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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

01
Agosto
2019

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: parola alle Sezioni Unite;

Cassazione (ordinanza interlocutoria n. 18741/2019): chi, fra opposto e opponente, ha l'onere di avviare la mediazione nel termine assegnato dal giudice?

(ordinanza interlocutoria n. 18741 del 12 luglio 2019)

Il caso di specie

In seguito alla notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un istituto bancario per il pagamento del saldo debitore di conto corrente, gli ingiunti proposero opposizione con domanda riconvenzionale di risarcimento del danno; tuttavia, concessa la parziale provvisoria esecuzione ed assegnato termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione, il Giudice di dichiarava l’improcedibilità dell’opposizione e della domanda riconvenzionale per mancato esperimento della mediazione, incombendo il relativo onere su parte opponente.

La decisione veniva impugnata; la Corte d’appello dichiarava però inammissibile l’appello degli opponenti i quali, di conseguenza, ricorrevano in cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione dell’art. 5, d.lgs. n. 28 del 2010, sostenendo che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice del merito, che l’onere di presentare la domanda di mediazione è a carico del creditore opposto che ha proposto la domanda di ingiunzione (in quanto attore sostanziale).

2. La questione

La Suprema osserva in via preliminare che, relativamente al procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, in caso di materia assoggettata alla c.d. mediazione obbligatoria il legislatore non indica chi, fra l’opposto e l'opponente debba ritenersi onerato della proposizione dell’istanza di mediazione; si deve quindi accertare su quale soggetto ricadano le conseguenze negative dell’improcedibilità.

Entrambe le posizioni (quella che onera il debitore opponente e quella onera il creditore opposto) sono assistite da valide ragioni tecniche e appaiono essere proiezione di diversi principi.

L’impianto normativo rilevante

Il d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28, dispone all’art. 5, per quanto qui rileva che:

  • chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in una delle materie indicate dalla medesima disposizione, fra cui quella del caso di specie (contratti bancari), è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
  • l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza;
  • se la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di durata del procedimento di mediazione (non superiore a tre mesi); allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda;
  • la detta disciplina non si applica ai procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione (comma 4, art. 5 cit.).

La decisione di Cass. 18741/2019

Ciò posto, i Giudici di legittimità, stante la presenza di un acuto contrasto nella giurisprudenza di merito sul punto (si veda al riguardo la relativa “Mediazione obbligatoria”) nonché la vastità del contenzioso interessato dalla mediazione ed il diffuso ricorso al procedimento monitorio, ritengono che sussista il presupposto della questione di massima di particolare importanza che giustifica la rimessione alle Sezioni Unite.

Con la pronuncia in commento, pertanto, vengono rimessi gli atti al Primo presidente della Suprema Corte di Cassazione per consentirgli di valutare l’opportunità che il ricorso sia sottoposto all’esame delle Sezioni Unite.

Le due tesi contrapposte

I Giudici di legittimità osservano innanzitutto, quanto alla prescrizione di cui al richiamato art. 5 comma 4, che:

  • costituendo i provvedimenti di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c. ivi richiamati una mera eventualità nel processo, il procedimento di mediazione potrebbe non trovare per nulla applicazione nell’opposizione a decreto ingiuntivo;
  • mentre per l’esecuzione provvisoria è previsto che il giudice istruttore provveda in prima udienza, non altrettanto è disposto per la sospensione dell’esecuzione provvisoria concessa in sede di emissione del decreto ingiuntivo: la disciplina dell’eccezione o rilievo d’ufficio alla prima udienza (contenuta del richiamato art. 5) dovrebbe quindi essere coordinata con la specialità del procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo.

Occorre quindi accertare su quale soggetto ricadano le conseguenze negative dell’improcedibilità: debitore opponente o creditore opposto.

L’onere processuale ben potrebbe ricadere in capo al debitore opponente (e su di lui dovrebbero quindi ricadere le conseguenze negative nel caso di mancato esperimento del procedimento di mediazione) in quanto (cfr. Cass. 3 dicembre 2015, n. 24629):

  • ragione tecnica: l’opponente è la parte interessata all’instaurazione e alla prosecuzione del processo ordinario di cognizione, posto che, in mancanza di opposizione o in caso di estinzione del processo, il decreto acquista esecutorietà e passa in cosa giudicata;
  • principi costituzionali: attraverso il decreto ingiuntivo l’attore sceglie la linea deflattiva coerente con la logica dell’efficienza processuale e della ragionevole durata del processo mentre l’opponente, introducendo il giudizio di merito, percorre la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore (la diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice).

