+ - =
+/-
OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

14
Giugno
2018

È obbligo del giudice condannare La Parte che non si Presenta in Mediazione;

Tribunale di Palermo, sentenza del 15/01/2018

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 8 comma 4 bis del D.lgs n. 28/2010 il giudice non ha nessuna possibilità di effettuare una valutazione discrezionale sull’applicabilità della sanzione della quale si fa portatrice la suindicata norma. Il giudice, una volta ravvisata la mancanza di un motivo che giustifichi l’assenza di una parte al procedimento di mediazione, deve condannare l’assente “al versamento di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto in giudizio e tutte le spese come da legge”.

Leggi tutta la sentenza:

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Tribunale di Palermo, sezione civile seconda, in funzione di Giudice Unico, nella persona del Giudice Onorario Dott.ssa Antonina Giardina, ha pronunziato la seguente


SENTENZA

nella controversia civile iscritta al n. 10859 del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2016 vertente

TRA

****, nato a P., il (...), C.F. (...), elettivamente domiciliato in VIA R. S. 55, 90139 P., rappresentato e difeso dall'Avv. D.B.G. per mandato in atti; RICORRENTE
CONTRO
****, nato a P. il (...), c.f. (...), elettivamente domiciliata in VIA T., 82 90141 P., elettivamente domiciliato in via T., 82 rappresentato e difeso dall'Avv. G.F. per mandato in atti. RESISTENTE

OGGETTO: Risoluzione del contratto di locazione per inadempimento uso abitativo.

Svolgimento del processo e della seguente contestuale motivazione:
con atto di citazione, notificato in data 8/6/2016, il signor *** conveniva avanti il Tribunale di Palermo il signor ***, chiedendo l'accertamento e la dichiarazione della risoluzione del contratto di locazione sottoscritto tra le parti il 13/11/2007, registrato l'11/12/2007, presso L'Agenzia delle Entrate di Palermo al n. 10813 serie 3/A, per grave inadempimento del locatore, con effetto retroattivo al momento della sottoscrizione, la condanna del locatore al risarcimento dei gravi danni, derivanti al ricorrente dalla risoluzione anticipata del contratto di locazione e dal mancato godimento dell'immobile ab initio, da quantificarsi in una somma non inferiore ad Euro 17.646,73, nonché alla restituzione delle somme corrisposte a titolo di canoni di locazione, deposito cauzionale e spese di registrazione, pari ad Euro 88.925,00, oltre interessi dai singoli pagamenti al soddisfo, con vittoria di spese di giudizio. A tal fine, l'attore esponeva quanto segue: l'odierno convenuto aveva concesso in locazione per uso abitativo con il contratto suindicato all'esponente un immobile di prestigio sito in P., via La M.. 82, piano settimo, contro il pagamento di un canone mensile di Euro 900,00. Ma l'odierno attore, preso possesso dell'appartamento, da subito si accorgeva della sussistenza nell'immobile di innumerevoli difetti, che rendevano intollerabile e pericolosa la conduzione dello stesso: gli infissi non funzionavano correttamente, il caminetto posto nel salotto non funzionava, una parte della pavimentazione della stanza da letto era composta da pannelli di legno piuttosto che da segato di marmo, come il resto del pavimento, gli avvolgibili delle tapparelle erano malfunzionanti, l'impianto elettrico non era conforme alla normativa e il quadro elettrico risultava privo dello sportello di copertura e di sicurezza, costituendo un elemento di pericolo per gli abitanti della casa. Era malfunzionante, altresì, la caldaia del riscaldamento e risultavano assenti in cucina il piano cottura ed il forno. Inoltre, i punti luce del terrazzo erano privi di protezione IP, mentre le pareti presentavano tracce di muffe, che rendevano l'ambiente insalubre. Il D.L. aveva segnalato con tempestività i danni riscontrati nell'appartamento al locatore, il quale, tuttavia, si era disinteressato delle doglianze del conduttore, inducendolo a recedere anticipatamente dal contratto. Il D.L., prima di lasciare l'immobile, faceva redigere dall' ing. ***una perizia, che quantificava le spese necessarie ad eliminare i danni riscontrati nell'immobile nella somma di Euro17.646,73. L'odierno attore, pertanto, denunciava la violazione da parte del locatore degli obblighi contrattuali, discendenti dalle norme degli artt. 1575 e 1576 c.c. , a causa del mancato intervento del signor *** nella riparazione dei numerosi difetti presenti nell'appartamento. Si costituiva, in data 7/10/2016, con comparsa di risposta con domanda riconvenzionale, il signor A.G., contestando tutte le affermazioni di parte attrice e chiedendo, in via riconvenzionale, il risarcimento di tutti i danni subiti a causa del comportamento negligente e contrario agli accordi contrattuali posto in essere dall'attore. Esponeva il convenuto che con raccomandata del 19/3/2015 il D.L. aveva comunicato l'intenzione di recedere dal contratto di locazione, a causa della violazione da parte del locatore delle disposizioni di cui agli artt. 1575 e 1576 c.c. , in considerazione dell'esistenza di vizi e danni strutturali all'immobile che avrebbero richiesto interventi di manutenzione straordinaria che il proprietario rifiutava di eseguire palazzo da una pallina da tennis che, per ben due volte, era stata rimossa dalla colonna suddetta e che aveva causato danni da infiltrazioni di acqua nell'immobile sottostante, impedendo il deflusso dell'acqua piovana dalla colonna. Tali somme furono poste a carico del locatore che, a rate, provvedeva a rimborsarle al Condominio e al proprietario dell'appartamento danneggiato, come confermato dall'amministratore del condominio, signor ***, ascoltato in qualità di testimone. Complessivamente, quindi, l'A. chiedeva il rimborso della somma di Euro 14.784, 49, con la vittoria delle spese di giudizio e, in via istruttoria, articolava prove per testi al fine di sostenere le proprie domande ed eccezioni. Con ordinanza dell'11/11/2016, il Giudice rilevato che la materia del presente giudizio ha come oggetto una richiesta di risarcimento derivante da un rapporto locatizio, disponeva il mutamento del rito da ordinario a speciale locatizio, concedendo i termini per l'integrazione degli atti introduttivi e il deposito di documenti ai sensi dell'art. 426 c.p.c. All'udienza del 3/3/2017, il procuratore del ricorrente chiedeva la rimessione in termini per il deposito delle memorie istruttorie, sostenendo che il termine concesso a tal fine fosse scaduto prima della conclusione del procedimento di mediazione e che lo stesso non avesse ritenuto opportuno depositare la memoria, per non compromettere il buon esito dello stesso. Il giudice con ordinanza, tuttavia, rigettava la superiore istanza, rilevando la perentorietà del termine di cui all'art. 426 c.p.c. e, contestualmente, ammetteva le prove per testi articolate dal resistente. All'udienza del 27/6/2017, venivano escussi i primi due testi citati dal resistente e all'udienza del 14/9/2017 il teste, arch. *** rendeva la propria testimonianza, confermando tutti gli articolati formulati dal resistente e la propria relazione, depositata agli atti. Al termine dell'escussione, la causa veniva rinviata per discussione e decisione.

