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OMCI - Organismo di Mediazione

Omci - Organismo di Mediazione e Conciliazione Italia

10
Aprile
2021

Anche la Pubblica Amministrazione è obbligata a partecipare al procedimento di mediazione delegata, mediante la procedimentalizzazione della condotta del funzionario pubblico presente.

Tribunale di Roma, ordinanza 10.03.2021 – Giudice Estensore Dott. Massimo Moriconi

SINTESI: Il Giudice del Tribunale di Roma. Dott. Massimo Moriconi, si è pronunciato in un procedimento che vede coinvolta la Pubblica Amministrazione con una interessantissima ordinanza.
Nel caso di specie, l’Autorità giudiziaria ha ritenuto probabile la possibilità delle parti di addivenire ad un accordo conciliativo e per tale ragione ha disposto la mediazione demandata, assegnando alle parti termine di 15 giorni per il deposito della domanda di mediazione e fino all'udienza di rinvio per il raggiungimento della composizione bonaria della vertenza e co accordo amichevole.
Il Giudice ha innanzitutto sottolineato i vantaggi della mediazione, anche da un punto di vista economico e fiscale ex artt. 17 e 20 del D. Lgs. n. 28/2010.
Inoltre, ha precisato che va sfatata e contrastata l’opinione comune secondo la quale la Pubblica Amministrazione sia restia ad intervenire negli ambiti conciliativi e ancor di più a raggiungere un accordo bonario.
Infatti, anche la Pubblica Amministrazione è obbligata a partecipare al procedimento di mediazione demandata, non fermandosi alla sessione informativa e presentandosi personalmente, senza che possa essere considerata una valida giustificazione la negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione e ad un tentativo serio e fattivo di accordo.
Ciò anche nel caso in cui questo atteggiamento derivi dal timore di incorrere nel danno erariale a seguito della conciliazione.
La Pubblica Amministrazione ha i medesimi oneri ed obblighi di qualsiasi altro soggetto.
A tal proposito, è opportuno procedimentalizzare, a monte, la condotta del funzionario pubblico che amministra danaro della collettività e negozia. Ciò significa che il soggetto che va in mediazione in rappresentanza della P.A. deve concordare con chi ha il potere dispositivo del diritto oggetto di causa i margini ed il confine entro i quali poter condurre le trattative; con conseguente esclusione della responsabilità, salvo colpa grave o dolo.
Peraltro, va considerato che una conciliazione raggiunta sulla base di un provvedimento giudiziale, non espone il funzionario a responsabilità erariale.
Al contrario, la Pubblica Amministrazione, in caso di mancata comparizione nella mediazione delegata, può invece incorrere in conseguenze sanzionatorie ex art. 96, 3 comma, c.p.c.

P.Q.M.

a scioglimento della riserva che precede,
DISPONE che le parti procedano alla mediazione demandata, ai sensi dell'art.5 comma secondo del decr.lgsl.28/2010, della controversia;
INVITA i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della presente ordinanza nei termini di cui all’art.4, co.3° decr.lgsl.28/2010, e specificamente della necessità di partecipare effettivamente e di persona (1) , assistiti dai rispettivi avvocati, al procedimento di mediazione;
INFORMA le parti che l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’art.5, co.2° e che ai sensi dell’art.8 dec.lgs.28/10 la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione comporta le conseguenze previste dalla norma stessa; nonché dall’art. 96 III ° cpc;
VA fissato il termine di gg.15, decorrente dal 1.5.2021 per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del dec.lgs.28/10;
AUTORIZZA la parte più diligente a convocare in mediazione l’ing. P M.


RINVIA all’udienza del 7.10.2021 h.10,15 per quanto di ragione.
Roma lì 10.3.2021

AVVISI Il Giudice dott.cons.Massimo Moriconi

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Ultimo aggiornamento Sabato, Aprile 10 2021
  
08
Aprile
2021

ll Giudice, nel disporre la mediazione, invita le parti a considerare tutti gli aspetti della vicenda, anche quelli metagiuridici: TRIBUNALE di ROMA Sez. XIII

Il Giudice, dott. Massimo Moriconi, letti gli atti e le note scritte,

fermo restando ogni eventuale ulteriore provvedimento, e ritenutane l’utilità, va disposto un percorso   di mediazione demandata, nel quale nessuna delle parti potrà considerare acquisiti (all’eventuale sentenza) gli spunti argomentativi di cui alla ordinanza 1), che si ispira alla equità.

Alle parti si assegna termine fino all’udienza di rinvio per il raggiungimento di un accordo amichevole.   Va fissato il termine di gg.15, decorrente dal 10.4.2021, per depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, organismo che va scelto accuratamente, in base a comprovate caratteristiche di competenza e professionalità, necessarie affinché il percorso conciliativo venga utilmente svolto, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del decr.legisl.4.3.2010 n.28; con il vantaggio di poter pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche da punto di vista economico e fiscale (cfr. art.17 e 20 del decr.legisl.4.3.2010 n.28), della controversia in atto.

Va inoltre riaffermato che ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/’10 come modificato dal D.L.69/’13 è richiesta l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente; e che la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice oltre a poter attingere alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa.

Va segnalata infine la possibilità di applicazione (anche) dell’art. 96 III° cpc nel caso di ingiustificata mancata partecipazione al procedimento di mediazione, come da costante giurisprudenza, edita anche on line, ex multis (3).

P.Q.M.

a scioglimento della riserva che precede,

DISPONE che le parti procedano alla mediazione demandata, ai sensi· dell’art.5 comma secondo del decr.lgsl.28/2010, della controversia;

INVITA i difensori delle parti ad informare i loro assistiti della· presente ordinanza nei termini di cui all’art.4, co.3° decr.lgsl.28/2010, e specificamente della necessità di partecipare effettivamente e di persona, assistiti dai rispettivi avvocati, al procedimento di mediazione;

INFORMA le parti che l’esperimento del procedimento di mediazione è· condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’art.5, co.2° e che ai sensi dell’art.8 dec.lgs.28/10 la mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione comporta le conseguenze previste dalla norma stessa; nonché dall’art. 96 III ° cpc;

VA fissato il termine di gg.15, decorrente dal 10.4.2021 per· depositare presso un organismo di mediazione, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi proceda, la domanda di cui al secondo comma dell’art.5 del dec.lgs.28/10;

RINVIA all’udienza del 4.10.2021 h.10,30 per quanto di ragione.

Roma lì 8.3.2021

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Ultimo aggiornamento Sabato, Aprile 10 2021
  
08
Aprile
2021

L’utilità del mediatore nel conflitto tra le parti;

Ci sono sempre 3 versioni di ogni storia!

La mia,

la tua,

la verità.

Ma la cosa più importante è noi… cosa vogliamo?

Noi, appunto, che cosa vogliamo?

Tale domanda è la domanda cui le parti in mediazione devono rispondere in primis a sé stessi e poi all’altra parte e al mediatore.

La mediazione è una procedura amministrata in cui le parti devono partecipare personalmente col proprio legale davanti ad un professionista qualificato chiamato mediatore.

