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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

12
Ottobre
2021

OMCI RICERCA MEDIATORI, RESPONSABILI DI SEDE E DI SPORTELLI, MEDIATORI IN GENERE, ecc.


IL MEDIATORE CIVILE E COMMERCIALE, NUOVA PROFESSIONE, NATA SOLO NEL 2010 IN ITALIA, (IN MODIFICA PER MIGLIORARLA ANCORA, A FAVORE DEI CITTADINI, GIUDICI, MEDIATORI, AVVOCATI E TUTTI), NUOVE FRONTIERE; SE VUOI DIVENIRE MEDIATORE PROFESSIONISTA NON ATTENDERE, IL MOMENTO è ORA! OMCI RICERCA SEMPRE NUOVI MEDIATORI E SEDI DA REGISTRARE AL R.O.M. DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PER POTER ESERCITARE IN TUTTE LE REGIONI E OGNI DISTRETTO DI TRIBUNALE, il momento è ora non attendere e scrivi subito a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (Ricerchiamo Avvocati Civilisti, Giuristi, Economisti, Laureati e diplomati se, iscritti ad albi accredidati dal Ministero, in particolare con esperienza nelle Materie concernenti diritti disponibili e Mediatori Familiari) (NB: ricordiamo che le nostre tariffe sono quelle disposte dal D.M.139/14, Art.7 Comma 2, Lettera B dove sono comprese tutte le spese vive documentate, solo Noi le Scriviamo e non le Camuffiamo);

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Ultimo aggiornamento Sabato, Ottobre 16 2021
  
08
Ottobre
2021

Revoca del decreto ingiuntivo se la mediazione viene svolta in presenza di avvocati delegati sprovvisti di potere di rappresentanza sostanziale;