Motivi della decisione

Tanto premesso, la domanda di risoluzione del contratto di locazione, avanzata da parte ricorrente, non è fondata e va respinta per le ragioni di seguito esposte. Giova premettere che il ricorrente, avendo denunciato l'inadempimento da parte del locatore dell'obbligo allo stesso incombente di consegnare un immobile privo di vizi, che possano costituire un pericolo per la salute del conduttore o dei suoi familiari, non provvedeva a fornire la prova di quanto affermato. Ciò posto, il locatore, al contrario, assolveva all'onere probatorio, che la legge pone a suo carico, dimostrando anche con i documenti allegati agli atti del giudizio che, sin dall'inizio del rapporto locativo, lo stesso aveva provveduto a rimborsare al conduttore, tramite detrazione dalle mensilità del canone, tutte le somme da quest'ultimo spese, sulla base di quanto convenuto con il proprietario dell'immobile con l'appendice al contratto di locazione del 13/2/2008, prodotta in giudizio, per acquistare una caldaia nuova, adeguare l'impianto elettrico alla normativa comunitaria, acquistare il piano cottura e tinteggiare tutta la casa. L'*** ha provato, altresì, che gli erano state addebitate anche spese per riparazioni ordinarie, che sarebbe spettato al conduttore sostenere e che invece questi detraeva autonomamente dal canone locativo. Pertanto, il resistente forniva la prova che il D.L. aveva goduto, sin dall'inizio della locazione, di un immobile in buono stato, senza tuttavia curarsi di provvedere all'ordinaria manutenzione dello stesso, dalla cui carenza erano derivati poi i problemi agli infissi e le infiltrazioni di acqua. Ritiene il decidente che, nella fattispecie in esame, nessun inadempimento sia imputabile a parte locatrice. Il conduttore non provvedeva al regolare pagamento dei canoni di locazione, dal mese di marzo al mese di agosto del 2015, e rimaneva debitore altresì della somma di Euro337,00 relativa ad un assegno bancario non consegnato e di Euro 470,00, relativi ad una spesa di ordinaria manutenzione della caldaia, che avrebbe dovuto sostenere personalmente. Inoltre, veniva accertato, nel corso dell'istruttoria, sia con documenti che tramite prove testimoniali, che il signor D.L. per ben due volte aveva provocato danni alla condotta pluviale, provocandone l'intasamento con una pallina da tennis e determinando altresì il verificarsi di infiltrazioni nell'appartamento sottostante. E' noto che, per i contratti di locazione ad uso abitativo, l' art. 5 L. n. 392 del 1978, in deroga all'art. 1455 c.c. , prevede una valutazione ex lege della gravità dell'inadempimento, atteso che, ai sensi della predetta disposizione normativa, anche il mancato pagamento di un solo canone di locazione, decorsi venti giorni dalla sua scadenza, costituisce grave inadempimento contrattuale che legittima il locatore a proporre la domanda di risoluzione del contratto, ex art. 1453 c.c.. E' consolidato l'orientamento della Cassazione, in base al quale in materia di locazione di immobili urbani, adibiti ad uso abitativo, nel caso in cui il conduttore abbia omesso di pagare una o più mensilità del canone locativo (ovvero oneri accessori per un importo superiore a due mensilità di canone), la valutazione della gravità e dell'importanza dell'inadempimento, non è rimessa all'apprezzamento discrezionale del giudice, ma è predeterminata legalmente ai sensi degli artt. 5 e 55 della L. n. 392 del1978, (cfr. Cass. sentenza del 21/6/2017 n. 15348). Di contro, il conduttore deduce l'inadempimento del locatore, ex art. 1575 c.c. , all'obbligo di mantenere l'immobile locato in stato di servire all'uso convenuto. Giova ricordare che la giurisprudenza di legittimità, in caso di inadempienze reciproche, afferma che, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento, è necessario far luogo ad un giudizio di comparazione in ordine al comportamento di ambo le parti, al fine di stabilire quale di esse, in relazione ai rispettivi interessi ed all'oggettiva entità degli inadempimenti, si sia resa responsabile delle violazioni maggiormente rilevanti, perché l'inadempimento deve essere addebitato esclusivamente a quel contraente che, con il proprio comportamento colpevole prevalente, abbia alterato il nesso di reciprocità che lega le obbligazioni assunte con il contratto, dando causa al giustificato inadempimento dell'altra parte (Cass. n. 20614/2009, 26493/2006). Va, in primo luogo, osservato che al punto 4) del contratto di locazione inter partes, con clausola specificamente approvata per iscritto ai sensi dell'art. 1341 c.c. , si è espressamente convenuto che "il pagamento del canone o di quant'altro non potrà essere sospeso o ritardato, con la conseguenza che il mancato puntuale pagamento anche di una sola rata del canone o degli oneri accessori, quali che ne siano le ragioni costituisce, per espressa volontà delle parti, motivo di risoluzione, ipso iure, senza necessità di messa in mora, del contratto..." Al contrario, in ordine allo stato dell'immobile, deve ritenersi pienamente valida ed efficace la clausola di cui al punto 5 del contratto di locazione, in cui il conduttore ha dichiarato di avere visitato l'immobile e di averlo trovato di proprio gradimento. Ciò posto, è noto che: "In tema di inadempimento contrattuale vale la regola che l’”exceptio non rite adimpleti contractus", di cui all'articolo 1460 cod. civ. , si fonda su due presupposti: l'esistenza dell'inadempimento anche dell'altra parte e la proporzionalità tra i rispettivi inadempimenti, da valutare non in rapporto alla rappresentazione soggettiva che le parti se ne facciano, bensì in relazione alla situazione oggettiva. In applicazione di tale principio, qualora un conduttore abbia continuato a godere dell' immobile locato, pur in presenza di vizi, non è legittima la sospensione da parte sua del pagamento del canone, perchè tale comportamento non sarebbe proporzionale all'inadempimento del locatore." ( Cass. n. 8425/2006, Cass. n. 2855/2005). La peculiarità del rapporto di locazione, caratterizzato, a differenza di altre figure contrattuali a prestazioni corrispettive, dal godimento dell'immobile, integrante la prestazione del locatore, imporrebbe dei correttivi alle regole di autotutela, nel senso che il pagamento del canone non potrà essere sospeso o ridotto, unilateralmente ed immediatamente, in caso di omesso od inesatto adempimento del locatore senza l'intervento di un provvedimento giudiziale, anche sommario ( art. 657 c.p.c. ), salva l'ipotesi in cui la mancata controprestazione del conduttore dipenda dal mancato godimento dell'immobile e sia circoscritta alla sola durata della sua inutilizzabilità. La più recente decisione in tal senso dei giudici di legittimità è l'ordinanza n. 1317 del 2015, con la quale è stato confermato il precedente orientamento; si legge, in particolare, nell'anzidetta ordinanza che "costituisce pacifico orientamento di questa Corte...il principio...secondo cui in tema di locazione, al conduttore non è consentito astenersi dal versare il canone, ovvero di ridurlo unilateralmente, nel caso in cui si verifichi una riduzione o una diminuzione nel godimento del bene e ciò anche quando si assume che tale evento sia ricollegabile al fatto del locatore. La sospensione totale o parziale dell'adempimento dell'obbligazione del conduttore è, difatti, legittima soltanto qualora venga completamente a mancare la controprestazione da parte del locatore, costituendo altrimenti un'alterazione del sinallagma contrattuale che determina uno squilibrio tra le prestazioni delle parti" (v. tra le altre, Cass. n. 18987/2016, Cassazione 10.1.2008 n. 261 e l'ordinanza 23.6.2011 n. 13887). Va pertanto respinta la domanda di parte ricorrente di risoluzione del contratto per inadempimento del locatore e di restituzione dei canoni locativi pagati fin dall'inizio del rapporto contrattuale. Va accolta la domanda di risarcimento dei danni riscontrati nell'appartamento di via L. M., 82, già elencati nel verbale di rilascio dell'immobile e accertati successivamente tramite la relazione tecnica redatta dall'arch. L.F. , nonché la domanda di condanna del ricorrente al pagamento del compenso del suddetto consulente di parte. A tale proposito, si evidenzia che la Cassazione del 18.5.2015 n. 10173 ha affermato che le spese sostenute per la consulenza tecnica di parte, che ha natura di allegazione difensiva tecnica, rientrano tra quelle che la parte vittoriosa ha diritto di vedersi rimborsate. Merita accoglimento altresì l'istanza di condanna del conduttore al pagamento di tutti i canoni scaduti e non pagati fino al rilascio dell'immobile. Infine, il ricorrente va condannato al versamento a favore dell'Erario di una somma pari al contributo unificato, ai sensi dell'art. 8 comma 4 bis del D.Lgs. n. 28 del 2010 , secondo cui "il giudice condanna la parte costituita che (...) non ha partecipato al procedimento della mediazione senza giustificato motivo, al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio". La citata disposizione normativa non lascia margini di discrezionalità al giudice che è, dunque, tenuto - una volta ravvisata la mancanza di un motivo che giustifichi l'assenza di una parte al procedimento di mediazione laddove esso sia previsto, come nel caso di specie, quale condizione di procedibilità - ad applicare la sanzione di cui all'art. 4 bis. La legge non attribuisce al giudice alcun potere discrezionale. La norma prevede che in assenza di giustificato motivo il "giudice condanna". Non è utilizzata l'espressione "può condannare", che sarebbe stata invece indicativa di una facoltà attribuita al giudice. (Tribunale di Palermo, ordinanza del 29/7/2015, Giudice Ruvolo). Le spese del giudizio seguono la soccombenza, come per legge e sono liquidate come in dispositivo, ai sensi del D.M. n. 55 del 2014 , nella fascia di valore compresa tra 52.000 e 260.000, in base alla dichiarazione di valore fatta di ricorrente nell'atto introduttivo.

