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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

25
Novembre
2022

In mediazione non è necessaria la procura notarile, se non per quegli atti per il cui compimento è richiesta espressamente;

Il dibattito sull’eventuale necessità di procura notarile per chi partecipa come delegato ad una procedura di mediazione è sempre più vivo. Fermo restando – principio che ormai dovrebbe essere condiviso da tutti – che la presenza delle parti, onde non snaturare la mediazione, è assolutamente necessaria (a modesto parere di chi scrive, salvo casi gravissimi, la delega dovrebbe essere vietata) onde far emergere i reali interessi, l’art. 1392 c.c. impone che la procura, a pena d’inefficacia, debba avere la stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere. Il principio è stato recepito dalla nota sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ. 27/03/2019 n°8473) che sul punto specifico, dopo aver comunque ribadito che la presenza delle parti è necessaria, ha statuito che la procura debba essere speciale e sostanziale, non essendo sufficiente quella ad litem, senza però mai parlare di procura notarile. Dovrà quindi essere redatta e rilasciata per quella specifica procedura di mediazione, e contenere espressamente i poteri di prendervi parte, negoziare, transigere e sottoscrivere il verbale, sia esso negativo o positivo. La giurisprudenza di merito si è peraltro adeguata, confermando la sufficienza di una libera procura speciale sostanziale e che l’ulteriore requisito dell’autenticazione della firma sia necessario solo ed esclusivamente per il perfezionamento di atti che tale forma richiedano (si vedano, tra le altre, Trib. Roma 23/11/2021 n°18271 – Trib. Napoli 10/02/2022 n°1488 – C. App. L’Aquila 15/07/2021 n°1129 – Trib. Crotone 05/01/2021 – Trib. Pordenone 07/12/2020 n°647 – Trib. Milano 11/06/2019 n°5605). Nel procedimento relativo alla sentenza in commento, una parte aveva conferito ad un terzo, che non era il  difensore, una procura specifica per la partecipazione alla procedura di mediazione, portante i poteri di conciliazione, precisando anche quello, ulteriore, di aderire alle proposte altrui. Per il giudice del Tribunale di Ravenna, non appare condivisibile quanto detto dal Tribunale di Genova con sentenza del 15 maggio 2022, in quanto nella sua disamina della nota Cass. Civ. 8473/2019 questa attribuisce alla Suprema Corte affermazioni che in realtà essa non ha fatto, in particolare quando asserisce che dalla citata sentenza “si deduce che la procura conferita per il procedimento di mediazione debba essere autenticata da notaio”. In realtà, nella nota sentenza della Suprema Corte, questo non viene mai detto, e ci si limita a parlare di procura sostanziale. La procura infatti può essere con firma autenticata o meno, ma questo dipende dal tipo di atto alla cui stipula è finalizzata, così come espressamente previsto dall’art. 1392 c.c.  Sarà quindi necessaria, ovviamente, per esempio nel caso di una divisione ereditaria che riguardi degli immobili, ma non per la risoluzione di un contratto di locazione o per un inadempimento contrattuale. In ogni caso, si ribadisce la necessità della presenza personale delle parti, essendo le uniche in grado di far emergere i loro reali interessi, ed in ogni caso – visti gli accennati contrasti giurisprudenziali – di far sottoscrivere personalmente il verbale, sia esso positivo o negativo.

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Novembre 25 2022
  
22
Novembre
2022

Conciliazione bancaria obbligatoria;

La conciliazione bancaria obbligatoria non sarà soddisfatta come condizione di procedibilità solo dalla mediazione ma dal 30 giugno 2023 anche dall’ABF

Controversie bancarie: ABF e mediazione civile obbligatoria

In caso di controversie aventi ad oggetto i contratti bancari i clienti possono percorrere due strade alternative:

  • rivolgendosi all’ABF ossia all’Arbitro bancario e Finanziario;
  • ricorrendo alla mediazione civile e commerciale a cui è obbligatorio rivolgersi se si ha intenzione di portare la propria banca in giudizio.

Fino alla riforma del processo civile il ricorso all’ABF rappresentava una facoltà per il cliente, che vi poteva ricorrere solo dopo aver avanzato un reclamo al proprio istituto di credito. La riforma del processo civile però ha previsto che anche il ricorso all’ABF soddisfa la condizione di procedibilità obbligatoria se si decide di rivolgersi all’autorità giudiziaria. Vediamo quindi come funzionano questi due istituti che, nella forma rinnovata dalla legge delega n. 206/2021 e del decreto attuativo n. 149/2022 saranno in vigore, salvo imprevisti, dal 20 giugno 2023.

La mediazione obbligatoria

La conciliazione bancaria obbligatoria, come accennato, è prevista perché condizione di procedibilità della domanda in giudizio. Tale obbligatorietà è sancita dal D.lgs. n. 28/2010 che all’art. 5 comma 2 contempla tra le materie soggette alla procedura di mediazione i contratti bancari. Materia che la riforma del processo civile, intervenuta pesantemente sull’istituto della mediazione, si è limitata a confermare, essendo la stessa già contemplata dalla norma.