L’onere processuale ben potrebbe ricadere in capo al creditore ingiungente in quanto:

  • ragione tecnica: nel caso dell’opposizione a decreto ingiuntivo attore in senso sostanziale è colui che ha proposto la domanda di ingiunzione e il d.lgs. n. 28 del 2010, art. 5, onera dell’attivazione della condizione di procedibilità “chi intende esercitare in giudizio un’azione”;
  • principi costituzionali: l’ipotesi di giurisdizione condizionata in questione non può tradursi nella perdita del diritto di agire in giudizio tutelato dall’art. 24 Cost. (cfr. Corte Cost. 16 aprile 2014, n. 98) e non deve violare il principio della tutela giurisdizionale effettiva (cfr. Corte giust. 18 marzo 2010, cause riunite C-317/08, C318/08, C-319/08 e C-320/08): il diritto di agire in giudizio, in termini di diritto di accertamento negativo del credito, potrebbe essere compromesso dall’esecutività ed immutabilità del decreto ingiuntivo che conseguirebbe alla pronuncia di improcedibilità per non avere il debitore opponente assolto l’onere a suo carico, senza che tale ipotesi possa equipararsi a quella dell’acquisto dell’efficacia esecutiva da parte del decreto per effetto dell’estinzione del processo (art. 653 c.p.c., comma 1), la quale è conseguenza dell’inattività della parte all’interno del processo, una volta che il diritto di azione sia stato esercitato (mentre nell’ipotesi in esame l’irretrattabilità del decreto ingiuntivo, e la relativa perdita del diritto di agire in giudizio, deriverebbero dall’inattività relativa ad un rimedio preventivo rispetto al processo; nel caso invece di onere incombente sul creditore opposto, come sostenuto dall’orientamento interpretativo in questione, alla pronuncia in rito di improcedibilità dovrebbe accompagnarsi la revoca del decreto ingiuntivo, ma resterebbe pur sempre ferma la possibilità per il creditore di riproporre la domanda.
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Ultimo aggiornamento Domenica, Agosto 04 2019
  
29
Luglio
2019

OMCI RICERCA NUOVI MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO:

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Ultimo aggiornamento Sabato, Agosto 03 2019
  
21
Luglio
2019

Sulla corretta interpretazione dei termini "spesa, tassa o diritto" contenuti nell'art 17 del d. lgs. 28/2010;

Commissione Tributaria Regionale per la Liguria, sentenza del 10/04/2019

Sintesi:
La previsione contenuta nell'art. 17 comma 2 del dlgs. 28/2010 deve essere interpretata, ex art. 12 delle preleggi, nel rispetto del significato delle parole contenute nella norma e del senso che assume la connessione tra le stesse. Il tutto, senza trascurare l'intenzione del legislatore.
Il riferimento a "ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura" ricomprende, quindi, anche le imposte ipotecarie e catastali nei procedimenti di mediazione.
Dunque, stipulato in mediazione un accordo avente ad oggetto il trasferimento di alcune quote di un immobile, l'esenzione non si estende solo all'imposta di registro nei limiti dei 50 mila euro di valore ma anche all'imposta ipotecaria e catastale. Ciò in quanto è lo stesso art. 17 ad estendere l'esenzione a tutti gli atti, documenti e provvedimenti relativi al procedimento dì mediazione.

Leggi la sentenza

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 24 2019
  
12
Luglio
2019

Partecipazione personale alla mediazione e condizione di procedibilità: ancora una presa di posizione da parte della Corte di Cassazione;