In mediazione le parti possono esprimersi liberamente su tutto quello che riguarda il loro punto di vista per cui stanno litigando e il mediatore, dopo che l’istante avrà espresso le sue ragioni, garantisce anche al chiamato in mediazione la possibilità di spiegare anche lui le sue ragioni.

Questo fatto che sembra scontato e logico spesso in pratica non avviene, perché le parti iniziano un contenzioso senza essersi prima confrontate con l’altra parte che non vogliono ascoltare.

Questo sbagliatissimo ma naturale comportamento delle persone ha frequentemente causato pericolosi e fastidiosi contenziosi che hanno rovinato dei rapporti consolidati anche tra familiari che si sarebbero potuti facilmente risolvere con un buon confronto tra le parti.

È noto infatti che molti litigi si possono risolvere col dialogo ma l’orgoglio, la presunzione personale e la poca volontà di mettersi in discussione spesso giocano brutti scherzi portando le persone a non riconoscersi e a non parlare tra loro.

La mancanza di dialogo e di considerazione delle ragioni dell’altro quindi crea la base di pericolosi litigi che col tempo diventano cruente vertenze e questo capita ancora di più se le parti sono già in lite o vi sono in essere dei malumori o delle invidie che le parti non hanno affrontato per esigenze di “forma” o per convenienza reciproca.

Questo è il tipico caso relativo ad un conflitto familiare latente in famiglia che si manifesta in fase di successione dopo la morte dei genitori.

In questo caso l’orgoglio e l’invidia, che spesso non traspaiono per esigenze di forma e convenienza, sono come le braci che si trovano sotto la cenere del camino e come per le “baraci coperte” l’invidia e i malumori non sono visibili ad occhio nudo, ma continuano ad ardere e montare nelle menti delle persone fino a che non vi è il pretesto, l’eredità, per la polemica e la lite.

Quando questa capita i dissapori si infiammano e le emozioni delle persone prendono il sopravvento con angherie e gesti che portano anche alla paralisi del dialogo e delle decisioni e alla necessità di rivolgersi al Giudice per sbloccare una situazione di conflitto tra le parti.

L’uomo che è un animale pieno di emozioni quando vi è una lite non vuole ascoltare l’altro perché è accecato dall’odio ma questo fatto e l’orgoglio spesso giocano bruttissimi scherzi perché dietro la frase che “è una questione di principio” molte fortune e molti rapporti si sono distrutti!

In realtà in quel momento la persona che non vuole mettersi in gioco sta compiendo la sua vendetta nei confronti dell’altro e spesso questo fatto avviene anche a proprio discapito perché, anziché guardare il problema con il distacco e la lucidità che si dovrebbe avere, la persona coinvolta preferisce gustare la propria vendetta anche a costo di perdere qualcosa.

Questo fatto capita spesso nei conflitti e porta i litiganti a voler boicottare un confronto diretto con l’altro, ma, per il professionista, è importante capire tale situazione e cercare a quel punto una nuova strada di confronto tra le parti.

Tale strada, che per certe materie oggi è stata resa obbligatoria dal legislatore col d.lgs n 28/10 e successive modifiche sulla mediazione civile e commerciale, può essere quella di chiedere l’aiuto di un terzo che funga da mediatore tra le persone in lite.

Questo terzo professionista è il mediatore civile e commerciale che ha la funzione di aiutare le parti a parlarsi tra loro al fine di prevenire ed evitare l’insorgere di una vertenza giudiziale che pregiudicherebbe i loro rapporti.

Il mediatore con la sua esperienza e professionalità, se viene accettato dalle parti, quindi conduce un confronto tra le parti lavorando come regista del conflitto che permette a loro stesse di confrontarsi l’una con l’altra in un dialogo all’inizio forte ma poi sempre più costruttivo, che porterà le stesse parti a valutare le rispettive posizioni ed interessi alla ricerca di una nuova e condivisa soluzione della lite.

Il mediatore, quindi, guida le parti in un confronto personale e tecnico di idee che porta le stesse ad esprimere in primis le loro posizioni, quindi ad ascoltare e valutare i rispettivi e reciproci interessi, per cercare infine insieme degli accordi volti alla miglior tutela dei rispettivi e condivisi interessi.

Tutto questo avviene in maniera riservata e personale non seguendo i tempi e i tecnicismi della giustizia. Pertanto, le parti beneficiano anche del fatto che “i panni sporchi” vengono sistemati tra loro in maniera riservata senza che altri al di fuori della mediazione possano conoscere le loro questioni.

Questa peculiarità della mediazione fa si che il litigio sia condotto da un professionista per lo più legale o comunque uno specialista, specializzato nella gestione del conflitto che è un po’ sociologo, un pò psicologo, un po’ counselor, un po’ coach che si cala nel conflitto interpersonale e tecnico come un chirurgo che deve operare e poi sparire e lasciare alle parti la responsabilità di andare avanti.

Questo professionista si propone alle parti e ai rispettivi legali e, se viene accettato, si mette a disposizione per le stesse nell’opera meritoria di aiutare le parti a riconoscersi, a dialogare e a comprendere le ragioni dell’altro nella convinzione di poter diventare l’elemento trainante delle parti per la soluzione del problema, perché diversamente dalle parti è lui il responsabile del litigio e lui ha l’interesse a che il tempo della mediazione sia proficuo.

Per tale motivo aiuta le parti, ma se queste non desiderano avere un aiuto così qualificato e dopo un certo tempo non emergono le soluzioni al confronto, è bene per il mediatore ritirarsi e non investire ancora il suo tempo perché il mediatore non ha l’obbligo del risultato del raggiungimento dell’accordo ma deve solo favorire il dialogo tra le parti.

Come detto sopra il mediatore propone alle parti il suo operato non lo impone!

Per quello se le parti vorranno ci saranno altre strade, molto più lunghe e onerose, la scelta è Vostra!

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Aprile 08 2021
  
07
Aprile
2021

Secondo uno studio, Perchè la mediazione conviene agli avvocati oltre che alle Parti?