P.Q.M.

mediante la lettura, all'udienza del 14/12/2017, alle ore 16.34, ai sensi dell'art. 429 c.p.c. , in assenza delle parti, del seguente dispositivo, con riserva di depositare la motivazione entro i successivi trenta giorni:
Ogni contraria istanza, eccezione e deduzione respinta, definitivamente pronunciando così provvede:
1 - rigetta le domande dell'attore;
2 - accoglie la domanda riconvenzionale proposta da *** e, per l'effetto, dichiara il signor *** responsabile dei danni causati all'immobile di via L. M., 82, piano settimo;
3 - condanna l'attore al rimborso delle somme necessarie per la riparazione dei danni occorsi all'appartamento de quo, quantificate dal consulente di parte convenuta in Euro6.271,53;
4 - condanna l'attore al pagamento della somma di Euro5.515,86 a titolo di canoni locativi non corrisposti, la somma di Euro 1.258,74 a titolo di quote condominiali e spese di riparazione colonna pluviale e la somma di Euro 1.268,80 a titolo di compensi per il consulente di parte arch*** ;
5 - condanna *** al versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo dovuto per il giudizio, ai sensi dell'art.8 comma 4 bis del D.Lgs. n. 28 del 2010 ;
6 - condanna parte soccombente alla refusione delle spese di giudizio che liquida in Euro13.430,00, oltre rimborso spese generali e Iva e c.p.a,

Così deciso in Palermo, il 15 gennaio 2018. Depositata in Cancelleria il 18/01/2018

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Giugno 14 2018
  
13
Giugno
2018

Corsi per Mediatori civili e commerciali professionisti anche ad hoc e la soluzione migliore la decidi tu (Offerta Valida solo sino a Novembre 2018)!!!!! (Non attendere il momento è ora).

Se sei interessato a svolgere questa nuova professione ma non hai ancora il titolo, prima di iscriverti ad Enti formativi che non sono anche Organismi di mediazione (gli unici che possono dopo il corso farti eseguire i 20 Tirocini richiesti) e iscrivere all’Albo dei Mediatori presso il Ministero della Giustizia, Omci propone:

Corso formativo per mediatori civili e commerciali

della durata di 50 ore (minimo) A sole 550,00 EURO e 250,00 Euro per i corsi di Aggiornamento un prezzo in assoluto tra i migliori, (Unica condizione il Corso parte con almeno 5 iscritti ma fino a Novembre anche ad hoc, cioè con 1-2 soli iscritti)! Nel caso appena riportato il corso si esegue a Cavour (TO), Torino, Legnano, Sassari, ecc. Il Corso puo’ essere Full Time ovvero 5 giorni Intensi e consecutivi, oppure 2 W.E. (Venerdi, Sabato e Domenica e venerdi e sabato il quale comprende anche l’esame finale di 4 ore), Totale 50 ore.

In molti ci chiedono dopo aver svolto corsi in altri enti formativi, se possono eseguire il tirocinio assistito da noi, Certo, tutto è possibile, dando precedenza ai nostri corsisti e dopo aver superato un esame Scritto e orale per verificare il grado di apprendimento; si perché molti enti formativi effettuano corsi a prezzi stracciati, ma questo vuol dire anche eseguire un corso di scarsa qualità. Omci effettua corsi con le Materie preparate e Verificate dai migliori professionisti nel settore ed inoltre non si limita a far leggere le norme come molti fanno, i nostri corsi sono basati su tutte le norme previste dai Decreti, ma poi Molto improntati sulla Materia essenziale della Mediazione Civile, grazie ai nostri Formatori che sono tutti Esperti per ambiti di settori, iscritti ai vari ordini e C.T. e la preparazione sulla materia essenziale in mediazione, ovvero la COMUNICAZIONE, l’EMPATIA, la STRUTTURA dell’apprendimento, insomma le basi essenziali per conoscere il tipo di comunicazione, di formazione e del Livello Culturale di ognuno di Noi, preparato direttamente dal Responsabile scientifico Sociologo (Vero, non con formula equipollente), solo cosi si diverrà un Mediatore preparato e pronto ad individuare subito il tipo di cultura dell’interlocutore in modo di farlo sentire subito a proprio Agio, (la Mediazione è a questo che serve, non si è in tribunale, ma in un luogo agevole dove con una buona Mediazione, le parti riusciranno a mettere da parte quei rancori o contrasti interni ed esterni che altro non fanno se arrecare danni a se stessi e gli altri). Il Mediatore deve solo possedere un Computer, uno scanner Formato A 4 Risoluzione 200 DPI , una stampante e una sede da Registrare a R.O.M del Ministero della Giustizia ove non l’abbiamo.