Tribunale di Milano sezione XIV Civile, 4 ottobre 2021 n. 7980, Estensore Carnì

SINTESI: Il caso ha ad oggetto la materia bancaria, a differenza delle volte scorse Dove era un'assicurazione a non presentarsi in mediazione: veniva opposto un decreto ingiuntivo con cui veniva ingiunto il pagamento di una somma importante in forza di fideiussione rilasciata a garanzia delle obbligazioni derivanti dal rapporto di conto corrente bancario e mutuo fondiario tra una società e la Banca. La Banca si costituiva in giudizio e un altro soggetto – presumibilmente la cessionaria del credito – spiegava intervento volontario ex art. 105 cpc.
All’udienza, con ordinanza, il giudice assegnava termine per l’esperimento del tentativo di mediazione e invitava le parti a depositare il verbale di mediazione e le procure rilasciate ai soggetti intervenuti.
All’incontro di mediazione nessuno è presente per l’opponente (convenuto sostanziale) mentre per l’opposto (attore sostanziale) presenziano due avvocati: uno nominato da un rappresentante della mandataria della Banca e l’altro delegato da un collega a sua volta nominato da un rappresentante della mandataria.  
Il Tribunale di Milano riassume e sintetizza l’intervento chiarificatore della Suprema Corte con la sentenza n. 8473/2019 secondo cui il legislatore ha “previsto e voluto la comparizione personale delle parti dinanzi al mediatore, perché solo nel dialogo informale diretto tra le parti e il mediatore conta che si possa trovare quella composizione degli opposti interessi satisfattiva al punto da evitare la controversia ed essere più vantaggioso per entrambe le parti”. La comparizione personale delle parti è tuttavia attività delegabile in quanto non vi è un divieto in tal senso né si tratta di un atto di natura strettamente personale. Pertanto la parte può delegare un terzo a partecipare in sua vece all’attività di mediazione conferendo tale potere mediante una procura avente lo specifico oggetto della partecipazione alla mediazione e il conferimento del potere di disporre dei diritti sostanziali che ne sono oggetto. Il rappresentante deve essere a conoscenza dei fatti e fornito dei poteri per la soluzione della controversia.
Tale potere non può essere conferito con la procura al difensore da lui stesso autenticata (cd: procura alle liti) pertanto la procura speciale non può essere autenticata dal difensore.
La legge non può conferire il potere di farsi sostituire dal difensore con la procura conferita allo stesso e da questi autenticata. La procura rilasciata allo scopo non può essere autenticata dal difensore perché il conferimento del potere di partecipare in sua sostituzione alla mediazione non fa parte dei possibili contenuti della procura alle liti autenticabili direttamente dal difensore.  
Sulla base di tali principi, nel caso di specie il Tribunale di Milano ha ritenuto il primo avvocato dell’opposto non titolare di idonea procura bensì di una semplice “delega” attribuitagli dalla mandataria legittimata con procura notarile a conferire procure speciali a terzi. Tale delega non è autenticata da notaio.  
Anche il secondo avvocato non viene ritenuto titolare di procura idonea a conferire la rappresentanza sostanziale dell’opposta in quanto – anch’esso - delegato con scrittura privata da un collega (il terzo avvocato o forse il primo) autenticata dallo stesso. L’avvocato delegante (il terzo avvocato che potrebbe anche essere il primo) aveva a sua volta procura speciale non notarile da un procuratore della mandataria e autenticata da lui stesso.   
Per poter comprendere la portata di tale interpretazione restrittiva bisognerebbe vedere come sono state redatte tali “deleghe” in quanto non vengono trascritte nella sentenza (come invece fa Trib Perugia II sezione civile, sentenza 25 marzo 2021 n. 50.
La conseguenza di questa interpretazione è molto rilevante: l’opposto attore sostanziale (la Banca qui rappresentata da una mandataria) – che ha interesse al compimento della condizione di procedibilità – si vede dichiarare l’improcedibilità della domanda con susseguente revoca del decreto ingiuntivo nei confronti degli opponenti. Le spese vengono compensate. Quando Capirete tutti che Ormai come nel resto del Mondo Ormai x il Civile c'è La Mediazione, che è Molto più Conveniente e cosi i Giudici potranno Finalmente stare più tranquilli e non condannare più le Parti che non raggiungono  l accordo? Perdendo un sacco tempo, cosa che i Giudici non hanno più. Prima o poi lo dovrete capire volente o Dolente!!!

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Ottobre 11 2021
  
06
Ottobre
2021

La mediazione civile 3.0: per una giustizia coesistenziale e sostenibile;

Occorre «il coraggio delle visioni» aveva affermato Mario Draghi al Senato riunito per votare la fiducia al nuovo Governo che si accingeva a lavorare per la «nuova ricostruzione». E la Ministra Cartabia, nel tracciare le linee programmatiche della necessaria riforma della giustizia civile, aveva assegnato centralità alla mediazione ed agli altri sistemi di risoluzione delle controversie diversi dal processo valorizzandone i loro effetti virtuosi non solo per l’alleggerimento del carico giudiziario, ma in una prospettiva di «complementarità» e, quindi, di coesistenza più che di alternatività. Lungo queste direttrici con 201 voti favorevoli e 30 contrari, il 21 settembre 2021, il Senato – nel rinnovare la fiducia al Governo – ha approvato l’emendamento interamente sostitutivo del ddl n. 1662 (Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie), con l’obiettivo di ridurre la durata dei processi concordata in sede europea, entro i 5 anni del PNRR (riduzione della durata del 40% sino ad arrivare a “quota mille”, cioè ad una durata media dei processi di mille giorni). Si avvia così – con il passaggio all’esame della Camera – il percorso che condurrà (l’approvazione finale è prevista entro la fine dell’anno) alla seconda riforma della mediazione civile e commerciale. Il testo vigente del decreto legislativo n. 28/2010 che attualmente disciplina la materia – già riformato dal decreto legge n. 69/2013 – sarà oggetto così di una profonda revisione da parte del Governo una volta che la legge delega sarà definitivamente approvata dal Parlamento. Alla prima lettura del testo votato in aula, suscita sicuro interesse l’estensione della condizione di procedibilità ad altri ambiti di controversie (in particolare, in materia di contratti di associazione in partecipazione, di consorzio, di franchising, di opera, di rete, di somministrazione, di società di persone e di sub fornitura), ma un particolare rilievo assumono per i professionisti le disposizioni che mirano a risolvere le diverse criticità processuali emerse nel corso del primo decennio. I dubbi interpretativi e i contrasti giurisprudenziali che ne sono scaturiti (e che in questi anni hanno in qualche modo minato la effettività e le potenzialità della mediazione) sono destinati a trovare nelle norme della riforma in itinere una definitiva composizione. Appare dunque di interesse riepilogare i punti nevralgici della normativa vigente che saranno oggetto di modifica:

a) il legislatore delegato dovrà individuare, in caso di mediazione obbligatoria nei procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo, la parte che deve presentare la domanda di mediazione, nonché definire il regime del decreto ingiuntivo laddove la parte obbligata non abbia soddisfatto la condizione di procedibilità; la questione è stata già decisa di recente dalle Sezioni Unite della Cassazione che con la sentenza n. 19596/2020 hanno ritenuto che l’onere di promuovere la procedura di mediazione debba gravare sulla parte opposta, con la conseguenza che, ove essa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità dell’opposizione conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo; è ragionevole ritenere che il principio possa essere recepito in sede di attuazione del principio di delega definendo così la complessa e delicata querelle interpretativa;

b) il Governo dovrà poi riordinare le disposizioni concernenti lo svolgimento della procedura di mediazione nel senso di favorire la partecipazione personale delle parti, nonché l’effettivo confronto sulle questioni controverse, regolando le conseguenze della mancata partecipazione; la norma se da un canto conferma l’interpretazione già adottata dalla Cassazione con la sentenza n. 8473/2019 quanto alla partecipazione personale delle parti, dall’altro mira a riempire quel vuoto legislativo rilevato dalla medesima pronuncia al fine di affermare l’effettività dell’incontro di mediazione (nel solco dell’orientamento interpretativo avviato dal Tribunale di Firenze nel marzo del 2014);

c) il Governo dovrà anche prevedere la possibilità per le parti del procedimento di mediazione di delegare, in presenza di giustificati motivi, un proprio rappresentante a conoscenza dei fatti e munito dei poteri necessari per la soluzione della controversia e prevedere che le persone giuridiche e gli enti partecipano al procedimento di mediazione avvalendosi di rappresentanti o delegati a conoscenza dei fatti e muniti dei poteri necessari per la soluzione della controversia; anche questa disposizione si pone l’obiettivo di risolvere talune complesse questioni circa la partecipazione personale alla mediazione regolamentando e limitando la rappresentanza nel procedimento mediativo;

d) nella riforma si dovrà prevedere per i rappresentanti delle amministrazioni pubbliche che la conciliazione nel procedimento di mediazione ovvero in sede giudiziale non dia luogo a responsabilità contabile, salvo il caso in cui sussista il dolo o colpa grave, consistente nella negligenza inescusabile derivante dalla grave violazione della legge o dal travisamento dei fatti; si tratta di una norma che mira evidentemente ad agevolare la partecipazione dei funzionari pubblici sempre al fine di valorizzare le opportunità offerte dal confronto in sede conciliativa;

e) il legislatore poi dovrà prevedere che l’amministratore del condominio sia legittimato ad attivare un procedimento di mediazione, ad aderirvi e a parteciparvi, e prevedere che l’accordo di conciliazione riportato nel verbale o la proposta del mediatore siano sottoposti all’approvazione dell’assemblea condominiale che delibera con le maggioranze previste dall’articolo 1136 del codice civile e che, in caso di mancata approvazione, la conciliazione si intenda non conclusa o la proposta del mediatore non approvata; la nuova norma mira ad alleggerire i limiti posti all’amministratore dal vigente articolo 71-quater disp. att. cod. civ. (peraltro rigorosamente interpretata ed applicata dalla Cassazione con l’ordinanza n. 10846/2020) al fine di agevolare la mediazione delle controversie delle liti condominiali;