CONVIENE AGLI AVVOCATI E ALLE PARTI ECONOMICAMENTE

La Mediazione conviene alle parti, per la rapidità, per i costi bassi, per il credito di imposta, perché sono parte attiva nel procedimento: E Agli avvocati? L’obiezione che più frequentemente si sente fare dagli Avvocati ostili alla mediazione è la seguente: perché dovrei consigliare al cliente la procedura di mediazione se economicamente a me conviene maggiormente fare una causa rispetto ad una mediazione? Verifichiamo allora se una tale obiezione è fondata esaminando i conti degli introiti derivanti da una mediazione rispetto a quelli di una causa. Se analizziamo la tabella dei compensi medi previsti dal D.M. 55/2014 per una pratica di valore da €.1.100 a €.5.200, possiamo constatare che per un giudizio di primo grado il compenso totale spettante all’Avvocato, risultante dalla somma delle quattro fasi di causa (studio della controversia, fase introduttiva, fase istruttoria e fase decisionale) ammonta a €.2.430. Il compenso spettante all’Avvocato per l’attività prestata in mediazione per una pratica di ugual valore ammonta invece per le tre fasi (attivazione, negoziazione e conciliazione) a €.1.620. Da ciò deriva che il compenso spettante all’Avvocato per l’assistenza in mediazione è pari al 66% del compenso a lui dovuto per lo svolgimento di un’intera causa di primo grado. Per una pratica dello scaglione di valore superiore (da €.5.200 a €.26.000), il compenso per la mediazione ammonta invece al 52% del compenso spettante per la causa (€.2.520 a fronte di €.4.835). A fronte della previsione di un compenso per la mediazione pari alla metà o ai due terzi di quanto è previsto per una causa di primo grado, occorre però confrontare le attività che l’Avvocato è chiamato a svolgere nelle due procedure. Ed allora è facile concludere che l’impegno e il tempo richiesti in mediazione all’Avvocato sono infinitamente più ridotti rispetto a quelli da profondere per la causa. Per guadagnare il compenso pari a metà o ai due terzi rispetto alla causa, l’Avvocato deve svolgere il colloquio con il cliente, compilare on line il modulo della domanda di mediazione o l’adesione alla stessa, partecipare a uno o due incontri e collaborare con il mediatore per la redazione del verbale di accordo. Per converso, l’attività da svolgersi in causa per l’Avvocato parte dallo studio del fascicolo, prevede uno o più incontri con il cliente, la redazione della citazione e la sua notificazione e successiva iscrizione a ruolo oppure della comparsa di costituzione  e risposta , un numero di udienze non inferiore a 4-6, la redazione delle memorie ex art.183 n°1, 2 e 3, la partecipazione alla attività istruttoria con escussione dei testi ed eventuale CTU e la redazione delle comparse conclusionali e di replica. Ci si chiede se davvero una tale mole di attività ed il relativo tempo occorrente per compierla, giustifichi un compenso superiore solo di un terzo o metà rispetto a quello previsto per la mediazione. Ma vi è di più. Mentre il compenso previsto per la assistenza in mediazione è prevedibile che possa essere incassato dall’Avvocato nel tempo occorrente per lo svolgimento della procedura, pari a 3-6 mesi, il compenso dovuto all’Avvocato per la causa ben difficilmente verrà pagato dal cliente integralmente prima del termine della causa stessa, che è ipotizzabile in almeno 3-5 anni. E a ciò si deve aggiungere un ulteriore elemento riguardante la ragionevole certezza del pagamento. In una mediazione conclusa con successo, il cliente sarà sempre soddisfatto e normalmente ben disposto a saldare la parcella presentata dall’Avvocato  senza contestazione alcuna. All’esito della causa, invece, è esperienza comune che ciò non sempre accada. Si pensi infatti allo stato d’animo del cliente in caso di giudizio conclusosi in modo a lui sfavorevole, ma anche alle ipotesi di cause vinte ma dopo lunghissimo tempo o senza un risultato concreto ancora ottenuto. E’ ragionevole pensare che, in tali ipotesi, il cliente sia pronto a soddisfare senza problemi le richieste di pagamento dell’Avvocato o non è invece immaginabile una difficoltà ben superiore per l’Avvocato di ottenere il pagamento della parcella presentata al cliente?

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ ELIMINA L’ALEA DEL GIUDIZIO

Il cliente che si rivolge all’Avvocato sempre chiede rassicurazioni circa la fondatezza delle proprie richieste e l’esito del giudizio che intenderebbe intraprendere. Spesso chiede di conoscere la percentuale di successo rispetto alla causa da instaurare. E’ esperienza comune di chi svolge la professione di Avvocato della difficoltà nel soddisfare tali comprensibili richieste. La prevedibilità delle decisioni giudiziarie è un tema complicato e difficoltoso. Esiste sempre un grado di imprevedibilità proprio del processo che impedisce di fare previsioni in termini di certezza o, quantomeno, di elevata probabilità sul relativo risultato. Ciò crea spesso evidenti problemi nel rapporto con il cliente che mostra la sua insoddisfazione e sfiducia in ordine alle incertezze e ai rischi che l’Avvocato prudente sempre è tenuto a prospettargli, con riferimento a qualsiasi giudizio debba essere intrapreso. Troppe sono le incognite perché un Avvocato avveduto possa garantire alcunchè al cliente in cerca di certezze: differenti orientamenti giurisprudenziali, possibili mutamenti della giurisprudenza in corso di causa, incertezza circa le risultanze dell’attività istruttoria da svolgersi, conclusioni di una eventuale CTU da espletarsi, valutazione della documentazione sottoposta al giudicante, possibili eccezioni e strategie della controparte. A fronte di questo quadro di incertezze, la procedura di mediazione non comporta alcuna alea. La soddisfazione del cliente all’esito del procedimento non dipende da un terzo, il Giudice, né da alcun altro elemento esterno alla volontà della parte stessa. E’ il cliente  che decide se un eventuale accordo è per lui favorevole o meno. In caso positivo l’accordo è nel senso voluto dalla parte con sua soddisfazione, in caso contrario nessun accordo viene raggiunto e la parte è nella esatta identica situazione in cui era prima dell’inizio della mediazione. Nessuna alea per l’Avvocato, nessuna sorpresa negativa per il cliente è possibile; nessuna aspettativa può essere frustrata o delusa dalla mediazione come, invece, può avvenire all’esito della causa.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ DURA POCO

La durata media di un procedimento di mediazione è di 134 giorni. La durata media di una causa, per i tre gradi di giudizio, è di 8 anni circa. Qualcuno potrebbe ritenere che la lunga durata di una causa possa ancora essere conveniente per l’Avvocato in applicazione dello stantio brocardo secondo cui “causa che pende, causa che rende”. In realtà ormai da tempo, almeno dopo l’abolizione delle tariffe forense e l’introduzione dei parametri, è vero proprio il contrario. E’ una causa che dura poco a rendere di più rispetto ad una causa che si prolunga nel tempo. Ed infatti i parametri forensi sono, ormai dal 2014, strutturati per fasi con indicazione di un compenso forfettario omnicomprensivo per ogni singola fase, che prescinde completamente dal tempo occorrente per portare a compimento la fase stessa. E quindi che la fase istruttoria duri uno o più mesi o uno o più anni, all’esito di tale fase il compenso spettante all’Avvocato sempre lo stesso sarà. Oggi, quindi, è più corretto sostenere che una causa che pende non rende nulla di più di un procedimento che si conclude rapidamente. In questo senso, il vantaggio competitivo della mediazione è innegabile. La procedura di mediazione si conclude in pochi mesi, la causa più veloce in qualche anno.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ FIDELIZZA IL CLIENTE

