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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

02
Dicembre
2021

Il termine di 15 giorni per instaurare il procedimento di mediazione ha natura perentoria e deve essere rispettato anche nel caso in cui il Giudice non lo indichi espressamente.

Corte di Appello di Bari, Giudice Estensore Dott.ssa Patrizia Papa - sentenza del 06.10.2021.

SINTESI: Il caso in esame riguarda una richiesta di regolamento di confini tra fondi, alla quale viene contrapposta una richiesta in via riconvenzionale di usucapione.
La causa veniva istruita mediante interrogatorio formale delle parti, escussione dei testi e c.t.u. ed il Giudice invitava, quindi, le parti ad esperire il procedimento di mediazione in ordine all'intero oggetto del giudizio.
Parte convenuta non riceveva la comunicazione relativa all’instaurazione del procedimento di mediazione e, pertanto, il Giudice ne disponeva la rinnovazione, senza però assegnare nuovo termine per la presentazione dell’istanza.
Parte attrice presentava nuova istanza di mediazione dopo un mese e mezzo dal provvedimento giudiziale e per tale ragione parte convenuta eccepiva l’improcedibilità della domanda principale.
Il Giudice di primo grado accoglieva tale eccezione, ritenendo perentorio il termine di 15 giorni per la presentazione della domanda di mediazione e dichiarava, quindi, improcedibili sia la domanda principale sia la domanda riconvenzionale.
La sentenza veniva impugnata innanzi alla Corte d’Appello di Bari, la quale ha rilevato che il termine di 15 giorni per l'instaurazione del procedimento di mediazione, stabilito dall’art.  5, comma 2, D. Lgs. n. 28/2010, rende irrilevante la mancata assegnazione di un termine da parte del giudice; infatti, il provvedimento giudiziale che dispone l'esperimento del procedimento di mediazione deve intendersi sempre integrato nel suo contenuto dalla disposizione normativa.
La natura perentoria del termine previsto dalla Legge si evince anche dal fatto che la mancata instaurazione della procedura di mediazione comporta l’improcedibilità della domanda giudiziale.
Infine, il Giudice di secondo grado rileva che, anche nel caso in cui si dovesse propendere per la natura ordinatoria del termine di 15 giorni, parte attrice avrebbe dovuto chiederne la proroga, per evitare qualsivoglia decadenza da attività correlate ed in conformità al principio di ragionevole durata del processo.
Per tali ragioni, la Corte d’Appello ha rigettato l'appello.

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Dicembre 02 2021
  
28
Novembre
2021

La Corte di Cassazione chiarisce taluni aspetti della tassazione della divisione ereditaria;

Corte di Cassazione, Sez. V Civile, ordinanza n. 30956 del 29 ottobre 2021 - Relatore Russo

SINTESI: La divisione ereditaria, come è noto, è una delle materie sottoposte alla condizione di procedibilità della mediazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30956/2021, chiarisce le modalità di calcolo dell'imposta di registro in caso di scioglimento della comunione e divisione ereditaria nel caso in cui ad alcuni coeredi vengono assegnati beni in natura e agli altri dei conguagli in denaro.
In tema di imposta di registro la divisione è considerata atto avente natura dichiarativa sottoposto all'aliquota dell'1 % (art. 3 della Tariffa, parte Prima, allegata al TUR) se le porzioni concretamente assegnate ai condividenti, quote di fatto, corrispondono alle quote di diritto, cioè a quelle quote che spettano ai partecipanti, sui beni della massa, in ragione dei diritti che essi vantano.
Le quote rappresentano infatti la partecipazione ad una ricchezza che entra a fare parte del patrimonio del coerede all'atto della accettazione, sicché la successiva divisione secondo le quote non apporta ulteriore incremento patrimoniale al condividente.
L’atto di divisione della comunione ereditaria non può essere considerato, ai fini dell’imposta di registro, al pari di una vendita ex art 34 DPR 131/1986, anche qualora alcuni coeredi abbiano ricevuto beni in natura di valore superiore alla loro quota, se in ragione dell’effetto perequativo dei conguagli non vi è stata una attribuzione di ricchezza eccedente il valore della quota spettante a ciascun coerede.
Solo in caso contrario si applica l'art. 34, comma 1, del DPR 131/1986 il quale stabilisce che la divisione con la quale ad un condividente sono assegnati beni per un valore complessivo eccedente quello a lui spettante sulla massa comune, è considerata vendita limitatamente alla parte eccedente e quindi troveranno applicazione le aliquote proprie degli atti traslativi.
Gli eredi soddisfatti per equivalente non sono “eredi pretermessi”, diversamente non avrebbero partecipato alla comunione e di conseguenza alla divisione.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Novembre 28 2021
  
26
Novembre
2021

La domanda riconvenzionale non formulata nel procedimento di mediazione obbligatoria è inammissibile nel successivo giudizio;

Tribunale di Brindisi, Giudice Dott. Giuseppe Antonio Rampino - sentenza del 21.01.2021

SINTESI: Il caso in esame riguarda una richiesta di risarcimento danni da parte di un conduttore che deduceva di avere subito danni alla salute e patrimoniali a causa di infiltrazioni e della persistente umidità che rendevano insalubre l’ambiente.
Il locatore, dal canto proprio, rilevava innanzitutto il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, contestava le pretese avversarie e chiedeva a propria volta, in via riconvenzionale, la condanna al risarcimento del danno per la risoluzione anticipata del contratto.
Alla prima udienza il Giudice concedeva alle parti termine di 15 giorni per instaurare il procedimento di mediazione.
Il tentativo obbligatorio di mediazione aveva esito negativo, le parti depositavano in giudizio il relativo verbale e la causa proseguiva, veniva istruita mediante c.t.u. e assunzione delle prove testimoniali e giungeva alla decisione.
Il Tribunale ha dichiarato l'intervenuta risoluzione consensuale tra le parti del contratto di locazione, respingendo però le pretese risarcitorie di entrambe le parti: quella di parte attrice in virtù delle risultanze probatorie, dalle quale emergeva che la parziale insalubrità dell'abitazione derivava dall'omessa manutenzione ordinaria che la conduttrice avrebbe dovuto svolgere; quella di parte convenuta poiché inammissibile a causa del mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione in materia locatizia relativamente alla domanda riconvenzionale: ed, infatti, mentre la ricorrente aveva instaurato il procedimento di mediazione in relazione alla propria domanda, il resistente si era limitato a partecipare al procedimento instaurato dal primo, senza menzionare in tale sede la propria richiesta riconvenzionale e, quindi, di fatto, non adempiendo alla condizione dell’azione anche riconvenzionale costituita dall’instaurazione del procedimento di mediazione.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 26 2021
  