Nessuno Vive bene portando odio o rancore questo è un fatto e Omci con i suoi Mediatori in costate aggiornamento è certamente all’avanguardia per affrontare insieme determinate Liti, finendo in tempi brevi e con la soluzione migliore per entrambe le parti, per questo ripetiamo: prima di iscriverti ad un corso qualsiasi, valuta bene se dopo sarai veramente preparato ad affrontare Disagi altrui, facendo capire che i veri problemi della vita quotidiana sono ben altri, e arrivare cosi a un accordo amichevole tra le parti. Il vero mediatore infatti vede questo non come un modo per farsi “soldi”, ma in primis come una vera e propria Missione di Pace, cosa essenziale per un Uomo, specialmente in periodi come quello attuale. E Con La Nuova Legge La Mediazione è divenuta Obbligatoria a tempo Indeterminato.

Il corso è rivolto ai laureati (anche laurea triennale in particolar modo, Avvocati o Laureati con Materie Compatibili con la Mediazione Civile e Commerciale) e ai diplomati iscritti in un albo professionale (es: geometri, consulenti del lavoro, commercialisti. Architetti, Notai, Ingegneri e tutti coloro che sono Laureati con Laurea Triennale o tutti coloro che sono iscritti ad un albo, riconosciuto dal Ministero della Giustizia). E’ gradita la prenotazione per motivi logistico - amministrativi, almeno 20 giorni prima, in modo tale da preavvisare il Ministero,  il luogo verrà comunicato sulla piattaforma www.omci.org insieme alle date ed orari come richiesto dalla legge e alle parti circa 10 giorni prima, in modo da dare ad ognuno la possibilità di effettuare il Bonifico bancario.

E’ gradita la prenotazione circa 20 giorni prima dell’inizio dei corsi previsti, oppure allo stesso prezzo potrai usufruire del corso ad hoc con le date che preferisci. Sono disponibili moduli anche per corsi specializzanti per mediatori: fiscali, bancari, condominiali, e di tutte le Materie Necessarie per divenire un Vero Mediatore. quindi non farti sfuggire la prossima data e non esitare a contattarci per avere informazioni e per richiedere i moduli di iscrizione reperibili su www.omci.org , sotto il link Formazione nella Home Page;

Per informazioni o invio moduli contattare: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Giugno 13 2018
  
07
Giugno
2018

Il Verbale è negativo al primo incontro? se le parti presenziano passivamente non è avverata la condizione di procedibilità!

Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sentenza del 6 aprile 2018

Se il primo incontro si conclude con un verbale negativo nel quale il mediatore si limita a dare atto della non volontà delle parti di procedere con la mediazione la condizione di procedibilità non può ritenersi avverata.
Il primo incontro è parte integrante della mediazione e non è consentita alle parti una partecipazione totalmente passiva e limitata ad esprimere la volontà di non partecipare al procedimento di mediazione. Non avrebbe ragion d’essere una dilazione del processo civile per un adempimento burocratico del genere.
La mediazione, infatti, ha quale obiettivo quello di riattivare la comunicazione tra le persone. Ciò può accadere solo quando le parti hanno almeno tentato di giungere ad un accordo e non hanno, con il loro atteggiamento ostativo, relegato il mediatore al ruolo di semplice accertatore della loro non volontà di proseguire con la Mediazione.

TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
ARTICOLAZIONE TERRITORIALE DI CASERTA
IV SEZIONE CIVILE
R.G. N. _____/17


VERBALE DELL’UDIENZA DEL 6 APRILE 2018

Leggi tutto

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Giugno 08 2018
  
31
Maggio
2018

Mediazione delegata: è obbligatorio, fin dal primo incontro, discutere immediatamente dei dettagli della controversia senza necessità del 1° incontro di Programmazione;

Tribunale di Siracusa, ordinanza del 15/05/2018

Leggi tutto

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Venerdì, Giugno 08 2018
  
23
Maggio
2018

5 BUONI MOTIVI PER ANDARE IN MEDIAZIONE:

La mediazione è il metodo migliore ed obbligatorio, in assoluto per risolvere controversie di natura commerciale e civile, senza continuare una Vita (Unica), basata sull’odio reciproco, egoismo, egocentrismo, ma al contrario combattendo l’odio, l’egoismo, con Amore, Pazienza, altruismo. Tutti fattori che non solo fanno di un uomo un essere Civile, ma lo riportano e con questo tutta la società ad essere più solidale, senza rancore a favore della propria salute e degli altri. In un Mondo basato ormai sul mero egoismo, tradimenti reciproci, guerre infinite, crisi politiche e sociali è essenziale ritrovare con un po’ di umiltà Solidarietà tra tutti noi Uomini, a prescindere dalla classe di appartenenza, solo la coesione e l’unità sociale, dà sicurezza e pace interiore e nel mondo: 1)    Per la rapidità, infatti entro 3 mesi tutto deve essere risolto trovando la soluzione migliore possibile per entrambe le parti; questo non succede in un tribunale, dove la pena può cambiare nei vari giudizi, lasciando cosi aperte tensioni, ansie, sicurezze economiche ecc, ed una volta finito il procedimento non si può mai essere certi di avere il dovuto: si pensi ad uno sfratto o ipoteca giudiziale, siete sicuri che con uno sfratto dopo cambierà qualcosa nella situazione economica odierna o se fate fare un ipoteca, siete veramente certi che vi sarà dato qualcosa? No di certo! Con la mediazione invece, potrete trattare in base al contesto del momento l’opportunità migliore per entrambi ed essere cosi sicuri di avere il dovuto, anche se con tempi più elevati ma avrete qualcosa; 2)    I costi della mediazione sono accessibili a tutti, ed inoltre una volta conciliato sarete segnalati dall’organismo di mediazione al ministero della Giustizia il quale provvederà  nell’anno successivo a rendervi quanto speso o in parte la somma sotto forma di credito d’imposta, senza alcun costo aggiuntivo per Voi e per lo Stato ed anche l’avvocato che vi assiste avrà costi molto meno esosi; 3)    La tranquillità che non esiste in un aula di tribunale, in mediazione sarete a vostro agio dall’inizio alla fine ed inoltre con un po’ di complicità delle parti, potrete eliminare tutti i disguidi avuti nel tempo, permettendovi di ritrovare anche a livello comunicativo ed emotivo, quella Pace e tranquillità che dovrebbe essere il principale Motivo per Vivere in una determinata Società, una volta finita la mediazione ogni rancore verso l’altro sarà superato, grazie anche alla preparazione del Mediatore in questo ambito fondamentale per essere un buon mediatore; 4)    La quasi certezza di non dover mettere consulenti tecnici: un buon organismo solitamente possiede tutte le figure che necessitano per la risoluzione di una determinata controversia, preparato sia a livello normativo, che tecnico, che comunicativo; 5)    In tutto il mondo, la Mediazione è usata da decenni, proprio per le sue caratteristiche di celerità, costi accessibili e preparazione dei mediatori, da noi ci sono voluti ANNI per avere questo strumento e risparmiare tempo, non farlo perdere ai Giudici e Finire tutto in tempi brevissimi a costo praticamente ridicolo, risparmiando e facendo risparmiare lo stato.Per i mediatori è importante invece effettuare i corsi da un organismo di mediazione che sia anche ente formativo per poter accedere subito e con certezza al tirocinio assistito. Non basta tutto questo per provare la Mediazione Civile? Provala, che tu sia un privato cittadino, un ente territoriale o pubblico, un’azienda (che può inserirlo anche nelle proprie clausole compromissorie), una Volta provata ti renderai conto che la Mediazione è Veramente l’unico modo per arrivare il prima possibile ad ottenere ciò che volevi in tempi rapidissimi!Per info: www.omci.org