L’Arbitro Bancario Finanziario

Come accennato, il ricorso all’ABF è sempre stato un rimedio alternativo per la risoluzione delle controversie in materia bancaria, a cui il cliente si poteva e si può ancora rivolgere se rileva che la propria banca non ha rispettato gli accordi contrattuali. La riforma del processo civile ne ha valorizzato la funzione. La condizione di procedibilità che prevede il preventivo esperimento di una conciliazione bancaria obbligatoria non è più soddisfatta con la sola mediazione, ma anche con il ricorso all’ABF. Fino ad oggi la fiducia dei cittadini nei confronti di questo organismo è stata assai scarsa, forse perché percepito, in un certo senso, come un organismo non del tutto imparziale, ma di parte. Da qui la scelta coraggiosa della Riforma Cartabia di parificarla in un certo senso alla mediazione, forse per superare questo pregiudizio verso un organismo composto in realtà da soggetti molto preparati in materia e capaci di prendere decisioni del tutto imparziali.

Conciliazione bancaria obbligatoria: per quali contratti bancari?

Il termine “contratti bancari” utilizzato dalle norme che prevedono le soluzioni alternative di risoluzione delle controversie risulta a dire il vero poco comprensibile per i non addetti ai lavori perché assai generico. Difficile quindi comprendere con precisione in quali casi è possibile rivolgersi all’ABF o all’Organismo di mediazione per soddisfare la condizione di procedibilità della conciliazione bancaria obbligatoria. Per fortuna i dubbi vengono dipanati dal Testo Unico in materia bancaria e dal Codice civile, ma anche dalle decisioni dell’ABF e dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. Il Testo Unico bancario contempla un’ampia gamma di contratti bancari, anche se quelli che più di frequente sono oggetto di controversia tra cliente e istituto sono quelli che riguardano il credito al consumo. Occorre ricordare, comunque, che il TU stabilisce anche le regole precontrattuali e contrattuali degli accordi, tra i quali figurano gli obblighi informativi della banca verso il cliente nel rispetto della più completa trasparenza. Obblighi che, se violati, possono ben condurre a una richiesta risarcitoria. Dalle pronunce dell’ABF emerge invece che tra i contratti sui quali i clienti si trovano più spesso a litigare con il proprio istituto bancario ci sono i conti correnti, le carte di credito o di debito e i mutui. I contratti contemplati infine dal Codice civile e che, in caso di controversia richiedono l’esperimento preventivo di una conciliazione bancaria sono piuttosto limitati e disciplinati in via generica. Si ricordano in particolare il conto corrente e il deposito bancario. "ANCHE DA QUI SI EVINCE COME COMUNQUE LA MEDIAZIONE é SEMPRE LA PIù VANTAGGIOSA!"

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 22 2022
  
21
Novembre
2022

Improcedibile la domanda per la mancata partecipazione personale dell’appellante alla procedura di mediazione disposta dal giudice oltre che per il tardivo avvio della stessa;

Corte d’Appello di Napoli, sezione 7, 19.09.22, sentenza n. 3842, relatore giudice ausiliario Marco Marinaro