21
Novembre
2021

Passata in Data 25 Novembre 2021, La Riforma sulla Giustizia Civile ora è Legge;

Da lunedì 22 novembre in aula alla Camera la riforma del processo civile, dopo l'approvazione da parte del Senato. Respinti tutti gli emendamenti - Il testo e le novità. Dopo il via libera del Senato lo scorso 21 settembre, il disegno di legge di delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie è approdato alla Camera. Il testo, arrivato "blindato" dopo che Palazzo Madama ha approvato un emendamento governativo interamente sostitutivo del testo originario, lunedì 22 novembre sarà in aula per il sì definitivo che dovrebbe arrivare a stretto giro di posta (visto che sono stati rigettati tutti gli emendamenti). La riforma del processo civile, infatti, rappresenta uno dei capisaldi su cui l'Italia si gioca i fondi del PNRR, come ribadito in diverse occasioni dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia. Avvicendandosi la sessione di Bilancio, che richiederà la piena attenzione del Parlamento, è probabile che per rispettare gli impegni presi con Bruxelles si giunga a una definizione in tempi rapidi. I punti salienti della riforma si evincono già dal nuovo titolo con cui è stato approvato il provvedimento recante "Delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata". Una delle prime strade da percorrere per perseguire gli obiettivi di semplificazione e velocizzazione dei procedimenti, passa attraverso gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie Il d.d.l. potenzia gli strumenti di "Alternative Dispute Resolution" e modifica gli incentivi fiscali applicabili a tali procedure. Si prevedono, ad esempio, l'incremento dell'esenzione dall'imposta di registro nei procedimenti di mediazione e la semplificazione delle disposizioni applicabili per la determinazione del credito d'imposta (riconosciuto alle parti in caso di successo della mediazione) commisurato all'indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione. Ancora, si punta a estendere il patrocinio a spese dello Stato alle procedure di mediazione e di negoziazione assistita. La mediazione obbligatoria viene estesa anche ai procedimenti in materia di contratti di associazione in partecipazione, di consorzio, di franchising, di opera, di rete, di somministrazione, di società di persone e di subfornitura, fatti salvi i casi per i quali la legge preveda altre procedure obbligatorie di soluzione stragiudiziale delle controversie. Riformata anche la disciplina inerente alla formazione e all'aggiornamento dei mediatori: tra l'altro, chi non ha una laurea in discipline giuridiche potrà abilitarsi come mediatore previa adeguata formazione di approfondimento in tali materie. La riforma dovrà anche occuparsi di semplificare la procedura di negoziazione assistita, anche prevedendo l'utilizzazione di un modello di convenzione elaborato dal Consiglio nazionale forense, salva la possibilità per le parti di utilizzare un modello diverso. Le procedure di mediazione e negoziazione assistita, inoltre, potranno, sull'accordo delle parti, con modalità telematiche e gli incontri con collegamenti da remoto. Ancora, la negoziazione assistita attraverso gli avvocati viene estesa alle controversie di lavoro e a quelle riguardanti affidamento e mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio, fissando anche l'assegno divorzile in un'unica soluzione.La riforma interviene sulla disciplina dell'arbitrato prevedendo tra le altre anche l'inserimento delle norme in tema di arbitrato societario all'interno del codice di procedura civile. Infine, si punta a delegare al Governo anche l'adozione di un testo unico in materia di risoluzione alternativa delle controversie (TUSC), ossia un testo unico degli strumenti complementari alla giurisdizione:  si ricorda che la Mediazione è Di totale appartenenza delle Parti (le Parti decidono, le parti fanno, con il Mediatore, altrimenti sareste in Tribunale), Quindi a tutti come richiesto da bruxelles, in tutte le Direttive, SIETE SOLO VOI A DECIDERE, quale opprtunità Meglio di questa?

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 29 2021
  
19
Novembre
2021

OMCI RICERCA URGENTEMENTE, NUOVI SOCI ORDINARI. Mediatori che siano GEOMETRI LAUREATI , ECONOMISTI, LAURATI IN GIURISPRUDENZA E AVVOCATI;

OMCI RICERCA URGENTEMENTE, MEDIATORI CON TITOLI CHE SIANO, GEOMETRI LAUTREATI, ETC, ECONOMISTI (Commercialisti e Revisori contabili), GIURISTI, AVVOCATI E NUOVI SOCI ORDINARI, NON ESITATE A SCRIVERE A Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; Facciamo notare anche che Omci è uno degli organismi che costa Meno di tutte se solo guardaste tutte le Tariffe, infatti Omci,chiede si 40,00 Euro quali spese vive Amministrative, ma queste comprendono tutto, dallo spedire a controllare ecc, ma il Grande sconto Come potete vedere in tutti gli altri organismi noi lo facciao del 50% in Meno sulla Maggiorazione di 1/4 x accordo raggiunto (Guardate bene Tutti gli altri, noi infatti non facciamo a maggiorazione sull'indennità integra come richiesto dalla Legge, la sull'indennità scontata), ecco xchè costiamo molto meno.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Novembre 27 2021
  
19
Novembre
2021

Quando il procedimento di mediazione obbligatoria ha avuto luogo, anche se su impulso del soggetto che non è gravato da tale onere, la domanda non può essere dichiarata improcedibile.