"La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione (Che sia l'istante, che sia il convenuto), comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione";

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Giovedì, Maggio 24 2018
  
22
Maggio
2018

Tribunale di Vasto, ordinanza del 09-04-2018

La presenza dell’avvocato in mediazione è obbligatoria in quanto fondamentale, in primis, per il cliente. Questo, infatti, ha la necessità di riceve una adeguata consulenza professionale per il corretto compimento di tutte quelle valutazioni che riguardano i diritti dei quali è titolare. L’obbligo di presenziare alla mediazione impone, inoltre, un mutamento alle modalità con le quali l’avvocato ha sempre approcciato la professione.
Oggi al professionista forense è richiesto un ventaglio di competenze che deve necessariamente comprendere la capacità di ascoltare, saper rimanere in silenzio, comprendere le parti al di là delle pretese giuridiche avanzate.
Per tali ragioni l’assenza dell’avvocato in mediazione inficia la validità del procedimento di conciliazione. Ciò consente al giudice di irrogare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8 comma 4 bis del D.lgs. 208/2010 anche in corso di causa ed indipendentemente dall’esito che avrà il giudizio.

Tribunale-di-Vasto-ordinanza-9.4.2018-–-Est.-Claudio..pdf

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Martedì, Maggio 22 2018
  
16
Maggio
2018

Mediazione e Tribunale;

Quanti di Voi hanno provato l’esperienza di entrare in un Tribunale? Per quelli che l’hanno provato, dalle mie interviste, lo evirerebbero subito. Per quali motivi? In tribunale andrete sempre con la convinzione anche dettata da alcuni avvocati che avete già vinto, nessun avvocato vi dirà è una causa persa se non trovate un Avvocato veramente sincero. Poi arriva la Sentenza, dove Voi nulla centrate perché è il Giudice che decide secco. Uno sarà felice perché ha vinto, l’altro sarà ancora più incattivito perché ha perso, ma l’avvocato gli dirà, tranquillo vinceremo in Appello, in tanto Voi sborsate soldi in modo anche cospicuo, intanto passa il tempo, voi sarete sempre più stressati, nervosi in attesa della sentenza di Appello che puo’ confermare la 1° o ribaltare tutto, n ogni caso il Vostro avvocato Vi dirà tranquillo che c’è la Cassazione e Voi nuovamente li, stressati,immotivati, nervosi Rancorosi in attesa dell’ultima sentenza che dirà senza più poterci fare nulla chi ha vinto e chi no. Ed intanto avrete passato dai 6 ai 10 anni in stato di Agitazione e perdendoci Molto.

LA MEDIAZIONE E NATA PROPRIO PER QUESTO,

Entrambe le parti dovranno forse rinunciare a qualcosa ma in tre mesi chiudete tutto li. Non è Molto Meglio??? (Con l'entrata in Vigore della direttiva Europea 20013/11/UE) Aumenteranno le sanzioni per chi non si presenta e MOLTO DI PIU'. (Leggete la nuova direttiva sul nostro sito a destra sul link apposito). L’Odio non si combatte con l’odio, ma con l’Amore e la Pace (Questo è il mio concetto di Mediazione,  OMCI). In un mondo senza più Valori, ridotto allo stremo, con guerre dappertutto, persone che muoiono di Fame, Ricordiamoci di essere Uomini, portatori di pace se poi siete cattolici veri, dovrebbe essere il Primo Vostro obbiettivo, ma lo è anche per tutti gli altri, siamo gli unici Animali che si distruggono tra Loro invece di Aiutarci; L'avvocato in Mediazione, inoltre sarà un Valore aggiunto per Aiutare il Mediatore a raggiungere l'accordo, facendosi quindi anche una buona fama;

La «mediazione» è l’attività svolta da un terzo imparziale: il Mediatore Professionista, iscritto in un Organismo di Mediazione registrato presso il Ministero della Giustizia, nel “Registro Organismi di mediazione”.

La «mediazione» è  finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta, effettuata dallo stesso Mediatore, per la risoluzione della stessa senza passare alle vie Giudiziarie con i suoi relativi tempi e costi che tutti conosciamo.

Dopo numerose sollecitazioni, in ultime la Direttiva 2008/52 CE, la Direttiva 2013/11/U.E.  il Parlamento e gli avvisi di Bruxelles, del CSM, dell’ANM, la L.96/17 art.11 Ter. La Mediazione Civile è obbligatoria a tutti gli effetti, sanando l’eccesso di delega anche da noi! Ci uniformeremo così agli altri paesi, nei quali esiste da decenni con Risultati Positivi fino al 85 ÷ 90%.

Sai che è più conveniente sotto numerosi aspetti la mediazione civile

invece che rivolgersi direttamente  al Tribunale?

1) I tempi: la Mediazione deve terminare entro un massimo di TRE mesi;

2) Spese ridotte;

3) Detrazioni di imposta fino ad un massimo di € 500,00;

4) Le parti invece di continuare ad avere rancori inutili perché non è odiando che si risolvono le situazioni durature nel tempo ma al contrario con un po’ di Amore Umano, Dialogo, e meno orgoglio personale,  possono ritrovare

di comune accordo una soluzione amichevole: cosa non da poco.

L’ Omci (Organismo di mediazione e conciliazione Italia), ha esperti mediatori in tutte le discipline, dalla Giuridica, all’economica, alla sociologica, non esitare quindi a contattarci per risolvere al più presto i tuoi problemi, i tuoi Rancori Finiranno, non spendi praticamente nulla e non perderai più tempo prezioso, e a questo che serve la Mediazione esistente in tutto il Mondo.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Maggio 16 2018
  
06
Maggio
2018

Da Studiare Bene: Opposizione a decreto ingiuntivo: quali le conseguenze dal mancato esperimento della mediazione?