Sintesi:In una controversia tra proprietari di appartamenti nello stesso stabile avente ad oggetto il risarcimento dei danni derivanti da lavori di ristrutturazione (iniziati nel 1999, ancora in corso la lira…), il Tribunale di prime cure accoglieva la domanda dell’attore condannando il convenuto al risarcimento dei danni. Tale decisione veniva impugnata in appello (nel 2013), nel corso del quale veniva demandata la procedura di mediazione (nel 2019) ex art. 5, comma 2, D.Lgs. 28/2010 fissando l'udienza di rinvio per la data dell'11 giugno 2020. Successivamente, all’udienza del 14 aprile 2022, la Corte nell'assegnare la causa in decisione con i termini per gli atti difensivi ex artt. 352 e 190 c.p.c., prendeva atto dell'eccezione di improcedibilità sollevata dall'avv. (...) per la mancata partecipazione personale dell’appellante alla procedura di mediazione disposta dal giudice oltre che per il tardivo avvio della stessa.
In via preliminare, la Corte ritiene di dover esaminare le due eccezioni proposte dalla difesa degli appellati (...) volte ad ottenere una pronuncia in rito sull'impugnazione per violazione dell'art. 342 c.p.c. oltre che dell'art. 348-bis c.p.c.
Dal verbale negativo di mediazione, risulta che l’appellante aveva conferito procura a un avvocato, ma non di tipo sostanziale e diversa rispetto al mandato alle liti per il processo. Dal verbale depositato, ma soprattutto dalle note della parte appellante emergeva che l’avvocato, nell’istanza di mediazione redatta sul modulo predisposto dall’organismo, è menzionato con il termine “difensore” non come “rappresentante con mandato a conciliare.” I termini “rappresentare le mie ragioni” emergono infatti solo da una lettera che l’appellante, impossibilitato a intervenire per ragioni di salute, ha inviato al suo legale. Lettera o altra procura a mediare di cui però non si fa menzione alcuna nel verbale di mediazione, che inoltre si è tenuta tardivamente rispetto al termine di 30 giorni fissato dall’art. 8 comma 1 del Dlgs n. 28/2010.
La Corte richiama il noto arresto Cass. 8473/2019, in cui ha ben evidenziato come dalla lettura sistematica della disciplina della mediazione emerge che il successo dell’attività di mediazione è riposto nel contatto diretto tra le parti e il mediatore professionale. Allo scopo di validamente delegare un terzo alla partecipazione alle attività di mediazione, la parte deve conferirgli tale potere mediante una procura avente lo specifico oggetto della partecipazione alla mediazione e il conferimento del potere di disporre dei diritti sostanziali che ne sono oggetto (ovvero, deve essere presente un rappresentante a conoscenza dei fatti e fornito dei poteri per la soluzione della controversia, …). Quindi il potere di sostituire a sé stesso qualcun altro per la partecipazione alla mediazione può essere conferito con una procura speciale sostanziale. Non può mai ritenersi la sufficienza della comune procura alle liti, ancorché accordata con facoltà di compiere ogni più ampio potere processuale (App. Napoli, sent. 3227/2020) , considerato che l'attivazione della mediazione delegata non costituisce peraltro attività giurisdizionale, trattandosi di una parentesi non giurisdizionale all'interno del processo (Cass. civ. Sez. II, Sent., 14/12/2021, n. 40035. Alcun rilievo avrebbe potuto attribuirsi ad una ipotetica ratifica (depositata presso l’organismo) atteso che la stessa sarebbe risultata in ogni caso tardiva rispetto alla procedura di mediazione ormai conclusa. Una ratifica di tal genere sarebbe risultata infatti del tutto inidonea in quanto la valutazione circa la corretta partecipazione personale o per procura al fine della verifica del rituale esperimento della mediazione deve essere necessariamente condotta in relazione a quanto si è svolto nella procedura di mediazione e, quindi, a quanto risulta dagli atti della stessa (e, principalmente, dal verbale redatto dal mediatore al quale possono risultare allegati all’occorrenza anche le procure eventualmente conferite).

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 21 2022
  
19
Novembre
2022

Sull’eccezione di nullità della mediazione, determinata da carenza di “valida” procura in favore del difensore di una delle parti;

Tribunale di Ravenna, sentenza n. 571 del 31.10.2022 - Est. Baronio

Sintesi: In ordine all'eccezione di nullità della mediazione, determinata da carenza di “valida” procura in favore del difensore di una delle parti, va precisato che la norma di riferimento è contenuta nell’art. 1392 c.c., che prescrive che la procura, a pena d’inefficacia, debba ricoprire la stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere.


Testo integrale:

In ordine alla eccezione di nullità della mediazione per mancanza di valida procura in capo al difensore, va precisato che la norma cardine è costituita dall’art. 1392 c.c. che impone che la procura, a pena d’inefficacia, debba avere la stessa forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere. Il principio è stato pienamente recepito dalla nota sentenza della Suprema Corte (Cass. Civ. 27/03/2019 n°8476) che sul punto specifico ha statuito che la procura debba essere speciale e sostanziale e cioè possedere le caratteristiche di specialità, in funzione proprio dello specifico procedimento di mediazione, e di conferimento dei poteri di disporre dei diritti oggetto del procedimento mediatorio. Ha precisato la Suprema Corte che tale procura non possa essere ricompresa in quella “ad litem” e che non possa essere oggetto di autenticazione della firma da parte del difensore perché privo di tale potere. La giurisprudenza di merito si è assolutamente adeguata confermando la sufficienza appunto solo di una libera procura speciale sostanziale e che l’ulteriore requisito dell’autenticazione della firma sia necessario solo ed esclusivamente per il perfezionamento di atti che tale forma richiedano (Trib. Roma 23/11/2021 n°18271 – Trib. Napoli 10/02/2022 n°1488 – C. App. L’Aquila 15/07/2021 n°1129 – Trib. Crotone 05/01/2021 – Trib. Pordenone 07/12/2020 n°647 – Trib. Milano 11/06/2019 n°5605). Nello stesso senso la dottrina specifica in materia di mediazione. Nel caso in discussione l’opposta ha conferito ad un terzo non difensore, avv. G (cfr. doc. 1 memoria integrativa opposta), una procura specifica per la partecipazione alla procedura di mediazione e con i correlativi poteri di conciliazione anche per adesione alle proposte altrui. Null’altro poteva e doveva essere richiesto. Sul punto non può essere condiviso Trib. Genova 15/02/2022, cui si richiama parte opponente, in quanto nella sua disamina di Cass. Civ. 8473/2019 attribuisce alla Suprema Corte affermazioni non corrispondenti alla motivazione della sentenza: afferma infatti Il Giudice che dalla citata sentenza “si deduce che la procura conferita per il procedimento di mediazione debba essere autenticata da notaio”, deduzione assolutamente non conforme a quanto effettivamente affermato dalla Corte e che porta poi il Giudice ad una inammissibile sovrapposizione tra procura speciale sostanziale e procura autenticata da notaio, la procura infatti può essere con firma autenticata oppure no e ciò dipende dal tipo di atto alla cui stipula è finalizzata e così come espressamente previsto dall’art. 1392 c.c.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Novembre 19 2022
  