Nel corso della procedura di mediazione la parte è sempre protagonista e partecipa a tutte le fasi del procedimento personalmente, a differenza di quanto accade nel processo dove la sua presenza personale è limitata abitualmente alle sole udienze di convocazione delle parti disposte dal Giudice o all’udienza in cui è chiamata a rispondere all’interrogatorio formale. Nella mediazione la parte raggiunge un accordo solo se lo ritiene per sé conveniente, può interloquire liberamente con il mediatore e con la controparte esprimendo ogni proprio pensiero in ordine a quanto sta accadendo. Ne consegue che l’eventuale accordo sottoscritto è sempre un atto voluto dalle parti nei termini da loro graditi. Da ciò deriva che all’esito della procedura di mediazione, se conclusa con l’accordo, il cliente dell’Avvocato sarà sempre soddisfatto, avrà sempre avuto la sensazione di essere stato un attore protagonista degli eventi e della conclusione del procedimento. Non avrà pertanto modo di esprimere alcuna lamentela in ordine ai costi, ai tempi e agli esiti della procedura.Ciò porterà alla conclusione di avere avuto piena soddisfazione nella soluzione di un proprio problema. E un cliente soddisfatto non solo torna sempre dal proprio Avvocato, ma produce anche un effetto volano di propagazione presso amici, parenti e conoscenti del buon esito della propria vicenda e del buon lavoro del proprio Avvocato che, ai suoi occhi, sarà colui che lo ha aiutato a risolvergli un problema in tempi rapidi. Ciò avrà l’effetto di produrre una pubblicità positiva a costo zero per l’Avvocato con potenziali benefici in ordine alla potenziale clientela futura che potrebbe decidere di rivolgersi a lui. Ma la mediazione non solo fidelizza il cliente, ma anche consolida il rapporto con lo stesso. Ed infatti, nella procedura di mediazione, la parte è chiamata ad aprirsi e spesso a parlare degli aspetti umani del conflitto più che di quelli legali, dei propri interessi e delle proprie aspettative, delle cause che hanno originato il conflitto. Da ciò deriva la conseguenza, da un lato, che l’Avvocato arriva a conoscere aspetti del cliente che difficilmente avrebbe modo di conoscere nel corso di una causa e, dall’altro, che l’Avvocato è vicino al proprio cliente in un momento di emotività forte per lui e viene quindi visto non solo come colui che presta assistenza legale, ma come un consulente a tutto tondo che lo aiuta e gli è vicino nella ricerca di una soluzione ad un problema anche umano.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ NON HANNO LA RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE

Nel corso dello svolgimento della propria attività professionale, è noto che l’Avvocato debba prestare sempre maggiore attenzione alla responsabilità nei confronti del proprio cliente. I casi di giudizi per responsabilità professionale dell’Avvocato sono diventati sempre più frequenti a causa dell’ampliamento del campo della responsabilità professionale, ben al di là del classico “errore professionale”. Se in passato la responsabilità dell’Avvocato era limitata sostanzialmente ai casi di mancato rispetto dei termini e scadenze processuali o alla omissione di attività doverose quali la mancata interposizione di appello o la mancata intimazione di testi che portavano alla compromissione dell’esito della causa, in tempi più recenti la situazione si è decisamente aggravata. In primo luogo, si sono moltiplicate le previsioni normative di inammissibilità ed improcedibilità che, almeno potenzialmente, sono tutte foriere di responsabilità professionale dell’Avvocato allorquando pronunciate dal Giudice. A ciò si aggiungano gli accresciuti obblighi  a carico  dell’ Avvocato, previsti da norme e giurisprudenza più recente, a partire dagli obblighi informativi nei confronti del cliente previsti dalla vigente legge professionale che ha istituito un vero e proprio obbligo di “consenso informato legale” da acquisire dal proprio cliente, per passare ai sempre più stringenti obblighi informativi circa le scelte processuali e alla responsabilità per mancata dissuasione in caso di giudizi apparentemente poco fondati. A fronte di questo quadro di obblighi e responsabilità in capo all’Avvocato nell’ipotesi di attività giudiziale, per quanto riguarda la mediazione la responsabilità è invece ben poca cosa. Di fatto, l’unico vero obbligo, fonte di responsabilità professionale, è costituito dal’art.12 del D. Lgs n. 28/2010 che prevede in sede di accordo “l’attestazione e certificazione della conformità dell’accordo alle norme imperative e dell’ordine pubblico”.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ FORNISCE LORO NUOVE COMPETENZE

La partecipazione al procedimento di mediazione da parte dell’Avvocato gli consente di acquisire nuove competenze anche dal confronto con mediatori professionalmente preparati. Insegna loro ad ascoltare per capire e non invece per replicare, come consueto in una logica avversariale tipica della causa. L’Avvocato impara a negoziare meglio, in modo più efficace, a comunicare in modi più efficienti, a ragionare in termini anche di pensiero laterale e non solo di pensiero lineare, ad esercitare la propria creatività nella ricerca di soluzioni che vanno al di là della mera applicazione normativa. Tutto ciò è maggiormente in linea con le esigenze e le richieste del cliente, che sono quelle di risolvere il problema prospettato all’Avvocato nel più breve tempo possibile e a costi più contenuti possibili. La capacita di conoscere e gestire al meglio l’assistenza del cliente in mediazione è competenza allineata alla più moderna tendenza evolutiva della figura dell’Avvocato che lo vede passare dall’essere un mero “litigator” ad un autentico “problem solver”, che continua ad avere al proprio arco la freccia del contenzioso quale modo di risoluzione del conflitto, ma in un’ottica di “extrema ratio” e non, invece, come unica strada percorribile.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ CONSENTE LORO DI RISOLVERE PROBLEMI NON RISOLVIBILI CON UNA CAUSA

E’ esperienza comune ad ogni Avvocato che esistono tipologie di pratiche nelle quali è difficile ipotizzare di poter dare soddisfazione al proprio cliente, anche all’esito di una causa conclusasi favorevolmente. Le cause familiari, parentali, fra eredi, le cause in cui l’elemento umano è importante, difficilmente consentono alle parti di avere piena soddisfazione, sia per la rigidità del modello giudiziale, che per l’impossibilità delle parti di far valere nel giudizio gli elementi non giuridici che per loro spesso sono più importanti di quelli strettamente legali. Lo stesso dicasi per le cause condominiali, per molestie, per immissioni di fumi e rumori, ove anche l’ottenimento di provvedimenti giudiziali favorevoli non porta a soddisfare l’interesse del cliente a causa di evidenti problemi pratici di esecuzione della decisione. A quanti Avvocati è capitato di ottenere ordinanze o sentenze favorevoli al proprio assistito, scontrandosi poi con le enormi difficoltà di mettere in esecuzione le stesse al fine di  ottenere la soluzione definitiva del problema del cliente che aveva dato origine al giudizio? Quanti di questi provvedimenti si sono risolti con vittorie di Pirro e cioè provvedimenti favorevoli ma di fatto inattuabili? Uguale ragionamento può farsi con riferimento alle cause bagatellari, in cui l’aspetto economico assume una rilevanza decisiva nella valutazione della convenienza di un eventuale giudizio, con i relativi costi, rispetto alla materia del contendere. In tutte queste ipotesi, la mediazione rappresenta un’alternativa di successo perché l’eventuale accordo, essendo voluto dalle parti e mai subito all’esito della decisione di un terzo, avrà maggiori probabilità di essere ottemperato spontaneamente senza necessità di esecuzione forzosa alcuna.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ RAFFORZA LA LORO IMMAGINE DAVANTI AL GIUDICE E LA POSIZIONE DELLA PARTE