Quando si è in presenza di una opposizione a decreto ingiuntivo lo svolgimento della mediazione, il cui avvio grava sull’opponente, è una condizione di procedibilità. Qualora la mediazione non venga esperita, è immediata conseguenza il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo. Questo perché la domanda che diviene improcedibile è quella formulata nell’atto di citazione in opposizione.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA
SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Carolina Gentili

ha pronunciato la seguente

SENTENZA 08/03/2018

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 4507/2016 promossa da:
I. SRL (C.F. (...)), con il patrocinio dell'avv. ANTOGNOZZI PATRIZIA, elettivamente domiciliato in VIA ANTONIO DEL RE 15 00019 TIVOLI presso il difensore avv. ANTOGNOZZI PATRIZIA
ATTORE
contro
U.A. SPA (C.F. (...)), con il patrocinio dell'avv. GOLINI LAURA e dell'avv. DIOGUARDI PATRIZIA ((...)) VIA ENRICO POGGI 1 50129 FIRENZE; elettivamente domiciliato in VIA ENRICO POGGI 1 50129 FIRENZE presso il difensore avv. GOLINI LAURA
CONVENUTO
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
Con atto di citazione, notificato in data 21 marzo 2016, la società I. S.r.l. proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 684/2016, con il quale l'intestato Tribunale aveva ingiunto all'odierna opponente, in solido con il coobbligato D.A., il pagamento di Euro 138.501,00, oltre interessi e spese, in ragione quanto corrisposto da U.A. S.p.a. all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (d'ora in poi per brevità solo INFN), sulla scorta della polizza fideiussoria n. (...).
In primo luogo, parte attrice opponente eccepiva l'incompetenza del Tribunale di Bologna, a favore del Tribunale di Roma, individuato quale foro competente sulla scorta dell'art. 17 del contratto di appalto stipulato con l'INFN, sostenendo che la polizza fideiussoria prestata da U. si configurasse quale contratto accessorio rispetto a quello di appalto, indicato quale contratto principale.
In secondo luogo, eccepiva la nullità della polizza fideiussoria per indeterminatezza dell'oggetto e delle obbligazioni assunte dal G.U.A. S.p.a., avendo quest'ultima concesso la polizza rinviando, quanto alla specifica delle obbligazioni che intendeva assumersi nei confronti della società appaltatrice, all'abrogato art. 30, comma secondo, L. n. 109 del 1994, norma che, peraltro, sarebbe stata in ogni caso inidonea alla determinazione specifica del contenuto del contratto, contravvenendo così ai requisiti di cui all'art. 113 D.Lgs. n. 163 del 2006. Rilevava in punto che la società I., se avesse saputo che i richiami normativi predisposti dal contratto non erano idonei ad assicurare tutti i diritti garantiti dall'art. 113 Cd A, non avrebbe stipulato la polizza per cui è causa.
Lamentava inoltre la violazione della normativa in materia di informativa precontrattuale, non essendo stata adeguatamente informata in merito alle condizioni contrattuali ed evidenziando la propria mancata sottoscrizione della dichiarazione attestante la ricezione del Questionario dell'adeguatezza del contratto offerto, di cui al Regolamento Isvap n. 5 del 10 ottobre 2006, ulteriori motivi di nullità/annullabilità del contratto di fideiussione.
Si opponeva infine alla concessione della provvisoria esecuzione.
Concludeva quindi chiedendo, in via preliminare non concedersi la provvisoria esecutorietà al decreto ingiuntivo opposto; nel merito, accertare e dichiarare la nullità e/o l'annullabilità della polizza fideiussoria n. (...) e, per l'effetto, annullare e revocare il decreto ingiuntivo per cui è causa; in via riconvenzionale, dichiarare U.A. S.p.a. tenuta al risarcimento, in favore dell'odierna opponente, di tutti i danni da questa patiti, a titolo di responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale.
Si costitutiva tempestivamente la società U.A. S.p.a., contestando, in primis, la fondatezza e l'ammissibilità dell'eccezione di incompetenza territoriale. In particolare rilevava che, nelle cause relative ai diritti di obbligazione, l'attore non aveva il dovere di specificare il criterio di competenza scelto; che il contratto fideiussorio per cui è causa non era inquadrabile come contratto accessorio al contratto di appalto, bensì quale contratto autonomo di garanzia, e che controparte, limitandosi ad invocare il foro facoltativo ex art. 31 c.p.c., senza in alcun modo esaminare i fori concorrenti, altro non aveva fatto se non radicare definitivamente la competenza presso il Tribunale di Bologna; che, stante la corretta individuazione della natura di contratto autonomo di garanzia della polizza fideiussoria, doveva necessariamente farsi riferimento alla disciplina dettata dal combinato disposto degli artt. 20 e 1182, III comma, c.p.c., a norma della quale, trattandosi di obbligazione pecuniaria, il luogo di esecuzione della stessa deve rintracciarsi nel domicilio del creditore, quindi in Bologna, quale sede legale di U..
Quanto all'eccezione di nullità del contratto fideiussorio per indeterminatezza dell'oggetto e delle obbligazioni assunte dal garante, affermava che le condizioni della polizza non erano solo le condizioni generali di assicurazione tra C. e G. in cui si operava il contestato richiamo all'art. 30 L. n. 109 del 1994, ma anche quelle richieste dal vigente D.M. n. 123 del 2004 per la cauzione definitiva, richiamate nel frontespizio di polizza, laddove si recita che "la presente scheda tecnica costituisce parte integrante dello Schema Tipo 1.2 di cui al D.M. n. 123 del 2004", richiamo che definisce in modo puntuale tutte le obbligazioni assunte dal G. nei confronti della Stazione Appaltante; che, ad integrazione delle condizioni previste nello Schema Tipo 1.2, veniva fatto espresso rinvio anche all'art. 113 Codice degli Appalti, cui seguiva ulteriore precisazione delle obbligazioni garantite da U..
Quanto infine all'ulteriore eccezione di merito circa la nullità del contratto per violazione della normativa precontrattuale, rilevava che la dichiarazione attestante la ricezione del Questionario dell'adeguatezza del contratto offerto, di cui al Regolamento Isvap n. 5 del 10 ottobre 2006, era in realtà presente nella polizza per cui è causa.
Chiedeva quindi il rigetto dell'opposizione, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto, nonché la condanna di controparte al risarcimento del danno, da quantificarsi in via equitativa, ex art. 96, primo e terzo comma, c.p.c.
Vista la richiesta di riunione, formulata da parte opponente in sede di prima udienza nel procedimento di opposizione n. 4517/2016, instaurato avverso il medesimo decreto ingiuntivo dal coobbligato della società I. S.r.l., A.D., con decreto del Presidente di Sezione, emesso il 3.11.2016, veniva quindi disposto che le cause n. 4517/2016 R.G. e n. 4507/2016 R.G., trattandosi di opposizioni al medesimo decreto ingiuntivo, venissero chiamate avanti allo stesso giudice, in modo che questi ne potesse valutare l'eventuale riunione.
In considerazione di detto decreto, la scrivente, in data 7.11.2016, concedeva i termini ex art. 183 c.p.c. e disponeva conseguente rinvio; alla successiva udienza, parte attrice opponente non compariva e parte convenuta opposta chiedeva fissarsi udienza di precisazione delle conclusioni, rilevando che controparte non aveva nemmeno avviato il procedimento di mediazione delegata; alla data fissata per il suddetto incombente, parte opponente non compariva e, concessi i termini di legge ex art. 190 c.p.c., la causa veniva trattenuta in decisione sulle conclusioni in epigrafe indicate.
La scrivente, in armonia con l'orientamento fatto proprio dalla sezione II di questo Tribunale, intende aderire all'opinione giurisprudenziale esperessa dalla Suprema Corte nella sentenza n. 24629/2015, secondo la quale, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione verte sulla parte opponente, poiché l'art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010 deve essere interpretato in conformità alla sua "ratio" e, quindi, al principio della ragionevole durata del processo, sulla quale può incidere negativamente il giudizio di merito che l'opponente ha interesse ad introdurre.
Scrive la Suprema Corte: "In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira - per cosi dire - a rendere il processo la estrema ratio: cioè l'ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse. Quindi l'onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo. Nel procedimento per decreto ingiuntivo cui segue l'opposizione, la difficoltà di individuare il portatore dell'onere deriva dal fatto che si verifica una inversione logica tra rapporto sostanziale e rapporto processuale, nel senso che il creditore del rapporto sostanziale diventa l'opposto nel giudizio di opposizione. Questo può portare ad un errato automatismo logico per cui si individua nel titolare del rapporto sostanziale (che normalmente è l'attore nel rapporto processuale) la parte sulla quale grava l'onere. Ma in realtà - avendo come guida il criterio ermeneutico dell'interesse e del potere di introdurre il giudizio di cognizione - la soluzione deve essere quella opposta. Invero, attraverso il decreto ingiuntivo, l'attore ha scelto la linea defiattiva coerente con la logica dell'efficienza processuale e della ragionevole durata del processo. E' l'opponente che ha il potere e l'interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. E' dunque sull'opponente che deve gravare l'onere della mediazione obbligatoria, perchè è l'opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale, perchè premierebbe la passività dell'opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice. Del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l'onere di effettuare il tentativo di mediazione, quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo. E', dunque, l'opponente ad avere interesse ad avviare il procedimento di mediazione pena il consolidamento degli effetti del decreto ingiuntivo ex art. 653 c.p.c..
Soltanto quando l'opposizione sarà dichiarata procedibile, riprenderanno le normali posizioni delle parti: opponente convenuto sostanziale, opposto - attore sostanziale. Ma nella fase precedente sarà il solo opponente, quale unico interessato, ad avere l'onere di introdurre il procedimento di mediazione; diversamente, l'opposizione sarà improcedibile. "
La conseguenza del mancato esperimento del procedimento di mediazione è rappresentata, come disposto dall'art. 5 legge citata, dall'improcedibilità dell'opposizione per mancanza di un presupposto processuale e ciò determina il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto ai sensi dell'art. 653 c.p.c., in quanto la domanda che diviene improcedibile è quella formulata nell'atto di citazione in opposizione.
Tale tesi è sostenuta dalla maggior parte della dottrina e della giurisprudenza, formatasi anche in questo ufficio, e deriva dall'omissione di una sequenza di atti processuali prescritta come doverosa e le cui conseguenze sono desumibili dalle disposizioni dettate in tema di estinzione del processo.
Trattandosi di questione da risolvere preliminarmente e quindi prima di ogni altra questione sollevata in sede di opposizione, non può essere esaminata neppure l'eccezione di incompetenza sollevata da parte opponente.
Il giudizio va quindi dichiarato estinto con conseguente efficacia esecutiva definitiva del decreto ingiuntivo.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno poste a carico di parte attrice opponente; considerato l'esito della lite ed il mancato espletamento di qualsivoglia attività istruttoria, si ritiene di dover liquidare soltanto la fase di studio ed introduttiva e la metà della fase decisionale nella quale la società opposta ha sostanzialmente riprodotto le difese già svolte nell'atto di costituzione.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:
rigetta l'opposizione e conferma il decreto ingiuntivo opposto che dichiara definitivamente esecutivo;
Condanna altresì la parte opponente a rimborsare alla parte opposta le spese di lite, che si liquidano in Euro 7.000,00 per compenso, oltre i.v.a., c.p.a. e spese generali.
Così deciso in Bologna, il 1 marzo 2018.
Depositata in Cancelleria il 8 marzo 2018.