16
Novembre
2022

Procedimenti civili dimezzati dal 2009 ad oggi;

Il trend di decrescita del contenzioso civile nel monitoraggio statistico del Ministero della Giustizia; dati raccolti dalla Direzione Generale di Statistica e analisi organizzativa del Dipartimento per la transizione digitale della giustizia, l’analisi statistica e le politiche di coesione, rilevano un trend in forte calo per il contenzioso civile a partire dal 2009 ad oggi. I dati raccolti dalla Direzione generale di statistica di Via Arenula mostrano anche una riduzione dell’arretrato civile dal 2013 ad oggi. I numeri prendono come riferimento i procedimenti ultra annuali in Cassazione, i procedimenti ultrabiennali in Corte di Appello e i procedimenti ultratriennali in Tribunale. Esclusi dal rilevamento dell’arretrato patologico le esecuzioni mobiliari ed immobiliari, i fallimenti, l’attività del giudice tutelare, le ATP.In Cassazione i procedimenti civili pendenti da più di un anno erano 69.916, e sono saliti a 88310 nel 2020, per poi iniziare la decrescita nell’ultimo anno e mezzo passando agli attuali 77.194. In Corte d’appello al contrario i procedimenti ultrabiennali sono quasi dimezzati, passando dai 198.803 nell’anno 2013 agli attuali 74.653. Stesso trend in Tribunale dove i procedimenti ultratriennali sono passati dai 646.146 ai 315.190. Provando a trarre brevi conclusioni da una lettura congiunta delle due serie di dati, quella sul numero del contenzioso e quella sull’arretrato civile, si osserva che il dimezzamento dell’arretrato civile degli ultimi 10 anni è andato di pari passo con il dimezzamento del numero complessivo di procedimenti contenziosi. Per il momento dunque, la riduzione dell’arretrato non sembra da attribuire ad una migliore performance del funzionamento degli uffici giudiziari o ad una velocizzazione della magistratura, quando da correlare al dimezzamento del numero complessivo dei procedimenti contenziosi eseguti fuori dai tribunali, grazie quindi alle ADR, Mediazione in primis!

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Novembre 17 2022
  
15
Novembre
2022

Il Giudice non può controllare e valutare le modalità di nomina del mediatore, la sua imparzialità e indipendenza e il corretto svolgimento dell’incarico che, invece, devono essere disciplinati dal regolamento dell’Organismo;

Tribunale di Brescia – Giudice Estensore Dott.ssa Paola Agliardi, sentenza n. 3172;

SINTESI: Il caso in esame riguarda una intimazione di sfratto per morosità, nel quale alla prima udienza il Giudice disponeva il mutamento del rito, la notificazione dell’ordinanza alla parte intimata non costituitasi e l’attivazione della procedura di mediazione obbligatoria.
Il procedimento di mediazione obbligatoria aveva esito negativo a causa dell’assenza di parte convenuta, la quale, però si costituiva in giudizio ed eccepiva l'improcedibilità della domanda per mancata regolare convocazione della parte davanti al mediatore.

Sul punto, il Tribunale ha rilevato quanto segue:

  • per tutte le controversie locatizie è previsto il procedimento di mediazione obbligatoria, a pena di improcedibilità della successiva azione giurisdizionale;
  • il procedimento di mediazione viene disciplinato sulla base del regolamento dell'organismo scelto dalle parti;
  • il regolamento dell’Organismo di mediazione deve garantire la riservatezza del procedimento e deve codificare la modalità di nomina del mediatore in modo da assicurarne l’imparzialità e l’idoneità al corretto e sollecito espletamento dell'incarico;
  • tali requisiti non possono essere sottoposti al controllo ed alla valutazione del Giudice;
  • il Giudice ha solo il compito di acquisire la prova, tramite il relativo verbale, che il procedimento di mediazione sia stato esperito ovvero, in caso contrario, di rilevare l'improcedibilità della domanda giudiziale.

Per tali motivi, l’eccezione di improcedibilità della domanda giudiziale non può trovare accoglimento.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Novembre 15 2022
  
12
Novembre
2022

Se la mediazione sostituisce la negoziazione la procedibilità è rispettata;

La mediazione soddisfa pienamente la condizione di procedibilità in giudizio anche nei casi in cui è prevista la negoziazione assistita

Mediazione che sostituisce negoziazione

Il Tribunale di Roma nella sentenza n. 11431/2022 sancisce che: “la mediazione obbligatoria deve ritenersi utilmente effettuata anche nel caso in cui è previsto il diverso procedimento della negoziazione assistita.”