L’evoluzione della professione legale porta a ritenere che l’Avvocato sia ormai una figura riconducibile a due diversi modelli professionali. Al modello classico dell’Avvocato conflittuale/avversariale, convinto e deciso a risolvere ogni conflitto per via giudiziale arrivando a sentenza per ogni controversia instaurata, si va sempre più contrapponendo la figura dell’Avvocato conciliatore/collaborativo, determinato ad indagare fra le varie opzioni disponibili per definire il conflitto ed orientato a ricercare soluzioni conciliative, tenendo il contenzioso giudiziario solo come arma residuale in caso di accertata impossibilità di trovare altre soluzioni.L’emersione di questa nuova figura professionale è stata riconosciuta anche dalla Corte di Cassazione nella celeberrima sentenza n°8473 del 27/03/2019 che testualmente riconosce “la progressiva emersione di una figura professionale nuova, alla quale si chiede l’acquisizione di ulteriori competenze di tipo relazionale e umano, inclusa la capacità di comprendere gli interessi delle parti al di là delle pretese giuridiche avanzate”. Avere acquisito tale consapevolezza e presentarsi avanti al Giudice dimostrando di possedere anche competenze di tipo relazionale ed umano e capacità di creare interazioni costruttive e non solamente avversariali, dimostrando altresì la capacità di tutelare interessi del cliente non solo giuridici ed economici, ma anche personali ed emotivi, non può che illuminare la figura dell’Avvocato agli occhi del Giudice di una luce di apprezzamento diversa rispetto alla figura dell’Avvocato “vecchia scuola”, litigatore fino alle estreme conseguenze.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ E’ COMODA

Potrà sembrare un aspetto di minore importanza e forse lo è,  per la valutazione della convenienza della mediazione, ma è innegabile che la procedura di mediazione, anche dal punto di vista strettamente pratico delle condizioni con cui si svolge, sia notevolmente più comoda per l’Avvocato rispetto a qualsiasi procedimento che si celebra negli uffici giudiziari. La mediazione si svolge presso la sede di un Organismo, normalmente in ambiente confortevole e professionale, con offerta di benefits quali caffè e bevande, in locali adeguatamente riscaldati d’inverno e raffrescati d’estate. Gli incontri si tengono in giorni ed orari concordati e fissati tenendo conto dell’agenda lavorativa degli Avvocati e normalmente non vi sono code o attese se non di pochi minuti. Il dialogo e l’interlocuzione con la segreteria dell’Organismo è infinitamente più agevole e cordiale rispetto agli abituali rapporti con le Cancellerie degli uffici giudiziari. A ciò si aggiunga che, mentre non è possibile alcuna scelta di Tribunale o Giudice, è invece possibile scegliere presso quale Organismo incardinare la procedura di mediazione e, in taluni casi, addirittura scegliere il Mediatore ritenuto più competente a trattare la procedura. Tutti questi elementi potranno da taluni essere considerati poco rilevanti ma, innegabilmente, rappresentano un plus di piacevolezza maggiore rispetto a qualunque modalità di trattazione delle cause presso gli Uffici Giudiziari.

CONVIENE AGLI AVVOCATI PERCHE’ PUO’ AVERE FUNZIONE ESPLORATIVA

Un ultimo elemento normalmente poco considerato è la valutazione della convenienza della mediazione anche nel caso in cui la stessa non si concluda positivamente, per la funzione esplorativa che la procedura può avere. Il tempo utilizzato e le risorse economiche spese per la procedura di mediazione sono sempre un buon investimento. La mediazione, infatti, consente di comprendere meglio la posizione e le ragioni di controparte, permette di ascoltare le argomentazioni che l’altra parte adduce a sostegno delle proprie ragioni, di valutare eventuali documenti in possesso di controparte e di cui, forse, non si era a conoscenza. Tutto ciò consente di valutare al meglio i punti di forza e i punti di debolezza della propria posizione e di quelle altrui e, anche in caso di fallimento della mediazione per il mancato raggiungimento dell’accordo, di calibrare meglio le domande da proporre in sede giudiziaria e conoscere già le possibili eccezioni, obiezioni ed argomentazioni che la controparte potrebbe svolgere per contrastare la nostra richiesta.

CONCLUSIONI

In conclusione, chi scrive ritiene che la mediazione possa convenire agli Avvocati anche per renderli professionisti migliori. Avvocati più in linea con un nuovo modo di concepire la professione legale, più moderna ed evoluta. La conoscenza approfondita della mediazione consente all’Avvocato di acquisire più competenze ed avere più frecce al proprio arco, di avere più soluzioni da proporre al cliente, di essergli più vicino e di avere, quindi, clienti più soddisfatti e fedeli. E in un momento di profonda crisi della professione e di enormi difficoltà in cui gli Avvocati si trovano ad operare, ciò non è affatto poco.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Aprile 07 2021
  
05
Aprile
2021

PERCHE’ E’ OBBLIGATORIO OLTRE CHE CONVENIENTE PRESENTARSI SEMPRE IN MEDIAZIONE?

Se la Mediazione è obbligatoria o Demandata è dovere presentarsi fino a fine procedimento,  Oltre ad i motivi noti, è obbligatorio presentarsi per non incombere nelle sanzioni inflitte dai Giudici che ora non transigono più, altro motivo fondamentale è per non intasare i Tribunali Civili oltre che per tutti i Vantaggi che offre la Mediazione Stessa, è conveniente anche Venire in Mediazione Volontaria, per i Tempi, i Costi le Agevolazioni Fiscali (Credito d'imposta).

La mediazione è uno strumento introdotto per consentire alle parti di evitare le lungaggini e le spese che comporta un giudizio dinanzi al Tribunale. Per tale ragione l’ingiustificata partecipazione di una delle parti alla mediazione comporta l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dal’art. 8 comma 4 del d.lgs. 28/2010 s.m.i.. Nell’applicazione di tale sanzione al giudice non è consentito nessuna ambito di discrezionalità né sull’an né sul quantum della sanzione, evitabile, partecipando semplicemente all'intero procedimento di Mediazione;

OMCI, Specialisti nella Mediazione e nella Formazione Continua dei Mediatori!!!

La Mediazione Civile e Commerciale non deve essere Vista come un sacrificio, una privazione di un diritto, ma al contrario, Vi evita anni in Tribunale; è un istituto stragiudiziale ed in Italia le cose nuove fanno sempre Paura, (all'estero esistono da decenni), anche se sono "Tutte a Favore del Cittadino" come in questo caso,  le ADR (Mediazione in Particolare), saranno sempre più il Futuro della Risoluzione Alternativa  delle controversie Civili e Commerciali, quando Lo proverete Tutti lo capirete, cambiando in primis la mentalità rigida che tutti un pò abbiamo in Italia, comprenderete che la Mediazione non è un sacrificio, ma al contrario,  niente più anni passati in Tribunale, tutto in Mani vostre e con il Credito d'imposta il costo è praticamente nullo, e cosa importantissima, il Verbale se Accordato, Firmato, dagli avvocati Consulenti, Dalle Parti e dal Mediatore ha valore Giudiziale, in quanto è a tutti gli effetti equipollente ad una sentenza di 1° Grado; cosa Volere di più!!! Non si deve ma dimenticare di Pagare tutte le indennità come scritto nelle Leggi, Nel Regolamento, nei vari modelli istanza in quanto non pagare nei tempi previsti comporta ovviamente conseguenze Rilevanti, in quanto l'organismo, i Mediatori, ecc, Vanno tutti pagati in tempi rapidissimi (Il nostro organismo paga subito). La Mediazione inoltre è un Lavoro/Missione/Passione che non potrà mai essere svolto da algoritmi come presto invece sarà per altre professioni. Per questo OMCI continua a ricercare Mediatori da inserire nel proprio organico: Mediatori che devono essere Motivati, Saper cercare, portare Mediazioni, essere specializzati e Appassionati. Non esitare quindi a contattarci su Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , La Mediazione sarà sempre di più la professione del Futuro e ci saranno anche notevoli cambiamenti sulla normativa a favore di tutti gli attori della Mediazione per favorirla sempre di più, proprio per questo i nostri Mediatori sono aggiornati in modo continuato, Vieni anche tu con noi, non attendere troppo, ma fallo subito, se sei Mediatore Famigliare, ti faremo il corso per divenire mediatore cicile ad un prezzo ottimo, se sei un NOTAIO, non esitare con il corso da 50 ore diverrai Mediatore Civile e il Lavoro NON TI MANCHERà praticamente mai e ricordate di controllare sempre che l'organismo sia anche ente di Formazione e abilitato dal Ministero della Giustizia attraverso la piattaforma https://mediazione.giustizia.it