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Domenica, Maggio 06 2018
  
29
Aprile
2018

Mediazione: l’assente deve essere sollecitato a partecipare?

Tribunale, Vasto, ordinanza 29/01/2018

Laddove una delle parti invitate alla mediazione obbligatoria ex lege o delegata non compaia all’incontro preliminare, il mediatore non può limitarsi a constatare l’insussistenza dei presupposti per l’introduzione delle trattative, ma deve adottare ogni opportuno provvedimento per stimolarne la partecipazione. In difetto, la parte interessata a provocare il perfezionamento della condizione di procedibilità della domanda giudiziale è tenuta ad invitare il mediatore ad attivare in tal senso, pretendendo che tale richiesta sia annotata a verbale.

A stabilirlo è il Tribunale di Vasto, ordinanza 29 gennaio 2018.

L’ordinanza resa dal Tribunale di Vasto (in persona del Giudice Dott.ssa Anna Rosa Capuozzo) alla data del 29 gennaio 2018, che questo contributo intende succintamente commentare, segna, con tutta verosimiglianza, lo stadio più avanzato nel percorso giurisprudenziale di valorizzazione dell’istituto della mediazione obbligatoria, intendendosi con tale locuzione sia il procedimento imposto dalla legge, sia quello demandato dal Giudice.

Il provvedimento in questione, in estrema sintesi, sancisce i seguenti principi:

  • il litigante deve presenziare personalmente agli incontri di mediazione, non essendo sufficiente a tal fine il solo intervento del difensore, benché munito di procura ad litem; la parte può delegare un terzo a partecipare alla procedura, purché esso non coincida con l’avvocato medesimo;
  • il mediatore, ove constati l’assenza della parte, è chiamato ad impiegare ogni opportuno rimedio per sanare l’anomalia, eventualmente anche invitando informalmente il difensore a suggerire al suo cliente di comparire personalmente;
  • la parte interessata a rendere procedibile l’azione giudiziale dovrà spendersi per favorire l’incontro personale fra i contendenti, sì da consentire al mediatore di esperire in maniera seria ed effettiva il tentativo di conciliazione;
  • la procedura non può reputarsi correttamente evasa laddove, a fronte dell’assenza dell’invitato, l’istante sia rimasto inertenon abbia richiesto al mediatore di prodigarsi per favorire l’incontro, astenendosi dal verbalizzare domande di questo genere.

Simile ragionamento si colloca nel solco di un orientamento ermeneutico che, ad integrazione di un dato legislativo estremamente carente ed in omaggio alla funzione di deflazione del contenzioso giudiziale sottesa alD.Lgs. 4 marzo 2010, n° 28, ha amplificato notevolmente gli oneri imposti alla parte affinché la sua domanda giudiziale sia reputata procedibile.

Tuttavia, anche la più severa giurisprudenza in termini, sino a questo momento, mai aveva preteso che l’istante, constatata la diserzione della controparte, non comparsa all’incontro preliminare neppure a mezzo del difensore, si peritasse (ulteriormente) per consentire il confronto.

La decisione in discorso, invece, giunge a tale (paradossale) conclusione, postulando, in buona sostanza, che il dovere dell’istante di negoziare diligentemente sopravviva al conclamato rifiuto dell’invitato, tradottosi, addirittura, nell’assoluta latitanza dal tavolo delle trattative.