Corte d’Appello di Torino, Prima Sezione Civile, Sentenza n. 416/2021, pubblicata il 13/04/2021

SINTESI: Con la Sentenza in esame, la Corte d’Appello di Torino, dopo essersi soffermata sul contenuto della nota decisione della Cassazione a Sezioni Unite n. 19596 del 18/09/2020 e dell’art. 5, comma 2-bis, D. Lgs. 28/2010, affermava come non vada escluso, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, che possa essere la parte opponente a prendere l’iniziativa di promuovere la procedura di mediazione, determinando, con ciò, l’effetto di evitare la dichiarazione di improcedibilità, con conseguente revoca del provvedimento impugnato.
Sulla base di tale assunto, la Corte rigettava il secondo motivo dell’appello proposto da colui che aveva rivestito il ruolo di opponente in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo.
Per meglio comprendere il percorso logico-giuridico che conduceva alla decisione in commento, appare opportuno focalizzare taluni passaggi della controversia.
Accadeva che, nel contesto di un’operazione di cartolarizzazione ex L. n. 130/1999 ed art. 58 del D. Lgs. n. 385/1993, una Banca, in veste di creditrice originaria, cedeva ad una Società, tra gli altri, anche i crediti derivanti da due finanziamenti concessi ad un soggetto privato.
Più tardi, su ricorso di detta Società, il Tribunale di Aosta emetteva decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo per capitale, interessi e spese, quale saldo passivo dei menzionati finanziamenti.
L’ingiunto si opponeva al citato provvedimento e, esponendo svariate doglianze, chiedeva che il decreto ingiuntivo de quo, previa sospensione della provvisoria esecutività, venisse revocato e che il giudizio fosse dichiarato improcedibile per carenza del preventivo esperimento della procedura di mediazione obbligatoria.
L’istanza avente ad oggetto la sospensione della provvisoria esecutività dell’ingiunzione veniva rigettata e il Giudice disponeva la sospensione del procedimento per l’esperimento della procedura di mediazione preventiva obbligatoria, che veniva instaurata ritualmente, ma senza esito positivo.
Successivamente, reputate inammissibili e superflue le prove dedotte dalle parti, il Tribunale di Aosta giudicava integralmente infondata l’opposizione in questione ed emetteva una Sentenza dove il decreto ingiuntivo impugnato era confermato e l’opponente subiva la condanna al pagamento delle spese del procedimento.
Come si è anticipato, parte soccombente proponeva appello contro questa decisione, sulla scorta di due motivi.
Con il secondo motivo di impugnazione, che assume rilievo in relazione al tema trattato in questa sede, l’appellante criticava il comportamento ostruzionistico tenuto dalla controparte in sede di mediazione e, su tale presupposto, domandava alla Corte di tenerne conto ex artt. 88 e 91 c.p.c. ai fini della liquidazione delle spese di lite, sostenendo, altresì, che il Giudice di prime cure avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità della domanda, stante la condotta di adesione solo formale alla procedura di mediazione, indice di malafede ed intesa ad aggirare l’obbligo di cui all’art. 13 D. Lgs. n. 28/2010.
Nella propria comparsa conclusionale l’appellante richiamava la sopra menzionata Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite (in base alla quale “nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi dell’art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. n. 28 del 2010, i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, l’onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; ne consegue che, ove essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo”), per evidenziare come, nel caso di specie, non fosse stata la controparte ad aver introdotto la mediazione, pur essendovi tenuta e, per di più, nel momento in cui tale incombente aveva avuto luogo a cura dell’opponente, la parte opposta aveva rifiutato di svolgere una concreta trattativa, violando in tal modo lo spirito della norma, con conseguente improcedibilità del giudizio. 
Analizzando la censura in questione, la Corte obiettava che, relativamente all’eccezione di improcedibilità del giudizio per mancato esperimento della procedura di mediazione preventiva obbligatoria sollevata in primo grado, il Tribunale aveva dato atto della produzione, ad opera dello stesso opponente, del verbale dell’incontro di mediazione, da cui risultava come detta procedura fosse stata validamente instaurata tra le parti, entrambe presenti alla convocazione dinanzi al mediatore, ed assistite dai rispettivi difensori, sebbene la sola parte opponente avesse dichiarato, in quella sede, di voler entrare nel merito della controversia, mentre la parte opposta aveva dichiarato di non voler aderire all’invito.
Conseguentemente, a parere della Corte, il Giudice di prime cure aveva correttamente ritenuto che l’iter della procedura fosse stato idoneo a soddisfare la condizione di procedibilità posta dal legislatore ex art. 5, comma 1-bis del D. Lgs. n. 28/2010, come testualmente previsto ex art. 5, comma 2-bis del medesimo provvedimento, il quale recita: “quando l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l'accordo”, a nulla rilevando a tal fine che una delle parti avesse rifiutato, nel corso di detto incontro, di entrare nel merito della procedura di mediazione. 

La Corte osservava, in particolare, che la richiamata pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite, nell’individuare il soggetto gravato dell’onere di promuovere la procedura in questione ai fini di evitare la dichiarazione di improcedibilità del giudizio, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo, non aveva comunque escluso che tale iniziativa potesse essere intrapresa anche dalla controparte, integrando il tal modo la condizione di procedibilità posta dal legislatore.
Coerentemente con quanto affermato, la Corte concludeva che quando il procedimento di mediazione obbligatoria risulta essere stato effettivamente esperito, sebbene dal soggetto non gravato da tale onere, non può essere dichiarata l’improcedibilità della domanda.
Quest’ultima conseguenza, enunciata nella ricordata Sentenza della Suprema Corte, può dunque verificarsi solo nei casi in cui la mediazione non risulta in alcun modo attivata.
Orbene, la decisione della Corte d’Appello di Torino è senz’altro frutto di un condivisibile ragionamento logico-giuridico, anche se, per via delle argomentazioni ivi espresse in materia di avveramento della condizione di procedibilità, essa resta collocata nel solco di quell’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’inciso “primo incontro” è da intendersi come lo svolgimento della fase preparatoria della mediazione, in cui il mediatore dà le informazioni e chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della procedura.
Di avviso diametralmente diverso sarebbe stato, solo qualche mese più tardi, il Tribunale di Bologna che, decidendo un caso analogo a quello fin qui narrato, con Sentenza n. 1833 del 28/07/2021 dichiarava invece improcedibile la domanda e revocava il decreto ingiuntivo opposto, esprimendo con forza la convinzione che, per considerarsi avverata la condizione di procedibilità, deve ritenersi necessario andare oltre il semplice momento informativo della mediazione, dando ad essa effettivo avvio.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 19 2021
  