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Aprile 08 2021
  
25
Marzo
2021

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, Cartabia: “Forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia”;

Dalla relazione della Ministra Marta Cartabia alle commissioni giustizia di Camera e Senato del 15 e 18 Marzo 2021.

<<Uno degli ambiti interessati dai disegni di legge (AS 1662) già incardinati in Parlamento riguarda la mediazione, la negoziazione, la conciliazione e in generale i cosiddetti strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, ADR, alternative dispute resolution. Reputo che  questi strumenti  di risoluzione  dei conflitti siano dotati di un grande potenziale, in particolare nel nostro ordinamento nelle specifiche condizioni date.

È ormai un dato di esperienza consolidato, anche in una prospettiva comparata con altri sistemi giuridici, che le forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia. Tuttavia, il loro significato supera questa intuitiva potenzialità. Tutt’altro che alternative, queste forme di risoluzione delle controversie giuridiche rivestono un ruolo che è piuttosto di complementarità rispetto alla giurisdizione, di coesistenza, come già indicava uno dei grandi maestri del diritto processuale e costituzionale comparato, Mauro Cappelletti.

In particolare, accanto alle più sperimentate forme arbitrali, vorrei soffermare l’attenzione sulla mediazione, uno strumento verso il quale, dopo gli iniziali scetticismi, si riscontra oggi una generale apertura da parte delle diverse categorie, pur nella necessità di significative messe a punto legislative.

A questo proposito, segnalo tre specifici aspetti che richiedono un intervento normativo: il primo riguarda la definizione degli ambiti di applicazione (per estenderne la portata, specie nei settori dove statisticamente si sono verificate maggiori possibilità di successo e dove la mediazione porterebbe un indiscutibile valore aggiunto, come nelle controversie in materia di famiglia e filiazione); il secondo riguarda la previsione di incentivi (processuali, economici fiscali) e il terzo riguarda il rapporto tra mediazione e giudizio, valorizzandone, ad esempio, una più compiuta interrelazione grazie a uno sviluppo della mediazione delegata dal giudice (o endoprocessuale).

È tempo di ripensare il rapporto tra processo davanti al giudice e strumenti di mediazione, offrendo anche al giudice la possibilità di incoraggiare le parti verso soluzioni conciliative specialmente attraverso la previsione di misure premiali: per i giudici, ad esempio, attraverso la possibilità di rilevare statisticamente queste attività, sovente faticose, laboriose, ma  non  contemplate dalle statistiche e quindi non valutate per le progressioni di professionalità; per le parti, con l’introduzione di discipline di favore per le spese giudiziali.

Questi strumenti, se ben calibrati, tracciano percorsi della giustizia che tengono conto delle relazioni sociali coinvolte,  risanano lacerazioni e stemperano le tensioni sociali.

Peraltro, su un piano più pragmatico, occorre osservare che le soluzioni negoziali e di mediazione si renderanno  tanto più necessarie nel contesto attuale, in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando forti squilibri nei rapporti giuridici esistenti. La giustizia preventiva e consensuale rappresenta una strada necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario, ad esempio. Occorre prepararsi per tempo.

Alcune esperienze di diritto comparato, in particolare in Spagna all’epoca della crisi finanziaria del 2008, mostrano la fecondità di questa strada e indicano la necessità di predisporre per tempo strumenti adeguati a percorrere strade di giustizia consensuale. La rinegoziazione dei contratti in condizioni di eccessiva onerosità sopravvenuta, le controversie per il pagamento di somme di denaro, i rapporti in crisi di natura societaria e commerciale, le relazioni critiche fra la banca e i clienti, le pretese verso la pubblica amministrazione da parte di cittadini e imprese in attesa di risposta, sono solo alcune tipologie di situazioni che, in mancanza di un intervento urgente, dedicato e congruo, renderanno la giustizia del nostro paese gravemente insostenibile. Come espressamente indicato anche nella Relazione del Presidente della Corte di cassazione 2021, “è indispensabile, in ambito civile, un intervento del legislatore per prevenire la sopravvenienza di un numero patologico di ricorsi, mediante forme di risposta differenziate rispetto a quelle tradizionali in grado di giungere alla definizione del conflitto senza percorrere necessariamente i tre gradi di giurisdizione. In tale prospettiva, in ambito civile deve essere valorizzata, nelle sue molteplici potenzialità, la mediazione”.

Il tempo che stiamo attraversando offre una  occasione importante per coltivare e diffondere una nuova cultura giuridica, aperta a una pluralità di vie della giustizia, da svilupparsi anche attraverso adeguati strumenti di formazione rivolti oltre che al mediatore, anche al difensore e al giudice, e che debbono trovare spazio sin dai primi anni degli studi universitari. (TUTTE LE ALTRE COSE, RIGUARDANTI, LE SPECIALISTICHE UNIVERSITARIE, CHE CAMBIANO, I L PROCESSO, ETC, NON LE INSERIAMO IN QUANTO NON HANNO A CHE FARE CON LE ADR, MEDIAZIONE IN PRIMIS); Ps: Se sei Mediatore Familiare, Omci ti farà il corso da Mediatore Civile e commeerciale ad un prezzo Vantaggioso, scrivi Qui: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ;

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Ultimo aggiornamento Giovedì, Marzo 25 2021
  
19
Marzo
2021

In Mediazione delegata e / o obbligatoria il procedimento di mediazione deve essere effettivamente avviato, altrimenti scattano i Provvedimenti;

Tribunale di Monza, ordinanza 05.02.2021 – Giudice Estensore Dott. Davide De Giorgio.

