e commerciale scoprendo poi che non hanno Titolo in quanto non sono iscritti a nessun organismo o si fanno passare per Agenzie o liberi professionisti Es. Geometri, che fanno in proprio Materie Obbligatorie in Mediazione, e tutte le altre Materie, che con la Cartabia saranno molte di più, ma non sono iscritti all’albo Mediatori o Organismi di Mediazione e non lo fanno neppure da uno di questi, ecco QUESTO IN PROPRIO NON SI PUO' FARE). Lo diciamo perché addirittura a noi arrivano e mail con nomi di Presunti organismi o di Mediatori assolutamente non abilitati dal Ministero. Infatti solo gli Organismi iscritti al Ministero con tanto di numero R.O.M. possono eseguire Istanze Regolari e solo i Mediatori iscritti all’albo attraverso l’iscrizione ad almeno un Organismo iscritto al Ministero possono agire, tutti gli altri sono solo Irregolari e / o organismi in alcuni casi Cancellati che continuano ad operare senza essere Regolari, Questi Vanno segnalati al Ministero della Giustizia che prenderà i dovuti Provvedimenti; inoltre le consulenze in un organismo non vanno assolutamente pagate. Solo una volta depositata un’istanza se ci va una CTU sarà addebitata alle parti. Prima di tutto se volete vedere se un organismo è iscritto Regolarmente al Ministero, Verificatelo sul sito. https://mediazione.giustizia.it e lo stesso per il Mediatore. Anche questo infatti lo potete verificare sullo stesso sito e / o sul sito dell’organismo regolarmente Iscritto. Tutti gli altri sono irregolari e tutte le Promesse non avranno alcun Valore Legale. La realtà è che i costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi.                       La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato. Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Ci sono poi oggi tantissimi Organismi che fanno di Tutto perdendo di fatto competenze specifiche nella vera Mission che è quella relativa alla Mediazione Civile e Commerciale. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie/contrattuali), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi! E IL VERBALE FIRMATO DA TUTTE LE PARTI HA VALORE EQUIPOLLENTE AD UNA SENTENZA DI 1° GRADO, Per info: e per verificare se un Organismo è Legale controllate su https://mediazione.giustizia.it e fate lo stesso per il Mediatore.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Aprile 25 2022
  

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