18
Novembre
2021

Perchè la mediazione conviene agli avvocati e alle Parti;

Quando si parla di convenienza della mediazione, abitualmente si fa riferimento alla convenienza dell’Istituto della mediazione per i cittadini e le imprese. L’opinione comune è che, a fronte della indiscutibile convenienza per le parti, ammessa a denti stretti anche dalla classe forense, la mediazione in realtà non convenga agli Avvocati per i quali sarebbe sempre più utile la scelta del ricorso alla autorità giudiziaria. Chi scrive non è mai stato convinto da questa tesi che prefigurerebbe una sorta di contrasto di interessi fra l’Avvocato e il cliente. Le note che seguono vogliono essere un contributo sul tema per dimostrare che in realtà gli interessi di clienti  e Avvocati possono coincidere nella scelta della mediazione come strumento per la risoluzione delle controverse. Vediamo allora perché, a parere di chi scrive, la mediazione conviene agli Avvocati.

CONVIENE AGLI AVVOCATI ECONOMICAMENTE

L’obiezione che più frequentemente si sente fare dagli Avvocati ostili alla mediazione è la seguente: perché dovrei consigliare al cliente la procedura di mediazione se economicamente a me conviene maggiormente fare una causa rispetto ad una mediazione? Verifichiamo allora se una tale obiezione è fondata esaminando i conti degli introiti derivanti da una mediazione rispetto a quelli di una causa. Se analizziamo la tabella dei compensi medi previsti dal D.M. 55/2014 per una pratica di valore da €.1.100 a €.5.200, possiamo constatare che per un giudizio di primo grado il compenso totale spettante all’Avvocato, risultante dalla somma delle quattro fasi di causa (studio della controversia, fase introduttiva, fase istruttoria e fase decisionale) ammonta a €.2.430. Il compenso spettante all’Avvocato per l’attività prestata in mediazione per una pratica di ugual valore ammonta invece per le tre fasi (attivazione, negoziazione e conciliazione) a €.1.620. Da ciò deriva che il compenso spettante all’Avvocato per l’assistenza in mediazione è pari al 66% del compenso a lui dovuto per lo svolgimento di un’intera causa di primo grado. Per una pratica dello scaglione di valore superiore (da €.5.200 a €.26.000), il compenso per la mediazione ammonta invece al 52% del compenso spettante per la causa (€.2.520 a fronte di €.4.835).A fronte della previsione di un compenso per la mediazione pari alla metà o ai due terzi di quanto è previsto per una causa di primo grado, occorre però confrontare le attività che l’Avvocato è chiamato a svolgere nelle due procedure. Ed allora è facile concludere che l’impegno e il tempo richiesti in mediazione all’Avvocato sono infinitamente più ridotti rispetto a quelli da profondere per la causa. Per guadagnare il compenso pari a metà o ai due terzi rispetto alla causa, l’Avvocato deve svolgere il colloquio con il cliente, compilare on line il modulo della domanda di mediazione o l’adesione alla stessa, partecipare a uno o due incontri e collaborare con il mediatore per la redazione del verbale di accordo. Per converso, l’attività da svolgersi in causa per l’Avvocato parte dallo studio del fascicolo, prevede uno o più incontri con il cliente, la redazione della citazione e la sua notificazione e successiva iscrizione a ruolo oppure della comparsa di costituzione  e risposta , un numero di udienze non inferiore a 4-6, la redazione delle memorie ex art.183 n°1, 2 e 3, la partecipazione alla attività istruttoria con escussione dei testi ed eventuale CTU e la redazione delle comparse conclusionali e di replica. Ci si chiede se davvero una tale mole di attività ed il relativo tempo occorrente per compierla, giustifichi un compenso superiore solo di un terzo o metà rispetto a quello previsto per la mediazione. Ma vi è di più. Mentre il compenso previsto per la assistenza in mediazione è prevedibile che possa essere incassato dall’Avvocato nel tempo occorrente per lo svolgimento della procedura, pari a 3-6 mesi, il compenso dovuto all’Avvocato per la causa ben difficilmente verrà pagato dal cliente integralmente prima del termine della causa stessa, che è ipotizzabile in almeno 3-5 anni. E a ciò si deve aggiungere un ulteriore elemento riguardante la ragionevole certezza del pagamento. In una mediazione conclusa con successo, il cliente sarà sempre soddisfatto e normalmente ben disposto a saldare la parcella presentata dall’Avvocato  senza contestazione alcuna. All’esito della causa, invece, è esperienza comune che ciò non sempre accada. Si pensi infatti allo stato d’animo del cliente in caso di giudizio conclusosi in modo a lui sfavorevole, ma anche alle ipotesi di cause vinte ma dopo lunghissimo tempo o senza un risultato concreto ancora ottenuto. E’ ragionevole pensare che, in tali ipotesi, il cliente sia pronto a soddisfare senza problemi le richieste di pagamento dell’Avvocato o non è invece immaginabile una difficoltà ben superiore per l’Avvocato di ottenere il pagamento della parcella presentata al cliente?