Corte di Cassazione, sentenza n. 18068 del 05/07/2019

Sintesi: Nel procedimento di mediazione obbligatoria disciplinato dal d.lgs. n. 28 del 2010 e successive modifiche, è necessaria la comparizione personale delle parti davanti al mediatore, assistite dal difensore. "Ill legislatore ha previsto e voluto la comparizione personale delle parti dinanzi al mediatore, perché solo nel dialogo informale e diretto tra parti e mediatore conta che si possa trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggiosa per entrambe le parti. Ha imposto quindi alle parti (o meglio, alla parte che intende agire in giudizio) questo impegno preliminare mediante il quale fida di poter evitare (alle parti, e allo Stato più in generale) un buon numero di controversie, ben più onerose e lunghe rispetto ai tempi della mediazione obbligatoria". 
La parte, inoltre, può anche farsi sostituire da un proprio rappresententate purchè quest'ultimo, anche qualora sia lo stesso difensore che la assiste in giudizio, sia dotato di una apposita procura sostanziale. Ciò in quanto il conferimento del potere di partecipare in sua sostituzione alla mediazione non fa parte dei possibili contenuti della procura alle liti autenticabili direttamente dal difensore.

Leggi la sentenza

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 17 2019
  
10
Luglio
2019

Condomino non partecipa alla mediazione, ricorso improcedibile;

sentenza n.12348/2019 del Tribunale di Roma

Sintesi: Per il tribunale di Roma, scatta l’improcedibilità del ricorso se il condomino non partecipa personalmente alla mediazione; Improcedibile il ricorso del condomino che non partecipa personalmente alla mediazione. Non basta infatti l’avvocato, ma occorre la presenza personale della parte innanzi al mediatore. È quanto si ricava dalla recente sentenza n. 12348/2019 del tribunale di Roma. La vicenda: Nella vicenda portata innanzi al giudice capitolino, un condomino citava in giudizio il proprio condominio chiedendo l'annullamento della delibera assembleare per omessa convocazione ed altri vizi e la condanna dell'ente di gestione al risarcimento di 5mila euro per i danni subiti.Il condominio si costituiva eccependo il mancato esperimento della mediazione, oltre all'infondatezza della pretesa attorea. Chiedeva altresì la condanna di controparte ex art. 96 C.P.C. Il tribunale, alla prima udienza, concedeva termine per esperire il tentativo di mediazione. Ma la stessa veniva esitata negativamente e il convenuto rilevava che parte attrice non era comparsa innanzi al mediatore personalmente. Mediazione condizione di procedibilità della domanda in materia di condominio: A mente dell'art. 5 del d.lgs. n. 28/2010 e succ. mod., ricorda anzitutto, giudice romano, “il preventivo esperimento della mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale in materia di condominio”.

Avendo concesso il termine di legge per l’introduzione del procedimento di mediazione, conclusa con esito negativo, il tribunale fa il punto dunque sulle conseguenze processuali della mancata partecipazione di persona della parte che ha promosso la mediazione.

E la soluzione della questione, per il giudice, deve muovere dal disposto dell'art. 5 comma 2 bis del dlgs. 28/2010, secondo il quale la condizione di procedibilità 'si considera avverata se il primo incontro innanzi al mediatore si conclude senza accordo'.

Ad avviso del giudice, “il primo incontro non può essere che quello fra le parti posto che la comparizione innanzi al mediatore non ha solo uno scopo informativo della funzione della mediazione ma uno scopo di vera e propria attività di conciliazione. Onde, per assolvere la condizione di procedibilità, la parte che ha interesse ad assolvere a tale condizione ha l'onere di partecipare agli incontri innanzi al mediatore (mentre è ovvio che la mancata partecipazione della parte non onerata non potrà avere conseguenze sulla procedibilità della domanda)”. Invero la logica dell'istituto, si legge ancora nella sentenza, “è nel senso che non è sufficiente promuovere la mediazione ma che è necessario partecipare alla stessa al fine di rendere possibile un accordo che è lo scopo del procedimento”.

Una tesi, peraltro, sostenuta dalla giurisprudenza di merito prevalente (cfr. trib. Firenze 19.3.2014, Trib. Pavia 14.9.2015) e di legittimità (Cass. n. 8473/2019), secondo cui la partecipazione alla mediazione è “atto personalissimo della parte non delegabile (se non mediante atto notarile) considerato altresì che la partecipazione del difensore all'uopo delegato ha il solo scopo di garantire un'assistenza tecnica e non di rappresentanza processuale”. Per cui, conclude il tribunale romano, “l’istituto della mediazione, che non può ridursi ad una mera funzione notarile del mediatore e del giudice, esige che siano presenti di persona anche le parti in quanto mira a riattivare la comunicazione fra i 'litiganti', al fine di consentire loro di verificare la possibilità di una soluzione concordata del conflitto; verifica impossibile in assenza delle parti”.