 

SINTESI: Il caso trae origine da un’opposizione a decreto ingiuntivo.
La società acquirente deduceva che i ricambi per carriponte ordinati non avevano risolto i difetti di funzionamento dei medesimi carriponte acquistati dalla medesima società; pertanto, chiedeva l’annullamento del decreto ingiuntivo e il risarcimento dei danni.
La società venditrice, invece, sosteneva che le problematiche lamentate dalla controparte derivavano da un errato utilizzo dei macchinari.
Il Giudice considerava quanto segue:
- i rapporti contrattuali tra le parti erano risalenti nel tempo e, pertanto, risultava opportuno preservare una pacifica relazione;
- le parti avevano tentato di risolvere la vertenza, facendo intervenire i tecnici della società venditrice;
- il procedimento giudiziale è ancora in una fase iniziale, non essendo ancora stato deciso alcunché sulle istanze istruttorie delle parti;
- l’istruttoria risulta complessa, tenuto conto delle domande delle parti, della produzione documentale e della contrastante individuazione delle cause delle problematiche dei ricambi e/o dei macchinari;
- a causa dell’emergenza sanitaria, vi è un rallentamento dell’attività giudiziaria.
Effettuate le predette considerazioni, il Giudice ha ritenuto conciliare la vertenza e, per tale ragione, ha disposto l’esperimento del procedimento di mediazione, assegnando alle parti termine per depositare la relativa domanda e precisando: a) che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e con l’assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo; b) che il tentativo di mediazione dovrà essere effettivamente avviato e che le parti non dovranno limitarsi al formale primo incontro, ma dovranno adempiere  effettivamente all’ordine del Giudice, partecipando alla conseguente procedura di mediazione.

 

P.Q.M.

così provvede:
- letto ed applicato l’art. 5, comma 2, D. lgs 4 marzo 2010 n. 28, dispone l’esperimento della mediazione ed assegna termine alle parti di quindici giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per depositare la relativa domanda dinanzi a un organismo scelto dalle stesse, avuto riguardo ai criteri di cui all’art. 4 , comma 1, del D. Lv. 28/2010, salva la facoltà per le parti di scegliere concordemente un organismo avente sede in luogo diverso da quello indicato nell’art. 4 citato;
- precisa che le parti dovranno essere presenti dinanzi al mediatore personalmente e con l’assistenza legale di un avvocato iscritto all’Albo;
- precisa altresì che per “mediazione disposta dal Giudice” si intende che il tentativo di mediazione sia effettivamente avviato e che le parti anziché limitarsi al formale primo incontro – adempiano effettivamente all’ordine del Giudice, partecipando alla conseguente procedura di mediazione;
- fissa nuova udienza per il giorno xxxx 2021 alle ore 15, per verificare l’esito della procedura di mediazione .
Si comunichi.
Così deciso in Monza in data 05/02/2021.
Il Giudice Davide De Giorgio

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Ultimo aggiornamento Venerdì, Marzo 19 2021
  
12
Marzo
2021

Il mediatore può formulare proposta anche se le parti non lo richiedono;

Tribunale di Busto Arsizio - Verbale di Udienza del 10/02/2021

SINTESI: Il Tribunale di Busto Arsizio, con l'Ordinanza del 10/02/2021 indica alle parti in causa il termine per esperire la procedura di mediazione obbligatoria e invita il mediatore a formulare una proposta conciliativa anche in assenza di richiesta delle parti.
Nel caso in specie si verte in materia bancaria, pertanto il Giudice dispone che le parti attivino la procedura di mediazione come condizione di procedibilità ex art.5 comma 1 bis D.Lgs. 28/2010, disponendo quanto segue:

LEGGI IL VERBALE

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Ultimo aggiornamento Domenica, Marzo 14 2021
  
10
Marzo
2021

La mediazione nelle controversie bancarie e finanziarie;

Un recente studio analizza la crescente importanza della mediazione e delle altre ADR nelle controversie sorte all’interno del sistema bancario e finanziario. Vediamo perché i metodi alternativi di risoluzione delle controversie sono considerati il futuro.

ADR e sistema bancario: lo studio

La società tra avvocati “La Scala” ha di recente diffuso, attraverso il portale IusLetter, un documento (che, analizzando le controversie nel settore bancario), si sofferma ad analizzare gli strumenti di ADR maggiormente utilizzati in questo contesto, tra i quali spicca anche la mediazione, sottolineandone la crescente importanza e individuando in esse il futuro della risoluzione delle relative controversie. In particolare, lo studio è stato condotto da Antonio Ferraguto e Riccardo Cammarata.

La mediazione nelle controversie bancarie

Con particolare riferimento alla mediazione, il documento ha innanzitutto evidenziato le caratteristiche del procedimento, descritto come “snello, privo di formalismi e completamente svincolato dalle regole del processo civile”. Vengono poi riportati i dati relativi al ricorso alla stessa nel 2019.

Nel corso di tale anno, vi è stata una diminuzione complessiva del 3% dei procedimenti iscritti presso gli organismi di mediazione, con una flessione più accentuata per quanto riguarda quelli relativi ai contratti bancari e finanziari. Dallo studio emerge poi che:

  • nel 51% dei casi, le parti invitate in mediazione non sono comparse (nel 54% dei casi per i procedimenti relativi ai contratti bancari, nel 61% dei casi per quelli finanziari), con conseguente inevitabile esito negativo della mediazione;
  • nel 29% dei casi, le mediazioni alle quali si sono presentate le parti si sono concluse positivamente, con risultati molto più contenuti, tuttavia, per i procedimenti relativi ai contratti bancari (6%) e finanziari (8%).

Serve un efficientamento della giustizia

In questo come in altri settori è in ogni caso fortemente sentito il bisogno di rendere il sistema giustizia più efficiente, anche potenziando i procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie.

Gli operatori del diritto, come riportato nello studio, hanno bisogno infatti di soluzioni “fair, reasonable, quick ed informal”, specie in un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da grandi cambiamenti e riforme. Ed è così che, specie nell’ambito bancario e finanziario, gli strumenti di ADR potrebbero aver bisogno di un ampliamento delle loro prerogative.

Reclami

Chiaramente, lo studio non si sofferma esclusivamente sulla mediazione civile, dato che questa non è l’unico sistema di ADR previsto nel settore. In ambito bancario e finanziario non si può trascurare, infatti, il ruolo primario affidato ai reclami, che sono il primo canale di confronto tra clienti e intermediari e per la cui gestione questi ultimi sono tenuti a munirsi di un apposito ufficio che risponda entro termini ben definiti. Nel 2019, i reclami hanno superato i 360mila, con una crescita di circa l’8%. Di essi, li 39% ha avuto esito favorevole per il ricorrente, il 12% esito parzialmente favorevole, il 49% esito negativo.

ABF e ACF

Infine, si segnala lo spazio riservato nello studio all’Arbitro Bancario Finanziario e all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, che rappresentano due organismi di risoluzione stragiudiziale delle controversie tipici del settore, ma il cui procedimento, almeno quello dell’ABF, è meno snello rispetto a quello previsto per la mediazione e molto meno conveniente.

In particolare, l’Arbitro Bancario Finanziario viene impeccabilmente definito come uno strumento che “sul piano procedurale si colloca a metà tra l’organo giurisdizionale e l’arbitrato, come disciplinato dal Codice di procedura civile”.

L’ACF, invece, è un vero e proprio organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie attivato presso la Consob.

Con riferimento a entrambi, così come fatto per la mediazione civile, lo studio analizza i dati relativi al ricorso ai medesimi durante il 2019.