Vediamo le ragioni di questa pronuncia.

Esito negativo della procedura di mediazione

In giudizio, si discute in ordine alla concessione di un marchio e alla disdetta preventiva del contratto che ha condotto al mancato pagamento di 9 fatture.

Ognuno avanza le proprie domande ed eccezioni. Parte attrice in particolare ritiene che controparte abbia gito in malafede anche durante il tentativo di conciliazione perchè dopo aver dato avvio alla procedura e a un primo incontro tra le parti, l’ha poi abbandonata, con conseguente esito negativo.

Procedibilità rispettate se la mediazione sostituisce la negoziazione

Il processo prosegue e sulla questione preliminare di improcedibilità il Tribunale adito disattende l’eccezione per il mancato espletamento della negoziazione assistita sollevata da parte convenuta nella memoria istruttoria n. 1 art. 183 c.p.c.

Il Tribunale nel motivare la decisione sul punto precisa che tale eccezione è destituita di ogni fondamento in quanto:

  • “è tardiva ai sensi dell’art. 3 d.lgs. 162/2014 il quale prevede che se la negoziazione non viene esperita prima della proposizione della domanda giudiziale, l’’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la Prima udienza”;
  • è stata proprio parte convenuta ad avviare una mediazione per la soluzione dei fatti di causa e a non averla proseguita per carenza di interesse alla sua prosecuzione, con conseguente verbale attestante l’esito negativo del procedimento;
  • in realtà la mediazione obbligatoria, poiché prevede la presenza di un soggetto terzo e imparziale come il mediatore, offre addirittura maggiori garanzie rispetto alla negoziazione assistita, che invece è prova di tale figura.

Differenze tra negoziazione e mediazione

La sentenza oggetto di disamina suggerisce un sintetico raffronto tra gli strumenti di risoluzione delle controversie interessati.

La negoziazione assistita disciplinata Dl n. 132/2014 consiste in un accordo con il quale le parti si adoperano per cooperare in buona fede e con lealtà al fine di trovare una soluzione amichevole alla controversia insorta, con l’assistenza degli avvocati.

La negoziazione, al pari della mediazione è condizione di procedibilità della domanda nei casi previsti dalla legge e una volta avviata può avere esito positivo o negativo.

La mediazione, ADR di più ampio impiego e condizione di procedibilità della domanda giudiziale in molte più materie rispetto alla negoziazione assistita, è una procedura più complessa e strutturata, nata per garantire il coinvolgimento diretto delle parti in materie che hanno ad oggetto in genere interessi patrimoniali di maggiore rilievo.

Da qui, la previsione di un mediatore, terzo e imparziale rispetto alle parti, il cui compito è di adoperarsi al fine di trovare una soluzione alternativa alla controversia insorta.

La differenza principale tra i due istituti è che nella negoziazione gli avvocati hanno un ruolo centrare nella ricerca dell’accordo, nella mediazione invece, almeno per come è stata concepita, sono le parti a doversi sforzare, con l’aiuto del mediatore, nel cercare una soluzione.

Comprensibile quindi la ragione per la quale il Tribunale di Roma abbia ritenuto che la mediazione, anche nei casi in cui è prevista la negoziazione assistita, garantisca comunque la condizione procedibilità. Ps: Questo dimostra anche che la Mediazione è la A.D.R. , anche più ben vista dagli stessi Giudici, in quanto tra tutte le ADR è la più Imparziale e Riservata che esista.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Novembre 14 2022
  
10
Novembre
2022

Serve la procura sostanziale per farsi sostituire in mediazione;

La mediazione richiede la presenza delle parti coinvolte, l’attività tuttavia è delegabile ma al terzo occorre la procura speciale sostanziale

Procura speciale sostanziale in mediazione

Serve la procura speciale sostanziale all’avvocato che viene incaricato di sostituire la parte in sede di mediazione. Questo il principio enunciato dalla Corte di Appello di Napoli nella sentenza n. 3843/2022. La Corte giunge a questa conclusione nell’ambito di una vicenda giudiziaria intrapresa per il risarcimento dei danni che la proprietaria di un appartamento ha richiesto perché i lavori di ristrutturazione eseguiti nelle abitazioni dei piani sottostanti hanno lesionato il proprio. Nella causa vengono coinvolti diversi soggetti tra cui l’impresa che ha eseguito i lavori. Il primo grado accoglie la domanda dell’attrice, ma la decisione viene impugnata in appello, nel corso del quale la Corte prende atto dell’eccezione d’improcedibilità che uno dei legali ha sollevato in giudizio e che si riferisce alla mancata partecipazione dell’appellante alla procedura di mediazione disposta dal giudice e alla tardività con cui la stessa è stata avviata.