f) ed ancora il Governo dovrà prevedere, quando il mediatore si avvalga di esperti iscritti negli albi dei consulenti presso i tribunali, la possibilità per le parti di stabilire, al momento della nomina dell’esperto, che la sua relazione possa essere prodotta in giudizio e liberamente valutata dal giudice; la disposizione viene introdotta allo scopo di sollecitare e semplificare l’utilizzo delle risultanze delle attività peritali svolte nel corso della mediazione in quelle liti ove l’attività tecnica è di ausilio per la composizione della lite.

g) infine, si dovrà prevedere che le procedure di mediazione (e di negoziazione assistita) possano essere svolte, su accordo delle parti, con modalità telematiche e che gli incontri possano svolgersi con collegamenti da remoto; l’esperienza maturata nel periodo dell’emergenza pandemica suggerisce di valorizzare le opportunità derivanti dall’impiego dei sistemi di comunicazione a distanza la cui disciplina necessita di un ripensamento.

L’attuazione dei principi brevemente esaminati concorrerà di certo a rendere più efficace la mediazione senza dimenticare che la riforma si muove in una prospettiva di più ampio respiro che punta a consolidare e a rafforzarne le fondamenta quale strumento complementare della giustizia civile. L’estensione degli incentivi e delle agevolazioni fiscali, oltre che del patrocinio a spese dello Stato, la valorizzazione della mediazione demandata dal giudice, e la revisione della disciplina sulla formazione con il potenziamento dei requisiti degli organismi di mediazione, consentiranno infatti di porre le basi per un sistema evoluto di giustizia sostenibile la cui attuazione costituirà per il Governo un ulteriore e delicato banco di prova.

Pubblicato su www.costozero.it

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Ottobre 06 2021
  
05
Ottobre
2021

La mediazione è Molto conveniente anche nel caso di antieconomicità del giudizio e di convenienza fiscale.

Tribunale di Verona – Giudice Estensore Dott. Attilio Burti - ordinanza del 18.03.2021.

SINTESI: Il caso de quo riguarda un’opposizione a decreto ingiuntivo promossa da un acquirente che ha eccepito di avere ricevuto un quantitativo di merce inferiore rispetto a quello indicato in fattura.
Dopo la prima udienza, il Giudice ha ritenuto documentalmente fondata tale eccezione e, quindi, ha accolto la richiesta di concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto sulla minor somma non contestata dall’opponente.
Circa l’effettiva spettanza al venditore dell’ulteriore importo richiesto da quest’ultimo, il Tribunale ha poi ritenuto antieconomico il proseguo del giudizio, tenuto conto della probabile soccombenza reciproca delle parti e della possibile integrale compensazione delle spese di lite.

Per tali ragioni, tenuto altresì conto che il procedimento era ancora in una fase iniziale e che le spese legali erano, quindi, ancora contenute, nonché della convenienza fiscale dovuta all’esenzione dall’imposta di registro per le conciliazioni di valore inferiore ad € 50.000,00, il Giudice ha ritenuto conveniente per le parti conciliare la vertenza e, pertanto, ha onerato la parte attrice in senso sostanziale di introdurre il tentativo obbligatorio di mediazione ex art. 5, comma secondo, D. Lgs. n. 28/2010.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Ottobre 05 2021
  
29
Settembre
2021

L’accordo raggiunto in mediazione dopo l’instaurazione del giudizio comporta la cessazione della materia del contendere e la condanna al pagamento delle spese legali della parte che ha dato causa al processo o lo abbia prolungato nel tempo.