La conclusione, comunque, resta sempre la stessa: la mediazione e le altre ADR sono il futuro delle controversie bancarie e finanziarie.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 10 2021
  
19
Febbraio
2021

Il Primo Presidente della Cassazione: “la mediazione deve essere valorizzata”

Come da tradizione, il 29 gennaio scorso è stato celebrato il rito della apertura dell’anno giudiziario 2021, in occasione del quale il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Pietro Curzio ha pre­sentato la sua “Relazione sull’amministrazione della giustizia” (pubblicata per intero sul sito ufficiale della Corte) per fare il punto sui risultati del lavoro svolto nei precedenti 12 mesi ed indicare le prospettive e gli obiettivi per la stagione in corso. Sulla scorta delle statistiche nazionali del Ministero e di quelle specifiche della Corte, vengono “snocciolati” i numeri delle pendenze, delle iscrizioni, delle defini­zioni e della durata media dei giudizi, nonché quelli degli organici e delle strutture; si evidenziano i risultati rag­giunti e le criticità emerse ed infine si individuano le linee di tendenza e le proposte per migliorare il “servizio giustizia”.Orbene, nel quadro delineato quest’anno ha trovato spazio anche la mediazione, quale utile strumento per una risoluzione alternativa delle controversie giusta, rapida ed economica.

Vale la pena lasciare la parola alla Relazione, nella quale, alla parte prima (“La giustizia nell’anno più difficile”), nel paragrafo 2, dedicato ai flussi ed ai tempi della attività giudiziaria (iscrizioni, definizioni, pendenze e tempi medi di durata), si legge (a pag. 23) quanto segue:

“… Secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, nel periodo luglio 2019- giugno 2020, anche l’istituto della mediazione ha registrato un rilevante calo delle iscrizioni delle procedure rispetto all’anno precedente (- 12%): tale riduzioni si rileva essenzialmente nel corso del primo semestre 2020, in cui si è registrata una flessione del 41%, a fronte di una sostanziale stabilità del numero di procedure attivate nell’anno precedente …”.

Al netto della pandemia, quindi, la mediazione mostra una “sostanziale stabilità”, tiene il campo, non arretra. In altri termini: serve, produce effetti positivi ed è ormai parte definitivamente integrante del sistema.

Ed infatti “… Ferma restando la complessità della ricostruzione del quadro generale – prosegue il Primo Presidente – può riconoscersi all’istituto conciliativo un effetto comunque deflattivo del contenzioso civile, soprattutto se si tiene conto del fatto che le procedure concluse con il raggiungimento dell’accordo hanno avuto una durata media di 143 giorni nel 2019 e di 160 nel primo semestre 2020, ben più celere, in ogni caso, della durata media del solo giudizio di primo grado dinanzi al tribunale (348 giorni nel periodo luglio 2019- giugno 2020; 359 giorni nell’anno precedente) …”.

“Un effetto comunque deflattivo”: non una “bacchetta magica” che fa sparire l’arretrato, ma un solido attestarsi nell’ordinamento nell’interesse del cittadino e dell’istituzione, sui tavoli della quale si libera un po’ più di spazio per quelle controversie che, per la loro natura e/o per la loro complessità e delicatezza, necessitano veramente dell’intervento della collettività e cioè dello Stato.

Ma vi è di più. Nella parte quinta (“La Corte, la società e le riforme”), il punto 1.1 (“Le riforme nel settore civile”) viene dedicato in gran parte alla necessità di risposte differenziate rispetto a quelle giudiziali tradizionali e, tra esse, specificamente alla mediazione, in specie quella c.d. delegata.

Lasciamo ancora una volta la parola alla Relazione (pagg. 149- 150): “1.1 Le riforme nel settore civile Sul versante dell’interlocuzione istituzionale, è indispensabile, in ambito civile, un intervento del legislatore per prevenire la sopravvenienza di un numero patologico di ricorsi, mediante forme di risposta differenziate rispetto a quelle tradizionali in grado di giungere alla definizione del conflitto senza percorrere necessariamente i tre gradi di giurisdizione. In tale prospettiva, in ambito civile deve essere valorizzata, nelle sue molteplici potenzialità, la mediazione, oggetto di un gruppo di lavoro ministeriale da cui provengono importanti indicazioni di contenuto e di metodo. Il DL 21 giugno 2013 n. 69, convertito nella legge 9 agosto 2013 n. 98 ha profondamente mutato l’istituto mediatorio, affiancando alla mediazione su mero invito del giudice (la cd. mediazione demandata) la possibilità (anche in appello) di disporre l’esperimento del procedimento di mediazione (la cd. mediazione ex officio o delegata) e ha introdotto il concetto di “processo senza sentenza” che può contribuire alla definizione delle controversie in modo complementare rispetto all’esercizio tradizionale dello ius dicere.

Il processo senza sentenza non implica un’abdicazione del giudice dalla propria funzione giudicante, ma semplicemente richiede una valutazione puntuale ed esperta della mediabilità e della conciliabilità del singolo caso. Assicura la diversificazione delle modalità di offerta del servizio e degli strumenti impiegati a beneficio dell’interesse del cittadino e delle imprese in grado di assicurare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi di qualità ed efficienza …”.

Ciò posto, in un prospettiva di più ampio e moderno orizzonte sociale e culturale, non limitato allo stretto ambito giudiziario, la Relazione si spinge addirittura a sottolineare che la mediazione ex officio:

“… Promuove la diffusione della cultura della mediazione come collante sociale, non solo per la riattivazione di una comunicazione interrotta tra le parti del conflitto, ma anche per la generale condivisione dei valori dell’autonomia, della consapevolezza e della responsabilità. Avvicina il cittadino alla giustizia, perché lo rende finalmente partecipe delle modalità di risoluzione del conflitto e fiducioso dell’adeguatezza di tale servizio rispetto alle sue esigenze. Promuove il progresso delle professioni dedicate al conflitto nella odierna complessità delle relazioni interpersonali, con la valorizzazione delle competenze dell’avvocato, parte necessaria delle procedure di mediazione. Sollecita, inoltre, il cambiamento della cultura di tutti gli operatori della giustizia con l’acquisizione di competenze più specifiche in ordine alla condizioni di medi abilità del contenzioso. Assicura, infine, la deflazione del contenzioso giudiziale con conseguente ottemperanza al principio di ragionevole durata del processo, risposta celere alle parti in lite, riduzione dei costi della giustizia, più elevata efficienza del servizio e maggior fiducia da parte dell’utenza ”.Non si tratta, però, solo di parole e di buoni propositi, perché: “… I dati ministeriali  suffragano questa prospettiva, laddove sottolineano gli importanti traguardi raggiunti grazie alle nuove previsioni normative che hanno prodotto rilevanti effetti anche indiretti in termini di conciliazione spontanea e di omessa instaurazione del contenzioso a seguito dell’acquisita consapevolezza delle minime possibilità di accoglimento della pretesa della parte in caso di proposizione giudiziaria della domanda …”. In sostanza, “importanti traguardi raggiunti …” con “…  rilevanti effetti anche indiretti” e l’auspicio di un ulteriore rafforzamento della mediazione per una svolta culturale, nell’interesse dell’utenza, dei professionisti e del servizio giustizia. Un assist prestigioso che Parlamento e Governo sono chiamati a non sprecare.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì, Marzo 31 2021
  

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