Simile affermazione non può condividersi perché, oltre a stridere con le modalità pratiche con cui, normalmente, si declina la parentesi conciliativa, contraddice gran parte dei principi normativi che governano l’istituto, unitamente alle norme di diritto positivo che lo regolano.

Da un punto di vista pragmatico, l’omessa comparizione della parte (sia personalmente, che tramite il difensore) all’incontro di mediazione delegata esprime, nella quasi totalità dei casi, un radicale rifiuto al raggiungimento dell’accordo amichevole o anche solo a raffrontarsi serenamente con le altrui pretese, contestazioni ed aspirazioni.

Se tale atteggiamento è senz’altro discutibile, oltre che sanzionabile a livello processuale con molteplici rimedi punitivi (desunzione di argomenti di prova ex art. 116, 2° comma, c.p.c., condanna al versamento all’entrata del bilancio dello Stato del contributo unificato ex art. 8, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 28/2010, condanna alle spese di lite anche in ipotesi di soccombenza ex artt. 91 c.p.c. e 13, D.Lgs. n. 28/2010; anche recentemente, peraltro, la giurisprudenza ha spiegato che la resistenza alla mediazione, se non sorretta da adeguata giustificazione, è singolarmente stigmatizzabile, anche se riferibile alla parte vittoriosa, illustrando che, “in caso di mancata partecipazione, senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione delegata del terzo chiamato, se è vero che il dato testuale della norma impedisce la condanna della parte renitente non soccombente, tuttavia al disvalore della sua condotta non partecipativa ai tentativi di conciliazione è applicabile il combinato disposto degli artt. 92 e88 c.p.c., laddove la mancanza di lealtà è individuata proprio nella mancata partecipazione, sia per gli effetti sul singolo procedimento che per il valore in sé che la partecipazione al procedimento conciliativo detiene nelle intenzioni del legislatore e sul piano sociale”: Trib. Roma, sez. XIII, 30 novembre 2017, n. 22475), magari dispensabili con maggiore frequenza rispetto a quanto avviene nella prassi.

Tuttavia, non si comprende davvero per quale ragione simile omissione, anziché determinare la chiusura del procedimento di mediazione e, nella successiva fase processuale, l’irrogazione alla parte inerte delle relative sanzioni, dovrebbe generare, in capo al contendente diligente, un obbligo suppletivo di diligenza e di cooperazione, consistente nel sollecitare al confronto, anche per il tramite del mediatore, una controparte palesemente refrattaria al dialogo.

 

 

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Domenica, Aprile 29 2018
  
25
Aprile
2018

Il Mediatore “professionista” sa cavarsela sempre in una Mediazione e le Parti saranno sempre soddisfatte;

Tutti si domanderanno: perchè con tutti gli organismi che ci sono dovrei scegliere OMCI? Il Motivo è semplicissimo, provate una volta e Vedrete la differenza, se così non è,  potete sempre tornare ad un altro organismo. Ma il motivo per cui Vi chiediamo di provare omci è Semplicissimo, è anche il motivo che mi ha portato a fare OMCI pezzo per pezzo con una Motivazione Fortissima. Cos’è la Mediazione molto sinteticamente per OMCI? Parto da una citazione di San Francesco perché è da quella citazione che ho fondato l’organismo OMCI: Perdonarsi a Vicenda, Portare Verità ed eliminare discordia in famiglia, ridare la Speranza QUESTA è MEDIAZIONE, ed è per questo che è importantissimo, l’Empatos: cioè azzerare le proprie conoscenze per comprendere totalmente gli altri, l’ascolto vero che è totalmente differente dal Sentire, la comunicazione che è la Parte Fondamentale per condurre una Mediazione, parlare facendosi capire, RIPETO ANCORA: QUESTA è MEDIAZIONE. Questa è la Sintesi della Mediazione, uno strumento, per superare Liti, un vero e proprio Strumento di PACE per tutti!

IL BUON MEDIATORE CON  UN PO’ DI PRATICA, DEVE AVERE QUESTI REQUISITI, UMILTA’, RISPETTO, SAPER ASCOLTARE, PAZIENZA E TANTA MOTIVAZIONE (La Benzina Principale), Movimento, dinamicità  per cercare Mediazioni, SE TI CI RIVEDI IN QUELLO SOPRA SCRITTO DIVERRAI UN BRAVISSIMO MEDIATORE, Il Mediatore oggi è uno Vero Professionista, e saper Mediare  dà anche una grande soddisfazione, ma non è da tutti, infatti come ogni professione non è detto che tutti pur volendo riescano poi a essere buoni mediatori, in questo caso potete essere bravi Tecnici, Bravi oratori, ma non Mediatori ed il motivo è semplice: non siamo tutti uguali. Quindi non tutti siamo adatti ad un determinato lavoro-missione quale è la mediazione.
In mediazione un qualsiasi rapporto tra e con le parti si deve basare sulla fiducia; in caso contrario, le parti non verrebbero coinvolte, non collaborerebbero e non si impegnerebbero a firmare un accordo commerciale, professionale o personale, che per alcuni potrebbe essere il più importante e il più significativo della propria vita.
L’Organismo si avvale, per le proprie mediazioni, di un gruppo di professionisti con competenze specifiche per ogni ramo del conflitto, uniti dall ’intento di promuovere e di gestire strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Per questo motivo sono capaci di offrire soluzioni celeri e agevoli alle parti in lite riuscendo così ad evitare, quando possibile, il ricorso alle normali vie giudiziarie. Il Mediatore ha anche dei Doveri, di accettare e fare ciò che dice il codice etico, ma in modo Particolare il Regolamento che non è nulla di più che un Ricalco della Legge, infatti il Regolamento per essere inserito o dato deve priva essere Vagliato dal Ministero della Giustizia: se passa diventano tutti a tutti gli effetti Leggi di secondo grado. Altra caratteristica per chi è Mediatore e che è iscritto all’albo del ministero della Giustizia e Visibile a Tutti, e la quota Annuale è la più bassa di ogni altro Albo esistente sino ad oggi, solo ogni biennio c’è un costo più che è quello dell’aggiornamento, come in tutte le professioni, ma anche qui il costo è molto inferiore e per chi è iscritto ad altri albi può richiedere Crediti Formativi, oltre a scaricare il costo dalle Tasse.
Cordialità, simpatia, ironia, empatia, umiltà sono gli elementi principali per mettere le fondamenta per quel rapporto che da lì a breve dovrà diventare fiducia.
La fiducia la si guadagna, non è mai un diritto. Per guadagnarsi la fiducia occorre dimostrare correttezza e, sopratutto onestà.
Per info: www.omci.org

E-mail Stampa PDF
Ultimo aggiornamento Mercoledì, Aprile 25 2018
  

Altri articoli...

Pagina 1 di 4

  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »

Facebook

Banner

Newsletter

Name:

Email:

Chi è online

 20 visitatori online

Visitors

Visits [+/-]
Today:
Yesterday:
Day before yesterday:
76
73
82

-9
This week:
Last week:
Week before last week:
374
508
446

+62

Avarage per day
This week:
Last week:
Week before last week:
74.8
72.6
63.7
+2.2
+8.9
Copyright © 2018 Omci - Organismo di Mediazione Italia. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.