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ ELIMINA L’ALEA DEL GIUDIZIO

Il cliente che si rivolge all’Avvocato sempre chiede rassicurazioni circa la fondatezza delle proprie richieste e l’esito del giudizio che intenderebbe intraprendere. Spesso chiede di conoscere la percentuale di successo rispetto alla causa da instaurare.E’ esperienza comune di chi svolge la professione di Avvocato della difficoltà nel soddisfare tali comprensibili richieste. La prevedibilità delle decisioni giudiziarie è un tema complicato e difficoltoso. Esiste sempre un grado di imprevedibilità proprio del processo che impedisce di fare previsioni in termini di certezza o, quantomeno, di elevata probabilità sul relativo risultato. Ciò crea spesso evidenti problemi nel rapporto con il cliente che mostra la sua insoddisfazione e sfiducia in ordine alle incertezze e ai rischi che l’Avvocato prudente sempre è tenuto a prospettargli, con riferimento a qualsiasi giudizio debba essere intrapreso. Troppe sono le incognite perché un Avvocato avveduto possa garantire alcunchè al cliente in cerca di certezze: differenti orientamenti giurisprudenziali, possibili mutamenti della giurisprudenza in corso di causa, incertezza circa le risultanze dell’attività istruttoria da svolgersi, conclusioni di una eventuale CTU da espletarsi, valutazione della documentazione sottoposta al giudicante, possibili eccezioni e strategie della controparte. A fronte di questo quadro di incertezze, la procedura di mediazione non comporta alcuna alea. La soddisfazione del cliente all’esito del procedimento non dipende da un terzo, il Giudice, né da alcun altro elemento esterno alla volontà della parte stessa.  E’ il cliente  che decide se un eventuale accordo è per lui favorevole o meno. In caso positivo l’accordo è nel senso voluto dalla parte con sua soddisfazione, in caso contrario nessun accordo viene raggiunto e la parte è nella esatta identica situazione in cui era prima dell’inizio della mediazione. Nessuna alea per l’Avvocato, nessuna sorpresa negativa per il cliente è possibile; nessuna aspettativa può essere frustrata o delusa dalla mediazione come, invece, può avvenire all’esito della causa.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ DURA POCO

La durata media di un procedimento di mediazione è di 134 giorni. La durata media di una causa, per i tre gradi di giudizio, è di 8 anni circa. Qualcuno potrebbe ritenere che la lunga durata di una causa possa ancora essere conveniente per l’Avvocato in applicazione dello stantio brocardo secondo cui “causa che pende, causa che rende”. In realtà ormai da tempo, almeno dopo l’abolizione delle tariffe forense e l’introduzione dei parametri, è vero proprio il contrario. E’ una causa che dura poco a rendere di più rispetto ad una causa che si prolunga nel tempo. Ed infatti i parametri forensi sono, ormai dal 2014, strutturati per fasi con indicazione di un compenso forfettario omnicomprensivo per ogni singola fase, che prescinde completamente dal tempo occorrente per portare a compimento la fase stessa. E quindi che la fase istruttoria duri uno o più mesi o uno o più anni, all’esito di tale fase il compenso spettante all’Avvocato sempre lo stesso sarà. Oggi, quindi, è più corretto sostenere che una causa che pende non rende nulla di più di un procedimento che si conclude rapidamente. In questo senso, il vantaggio competitivo della mediazione è innegabile. La procedura di mediazione si conclude in pochi mesi, la causa più veloce in qualche anno.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ FIDELIZZA IL CLIENTE

Nel corso della procedura di mediazione la parte è sempre protagonista e partecipa a tutte le fasi del procedimento personalmente, a differenza di quanto accade nel processo dove la sua presenza personale è limitata abitualmente alle sole udienze di convocazione delle parti disposte dal Giudice o all’udienza in cui è chiamata a rispondere all’interrogatorio formale.  Nella mediazione la parte raggiunge un accordo solo se lo ritiene per sé conveniente, può interloquire liberamente con il mediatore e con la controparte esprimendo ogni proprio pensiero in ordine a quanto sta accadendo. Ne consegue che l’eventuale accordo sottoscritto è sempre un atto voluto dalle parti nei termini da loro graditi. Da ciò deriva che all’esito della procedura di mediazione, se conclusa con l’accordo, il cliente dell’Avvocato sarà sempre soddisfatto, avrà sempre avuto la sensazione di essere stato un attore protagonista degli eventi e della conclusione del procedimento. Non avrà pertanto modo di esprimere alcuna lamentela in ordine ai costi, ai tempi e agli esiti della procedura. Ciò porterà alla conclusione di avere avuto piena soddisfazione nella soluzione di un proprio problema. E un cliente soddisfatto non solo torna sempre dal proprio Avvocato, ma produce anche un effetto volano di propagazione presso amici, parenti e conoscenti del buon esito della propria vicenda e del buon lavoro del proprio Avvocato che, ai suoi occhi, sarà colui che lo ha aiutato a risolvergli un problema in tempi rapidi. Ciò avrà l’effetto di produrre una pubblicità positiva a costo zero per l’Avvocato con potenziali benefici in ordine alla potenziale clientela futura che potrebbe decidere di rivolgersi a lui. Ma la mediazione non solo fidelizza il cliente, ma anche consolida il rapporto con lo stesso. Ed infatti, nella procedura di mediazione, la parte è chiamata ad aprirsi e spesso a parlare degli aspetti umani del conflitto più che di quelli legali, dei propri interessi e delle proprie aspettative, delle cause che hanno originato il conflitto. Da ciò deriva la conseguenza, da un lato, che l’Avvocato arriva a conoscere aspetti del cliente che difficilmente avrebbe modo di conoscere nel corso di una causa e, dall’altro, che l’Avvocato è vicino al proprio cliente in un momento di emotività forte per lui e viene quindi visto non solo come colui che presta assistenza legale, ma come un consulente a tutto tondo che lo aiuta e gli è vicino nella ricerca di una soluzione ad un problema anche umano.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ NON HANNO LA RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE

Nel corso dello svolgimento della propria attività professionale, è noto che l’Avvocato debba prestare sempre maggiore attenzione alla responsabilità nei confronti del proprio cliente. I casi di giudizi per responsabilità professionale dell’Avvocato sono diventati sempre più frequenti a causa dell’ampliamento del campo della responsabilità professionale, ben al di là del classico “errore professionale”. Se in passato la responsabilità dell’Avvocato era limitata sostanzialmente ai casi di mancato rispetto dei termini e scadenze processuali o alla omissione di attività doverose quali la mancata interposizione di appello o la mancata intimazione di testi che portavano alla compromissione dell’esito della causa, in tempi più recenti la situazione si è decisamente aggravata. In primo luogo, si sono moltiplicate le previsioni normative di inammissibilità ed improcedibilità che, almeno potenzialmente, sono tutte foriere di responsabilità professionale dell’Avvocato allorquando pronunciate dal Giudice. A ciò si aggiungano gli accresciuti obblighi  a carico  dell’ Avvocato, previsti da norme e giurisprudenza più recente, a partire dagli obblighi informativi nei confronti del cliente previsti dalla vigente legge professionale che ha istituito un vero e proprio obbligo di “consenso informato legale” da acquisire dal proprio cliente, per passare ai sempre più stringenti obblighi informativi circa le scelte processuali e alla responsabilità per mancata dissuasione in caso di giudizi apparentemente poco fondati. A fronte di questo quadro di obblighi e responsabilità in capo all’Avvocato nell’ipotesi di attività giudiziale, per quanto riguarda la mediazione la responsabilità è invece ben poca cosa. Di fatto, l’unico vero obbligo, fonte di responsabilità professionale, è costituito dal’art.12 del D. Lgs n. 28/2010 che prevede in sede di accordo “l’attestazione e certificazione della conformità dell’accordo alle norme imperative e dell’ordine pubblico”.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ FORNISCE LORO NUOVE COMPETENZE

La partecipazione al procedimento di mediazione da parte dell’Avvocato gli consente di acquisire nuove competenze anche dal confronto con mediatori professionalmente preparati. Insegna loro ad ascoltare per capire e non invece per replicare, come consueto in una logica avversariale tipica della causa. L’Avvocato impara a negoziare meglio, in modo più efficace, a comunicare in modi più efficienti, a ragionare in termini anche di pensiero laterale e non solo di pensiero lineare, ad esercitare la propria creatività nella ricerca di soluzioni che vanno al di là della mera applicazione normativa. Tutto ciò è maggiormente in linea con le esigenze e le richieste del cliente, che sono quelle di risolvere il problema prospettato all’Avvocato nel più breve tempo possibile e a costi più contenuti possibili. La capacita di conoscere e gestire al meglio l’assistenza del cliente in mediazione è competenza allineata alla più moderna tendenza evolutiva della figura dell’Avvocato che lo vede passare dall’essere un mero “litigator” ad un autentico “problem solver”, che continua ad avere al proprio arco la freccia del contenzioso quale modo di risoluzione del conflitto, ma in un’ottica di “extrema ratio” e non, invece, come unica strada percorribile.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ CONSENTE LORO DI RISOLVERE PROBLEMI NON RISOLVIBILI CON UNA CAUSA

E’ esperienza comune ad ogni Avvocato che esistono tipologie di pratiche nelle quali è difficile ipotizzare di poter dare soddisfazione al proprio cliente, anche all’esito di una causa conclusasi favorevolmente. Le cause familiari, parentali, fra eredi, le cause in cui l’elemento umano è importante, difficilmente consentono alle parti di avere piena soddisfazione, sia per la rigidità del modello giudiziale, che per l’impossibilità delle parti di far valere nel giudizio gli elementi non giuridici che per loro spesso sono più importanti di quelli strettamente legali. Lo stesso dicasi per le cause condominiali, per molestie, per immissioni di fumi e rumori, ove anche l’ottenimento di provvedimenti giudiziali favorevoli non porta a soddisfare l’interesse del cliente a causa di evidenti problemi pratici di esecuzione della decisione. A quanti Avvocati è capitato di ottenere ordinanze o sentenze favorevoli al proprio assistito, scontrandosi poi con le enormi difficoltà di mettere in esecuzione le stesse al fine di  ottenere la soluzione definitiva del problema del cliente che aveva dato origine al giudizio? Quanti di questi provvedimenti si sono risolti con vittorie di Pirro e cioè provvedimenti favorevoli ma di fatto inattuabili? Uguale ragionamento può farsi con riferimento alle cause bagatellari, in cui l’aspetto economico assume una rilevanza decisiva nella valutazione della convenienza di un eventuale giudizio, con i relativi costi, rispetto alla materia del contendere. In tutte queste ipotesi, la mediazione rappresenta un’alternativa di successo perché l’eventuale accordo, essendo voluto dalle parti e mai subito all’esito della decisione di un terzo, avrà maggiori probabilità di essere ottemperato spontaneamente senza necessità di esecuzione forzosa alcuna.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ RAFFORZA LA LORO IMMAGINE DAVANTI AL GIUDICE E LA POSIZIONE DELLA PARTE

L’evoluzione della professione legale porta a ritenere che l’Avvocato sia ormai una figura riconducibile a due diversi modelli professionali. Al modello classico dell’Avvocato conflittuale/avversariale, convinto e deciso a risolvere ogni conflitto per via giudiziale arrivando a sentenza per ogni controversia instaurata, si va sempre più contrapponendo la figura dell’Avvocato conciliatore/collaborativo, determinato ad indagare fra le varie opzioni disponibili per definire il conflitto ed orientato a ricercare soluzioni conciliative, tenendo il contenzioso giudiziario solo come arma residuale in caso di accertata impossibilità di trovare altre soluzioni. L’emersione di questa nuova figura professionale è stata riconosciuta anche dalla Corte di Cassazione nella celeberrima sentenza n°8473 del 27/03/2019 che testualmente riconosce “la progressiva emersione di una figura professionale nuova, alla quale si chiede l’acquisizione di ulteriori competenze di tipo relazionale e umano, inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche avanzate”. Avere acquisito tale consapevolezza e presentarsi avanti al Giudice dimostrando di possedere anche competenze di tipo relazionale ed umano e capacità di creare interazioni costruttive e non solamente avversariali, dimostrando altresì la capacità di tutelare interessi del cliente non solo giuridici ed economici, ma anche personali ed emotivi, non può che illuminare la figura dell’Avvocato agli occhi del Giudice di una luce di apprezzamento diversa rispetto alla figura dell’Avvocato “vecchia scuola”, litigatore fino alle estreme conseguenze.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ E’ COMODA