Da qui, nessun dubbio sulla declaratoria di improcedibilità della domanda. Rigettata invece in assenza di prova la domanda ex art. 96 c.p.c.


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Ultimo aggiornamento Giovedì, Luglio 18 2019
  
03
Luglio
2019

La presenza della parte di persona è una rassicurante garanzia e tutela per le altre parti oltre che per gli avvocati.

Tribunale di Roma, sentenza del 27/06/2019

Sintesi: È neccesaria la presenza personale delle parti nel procedimento di mediazione? 
La legge dispone, tanto per la mediazione obbligatoria quanto per quella demandata dal giudice, la necessità che al procedimento di mediazione sia presente la parte assistita dal suo avvocato. Di conseguenza, qualora sia presente esclusivamente l'avvocato, seppur munito di delega, la mediazione non può ritenersi correttamente instaurata.
Alla stessa conclusione deve giungersi se insieme all'avvocato sia presente un rappresentante della parte. "Il legislatore ha previsto e voluto la comparizione personale delle parti dinanzi al mediatore, perché solo nel dialogo informale e diretto tra parti e mediatore, conta che si possa trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggiosa per entrambe le parti”
A ben vedere, quindi, è la stessa sentenza della S.C. n. 8473/19 del 7.3.2019 che predica, in armonia con le caratteristiche normative dell’istituto, la necessaria presenza personale della parte in mediazione. Va considerato inoltre che la mancanza della presenza personale, è idonea, indirettamente, ad affievolire le possibilità di un accordo.
Può accadere, ad esempio, che la parte non presente in mediazione (e delegante) rinneghi l’accordo raggiunto dall’avvocato che abbia asserito, verbalizzandolo in mediazione, di rappresentarla.
Va ricordato che l’avvocato non ha un potere generale di autenticare la sottoscrizione di una
scrittura privata (come confermato dalla citata Suprema Corte 8473/19 del 7.3.2019), qual è di regola una procura, men che meno la procura di un mandato di rappresentanza in mediazione che attinge ad un alto tasso di possibilità di disposizione dei diritti.
Il potere di autenticazione dell’avvocato è circoscritto infatti al solo ambito giudiziario, ed in
particolare alla autentica della firma del cliente.
In definitiva, la presenza della parte di persona è una rassicurante garanzia e tutela per le altre parti, oltre che per gli avvocati
.


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Ultimo aggiornamento Giovedì, Luglio 18 2019
  
28
Giugno
2019

Come dovrebbe divenire la Mediazione Civile e OMCI RICERCA SEMPRE MEDIATORI DA INSERIRE NEL PROPRIO ORGANICO:

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Ultimo aggiornamento Domenica, Luglio 14 2019
  
19
Giugno
2019

I Buoni Fruttiferi Postali: si può e si deve ambire a risolvere in Mediazione con Poste Italiane;