Dal verbale non risulta la procura speciale

L’aspetto di maggiore interesse riguarda però il verbale di mediazione, da cui risulta che l’appellante ha conferito procura a un avvocato, ma dallo stesso non emerge che allo stesso ne è stata rilasciata una di tipo sostanziale, diversa rispetto a quella prevista per il processo. In via preliminare la Corte di Appello esamina la questione di procedibilità della mediazione e la dispone rinviando l’udienza. Rassegnate le conclusioni delle parti al termine del giudizio di appello, la Corte si sofferma sulla partecipazione personale alla mediazione e sulla mancata indicazione nel verbale della procura sostanziale all’avvocato che ha preso parte al procedimento, rispetto alla procura che invece gli è stata rilasciata solo per il giudizio. Nel frattempo viene depositato il verbale di mediazione che non si è conclusa positivamente.

Dal verbale depositato, ma soprattutto dalle note della parte appellante emerge che l’avvocato, nell’istanza di mediazione redatta sul modulo predisposto dall’organismo, è menzionato con il termine “difensore” non come “rappresentante con mandato a conciliare.” I termini “rappresentare le mie ragioni” emergono infatti solo da una lettera che l’appellante, impossibilitato a intervenire perché bloccato in sala operatoria per un intervento chirurgico, ha inviato al suo legale. Lettera o altra procura a mediare di cui però non si fa menzione alcuna nel verbale di mediazione, che tra l’altro si è tenuta in ritardo rispetto al termine di 30 giorni fissato dall’art. 8 comma 1 del Dlgs n. 28/2010.

In mediazione è preferibile il contatto diretto

Ovviamente gli appellati e gli appellanti continuano a contraddire sul punto sostenendo ognuno le proprie ragioni, a cui però la Corte di Appello pone fine, per quanto riguarda il punto controverso della procura sostanziale, affermando che: “la Cassazione ha ben evidenziato come dalla lettura sistematica della disciplina della mediazione emerge che il successo dell’attività di mediazione è riposto nel contatto diretto tra le parti e il mediatore professionale.”

Parte impossibilitata? Al terzo serve la procura speciale sostanziale

Fondamentale quindi che le stesse siano presenti al primo incontro, anche se, come precisato dagli Ermellini, la necessità che le parti compaiano personalmente, non significa che tale attività non possa essere delegata. Non tutte le deleghe però sono valide “allo scopo di validamente delegare un terzo alla partecipazione alle attività di mediazione, la parte deve conferirgli tale potere mediante una procura avente lo specifico oggetto della partecipazione alla mediazione e il conferimento del potere di disporre dei diritti sostanziali che ne sono oggetto (ovvero, deve essere presente un rappresentante a conoscenza dei fatti e fornito dei poteri per la soluzione della controversia, …). Quindi il potere di sostituire a sé stesso qualcun altro per la partecipazione alla mediazione può essere conferito con una procura speciale sostanziale.”

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Novembre 10 2022
  
08
Novembre
2022

La riforma della mediazione, come cambia il ruolo dell'amministratore di condominio;

Il D. Lgs. 10.10.2022 n. 149 ha apportato – con decorrenza dal 30.6.2023 – alcune importanti modifiche all’istituto della mediazione, introdotto nel nostro ordinamento dal D. Lgs. 4.3.2010 n. 28. In questa sede l’attenzione è focalizzata su una specifica novità di questa riforma e cioè quella che attiene al ruolo – parzialmente diverso rispetto a prima – e, soprattutto, al “margine di manovra” – molto maggiore (ma forse solo in apparenza) rispetto a prima – che spetta all’amministratore di condominio in tema di mediazione obbligatoria. Prima del D. Lgs. 10.10.2022 n. 149 la decisione circa la partecipazione o meno del condominio alla mediazione era appannaggio esclusivo dell’assemblea dei condomini, con l’amministratore “relegato” a un ruolo subordinato ed esecutivo.
La recente riforma sembra, invece, aver voluto “puntare” non poco sull’amministratore, conferendogli un ruolo che prima non aveva. Stando al dato normativo, infatti, sembra di poter dire che dal 30.6.2023 il protagonista principale delle mediazioni obbligatorie sul fronte del condominio sarà l’amministratore, svincolato – questo sembra dire la norma – dall’assemblea e dalle decisioni che quest’ultima assume nella sua veste di organo sovrano del condominio.
Si vedrà in prosieguo che sussiste un certo margine di dubbio circa il fatto che le cose stiano effettivamente così. Le norme che “entrano in scena” sono queste:

  • art. 5 ter D. Lgs. 4.3.2010 n. 28 [in vigore dal 30.2.2023]: “(Legittimazione in mediazione dell'amministratore di condominio)

L'amministratore del condominio è legittimato ad attivare un procedimento di mediazione, ad aderirvi e a parteciparvi. Il verbale contenente l'accordo di conciliazione o la proposta conciliativa del mediatore sono sottoposti all'approvazione dell'assemblea condominiale, la quale delibera entro il termine fissato nell'accordo o nella proposta con le maggioranze previste dall'articolo 1136 del codice civile. In caso di mancata approvazione entro tale termine la conciliazione si intende non conclusa”;

  • art. 71 quater, terzo comma, disp. att. cod. civ. [vigente]: “Al procedimento [di mediazione – n.d.r.] è legittimato a partecipare l'amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all'articolo 1136, secondo comma, del codice”;
  • art. 1131, terzo comma, cod. civ. [vigente]: “Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell'edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell'autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto.

Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell'amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all'assemblea dei condomini”.

art. 1136, quarto comma, cod. civ. [vigente]: “Le deliberazioni che concernono (…) le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell’amministratore (…) devono essere sempre approvate con la maggioranza stabilita dal secondo comma del presente articolo”. È noto che il legislatore parla per bocca del giudice. Con questa espressione si vuole indicare la fondamentale importanza che l’interpretazione della giurisprudenza riveste nell’individuazione della portata e dell’applicazione di una qualsiasi disposizione normativa.

Per quanto qui interessa appaiono di estrema importanza le puntualizzazioni della Suprema Corte in ordine al ruolo di assemblea e amministratore e ai rapporti tra l’uno e l’altro organo condominiale, nonché l’insegnamento in ordine alla legittimazione passiva dell’amministratore.
Sotto il primo profilo si ricorda Cass. SS. UU. 6.8.2010 n. 18331, la quale ha sottolineato che “l’organo principale, depositario del potere decisionale, è l’assemblea dei condomini”, definita anche come “l’organo deliberativo del condominio e l’organo cui compete l’adozione di decisioni in materia di amministrazione dello stesso”, che l’amministratore in quanto tale non ha “nessun potere decisionale o gestorio” e che “la prima, fondamentale, competenza dell’amministratore consiste nell’’eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini’”.

Sotto il secondo profilo di ricorda la recente Cass. 22.7.2022 n. 22958, la quale, richiamando non pochi suoi precedenti arresti, ha confermato l’insegnamento consolidato: “L'interpretazione di questa Corte sostiene che spetta in via esclusiva all'amministratore del condominio la legittimazione passiva a resistere nei giudizi promossi dai condomini per l'annullamento delle delibere assembleari, ove queste non attengono a diritti sulle cose comuni (Cass. Sez. 2, 20/04/2005, n. 8286; Cass. Sez. 2, 14/12/1999, n. 14037; Cass. Sez. 2, 19/11/1992, n. 12379). Essendo l'amministratore l'unico legittimato passivo nelle controversie ex art. 1137 c.c., in forza dell'attribuzione conferitagli dall'art. 1130, n. 1, c.c., e della corrispondente rappresentanza in giudizio ai sensi dell'art. 1131 c.c., allo stesso spetta altresì la facoltà costituirsi nel processo ed eventualmente gravare la relativa decisione del giudice, senza necessità di autorizzazione o ratifica dell'assemblea (Cass. Sez. 2, 23/01/2014, n. 1451; Cass. Sez. 2, 20/03/2017, n. 7095; Cass. Sez. 2, 10/03/2020, n. 6735)
Il nuovo art. 5 ter D. Lgs. 4.3.2010 n. 28 si colloca in uno scenario complessivo che può essere riassunto così:

  1. l’organo sovrano del condominio è l’assemblea, delle cui decisioni l’amministratore è un mero esecutore;
  2. in tema di mediazione civile, il potere di decidere la partecipazione del condominio spetta in via esclusiva all’assemblea;
  3. del resto, spetta in via esclusiva all’assemblea anche il generale potere di decidere in ordine alle liti attive e passive;
  4. a parziale deroga di quanto sub c), l’amministratore può agire e resistere in giudizio senza necessità della preventiva autorizzazione dell’assemblea nelle materie che non “esorbitano dalle attribuzioni” che la legge gli attribuisce.

Chi scrive vede – forse a causa della coesistenza di due anime (quella del vecchio e incallito condominialista e quella del mediatore ottimista e fiducioso) due possibili “letture” della nuova norma qui in esame:

  1. il legislatore ha voluto attribuire in generale all’amministratore una maggiore autonomia in tema di mediazione, svincolandolo dalla necessità della preventiva decisione dell’assemblea e facendo di lui il vero dominus della fase introduttiva della mediazione stessa e della relativa negoziazione;
  2. il legislatore ha voluto attribuire all’amministratore una maggiore autonomia in tema di mediazione non in assoluto, ma limitatamente alle materie a lui attribuite, con ciò “replicando” quanto l’art. 1131 cod. civ. già prevede in ordine alle liti attive e passive.

Detto altrimenti: l’art. 5 ter D. Lgs. 4.3.2010 n. 28 deve essere letto così: “Nelle materie che rientrano nelle sue attribuzioni l'amministratore del condominio è legittimato ad attivare un procedimento di mediazione, ad aderirvi e a parteciparvi”.