Potrà sembrare un aspetto di minore importanza e forse lo è,  per la valutazione della convenienza della mediazione, ma è innegabile che la procedura di mediazione, anche dal punto di vista strettamente pratico delle condizioni con cui si svolge, sia notevolmente più comoda per l’Avvocato rispetto a qualsiasi procedimento che si celebra negli uffici giudiziari. La mediazione si svolge presso la sede di un Organismo, normalmente in ambiente confortevole e professionale, con offerta di benefits quali caffè e bevande, in locali adeguatamente riscaldati d’inverno e raffrescati d’estate. Gli incontri si tengono in giorni ed orari concordati e fissati tenendo conto dell’agenda lavorativa degli Avvocati e normalmente non vi sono code o attese se non di pochi minuti. Il dialogo e l’interlocuzione con la segreteria dell’Organismo è infinitamente più agevole e cordiale rispetto agli abituali rapporti con le Cancellerie degli uffici giudiziari. A ciò si aggiunga che, mentre non è possibile alcuna scelta di Tribunale o Giudice, è invece possibile scegliere presso quale Organismo incardinare la procedura di mediazione e, in taluni casi, addirittura scegliere il Mediatore ritenuto più competente a trattare la procedura. Tutti questi elementi potranno da taluni essere considerati poco rilevanti ma, innegabilmente, rappresentano un plus di piacevolezza maggiore rispetto a qualunque modalità di trattazione delle cause presso gli Uffici Giudiziari.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ PUO’ AVERE FUNZIONE ESPLORATIVA

Un ultimo elemento normalmente poco considerato è la valutazione della convenienza della mediazione anche nel caso in cui la stessa non si concluda positivamente, per la funzione esplorativa che la procedura può avere. Il tempo utilizzato e le risorse economiche spese per la procedura di mediazione sono sempre un buon investimento. La mediazione, infatti, consente di comprendere meglio la posizione e le ragioni di controparte, permette di ascoltare le argomentazioni che l’altra parte adduce a sostegno delle proprie ragioni, di valutare eventuali documenti in possesso di controparte e di cui, forse, non si era a conoscenza. Tutto ciò consente di valutare al meglio i punti di forza e i punti di debolezza della propria posizione e di quelle altrui e, anche in caso di fallimento della mediazione per il mancato raggiungimento dell’accordo, di calibrare meglio le domande da proporre in sede giudiziaria e conoscere già le possibili eccezioni, obiezioni ed argomentazioni che la controparte potrebbe svolgere per contrastare la nostra richiesta.

CONCLUSIONI

In conclusione, chi scrive ritiene che la mediazione possa convenire agli Avvocati anche per renderli professionisti migliori. Avvocati più in linea con un nuovo modo di concepire la professione legale, più moderna ed evoluta. La conoscenza approfondita della mediazione consente all’Avvocato di acquisire più competenze ed avere più frecce al proprio arco, di avere più soluzioni da proporre al cliente, di essergli più vicino e di avere, quindi, clienti più soddisfatti e fedeli. E in un momento di profonda crisi della professione e di enormi difficoltà in cui gli Avvocati si trovano ad operare, ciò non è affatto poco.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 22 2021
  
13
Novembre
2021

L’onere di partecipare alla mediazione delegata grava anche sulla Pubblica Amministrazione.

Tribunale di Roma – Giudice Dott. Massimo Moriconi - ordinanza del 25.10.2021

SINTESI: Interessante ordinanza emessa dal Tribunale di Roma in un giudizio sommario di cognizione in materia di responsabilità medica, seguito a un procedimento di consulenza tecnica preventiva per la composizione della lite.
Dalla c.t.u., non contestata dall’Azienda Ospedaliera, emergeva un nesso causale tra l’operato dei medici e l’esito mortale.
Per tale ragione, il Giudice, Dott. Massimo Moriconi, ha disposto la mediazione demandata, ritenendola utile e conveniente poiché in sede di mediazione:

  1. le parti al meglio dei propri interessi, evitando l’alea del giudizio;
  2. interrompono definitivamente il conflitto;
  3. gli esiti raggiunti con l’accordo sono certi;
  4. i tempi di attesa sono decisamente inferiori rispetto a quelli del giudizio.

Tali vantaggi sussistono anche per la Pubblica Amministrazione, la quale, a detta del Giudicante, non deve effettuare una scelta pregiudiziale, aprioristica e generalizzata di non adesione e/o partecipazione alla obbligatoria mediazione delegata che, peraltro, non è giustificabile.
Inoltre, il Giudice ha tenuto a precisare che la Pubblica Amministrazione ha gli stessi oneri ed obblighi di qualsiasi altro soggetto e che non risulta fondato il timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione, in virtù del disposto di cui all’art. 1, comma quarto, del disegno di legge delega approvato dal Senato della Repubblica il 21.9.2021, della Relazione Luiso del 24.5.2021, dalla giurisprudenza e del provvedimento giudiziale motivato.
Peraltro, il Giudice ha precisato l’opportunità di procedimentalizzare a monte la condotta del funzionario pubblico che amministra danaro della collettività e negozia ovvero che il soggetto presente in mediazione in rappresentanza della P.A. e chi dispone del diritto oggetto di causa concordino i perimetri oggettivi all’interno dei quali poter condurre le trattative; ciò con esclusione della responsabilità, salvo colpa grave o dolo. Ps: Attenti anche alle pubbliche amministrazioni, (es: Ufficio delle entrate), ovje scrivono che non si può impugnare la Sanzione, in quanto è assolutamente Falso oltre che Anticostituzionale e anche alle e mail Generate Automaticamente senza poter rispondere, perchè anche questo non si può fare come precisato dalla corte di cassazione, in codesti casi rivolgetevi pure a noi che abbiamo procuratori emeriti della Repubblica Italiana Penali e Amministrativi e cassazionisti, che sono specialisti in codeste materie.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Novembre 13 2021
  