Bisogna puntare i riflettori sull'argomento per contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nei confronti dell’Istituto della Mediazione ed attribuire in capo agli “assenti ingiustificati” le responsabilità dei costi aggiuntivi che le parti sopportano per partecipare al tentativo obbligatorio di Mediazione.  Molti risparmiatori hanno adito l’Autorità Giudiziaria poichè - ritenendo di aver acquistato, a partire dal 1984, dei buoni postali fruttiferi ordinari come forma di risparmio e accantonamento per la propria vecchiaia e che rappresentassero delle forme di investimento sicure in quanto a capitale e rendimento garantiti - si sono ritrovati dinanzi a tutt’altra realtà alla scadenza del titolo. La questione è esplosa quando i primi risparmiatori, portando all’incasso i titoli, apprendevano di non poter incassare le somme calcolate prendendo a riferimento la stampigliatura insistente sul buono, in quanto Poste Italiane riconosceva loro somme decisamente inferiori, determinate in base ad una modifica in peius del tasso di interesse, disposta con D.M. successivo alla emissione dei titoli stessi.
Da ultimo sulla materia si è pronunciata la Cassazione a Sezioni Unite.
Ad avviso del Supremo Consesso (sentenza n. 3963/19 depositata l'11 gennaio) la variazione del tasso di interesse, disposta unilateralmente dalla Pubblica Amministrazione, secondo la disciplina applicabile ratione temporis, attribuiva sostanzialmente al titolare del buono il diritto al recesso e tutelava il suo affidamento sull'effettività del diritto a percepire gli interessi indicati dal titolo.
Il caso esaminato dagli Ermellini è quello di un risparmiatore che aveva acquistato dei buoni postali fruttiferi negli anni 1982 e 1983. Tali buoni erano stati presentati all'incasso solo nel dicembre del 2004 e l'ufficio postale pagatore, applicando una modifica in pejus del tasso di interessi, disposta con D.M. del Tesoro in data 13 giugno 1986, aveva erogato 32mila euro, somma nettamente inferiore a quella di 70mila euro calcolata sulla base della originaria tabella stampigliata sui titoli. Le sezioni Unite hanno respinto il ricorso del risparmiatore, precisando che al rapporto dedotto in lite, insorto negli anni 1982-1983, si applica il testo dell'art. 173 del codice postale (come novellato dall'art. 1 d.l. n. 460/1974 e convertito in l. n. 588/1974) a mente del quale:
a) era consentito alla pubblica amministrazione variare il tasso di interesse, relativo ai buoni già emessi, con decreto ministeriale da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale.
b) I buoni soggetti alla variazione del tasso di interesse dovevano considerarsi rimborsati con gli interessi al tasso originariamente fissato e convertiti nei titoli della nuova serie con il relativo tasso di interesse.
c) A fronte della variazione del tasso di interesse era consentita al titolare la scelta di chiedere la riscossione dei buoni, ottenendo gli interessi corrispondenti al tasso originariamente fissato, ovvero quella di non recedere dall'investimento che avrebbe da quel momento prodotto gli interessi di cui al decreto di variazione, salvo il diritto del risparmiatore di ottenere la corresponsione degli interessi originariamente fissati per il periodo precedente alla variazione.
Hanno chiarito, ancora, che la modalità di comunicazione all'interessato della intervenuta nuova prescrizione ministeriale circa l'ammontare dei tassi di interesse dei buoni fruttiferi postali, è affidata dal legislatore alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Resta, in ogni caso, una materia dibattuta, e i “risparmiatori traditi” spesso optano per chiedere le somme con un decreto ingiuntivo; finora i magistrati hanno accolto le richieste monitorie poichè  “dai documenti prodotti il credito risulta certo, liquido ed esigibile”. Poste Italiane ha poi 40 gg per opporre il D.I.; in altri casi, invece, scelgono di adire l’A.G. con una citazione, al fine di poter avanzare anche una richiesta di risarcimento danni.
Pare fuor di dubbio che sia obbligatorio il tentativo di risoluzione della lite in mediazione, sia per le Poste Italiane in caso di loro opposizione a D.I., che per il risparmiatore “attore” nel caso che opti per il giudizio ordinario.
La materia de qua, infatti, deve essere ricondotta tra i “contratti assicurativi, bancari e finanziari” ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n.28/2010.
Nonostante ciò spesso Poste Italiane non aderiscono all’invito di recarsi in mediazione.
Se l’invito non viene seguito da una adesione della parte invitata, purtroppo rimane un costo privo di beneficio rispetto alla ratio voluta dal legislatore con l’introduzione della obbligatorietà.
Se Poste italiane decidesse, come linea generale, di aderire agli incontri in mediazione questo permetterebbe un margine di trattativa molto ampio ed una valutazione caso per caso con una rilevante riduzione dei costi per le parti in contenzioso. E’ necessario, quindi, da un lato, per noi mediatori continuare a monitorare la giurisprudenza in materia in modo da avere un quadro più chiaro entro cui ricercare insieme alle parti un accordo, dall’altro lato sarebbe necessario che Poste Italiane aderisse agli incontri con l’intento di addivenire fattivamente ad una soluzione stragiudiziale della vicenda. Non è certo facile proporre una soluzione per far sì che l’Istituto nazionale decida di intervenire fattivamente agli incontri di mediazione, ma puntare i riflettori sull’argomento potrà certamente contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nei confronti dell’Istituto della Mediazione ed, al contempo, attribuire in capo agli “assenti ingiustificati” le responsabilità dei costi aggiuntivi che le parti sopportano per partecipare al tentativo obbligatorio.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Giugno 19 2019
  