Tribunale di Torino – Giudice Estensore Dott. Andrea De Magistris – sentenza del 26.04.2021

SINTESI: Interessante pronuncia relativa a un procedimento per convalida di sfratto, ove il conduttore ha proposto opposizione e il Giudice ha, quindi, mutato il rito e assegnato termine per esperire il procedimento di mediazione che aveva poi esito positivo.  
Dopo alcuni rinvii volti a verificare il corretto adempimento dell'accordo raggiunto in sede di mediazione, il conduttore eccepiva la cessazione della materia del contendere, a seguito dell’accordo ottenuto in sede di mediazione.
Il Tribunale ha rilevato che fosse agli atti l’accordo conciliativo tra le parti e che il conduttore aveva adempiuto pienamente alle condizioni pattuite.
Inoltre, l’Autorità giudiziaria ha precisato che la mediazione rappresenta una modalità di risoluzione delle controversie alternativa e complementare rispetto al modello giurisdizionale, che incide sui diritti sostanziali e processuali delle parti, precludendo la valutazione delle domande formulate dalle stesse nel giudizio; in altri termini, il raggiungimento dell’accordo comporta, sul piano processuale, l’implicita rinuncia alle domande formulate in giudizio, con conseguente necessità di dichiarare cessata la materia del contendere.
Relativamente alle spese di lite, il Giudice ha ritenuto inapplicabile il principio della cd. "soccombenza virtuale” poiché l'accordo tra le parti è intervenuto in un momento successivo all' instaurazione del giudizio ma prima di espletare l'istruttoria, non risultando, quindi, possibile stabilire quale parte sarebbe risultata soccombente in assenza di accordo.  
Il Tribunale ha, quindi, ritenuto opportuno fare riferimento al differente criterio della causalità secondo il quale le spese vanno poste a carico della parte che ha dato causa al processo o alla sua prosecuzione, ai sensi e per gli effetti di cui all' art. 91 c.p.c., e dunque, nel caso de quo, alla parte convenuta.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 29 2021
  
28
Settembre
2021

Rifiutarsi di aderire ad una disputa in mediazione può comportare una sanzione pecuniaria immediata.

Tribunale di Perugia, provvedimento del 04.05.2021.

SINTESI: Il Giudice ha rilevato il rifiuto della parte convenuta di discutere la vertenza in sede di mediazione, nonostante si trattasse di una vertenza soggetta a mediazione obbligatoria.

Secondo l’Autorità Giudiziaria il comportamento della parte convenuta corrisponde, di fatto, alla mancata partecipazione al procedimento di mediazione, poiché impedisce che si realizzi lo scopo dell’istituto.
Per tale ragione, ai sensi dell’art. 8 comma 5 del D.L. n. 28/2010, il Tribunale di Perugia ha immediatamente condannato il convenuto al pagamento dell'importo pari al contributo unificato versato per il giudizio da versare in favore della Cassa delle Ammende, riservandosi di valutare poi la condotta dalla parte convenuta anche in virtù dell’art. 116 c.p.c. e, quindi, desumendone quindi argomenti di prova nel giudizio, e dell’art. 96 c.p.c. e, quindi, applicando la sanzione del risarcimento del danno per responsabilità aggravata.

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Ultimo aggiornamento Martedì, Settembre 28 2021
  
24
Settembre
2021

New Pubbliche Amministrazioni;

Con  l'entrata in vigore della Mediazione Civile e Commerciale obbligatoria o demandata dal Giudice anche alle pubbliche Amministrazione Con la Riforma della Giustizia Civile e Commerciale Cartabia, Vi informiamo, che il nostro Ente Formativo è pronto ad eseguire corsi da 18 ore come mediatore civile e commerciale art. 16, comma 2 lettera G, D.M. 180/10 s.m.i. (non professionista in quanto ci vanno 50 ore), ma in grado di esercitare Lui la Mediazione con attestato Finale da Mediatore Base. Per info Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Ultimo aggiornamento Sabato, Settembre 25 2021
  
22
Settembre
2021

E’ sempre compito dell’amministratore chiedere il rinvio del primo incontro, se non è in possesso dell’autorizzazione assembleare.