08
Novembre
2021

Pubblicate le statistiche del 2021 PERIODO 1 GENNAIO – 30 GIUGNO;

Incremento del 79% dei depositi delle domande in materia assicurativa a seguito della sentenza n. 19596/2020 del 18.09.2020 della Corte di Cassazione;

ll Ministero della Giustizia – servizio statistiche – ha pubblicato i dati relativi al primo semestre 2021 (gennaio - giugno 2021). In primo luogo va notato l’incremento del deposito delle domande del 17% rispetto al medesimo periodo del 2019. Le materie più trattate sono condominio, diritti reali, locazione, bancarie e assicurative e “altra natura” che racchiude le mediazioni volontarie. Pochi per il momento i depositi relativi a inadempimenti dovuti alle misure di contenimento COVID d.l.6/20 art. 3 co. 6bis e 6ter.
Interessante è l’incremento del 79% dei depositi delle domande in materia assicurativa presso gli organismi non “outlier” (organismi che trattano prevalentemente procedimenti in materia assicurativa che si concludono con la mancata comparizione dell’aderente nel 99% dei casi) attribuibile alla sentenza n. 19596/2020 del 18.09.2020 della Corte di Cassazione che ha stabilito il seguente principio di diritto: “nei giudizi introdotti con decreto ingiuntivo in caso di controversie soggette a mediazione obbligatoria l’onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta, con la conseguenza che, ove essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità dell'opposizione conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo”.
Il tasso di adesioni si attesta al 48.7% e l’accordo viene raggiunto nel 26,3% dei casi in cui l’aderente è comparso. L’anno della pandemia 2020 ha visto una riduzione consistente di mediazioni depositate e di adesioni.
La maggior percentuale di accordi si ottiene nelle mediazioni aventi ad oggetto patti di famiglia, diritti reali, inadempimenti covid. Seguono il comodato, altra natura (volontarie), locazione, divisione, affitto d’azienda, successioni, condominio.
Lo scaglione in cui è più probabile pervenire alla conciliazione è quello 1000-5000. Segue il successivo 5000-10.000.
Gli organismi privati detengono sempre il primato nel tasso di definizione con aderente che prosegue oltre il primo incontro (50,5% contro 46,3% camere commercio, 39,8% ordini avvocati e 47,6% altri ordini professionali). La durata media delle procedure è di 170 gg.
Fonte: https://webstat.giustizia.it/StatisticheGiudiziarie/Mediazione%20Civile.aspx

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 08 2021
  
22
Ottobre
2021

Mediazione: la convocazione inviata alla parte e non al difensore è valida ed efficace;

SINTESI: Secondo il Tribunale di Cremona la comunicazione di avvio del procedimento di mediazione effettuata al domicilio della parte invitata, piuttosto che al difensore costituito è perfettamente valida ed efficace. Il caso in esame è pertinente ad un procedimento per convalida di sfratto per morosità, nel quale l'intimato è comparso in giudizio e si è opposto alla richiesta di controparte. Il Giudice, disponendo il mutamento del rito ex artt. 447 bis e 667 bis c.p.c., ha assegnato alle parti il termine di 15 giorni per l'avvio della procedura di mediazione.
Il procedimento di mediazione obbligatoria è stato esperito concludendosi con esito negativo.
L'intimante ha insistito nella richiesta di convalida dello sfratto per morosità, con condanna della controparte alla refusione delle spese legali chiedendo, inoltre, la dichiarazione di inammissibilità delle domande riconvenzionali formulate dall'intimata.
L'intimata si è opposta alla convalida di sfratto per morosità proponendo, a sua volta, domande riconvenzionali. Il caso in esame è pertinente ad un procedimento per convalida di sfratto per morosità, nel quale l'intimato è comparso in giudizio e si è opposto alla richiesta di controparte. Il Giudice, disponendo il mutamento del rito ex artt. 447 bis e 667 bis c.p.c., ha assegnato alle parti il termine di 15 giorni per l'avvio della procedura di mediazione.
Il procedimento di mediazione obbligatoria è stato esperito concludendosi con esito negativo.
L'intimante ha insistito nella richiesta di convalida dello sfratto per morosità, con condanna della controparte alla refusione delle spese legali chiedendo, inoltre, la dichiarazione di inammissibilità delle domande riconvenzionali formulate dall'intimata.
L'intimata si è opposta alla convalida di sfratto per morosità proponendo, a sua volta, domande riconvenzionali. Il terzo chiamato, chiedendo il rigetto delle domande formulate dalle controparti nei propri confronti, ha proposto domanda riconvenzionale, eccepito, altresì, il difetto di mediazione, sostenendo che la comunicazione di avvio del procedimento era stata notificata al domicilio della controparte, piuttosto che al proprio difensore. ul punto, il Tribunale di Cremona, con la Sentenza dell'1/07/2021, ha rigettato l'eccezione sollevata dal terzo chiamato in merito al difetto del procedimento di mediazione proposto, poiché "il procedimento di cui al d.lgs. 28/2010 intende valorizzare la possibilità delle parti di decidere del proprio conflitto e per tale ragione deve ritenersi valida la notifica della comunicazione di avvio mediazione effettuata direttamente al domicilio della parte invitata, anziché al difensore. Il D.lgs. n. 28/2010, infatti, non contiene alcuna disposizione che preveda la possibilità di notificare la domanda al procuratore costituito, ma stabilisce che l'atto sia portato a conoscenza della parte invitata". Fonte: (StudioCataldi)

 

 



 



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Ultimo aggiornamento Venerdì, Ottobre 22 2021
  

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