28
Maggio
2019

E' dopo un po', finalmente anche le banche si convincono che è cosa buona partecipare alla mediazione;

TRIBUNALE DI FIRENZE SENTENZA 9550/17 del 03 Maggio 2019

Sintesi: Davanti al mediatore le parti hanno l'obbligo di rendere "procedibile" la domanda di mediazione. È necessario sempre il "confronto in un'ottica conciliativa". In questo senso il Tribunale di Firenze con la Sentenza n. R.G. 9550/17 del 3 maggio 2019.

PS: OMCI iscritta al n° R.O.M. del Ministero della Giustizia n° 251 e come Ente Formativo al n° 303,  continua a ricercare Mediatori da inserire nel proprio organico in Tutte le Regioni d'Italia: Mediatori che devono essere Motivati, specializzati (Possibilmente Laureati in Giurisprudenza, Avvocati, Psicologia, Sociologia, Economia, Dr. Geometri iscritti all albo), fortemente Appassionati, con buone capacità comunicative, di Ascolto, con Autorevolezza e con capacità di ricercare Mediazioni. No perdi tempo, grazie. Non esitare quindi a contattarci su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   La Mediazione sarà sempre di più la professione del Futuro, in quanto non si potrà mai sostituire la figura del Mediatore con algoritmi, cosa che già accade in altre professioni, nemmeno il Mediatore potrà mai essere sostituto da Robot o da Droni, e anche qui per molte altre professioni stà già accadendo,  Perchè in Mediazione con l'Aiuto del Mediatore e dei propri consulenti difensori, sono Le Parti che devono riprendere un Dialogo è questo non può accadere senza le Parti, il Mediatore ed i Loro Avvocati consulenti; ed è proprio per questo che i nostri Mediatori sono aggiornati in modo continuato. Vieni anche tu con noi, non attendere troppo, ma fallo subito e ricordate di controllare sempre che l'organismo sia anche ente di Formazione e abilitato dal Ministero della Giustizia attraverso la piattaforma https://mediazione.giustizia.it


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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Luglio 24 2019
  
25
Maggio
2019

Condizione di procedibilità: la mediazione non deve essere considerata un "vuoto rituale";

Tribunale di Firenze, sentenza del 08/05/2019

Sintesi: In tema di mediazione obbligatoria, per ritenere avverata la condizione di procedibilità è necessario l'effettivo svolgimento della mediazione o, al contrario, in accordo con quanto affermato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 8473/2019) è sufficiente lo svolgimento di un primo incontro a carattere semplicemente informativo? Secondo il Tribunale di Firenze, contrariamente a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, la mediazione deve essere non solo informativa ma necessariamente effettiva ai fini della procedibilità della domanda.
Il Giudicante, infatti, richiamando numerosi precedenti di merito ha ritenuto improcedibile la domanda per la revoca di una compravendita tra padre e figli proposta da una banca "in quanto, parte attrice, ascoltate le informazioni attinenti le modalità di svolgimento della mediazione, aveva arbitrariamente deciso, stante la distanza tra le posizioni delle parti, di non proseguire nel tentativo di conciliazione ritenendolo un inutile spreco di tempo e denaro"
Affermare, come fatto dalla Suprema Corte, che la condizione di procedibilità si avvera con il solo svolgimento del primo incontro a carattere informativo significa "ridurre l'esperimento del procedimento di mediazione a una mera comparizione delle parti innanzi al mediatore per ricevere un'informazione preliminare sulle finalità e modalità di svolgimento della mediazione e per dichiarare che semplicemente non c'è volontà di mediare comporta, infatti, un elevato rischio che tutto il procedimento diventi un vuoto rituale". 
"E' INSUFFICIENTE, dunque, ai fini dell'avveramento della condizione di procedibilità la celebrazione di un mero incontro informativo davanti al mediatore".

Il Mediatore indicherà quindi sul Verbale in modo ben visibile i dati della Parte o delle Parti che non hanno voluto proseguire con la Mediazione ed i dati dei Rispettivi Avv. Consulenti Difensori a disposizione del giudice.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Maggio 28 2019
  

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