Tribunale Venezia – Giudice Estensore Dott.ssa Giulia Paolini - sentenza n. 1416 del 07.07.2021

SINTESI: Il caso in esame riguarda l’impugnazione di una delibera condominiale.
La procedura di mediazione aveva avuto esito negativo poiché l’amministratore condominiale non era in possesso della delibera condominiale che ne autorizzava la partecipazione e non aveva richiesto il rinvio del primo incontro di mediazione.
A tal riguardo, il legale del Condominio aveva eccepito che la mancata partecipazione alla procedura di mediazione da parte del Condominio sarebbe stata ascrivibile all’Organismo, che non avrebbe posto in essere quanto statuito dagli artt. 8 del D. Lgs. n. 28/2010 e. 71 quater disp. att. c.c., secondo i quali è legittimato a partecipare alla mediazione l'amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all'art. 1135, secondo comma, c.c., ma nel caso in cui i termini di comparizione davanti al mediatore non consentano di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone la proroga della prima comparizione.
Sul punto, il Tribunale di Venezia si è espresso, rilevando la bontà di quanto eccepito dal Condominio, ma sottolineando nel contempo che era onere di quest’ultimo chiedere la proroga del primo incontro di mediazione, tanto è vero che è proprio l’art. 71 quater, comma 4, disp. att. c.c., a citare espressamente “Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione”.
Dalla documentazione prodotta in giudizio dal Condominio, emergeva che l'Organismo di mediazione lo aveva invitato ad aderire alla procedura, chiedendo all’amministratore condominiale di voler convocare l'assemblea con urgenza e di fornire riscontro nel più breve tempo possibile. Il Condominio rimaneva inertee l’Organismo fissava il primo incontro a distanza di oltre un mese dalla missiva.
Per tale ragione, il Tribunale ha ritenuto che ricadesse in capo al Condominio l'onere di attivarsi per ottenere la proroga, mentre invece quest'ultimo non ha fatto pervenire alcuna risposta all'Organismo di mediazione, né tantomeno alcuna nota giustificativa.
Atteso quanto sopra esposto, l’Autorità Giudiziaria, ha dichiarato cessata la materia del contendere (poiché nelle more del giudizio, il Condominio aveva depositato il verbale di assemblea condominiale che annullava la delibera impugnata), ma ha condannato in ogni caso il Condominio sia a corrispondere alla controparte delle spese legali, sia a versare all'Erario una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, stante l'ingiustificata mancata partecipazione al procedimento di mediazione cui era stato regolarmente invitato e, quindi, in virtù dell'art. 8, comma 4 bis, D. L.vo n. 28/2010.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Settembre 22 2021
  
20
Settembre
2021

Nell’opposizione a decreto ingiuntivo, se nessuna delle due parti avvia la procedura di mediazione, la domanda viene dichiarata improcedibile per mancato espletamento del procedimento di mediazione e il decreto ingiuntivo viene revocato.

Cassazione Civile, Sez. VI, Ordinanza n. 8015 del 22.03.2021.

SINTESI:  Il caso in esame riguarda un’opposizione a decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Vasto in favore dell’Istituto di Credito.
Il Giudice di prime cure si era pronunciato sulla provvisoria esecuzione e successivamente aveva concesso il termine per l’attivazione della procedura di mediazione.
Nessuna delle due parti provvedeva ad avviare la mediazione e, pertanto, il Tribunale dichiarava improcedibile l'opposizione, sottolineando che tale onera incombeva sugli ingiunti opponenti e che costoro non lo avevano assolto.
Questi ultimi proponevano appello, rilevando di essere stati erroneamente individuati come soggetti onerati della procedura di mediazione, ma la Corte di secondo grado confermava la decisione del primo giudice, ribadendo che l'onere incombeva proprio agli opponenti.
Questi ultimi sono, pertanto, ricorsi in Cassazione, rilevando che, ai sensi della L. 28/2010, l'onere di iniziare la procedura sorge solo dopo la pronuncia sulla provvisoria esecuzione e, pertanto, è interesse di chi agisce in giudizio (attore sostanziale) quello di avviare la procedura.
In merito, la Corte di Cassazione ha rilevato quanto segue:

  • nessuna delle due parti ha provveduto ad attivare la procedura di mediazione e, pertanto, è stata correttamente pronunciata l'improcedibilità;
  • dopo la proposizione del ricorso, è stata pubblicata il provvedimento n. 19596 del 2020 a Sezioni Unite della Suprema Corte, secondo la quale è onere dell’opposto attivarsi per promuovere la mediazione spetta all'opposto, con la conseguenza che il decreto ingiuntivo è revocato (al contrario, se l’onere fosse gravato sull’opponente, l'ingiunzione sarebbe divenuta irrevocabile);
  • la pronuncia di improcedibilità conseguente al mancato avvio della procedura di mediazione non rende la decisione della corte difforme dal diritto e dunque non rileva ai fini dell'accoglimento del ricorso.

Atteso quanto sopra esposto, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo conforme a diritto la decisione di dichiarare improcedibile, non potendo decidere altrimenti in caso di inerzia di entrambe le parti nell'attivazione della procedura di mediazione.
Infine, la Corte di Cassazione ha, però, disposto la correzione della motivazione della decisione impugnata nel senso che l'onere di attivare la mediazione compete all'opposto anziché, come ritenuto dai giudici di merito, all'opponente, con la conseguenza che alla pronuncia di improcedibilità consegue la revoca del decreto ingiuntivo.

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Ultimo aggiornamento Lunedì, Settembre 20 2021
  
10
Settembre
2021

Approvati dalla Commissione Giustizia i principi delega per il rafforzamento della mediazione e l’aumento degli incentivi fiscali;

Nell’ambito della tanto attesa riforma della giustizia civile, la Commissione giustizia del Senato nelle sedute dell’8 e del 9 settembre 2021, recependo i lavori della Commissione Luiso e diversi emendamenti del Governo dei senatori, ha approvato l’articolo 2 denominato “Strumenti di risoluzione alternativa della controversie”. Tutti i principi delega sono volti al rafforzamento del ricorso alla mediazione con un notevole aumento degli incentivi fiscali a favore delle parti e degli avvocati.

Un emendamento del governo alla riforma del processo civile approvato dalla Commissione Giustizia del Senato insieme ad altre misure che mirano a favorire i riti alternativi
stabilisce che la legge delega debba "riordinare e semplificare la disciplina degli incentivi fiscali delle procedure stragiudiziali di risoluzione delle controversie", come mediazione, negoziazione assistita e arbitrato, prevedendo tra le altre cose "l'incremento della misura dell'esenzione dall'imposta di registro, il riconoscimento di un credito d'imposta commisurato al compenso dell'avvocato che assiste la parte nella procedura di mediazione, nei limiti previsti dai parametri professionali; l'ulteriore riconoscimento di un credito d'imposta commisurato al contributo unificato versato dalle parti nel giudizio che risulti estinto a seguito della conclusione dell'accordo di mediazione; l'estensione del patrocinio a spese dello Stato alle procedure di mediazione e di negoziazione assistita; la previsione di un credito di imposta in favore degli organismi di mediazione commisurato all'indennità non esigibile dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; la riforma delle spese di avvio della procedura di mediazione e delle indennità spettanti agli organismi di mediazione".
La Commissione Giustizia del Senato ha concluso l'esame e le votazioni degli emendamenti alla riforma del processo civile, la più importante delle riforma della giustizia per ciò che attiene alle condizioni poste dalla Ue per avere i fondi del Pnrr.

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Ultimo aggiornamento Domenica, Settembre 12 2021
  

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