A supporto della “lettura” sub n. 1) milita il favor per la mediazione dimostrato con sempre maggiore evidenza dal legislatore. Che si punti allo “snellimento” dell’iter necessario a portare i condominii in mediazione è senz’altro cosa buona e giusta e, da questo punto di vista, l’attribuzione al solo amministratore della facoltà di “schierare” il condominio in questi procedimenti deve essere salutata come una significativa e positiva novità.

Non si può e non si deve, tuttavia, perdere di vista che la “lettura” sub n. 2), più “cauta” e restrittiva, appare anche più coerente con il sistema generale come dianzi ricostruito.

Chi scrive ritiene probabile che, nell’evoluzione dell’interpretazione giurisprudenziale, prevalga la seconda “lettura”.
La quale – giova evidenziarlo – è comunque in linea con l’ineludibile duplice circostanza che

  • l’amministratore, al di fuori delle attribuzioni che la legge gli riserva, “non ha (…) un generale potere di spesa” [Cass. 27.6.2011 n. 14197]
  • la partecipazione alla mediazione avviene, in ultima analisi, a spese dei condomini.


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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Novembre 09 2022
  
08
Novembre
2022

Incentivi alla mediazione per le Pubbliche amministrazioni;

L’incentivo previsto per i rappresentanti della PA che concludono accordi in mediazione riguarda la responsabilità contabile per colpa grave

Accordi conclusi dalle PA nella Riforma

Il decreto legislativo n. 149/2022, che ha dato attuazione alla legge delega n. 206/2021, nella parte dedicata alla mediazione contempla una norma che passa quasi inosservata, ma di grande rilievo.

Si tratta dell’art. 11 bis, che viene aggiunto al testo del decreto legislativo n. 28/2020, che ha attuato l’art. 60 della legge n. 69/2009, disciplinando nel dettaglio la mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

Nel dossier datato 6 settembre 2022 e dedicato alla legge delega della riforma del processo civile, mediazione compresa quindi, l’art. 8 presenta il seguente titolo: “Incentivi alla mediazione per le pubbliche Amministrazioni.”

E’ in conseguenza di questo art. 8 della delega che nel testo del decreto attuativo viene introdotto l’articolo 11 bis, rubricato “Accordo di conciliazione sottoscritto dalle amministrazioni pubbliche.”

A destare interesse però è il contenuto della norma, la quale prevede che ai rappresentanti delle pubbliche amministrazioni (art. 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001) che sottoscrivono un accordo di conciliazione, si applica l’art. 1, comma 1.01 bis della legge n. 20/1994.

Nuovo comma quest’ultimo, che così dispone: “In caso di conclusione di un accordo di conciliazione nel procedimento di mediazione o in sede giudiziale da parte dei rappresentanti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, la responsabilità contabile è limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, consistente nella negligenza inescusabile derivante dalla grave violazione della legge o dal travisamento dei fatti.”

Per comprendere il significato di questa disposizione dobbiamo esaminare le norme richiamate dal nuovo comma per individuare chi sono i rappresentanti delle PA a cui si applica la disposizione e l’incentivo che li riguarda nel momento in cui sottoscrivono un accordo di mediazione.

Chi sono i rappresentanti delle PA

I rappresentanti identificati dall’art. 1, co. 2 del dlgs n. 165/2001 sono quelli che fanno parte delle seguenti amministrazioni pubbliche:

  • amministrazioni dello Stato;
  • istituti e scuole di ogni ordine e grado e istituzioni educative;
  • aziende e amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo;
  • Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, e loro consorzi e associazioni;
  • Istituzioni universitarie;
  • Istituti autonomi case popolari;
  • Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
  • tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;
  • amministrazioni, aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale;
  • Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN);
  • Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300;
  • fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni del decreto n. 165/20221 continuano ad applicarsi anche al CONI.

Gli incentivi previsti in caso di mediazione

Per quanto riguarda l’incentivo previsto, esso consegue a un intervento che riguarda la legge n. 20/1994, che disciplina la giurisdizione e il controllo della Corte dei Conti, prevedendo un limite alla responsabilità per il danno erariale dei rappresentanti delle PA solo in caso di dolo o colpa grave, conseguente a una negligenza inescusabile.

Viene quindi aggiunto, come anticipato, in virtù della riforma sul processo civile il comma 1.01 bis all’art. 1 della legge n. 20/1994, il quale prevede che i rappresentanti delle PA che concludono accordi di conciliazione (attenzione sia in sede di mediazione che giurisdizionale), sono comunque soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti nel caso si renda necessario procedere all’accertamento di una responsabilità contabile dovuta al compimento di atti od omissioni commessi con dolo o colpa grave, limitando però la responsabilità per colpa grave solo in presenza di una grave violazione di legge o di un travisamento dei fatti, non essendo sufficiente ad integrarla la semplice violazione della legge o delle regole di buona amministrazione.

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